Grande Sentiero Walser: 34 tappe tra Piemonte e Valle d’Aosta

14 maggio 2026 - 16:59

Un itinerario escursionistico-culturale di circa 800 km che attraversa gli insediamenti del popolo Walser attorno al Monte Rosa. Dal Colle di San Teodulo a quello di Valdobbia, un viaggio nella cultura, nella lingua e nei paesaggi di alta montagna di una comunità dall'identità unica

Isolati per secoli sulle alte valli di Valle d’Aosta, Piemonte e Canton Ticino, i Walser hanno mantenuto a lungo un alone di mistero sulle proprie origini.

Oggi l’arcanoè svelato, ma il fascino delle loro tradizioni e delle loro terre resta intatto, e il Grande Sentiero Walser rappresenta il modo migliore per entrare in contatto con questo mondo.

Riconoscere un insediamento Walser

Il primo indizio è inconfondibile.

Camminando lungo i sentieri della Val d’Aosta, quando si incontra una tipica architettura rurale fatta di case in legno di larice, con i supporti di pietra “a fungo” e il tetto a lose, ci si trova davanti a un insediamento della cultura Walser.

Case legno di larice – Foto Getty Images

Queste popolazioni, conosciute un tempo con il nome di Tisch, vivono disseminate in piccoli gruppi isolati attorno al massiccio del Monte Rosa.

Hanno sempre conservato una forte identità culturale, facilmente identificabile dalle abitazioni costruite attorno a una struttura centrale definita blockbau, oltre che da usi e costumi tipici e inconfondibili.

La lingua che ha svelato un mistero

Alla cultura Walser appartiene anche una lingua assolutamente unica, che per secoli ha lasciato perplessità sulle sue origini.

Gli studiosi hanno formulato le ipotesi più disparate: la più accreditata fino all’Ottocento sosteneva che i Walser discendessero da una legione romana composta da tedeschi, rifugiatasi sulle Alpi in tempi remotissimi.

La verità è emersa quando gli studi si sono concentrati non sulle poche documentazioni storiche rimaste, ma proprio su quella lingua così particolare, analizzandone struttura, accenti, termini e pronunce.

La terra d’origine di queste misteriose popolazioni non era la Germania, ma la Svizzera, e in particolare il Canton Vallese, dove si parlava un tedesco con le inflessioni più simili a quelle del popolo Tisch.

Il termine Walser, coniato dopo questa scoperta, è infatti una semplificazione di walliser, ovvero vallesiani.

Il Grande Sentiero Walser, tra natura e storia

Svelato il mistero, il modo migliore per approfondire la conoscenza di questo popolo è percorrere i sentieri che collegano le sue comunità.

Il Grande Sentiero Walser è un itinerario escursionistico-culturale suddiviso in 34 tappe, che si snoda dal Colle di San Teodulo vicino a Zermatt fino al Colle di Valdobbia, in prossimità di Gressoney Saint Jean.

Ph.: da walserweg.it

L’itinerario tocca tutti i grandi insediamenti di questa cultura e associa alle bellezze naturali degli incantevoli paesaggi di alta montagna le curiosità storiche di un popolo dalla storia lunga e affascinante.

Tra i centri attraversati ci sono i dworf di Fiery, Resy, Soussun, Crest e Cuneaz, oltre ad Alpenzu Grande e Piccolo.

A Gressoney la Trinité si trova un museo dedicato alla cultura Walser, allestito all’interno di uno stadel completamente restaurato. Da qui il percorso risale fino al Colle di Valdobbia, valico con la Valsesia.

L’intero itinerario è percorribile solo nel periodo estivo, quando la neve si è sciolta anche sui valichi più elevati, e lungo il tracciato sono presenti rifugi e bivacchi, in alcuni casi raggiungibili tramite brevi deviazioni.

Due tra le tappe più belle

Tappa 1: da San Domenico all’Alpe Veglia

Dal centro turistico di San Domenico si sale in seggiovia, oppure tramite una strada di servizio lungo il bosco, fino all’Alpe Ciamporino, al centro di un comprensorio sciistico a quota 1940 metri.

Si imbocca quindi un sentiero in leggera discesa che taglia in costa il fianco settentrionale della Val Cairasca.

Dopo un passaggio attrezzato con gradini di legno, si sale al dosso della croce di San Silvestro, a 2051 metri, dove termina la salita.

Per dirigersi all’Alpe Veglia si prosegue in leggera discesa entrando nel territorio dell’omonimo parco, attraverso il Sentiero dei Fiori, lungo il quale numerosi cartelli descrivono le bellezze della flora locale.

Ph.: da walserweg.it

Il percorso attraversa alcuni piccoli villaggi temporanei legati all’attività agropastorale, tra cui Balma e Cornù, quest’ultimo dotato di strutture ricettive.

Per chi voglia prolungare l’escursione esiste inoltre un sentiero del parco, percorribile in poche ore, che compie il periplo completo dell’Alpe attraversando gli abitati di Ponte, Aione, Ciamciavero e il Lago delle Streghe.

 

Tappa 4: da Alagna a Rima San Giuseppe

Si esce dal paese in direzione nord, si passa il ponte per la frazione Ponte, si gira a sinistra e si arriva in breve a Pedemonte, sede del Museo Walser.

Da questa splendida borgata inizia la mulattiera che attraversa su una passerella il torrente Mud e sale verso l’omonimo colle, toccando gli alpeggi Mud (di sotto e di mezzo) e Venghi, a 2042 metri.

Ph.: da walserweg.it

Poco sopra si incontra un bivio: a destra si continua direttamente per il colle, mentre a sinistra si passa dal vicino rifugio Ferioli presso le baite dell’alpe Mud di Sopra, da dove un sentiero conduce ugualmente al colle, ai piedi della grande parete nord del Monte Tagliaferro (3 ore e 30 minuti).

ùSi scende quindi a Rima con un percorso agevole che transita dall’Alpe Vorco e da Valmontasca, per poi entrare nel bosco e superare con un ponte il torrente Sermenza.

La scheda tecnica del Grande Sentiero Walser

Località di partenza: Colle di San Teodulo (3316 m)

Località di arrivo: Colle di Valdobbia (2480 m)

Tempo totale di percorrenza: 34 giorni, 34 tappe

Lunghezza totale del percorso: 800 chilometri circa

Segnaletica: cartelli e segnavia orizzontali con segno SW, bandierine con W azzurra in campo bianco

Per approfondimenti il sito ufficiale del Grande Sentiero Walser raccoglie informazioni utili su tappe, dislivelli e punti di appoggio.

Il Grande Sentiero Walser non è soltanto un lungo cammino di alta quota: è un attraversamento dell’identità di un popolo che ha plasmato le alte valli attorno al Monte Rosa con le proprie case in legno e pietra, con una lingua arrivata da lontano e con un modo di abitare la montagna che si lascia ancora leggere lungo ognuna delle sue 34 tappe.

 

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