Vulcano: l’isola partorita dalle fucine del dio del fuoco Efesto

20 giugno 2016 - 19:53

Bella e inquietante, solitaria e feroce, questa zolla di terra di soli 21 chilometri quadrati dell’arcipelago delle Eolie è disegnata dai vulcani stessi che l’hanno generata.

La fusione di quattro crateri ci ha lasciato i 391 metri del Vulcano della Fossa che domina l’isola con la sua pietra rossastra. A nord, il più piccolo Vulcanello, emerso nel 183 a.C., ha originato una piccola e tonda penisola.

Secondo la mitologia greca Vulcano era animata dalle fucine del dio del fuoco Efesto, il fabbro che forgiava le armi per gli dei con l’aiuto dai Ciclopi. Anche senza abbandonarsi a miti e leggende è facile pensare all’isola quale sede di forze creative splendidamente rappresentate dagli elementi naturali: il fuoco ha creato i rilievi e colorato di tinte scure le rocce e le sabbie, l’acqua del mare ha ritagliato il perimetro della costa come a voler lavorare un complicato origami, il vento ha contribuito a dare forma alla pietra, fotografia d’eruzioni lontane nel tempo.

L’itinerario: ascensione al cratere La Fossa

Il cratere “La Fossa” è stato teatro dell’ultima eruzione della storia di Vulcano, avvenuta tra il 1888 e il 1890.

Oggi l’attività ha carattere secondario e consiste prevalentemente in forti emissioni fumaroliche, ma il cratere è attentamente monitorato dagli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia allo scopo di prevenire il rischio connesso a una eventuale ripresa dell’attività eruttiva.

A partire dal 2009 è previsto un ticket di accesso al cratere.

Il sentiero, che parte dalla strada provinciale, ha fondo misto, sabbioso e pietroso, con un forte dislivello nel tratto iniziale e taglia, in diagonale, il versante settentrionale fino all’orlo craterico (m 300), attorno al quale si sviluppa un anello che attraversa la parte sommitale (m 390) e ritorna al punto di partenza.

La prima parte del percorso è in parte ombreggiata e attraversa una folta macchia di ginestra del Tirreno, una leguminosa esclusiva dell’arcipelago che in poco più di un secolo ha colonizzato i depositi di sabbia prodotti durante l’ultima eruzione; in quota, si incontrano soltanto piccoli raggruppamenti di piante pioniere, come l’erba romice o poche graminacee, che lasciano gradualmente spazio alle aride pietraie della parte sommitale.

L’interno del cratere, ostruito da un “tappo” di ceneri e piroclastiti, è oggi diverso da come doveva presentarsi prima dell’eruzione del 1888: a quel tempo, ospitava infatti cave di zolfo, date in concessione all’imprenditore scozzese James Stevenson e rapidamente abbandonate.

Lungo il versante nord-orientale, in particolare, sono presenti numerose fratture dove si concentra la maggior parte delle fumarole. Le temperature si aggirano intorno ai 400 °C; l’odore è sgradevole e la presenza di gas tossici rende necessaria una certa attenzione durante il loro attraversamento.

La visita alla sommità del vulcano, che non comporta alcun pericolo per gli escursionisti, permette inoltre di godere di una splendida vista sulle altre isole dell’arcipelago e sulla vasta “caldera” di Lentia, risultato di un imponente collasso vulcano-tettonico, proprio al centro della quale, circa 10.000 anni fa, si è formato il cratere attuale La Fossa.

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