Val di Gressoney: sulla neve lungo il Vallone di San Grato

20 maggio 2018 - 16:29

Il tragitto porta al Vallone di San Grato, un’ampia conca disseminata da casette Walser, alcune anche molto antiche, forse del XV secolo.

A Issime si può lasciare l’auto nell’ampio parcheggio nei pressi della magnifica chiesa affrescata posta lungo la via principale. Andando verso il centro del paese si trova un segnavia giallo che ci manda a sinistra.

Al primo bivio si prende la stradina che sale a sinistra, si attraversa la strada asfaltata e si prosegue diritti verso l’alto seguendo un viottolo tra le case che taglia diversi tornanti della strada asfaltata, fino a raggiungere una stalla.

Sarebbe possibile arrivare con l’auto fin qui risparmiandosi un centinaio di metri di dislivello ma, a seconda dell’innevamento, può essere difficoltoso trovare uno spazio per parcheggiare. Dalla stalla si segue semplicemente la strada innevata che con gradualità porta in quota sfiorando alcune cappelle.

Giunti nei pressi di un’ampia curva verso destra la strada, finora ben evidente, si trasforma in sentiero. Proprio sulla curva si sale a destra sullo spallone (sotto la neve ci sono dei gradini di legno) e ci s’inoltra nel bosco lungo un tracciato piuttosto ripido.

Subito si incontrano le prime casette di legno di Hantschekku-Hantschecku. Da notare che i nomi dei numerosi borghi del vallone sono tutti impronunciabili da chi non mastica almeno un po’ di tedesco, e spesso la grafia tra mappe e cartelli può variare parecchio, ma questo serve solo a creare maggiore suggestione al luogo e rimanda alla storia dei loro fondatori. Il bosco termina quasi subito aprendosi in un vasto pianoro.

La salita è piuttosto ripida ma la vista si apre sui monti circostanti lasciando senza fiato. Dopo aver sfiorato gli imponenti edifici di Ekku-Ecku-Ecca la pendenza si fa più graduale, si passa accanto ancora ad alcuni edifici e si giunge finalmente alla costruzione della chiesa issata su un poggio, da cui fermarsi a guardare il panorama.
Da qui è possibile ogni variante poiché siamo appena all’inizio del vallone, costellato da numerosi edifici sparsi, ognuno dei quali nasconde particolari architettonici unici che testimoniano un’arte sapiente e una storia antica.

Testo di Annalisa Porporato / Foto di Franco Voglino

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