Cammini e paesaggi rurali storici: il volto autentico d’Italia
Dai tratturi del Sud alla Magna Via siciliana, gli itinerari lenti attraversano territori certificati dal registro nazionale dei Paesaggi Rurali Storici. Un patrimonio vivo, custodito dall'Associazione PRIS, che unisce identità, biodiversità e sviluppo locale
Il paesaggio rurale italiano non è uno sfondo, ma l’esito di secoli in cui l’uomo ha plasmato la natura per soddisfare le proprie necessità produttive.
Camminarelungo gli antichi tracciati significa attraversare quei territori a passo lento, decifrarne i segni, comprendere il sapere stratificato che li ha generati.
I cammini diventano allora veri “filtri” di lentezza, capaci di restituire un’Italia rurale che il Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici e l’Associazione PRIS lavorano per riconoscere e custodire.
Identità e territorio: l’agricoltura come matrice culturale
I paesaggi rurali storici sono aree agricole, pastorali e forestali in cui le pratiche tradizionali si sono conservate, sopravvivendo alla meccanizzazione e all’agroindustria contemporanea.
Sono testimonianze del genio creativo locale, della capacità di adattamento a condizioni ambientali spesso difficili.
I vigneti di Atzara e Sorgono – Foto di Federica Romano
Il paesaggio agrario rappresenta una componente essenziale dell’identità culturale italiana.
I cammini ne costituiscono la via d’accesso più autentica: permettono al viandante di immergersi in una straordinaria biodiversità modellata dall’ingegno dell’uomo, leggibile solo attraverso il movimento lento.
L’esperienza del passo lento
Camminare consente di cogliere sfumature e dettagli che andrebbero altrimenti perduti.
A passo d’uomo si possono apprezzare le architetture rurali, i muretti a secco, le forme antiche di coltivazione come la vite maritata o i terrazzamenti.
L’Associazione PRIS e i suoi partner, fra cui Slow Food, lavorano per salvaguardare questi elementi.
Questo approccio asseconda i ritmi del mondo rurale e risponde a un interesse crescente: ricucire il legame, oggi logoro, tra società moderna e terra coltivata.
Antiche vie, viandanti contemporanei
I percorsi battuti oggi non nascono dal nulla. Ricalcano spesso le antiche vie di pellegrinaggio o le secolari rotte di transumanza, come la fitta rete dei tratturi del Sud Italia.
Sono direttrici che collegano, come un filo conduttore storico, eremi, abbazie, piccoli borghi e paesaggi silvo-pastorali rimasti fedeli ai loro caratteri originari.
Il cammino rende tangibile la persistenza storica di prati e pascoli che furono, per secoli, il cuore pulsante dell’economia agricola e montana.
Le Colline di Conegliano Valdobbiadene – Foto di Federica Romano
Il legame fra chi cammina e chi coltiva ha un risvolto economico vitale. La conservazione del paesaggio non si oppone allo sviluppo locale, ne costituisce semmai uno dei volti più innovativi.
Il turismo lento porta visitatori e nuovo indotto economico nelle aree interne, sostiene le piccole filiere e promuove una “qualità integrale” in cui ogni prodotto d’eccellenza resta inscindibile dal proprio paesaggio originario.
Questo sistema garantisce reddito alle comunità rurali. Frena lo spopolamento, contiene l’abbandono delle terre montane e collinari, costituisce un argine concreto contro il dramma del dissesto idrogeologico.
Un monumento a cielo aperto, fragile e vivente
L’UNESCO definisce il paesaggio culturale come la stratificazione di processi sociali ed economici complessi.
Si tratta però di un patrimonio fragile, esposto a continue minacce. Il cammino, promuovendo un attraversamento consapevole, lo nobilita a vero e proprio monumento a cielo aperto.
Vivere il territorio passo dopo passo non è un esercizio nostalgico.
Offre alle istituzioni elementi preziosi per avviare un dialogo costruttivo e impostare una gestione futura più armonica, capace di tenere insieme necessità produttive e valore paesaggistico.
I cammini italiani che attraversano i paesaggi rurali tutelati
Diversi itinerari attraversano oggi aree iscritte nel Registro Nazionale, di cui fa parte il catalogo curato dal Prof. Mauro Agnoletti. Ecco i più rappresentativi.
_ Sentiero degli Ulivi e Cammino di San Francesco (Umbria): Questi percorsi attraversano la Fascia pedemontana olivata Assisi-Spoleto, principale area olivicola umbra.
Fascia Pedemontana Olivata Assisi – Spoleto – Foto di Federica Romano
Borghi storici e complessi religiosi si integrano in un paesaggio collinare dominato dagli ulivi, sostenuti da muretti a secco, terrazzamenti e lunette storiche.
_ Via Francigena (Toscana): Nel suo tratto meridionale, la Francigena attraversa aree di straordinario pregio agricolo riconosciute nel Registro: il Paesaggio collinare policolturale di Pienza e Montepulciano e il Paesaggio storico della Bonifica Leopoldina in Valdichiana.
Si cammina nel paesaggio rurale di origine mezzadrile.
