La Via Francigena: la storia del cammino che unisce l’Europa
Da oltre mille anni la Via Francigena accompagna viandanti e pellegrini attraverso l’europa e l’Italia. Oggi come allora, questa strada racconta un modo lento di viaggiare, capace di restituire senso al cammino e valore ai territori attraversati
Mille anni fa era una delle grandi arterie spirituali d’Europa, oggi è un cammino che invita a riscoprire il rapporto tra uomo, tempo e spazio.
La Via Francigena, daCanterbury a Roma, non è solo una strada storica: è un viaggio dentro la cultura europea, fatto di borghi, cattedrali, paesaggi e storie che ancora parlano a chi sceglie di mettersi in cammino.
Una via percorsa da uomini e storie
Nel Medioevo la Via Francigena era animata da pellegrini spinti da profonde motivazioni spirituali.
Si viaggiava a piedi, a cavallo o a dorso di mulo, affrontando disagi, pericoli e privazioni pur di raggiungere Roma, centro della cristianità.
Nel terzo millennio, migliaia di “pellegrini moderni” percorrono lo stesso tracciato con uno spirito diverso, ma con la medesima attitudine al viaggio lento.
Lungo la strada si incontrano non solo città celebri, ma anche paesi di provincia e piccoli borghi che hanno avuto un ruolo decisivo nella storia culturale dell’Italia e dell’Europa.
Qui emergono, spesso inaspettati, segni di devozione e di arte: grandi cattedrali rinascimentali, monasteri romanici più appartati, siti archeologici imponenti e testimonianze minori, capaci però di raccontare secoli di fede e di passaggi umani.
In principio c’era la strada
La Via Francigena è stata, prima di tutto, una strada vissuta da una pluralità di persone.
Mercanti, nobili, contadini e pellegrini condividevano lo stesso percorso, ognuno con il proprio ruolo e il proprio destino.
Questa dimensione collettiva è raccontata con straordinaria efficacia nell’affresco “Effetti del buon governo in città e in campagna”, realizzato da Ambrogio Lorenzetti tra il 1338 e il 1340 e custodito nel palazzo Comunale di Siena.
Nell’opera, la strada diventa il luogo d’incontro tra il mondo urbano e quello rurale, tra potere, lavoro e pellegrinaggio.
Ancora oggi chi percorre la Francigena dal Colle del Gran San Bernardo verso Roma attraversa Siena, città che in età comunale conobbe uno straordinario sviluppo economico e culturale proprio grazie al passaggio di questa via.
Le origini di una grande arteria medievale
La genesi della Via Francigena affonda le radici nella rete viaria romana. Le strade consolari e municipali costruite tra il II e il III secolo d.C. testimoniano l’importanza delle comunicazioni nell’Impero.
Con la sua caduta, molte di queste vie vennero progressivamente abbandonate, trasformandosi in mulattiere.
Furono però proprio questi percorsi a consentire ai Longobardi di penetrare nella penisola italiana.
La storia della Francigena è infatti strettamente legata a questo popolo germanico, che mantenne unito il Regno di Pavia ai ducati del centro-sud grazie alla cosiddetta “Via del monte Bardone”, corrispondente all’attuale passo della Cisa.
Questo tracciato offriva una direttrice relativamente sicura, lontana dalle incursioni bizantine lungo le coste e dalle zone paludose della pianura.
Da Pavia la strada raggiungeva Piacenza e Borgo San Donnino, l’odierna Fidenza, per poi risalire la valle del Taro e superare l’Appennino.
Una strada che diventa territorio
Dopo la caduta del Regno longobardo, la Francigena acquisì ulteriore importanza con i Carolingi.
Il nome “Strata Francigenarum” indicava la via percorsa da coloro che provenivano dai territori d’oltralpe, diretti a Roma per rendere omaggio alla tomba di San Pietro.
Come molti itinerari medievali, la Francigena non era un tracciato unico e fisso.
Varianti e deviazioni dipendevano dalla situazione politica, dalle condizioni sanitarie e dai rischi legati alle epidemie.
In pianura, questa dispersione le fece assumere i connotati di una vera e propria “strada-territorio”, mentre in prossimità dei valichi alpini e dei corsi d’acqua i viandanti erano costretti a seguire passaggi obbligati.
Si trattava comunque di strade spesso tortuose, poco selciate e con forti dislivelli, ben lontane dall’efficienza delle antiche vie romane.
Il pellegrino e il cammino dello spirito
La Via Francigena era percorsa da figure diverse: mercanti in cerca di profitto, briganti, crociati mossi dal desiderio di gloria, ma soprattutto uomini alla ricerca di un senso più profondo del proprio cammino.
Per i cristiani medievali, il pellegrinaggio rappresentava una metafora della vita stessa.
Il viandante affrontava il viaggio portando con sé solo l’essenziale: calzari, un mantello ruvido, il copricapo a larghe tese, la scarsella di cuoio e il bordone, bastone simbolo dei pellegrini.
Sull’abito comparivano i segni del percorso spirituale compiuto: conchiglie, palme, scapolari, piccoli simboli che raccontavano le tappe di una fede vissuta camminando.
Reliquie come il Volto Santo di Lucca o il Sudario della Veronica contribuivano a rendere Roma una meta di devozione universale.
Una strada che parla ancora al presente
Oggi la Via Francigena continua a offrire molto più di un itinerario escursionistico.
Camminare lungo questa antica direttrice significa entrare in contatto con una dimensione del viaggio che mette al centro la lentezza, l’ascolto dei luoghi e la relazione profonda tra uomo e paesaggio.
Come in un antico racconto di Canterbury, la strada diventa narrazione condivisa, fatta di incontri, silenzi e passaggi.
Un’esperienza che, secoli dopo, continua a restituire senso al gesto semplice e potente del camminare.
_ Scopri tutte le tappe della Via Francigena.
_ Scopri altri cammini in Italia:
Seguici sui nostri canali social!
Instagram – Facebook – Telegram