I malefici sette: animali e piante da temere sui sentieri

16 agosto 2026 - 9:54

Nessuno di loro ci considera una preda, eppure ogni stagione qualcuno torna a casa con un morso, una puntura o un'ustione. Sette specie da riconoscere prima che sia la distanza sbagliata a presentarcele

Sulle Alpi e sugli Appennini nessuno ci considera una preda: il rischio di finire nel menù di un selvatico è decisamente remoto.

I pericoli veri hanno dimensioni minimee nessuna intenzione ostile.

Sono compagni di sventura più che avversari, e reagiscono soltanto quando siamo noi a ridurre troppo la distanza.

Ospiti nella natura selvaggia, mai padroni

Non serve un elenco dettagliato delle ragioni per cui raccogliere fiori e semi, accarezzare cuccioli, cercare di avvicinare o dare da mangiare agli animali costituiscono comportamenti che mettono a rischio la vita dei singoli e delle specie.

Basta ricordare che la natura selvaggia è un luogo dove siamo ospiti, e come tali ci dobbiamo comportare. Guardare e non toccare, insomma. O meglio: toccare solo quando si è certi di non fare danno, o di farne il meno possibile.

Fatta questa doverosa premessa ecologista, resta da capire da chi conviene stare alla larga per il nostro bene.

Fra i 7 protagonisti di questa lista non ci sono predatori di escursionisti: nessuno di loro ha intenzione di venirci a cercare per farci del male.

In caso di incontro o contatto fortuito, non possono fare altro che difendersi con le armi che la natura gli ha messo a disposizione.

Aculei, denti o spine, purtroppo per noi equipaggiati con veleni decisamente efficaci e pericolosi per la nostra salute.

1. La vipera, il serpente più temuto delle nostre montagne

Il suo morso inocula un veleno molto potente, tanto da poter essere letale in alcuni casi.

La vipera la si riconosce dalla forma della testa – Foto Getty Images

Fortunatamente si tratta di un animale molto schivo, che preferisce la fuga all’autodifesa.

Per questa ragione i casi di morso di vipera sono decisamente rari.

_ Scopri quali sono i rischi del morso di vipera

2. La malmignatta, la vedova nera del Mediterraneo

Nella lista dei malefici non poteva mancare un aracnide.

L’Italia non è certo la terra dei ragni velenosi, ma anche noi abbiamo il nostro bel mostriciattolo, piccolo e cattivo.

La vedova nera europea – Foto Getty Images

La malmignatta misura al massimo 1,5 centimetri, zampe comprese, ma il suo veleno è potentissimo.

Il morso non provoca alcun dolore: sono le sostanze iniettate, quando entrano in circolo, a provocare nausea, conati di vomito, crampi addominali, febbre, cefalea e, in rarissimi casi, effetti anche letali.

Questo ragno è diffuso un po’ in tutta l’area mediterranea e lo si può incontrare nelle zone aride, fra le rocce o le pietre dei muretti a secco.

Nel caso remoto di un incontro non sarà difficile individuarla, visto che sfoggia un appariscente abitino nero lucido tipo latex, con tredici macchie color rosso vivo sul dorso.

_ Potrebbe essere utile conoscerla meglio

 

3. La zecca, un parassita minuscolo con rischi enormi

Nonostante la pessima fama, la zecca non si meriterebbe di stare in questo elenco.

Di suo non chiede altro che un micro pasto, assolutamente indolore, succhiando una quantità irrisoria del nostro sangue.

Il problema è che, nel mettersi a tavola, può inocularci batteri e virus molto pericolosi per la salute umana.

E purtroppo incontrarla lungo i sentieri ormai non è più cosa tanto rara.

_ Per questo le abbiamo dedicato un approfondito articolo che vi invitiamo a leggere

4. Vespe e calabroni, gli imenotteri da trattare con cautela

Quattro ali e un bel pungiglione dotato di veleno.

Andando per sentieri li si incontra regolarmente, ma il più delle volte se ne vanno per la loro strada, intenti nelle faccende che solo gli insetti conoscono.

Se per qualche motivo si trovano alle strette e pungono, la conseguenza per chi non ha qualche forma allergica è solo un po’ di gonfiore e dolore, che si curano facilmente rinfrescando con ghiaccio o acqua fredda la zona colpita.

