Camminare aiuta a volersi bene? Risponde la psicologa Cella
Tra i tanti benefici, camminare ne regala uno spesso sottovalutato: rafforza l'autostima e aiuta a volersi bene, ma come e perché? Ce lo spiega la psicologa e appassionata di escursionismo Alessia Cella
La psicologa Alessia Cella: camminare aumenta l’autostima? 7 domande e risposte
Camminare, tra i tanti benefici, ne ha uno spesso sottovalutato: aumentare l’autostima,aiutare a volersi un po’ più bene.
In alcuni casi, andare a piedi nella natura può diventare una forma di terapia psicologica.
Abbiamo parlato di tutte queste cose con la persona più indicata.
Alessia Cella infatti è psicologa e psicoterapeuta, ma anche appassionata di trekking e Guida Ambientale Escursionistica Esperienziale.
Organizza e guida progetti “Natural Based” che usano cioè l’attività fisica in natura come mezzo per il raggiungimento del benessere fisico e mentale.
Vediamo cosa ci ha detto.
1 – Alessia, camminare aiuta a volersi bene?
Certo. Camminare è già volersi bene.
Perché significa fare qualcosa per produrre in sé benessere e cambiamenti sia a livello fisico che mentale.
Ph.: Alessia Cella
Il gesto del camminare, in quanto gesto attivo, rappresenta una metafora della scelta verso il cambiamento positivo, quello nella direzione del proprio stare bene.
Dal momento che, di solito, le persone che vivono situazioni piacevoli cominciano a volerle far diventare un’abitudine, camminare può diventare un modo semplice per iniziare a occuparsi di sé e a volersi bene.
2 – Camminare, quindi, è un modo per prendersi cura di sé?
Esattamente, come quando decidiamo di prendere un’aspirina per il mal di testa, o prendere un appuntamento dall’ortopedico se abbiamo un problema al ginocchio, o mettere una crema emolliente se abbiamo una contrattura muscolare.
Allo stesso modo un gesto semplice e antico come quello del camminare può diventare una scelta consapevole per occuparsi di sé.
3 – Perché ci dimentichiamo di questa attività semplice ma benefica?
Vero. Prendiamo la macchina, prendiamo lo scooter, ci muoviamo con l’autobus anche per brevi tratti e meno spesso ci concediamo di camminare, soprattutto come gesto quotidiano per dedicare momenti preziosi al nostro corpo e alla nostra mente che ne possono trarre estremi benefici.
Ph.: Alessia Cella
Parallelamente però si nota un incremento delle persone che si concedono dei piccoli spazi settimanali di camminata in mezzo al verde, in un prato, in un parco cittadino o in un bosco.
E quando questo accade, immediatamente la sensazione di benessere è evidente e la persona comincia a ritenere queste esperienze utili e ripetibili “perché mi fa star bene”.
4 – Insomma, chi comincia a camminare intuisce che lo aiuta a stare bene?
Sì, ma questa intuizione diventa un’abitudine solo laddove la persona decide di dare spazio alla cura di sé, a momenti che producono benessere.
Quando decide di ritagliarsi all’interno della giornata o della settimana momenti per dedicarsi a se stessi, per rilassarsi, per distogliere l’attenzione da obblighi quotidiani, dal pensiero del lavoro, dal nervosismo della settimana.
5 – Chi inizia a camminare quali benefici psichici immediati ha?
Mentre si cammina, il nostro corpo si attiva e la nostra mente diventa più accogliente, apre le porte a nuove soluzioni, riesce a percepire problemi e difficoltà in una maniera più flessibile e rilassata.
I pensieri scivolano più morbidi, le tensioni si alleviano.
Prima sono le tensioni muscolari ad alleggerirsi poi tocca a quelle emotive, il nervosismo si allenta e anche le cose tristi prendono una dimensione diversa.
Anche la creatività aumenta e si amplifica la possibilità di trovare nuove soluzioni, se decidiamo di fare una camminata di almeno una mezz’ora.
6 – Meglio camminare in compagnia o da soli?
Molto dipende dagli obiettivi che ci si prefigge e dalle proprie predisposizioni.
Quando camminiamo insieme ad altre persone, soprattutto in natura, possiamo sperimentare un senso di maggiore apertura sociale.
Ph.: Alessia Cella
Si instaura un clima sereno e rilassato che facilita la conoscenza e sostegno reciproco.
Possiamo verificare che anche altri sperimentano difficoltà e disagi, superando quel senso di inferiorità e isolamento nel quale a volte ci si perde.
Con l’altro posso mettermi alla prova, posso ricevere o donare il mio aiuto, posso leggere negli occhi dell’altro me stesso con più chiarezza di quello che normalmente mi accade da solo.
Di contro, camminare da soli può permettere una maggiore introspezione, il fluire creativo di idee e soluzioni e giovare ad un senso più profondo di padroneggiamento delle emozioni.
7 – Camminare può essere parte di una terapia psicologica?
Sì, può essere di grande utilità per supportare una terapia o velocizzarla.
La pratica della camminata in natura può risultare preventiva e di cura verso un buon numero di malattie psichiche.
Parliamo della depressione, delle psicosi e vari stati d’ansia, ovviamente in affiancamento alle terapie mediche e psicoterapeutiche ordinarie.
Alcuni terapeuti integrano già attivamente il camminare nelle loro sedute, specialmente in contesti di terapia all’aperto o ecoterapia.
Oppure facendo delle “Prescrizioni Verdi” tra una seduta a studio e l’altra, ovvero indicando di svolgere periodicamente camminate in ambienti naturali con caratteristiche specifiche: luogo, antropizzazione, durata, dislivello, ecc.
Il fatto che la persona accetti di iniziare a camminare lo può predisporre ad uscire da una condizione di stallo ad una attiva e questo può fungere da attivatore di quei processi mentali utili per un buon lavoro terapeutico.
_Sulla pagina Facebook di Alessia si possono seguire tutte le sue iniziative e camminate nella natura
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