Maremma: la civiltà del tufo

19 marzo 2020 - 14:31

Ai giorni nostri, in un territorio abitato e plasmato da una delle più raffinate civiltà antiche, è giunto un complesso sistema di percorsi semisotterranei scavati nel tufo, gravitanti attorno a necropoli e luoghi sacri.

Borghi costruiti su altipiani tufacei a precipizio sulle valli circostanti, lunghi percorsi semi-sotterranei scavati nella roccia, centinaia di grotte e necropoli del periodo etrusco-romano, insediamenti rupestri, caratteristiche storico-artistiche e paesaggistiche davvero uniche rappresentano lo scenario che ci attende nell’Area del Tufo.

 

→ Primo giorno

In viaggio lungo le colline della Maremma

Località toccate: Saturnia, Manciano, Pitigliano

Mandrie di buoi pascolano pigramente entro vasti recinti, mentre contadini operosi raccolgono i grappoli dalle loro vigne. Le docili colline della Maremma prendono il sopravvento sulle caotiche spiagge della costa e mentre il mare è ormai un lontano ricordo, raggiungiamo Saturnia, la culla della più antica civiltà italica – conserva una necropoli e mura pre-etrusche – famosa anche per le attività termali presenti nei pressi.

Ancora pochi chilometri e arriviamo a Manciano, borgo medioevale protetto dall’alto del colle da una superba Rocca senese. Valicato il fiume Fiora si staglia in lontananza il profilo piramidale del monte Amiata.

Continuiamo a salire lungo la Strada Statale 74/Maremmana finché, un’altra curva ancora, il nostro sguardo riconosce le case di Pitigliano, opportunamente camuffate con la roccia sottostante.

L’incantevole borgo medioevale, appoggiato su un grande sperone di tufo, assolutamente a strapiombo, testimonia il saldo legame tra l’uomo e la pietra. A partire dall’epoca estrusca, tombe, cantine, cunicoli, pozzi e colombari sono stati scavati in questa roccia di media durezza e facilmente lavorabile; una vera città sotterranea che non ha nulla da invidiare a quella baciata dal sole, da percorrere rigorosamente a piedi e dove è facile perdersi tra gli stretti vicoli che si susseguono.

Si supera l’ingresso del borgo passando sotto alle imponenti arcate dell’Acquedotto fatto costruire dagli Orsini, dei quali si può ammirare anche il Palazzo del XIV secolo. In questo intricato dedalo di viuzze è facile imbattersi nelle botteghe dei buoni sapori, attratti dal profumo intenso del tipico dolce di Pitigliano: lo sfratto, di forma allungata, simile ad un bastone – quello che si usava battere alla porta degli ebrei (da qui il nome) – che contiene un ripieno composto da miele, scorzette di arancio, noci, noce moscato e anice. Una sosta è d’obbligo. Prima di riprendere il viaggio, gettiamo ancora uno sguardo dal ciglio della rupe a picco sulla campagna.

→ Secondo giorno

In viaggio lungo le colline della Maremma

Località toccate: Sovana e Sorano + l’escursione Necropoli di Vitozza-Sorano

Sovana è la tappa successiva: un paese che oggi conta pochi abitanti, adagiato tra due gole che vide nascere uno dei più grandi pontefici della storia, il fiero Gregorio VII, colui che umiliò l’imperatore Enrico IV di Canossa. Tra le tipiche cassette medioevali si scoprono le maestose rovine della Rocca Aldobarndesca, il Palazzo Pretorio, ornato di stemmi, la Loggia del Capitano e la rozza chiesetta romanica di Santa Maria con il campanile a vela. E poi ecco il Duomo millenario con un prezioso portale e con un austero e luminoso interno a tre navate.

Sotto di noi, nell’impressionante burrone del Fosso Picciolana si aprono le tombe della Necropoli Etrusca.

Ormai la giornata è al termine, ma ci resta giusto il tempo per visitare un caratteristico borgo costruito su una rupe di origine vulcanica, circondato da un pittoresco paesaggio di rocce traforate da antiche tombe. È Sorano, protetto da una maestosa Rocca costituita da tre fortezze distaccate.

Le vie cave

Le vie cave sono sentieri scavati nella roccia tufacea, spesso con pareti verticali alte oltre 20 metri e con una larghezza che da un massimo di 4 metri si riduce fino a strette spaccature dove passa appena una persona; rappresentano un sistema viario articolato e funzionale, che alternato a tratti boschivi unisce Pitigliano, Sovana, Sorano e altri centri abitati.

Gli storici ancora oggi s’interrogano sulla funzione originaria delle vie cave. Sistema di deflusso idrico o vie per consentire la fuga durante un attacco militare? Arcaiche vie di comunicazione o percorsi sacri in cui svolgere processioni per onorare la Terra Madre e i defunti? Comunque sia, avventurarsi in queste tagliate produce ancora grandi emozioni: la bellezza dello scenario, il carattere misterioso (spesso sono nascoste alla vista esterna dalla vegetazione soprastante), e la percezione della devozione che gli Etruschi avevano per la terra producono un senso di ammirazione quasi commovente.

L’itinerario a piedi:

la Necropoli di Vitozza-Sorano  e l’antico acquedotto di Sorano

Difficoltà: T / Dislivello: + 150 metri /  Tempo di percorrenza: 5 ore

Il borgo medioevale di Sorano si erge su uno scoglio di tufo (385 m) e domina l’ampia vallata sottostante dove scorre il limpido fiume Lente, che Nasce da Vitozza e attraversa tutto il parco Archeologico Naturale delle Città del Tufo; ai bordi del fiume confluiscono molte vie cave etrusche.

Da Rocca di S. Angiolino a Vitozza (486 m) si segue il canalone in discesa (presenza della segnaletica) e, attraversato un boschetto, si raggiunge il vecchio mulino di Vitozza, sul fiume Lente (0.50 h).

Da qui si costeggia la sponda sinistra e si percorre tutta la vallata, circondati dalla vegetazione e dominati dagli scogli tufacei che fanno da cornice. Giunti alla strada maestra, in prossimità di un piccolo ponte (1.30 h) si abbandona il fiume di fronte alla vecchia centrale idroelettrica e seguendo la strada (circa 500 metri / indicazione sulla destra), si torna al fiume (strada in discesa ripida), costeggiandolo. Oltrepassato il corso d’acqua grazie ad un ponte, si guadagna una radura, fino ad un punto dove il Lente riceve un piccolo affluente. Attraversando un altro ponticello si arriva all’inizio della via cava di San Rocco che, seguendo un percorso curvilineo scavato nel tufo, conduce ad una piccola zona ipogeica.

Proseguendo e completando la salita (1 h) si giunge alla necropoli di San Rocco dove è possibile visitare le numerose  grotte (Tombe a camera), risalenti al II secolo  a.C. Da questo punto, chiamato il “Belvedere di San Rocco” si può ammirare Sorano in tutto il suo splendore.

Tornando sui propri passi lungo la Via Cava, giunti al ponte si prende a destra, direzione Sorano (385 m), incontrando lungo il percorso l’antica  “Porta Dei Merli” (XVI secolo),  che era l’ingresso nord del borgo che da li a poco ci apprestiamo a visitare.

Testi di Filippo Brancoli e Serafino Ripamonti / Foto di Filippo Brancoli

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