Il problema sorge quando l’alterco avviene nei pressi delle colonie, perché allora è tutta la famiglia a scendere in strada per far valere le proprie ragioni, e il calo della natalità non è certo un problema che riguarda gli imenotteri.

Quando le punture diventano molte, le conseguenze per la nostra salute possono essere anche molto gravi. È bene quindi tenere gli occhi aperti e stare a debita distanza dai loro nidi.

Non è sempre facile, soprattutto nel caso delle vespe di terra che, come si capisce chiaramente dal nome, nidificano all’interno del suolo, rendendo molto difficile l’individuazione della colonia.

Sono inoltre molto aggressive: a differenza delle altre, che reagiscono solo se realmente infastidite, potrebbero attaccare anche solo se ci avvicinassimo eccessivamente al nido.

 

5. La processionaria, il bruco che si difende con la peluria

Apparentemente innocuo, e pure un po’ buffo per l’abitudine degli individui di spostarsi in lunghe file che ricordano le processioni, questo lepidottero parassita del pino e della quercia ha anche lui delle frecce al proprio arco, avvelenate ovviamente.

I bruchi sono infatti ricoperti di una peluria urticante che può provocare eruzioni cutanee e forte prurito.

Al contatto con gli occhi si sviluppano rapidamente congiuntiviti, l’inalazione causa irritazione delle vie respiratorie e l’ingestione irrita le mucose della bocca, potendo indurre nausea e vomito.

Ce n’è abbastanza per guardare e non toccare.

_ Scopri quali sono i rischi e pericoli della processionaria

 

6. L’edera velenosa, una minaccia silenziosa per la pelle

Si passa al regno vegetale.

L’edera velenosa è una specie erbacea che solo di recente ha cominciato a diffondersi in Italia: si trova solitamente al di sotto dei 1500 metri di quota e cresce fra le rocce.

Per questa ragione sono soprattutto gli arrampicatori ad avere il dispiacere di incontrarla, ma anche gli escursionisti frequentano le sue zone.

Il semplice contatto con la pianta porta a una dermatite allergica con la formazione di grosse bolle sulla pelle, che guariscono lentamente e possono lasciare cicatrici.

Riconoscerla non è semplicissimo, visto che nelle varie fasi di maturazione le foglie e la pianta mutano forma e colore.

La si trova in forma di pianticella alta 120 centimetri, di cespuglio o di rampicante, e produce fiori bianchi e piccole bacche.

L’elemento più caratteristico sono le foglie, che crescono a gruppi di tre e sono appuntite all’estremità.

 

7. Il panace di Mantegazza, la pianta che ustiona

Nome buffo ma effetti temibili per questa appariscente pianta, ampiamente diffusa nell’Europa centrale, che in Italia cresce solo in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria occidentale, Lombardia settentrionale, Veneto e Trentino.

La sua linfa contiene agenti chimici in grado di penetrare nel nucleo delle cellule della cute, provocandone la distruzione.

I risultati del contatto con la linfa si manifestano dopo circa 24 ore, con arrossamenti, ustioni, eruzioni cutanee e bolle che possono provocare lesioni anche permanenti. Molto pericoloso è anche il contatto con gli occhi, che nei casi più gravi può portare alla cecità.

Un grande cespuglio di Penace di Mantegazza

Gli effetti sono acuiti dall’esposizione ai raggi ultravioletti: è fondamentale proteggere dal sole le parti colpite e recarsi subito in ospedale per ricevere le cure necessarie.

Sette specie, nessuna delle quali ci considera un bersaglio.

Ognuna si limita a difendere sé stessa con gli strumenti che la natura le ha consegnato, nel momento esatto in cui la distanza fra noi e loro si riduce troppo.

Camminare significa anche accettare questa asimmetria: siamo noi ad attraversare casa loro, e la prudenza non è timore ma una forma di rispetto.

Riconoscere una foglia a gruppi di tre, un muretto a secco assolato o una fila di bruchi vale molto più di qualsiasi rimedio applicato dopo.

_ Informazioni più dettagliate sono disponibili su Wikipedia.

 

_ Leggi gli altri nostri articoli con consigli sul trekking e l’outdoor

 

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