_ Sentieri delle Cinque Terre (Liguria): I percorsi escursionistici che collegano i celebri borghi liguri si snodano nel Paesaggio dei terrazzamenti e della viticoltura delle Cinque Terre.
Un esempio perfetto di viticoltura “eroica”, resa possibile da chilometri di muretti a secco strappati alla pendenza della montagna.
_ Cammino della Regina Camilla (Lazio): Suggestivo trekking nella Valle dell’Amaseno, attraversa il borgo di Vallecorsa.
L’area rientra nel Registro per gli Oliveti terrazzati di Vallecorsa: un capolavoro di architettura rurale in pietra a secco, costruito per sostenere la coltivazione dell’ulivo sui pendii scoscesi dei Monti Ausoni.
_ Le vie dei tratturi (Molise, Puglia, Basilicata): Le antiche vie pastorali della transumanza, riconosciuta come pratica tradizionale, lambiscono o attraversano paesaggi agrari di immenso valore: l’area cerealicola di Melanico in Molise, i Pascoli della Murgia materana, i Pascoli dell’Alta Murgia settentrionale.
Il paesaggio agrario della piana degli Oliveti Monumentali di Puglia – Foto di Federica Romano
_ Cammino delle Malghe e Cammino della Quarantina (Liguria): Nel Parco dell’Aveto valorizzano antiche vie di collegamento fra mare ed entroterra. Attraversano aree connesse al pastoralismo storico, come i prati e pascoli arborati del formaggio di Santo Stefano d’Aveto, paesaggio agrosilvopastorale in corso di candidatura e valorizzazione.
Questi itinerari traducono in pratica la vocazione dei paesaggi rurali storici: luoghi non solo da tutelare in modo statico, ma da vivere, percorrere e scoprire a passo d’uomo.
Magna Via Francigena: la Sicilia agricola fra Sicani e Templi
In Sicilia, l’esempio più rappresentativo di intersezione fra storia, agricoltura antica e cammini è la Magna Via Francigena, che collega Palermo ad Agrigento.
Un cammino di circa 180 chilometri attraverso l’entroterra siciliano, che culmina nel Paesaggio Rurale Storico della Valle dei Templi: un sito dove l’archeologia si fonde con pratiche agricole millenarie.
Il bosco di mandorli e d’olivi della Valle dei Templi d’Agrigento – Foto di Federica Romano
Dopo aver attraversato i Monti Sicani e le distese cerealicole del centro dell’isola, che ricalcano l’antica funzione della Sicilia come “granaio di Roma”, il viandante giunge ad Agrigento.
Qui il paesaggio non si esaurisce nei templi dorici: lo caratterizza una coltura promiscua di mandorli e olivi centenari, iscritta nel Registro Nazionale per la sua persistenza e il suo valore culturale.
_ Il Giardino della Kolymbethra: lungo il cammino, all’interno della Valle, si intercetta la Kolymbethra.
È l’emblema del paesaggio rurale storico siciliano: un’antica piscina di epoca greca trasformata nei secoli in giardino lussureggiante, grazie a un sapiente sistema di irrigazione ipogea, i cosiddetti fecciatelli.
Camminare fra agrumi, gelsi e fichi d’India consente di toccare con mano il “genio rurale” che ha reso fertile una terra arida.
_ Una biblioteca vivente di varietà antiche: Il paesaggio attraversato dal cammino ospita varietà botaniche un tempo a rischio di estinzione.
Lungo le ultime tappe della Magna Via si rivela una vera “biblioteca vivente” di mandorli, come la varietà Mollustica, e di olivi, come la Nocellara del Belice. Non semplici colture, ma veri e propri monumenti vegetali.
_ Sulle orme di pellegrini e mercanti: la Magna Via recupera un’antica direttrice romana e medievale.
Percorrere gli ultimi chilometri verso il mare di Agrigento significa seguire le stesse orme dei pellegrini e dei mercanti che, per secoli, hanno scambiato prodotti agricoli fra costa ed entroterra, mantenendo vivo il tessuto sociale delle zone rurali.
Il Cammino di San Giacomo nei Nebrodi
Vale la pena citare anche il Cammino di San Giacomo in Sicilia, da Caltagirone a Capizzi.
Attraversa aree candidate o parzialmente inserite in contesti di tutela rurale: paesaggi legati alla pastorizia storica e alla produzione del formaggio Piacentinu Ennese, oltre alle sugherete storiche, sistemi agrosilvopastorali rimasti fuori dalle alterazioni della moderna industria.
In sintesi, la Magna Via Francigena non è solo un percorso spirituale o atletico.
È il modo migliore per accostarsi alla Valle dei Templi non come a un museo statico, ma come a un organismo vivente e produttivo, dove l’agricoltura storica protegge e incornicia l’archeologia.
Unire l’escursionismo lento alla tutela certificata dei paesaggi storici significa promuovere una visione pionieristica dell’Italia.
Una visione in cui il cammino diventa strumento di educazione ambientale, memoria storica e rigenerazione economica per le comunità che, silenziosamente, continuano a curare quello che è stato definito il “giardino d’Europa”.
Tutte le foto sono di Federica Romano – Direttrice associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (PRIS) E.T.S
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