A piedi nudi sui sentieri: il richiamo primordiale del barefooting
Camminare a piedi nudi è una pratica nata in Nuova Zelanda negli anni sessanta e oggi diffusa anche in Italia. Ecco come approcciarsi al barefooting in sicurezza, dai primi passi sul prato fino al trekking sui sentieri
C’è stato un momento, nella storia recente, in cui qualcuno ha deciso di togliersi le scarpe e non rimetterle più.
Non per necessità, ma per scelta. Mentre lasocietà del benessere offriva calzature sempre più comode e protettive, in Nuova Zelanda nasceva un movimento che andava nella direzione opposta: il barefooting, la pratica di camminare a piedi nudi.
Una filosofia che, a distanza di decenni, continua ad affascinare chi cerca un rapporto più diretto con la terra.
Come nasce il barefooting e perché si cammina scalzi
Il movimento del barefooting, noto anche come gimnopdismo o scalzismo, nacque in Nuova Zelanda attorno agli anni Sessanta. Da lì si diffuse negli Stati Uniti e, solo in tempi più recenti, approdò anche in Europa.
Le ragioni che spingono a rinunciare alle calzature sono diverse.
C’è chi lo fa per i disturbi legati all’uso prolungato delle scarpe, chi per questioni legate alla fisiologia del piede o alla postura del corpo, con i conseguenti malanni e infortuni.
Barefooting sui sentieri – Foto Getty Images
E c’è chi sente un bisogno più profondo, quasi filosofico, di mantenere il contatto diretto con la terra.
Soppesare con la ragione le motivazioni dei sostenitori della libertà pedestre è un esercizio che lasciamo a ciascun lettore.
Da escursionisti abituati a ragionare con i piedi, possiamo solo confermare che sì, una buona boccata d’aria fresca i nostri piedi se la prendono molto volentieri. Soprattutto dopo una lunga giornata di prigionia negli scarponi.
E anche farli pascolare su un praticello alpestre sembra proprio che doni loro un discreto godimento. Quindi, perché no? Se fa piacere e regala belle sensazioni, perché non lasciare i piedi il più liberi possibile, magari anche durante le escursioni?
Come iniziare a camminare a piedi nudi
Non si può passare dalla bambagia delle intersuole super ammortizzate a un trekking di più giorni in stile barefoot radicale.
I piedi abituati da anni a stare chiusi nelle scarpe hanno bisogno di affrontare il mondo esterno un poco alla volta.
Per prima cosa serve “mettere su un po’ di suola”. La pelle della pianta del piede deve ispessirsi e la muscolatura delle dita, fino a quel momento costretta all’immobilità, deve rafforzarsi.
Serve una ginnastica propedeutica, e i primi chilometri conviene farli vicino a casa.
Camminare scalzi su un prato per iniziare – Foto Getty Images
Chi ha la fortuna di vivere vicino al mare può cominciare con un paio d’ore settimanali di camminata sulla sabbia.
Anche i prati dei parchi cittadini o i pascoli di montagna offrono un terreno sufficientemente morbido per questa fase di allenamento.
Un’idea utile e divertente sono i percorsi sensoriali appositamente studiati, dove si cammina su diversi tipi di terreno: dall’erba ai sassi, dalle pigne all’acqua.
Negli ultimi anni ne sono nati diversi in tutta Italia.
Cosa aspettarsi dalle prime esperienze scalzi
Le prime uscite di barefooting possono riservare qualche preoccupazione e qualche indolenzimento.
Se questa è l’attività giusta, la curiosità di sperimentare e il divertimento aiuteranno a superare senza troppi patemi questi piccoli ostacoli.
Una volta che muscoli e pelle saranno abbastanza rinforzati e si sarà presa confidenza con le sensazioni del contatto diretto col terreno, si potrà passare alle vere e proprie camminate sui sentieri.
Trekking a piedi nudi: i consigli per chi è più esperto
Anche in questa fase è meglio procedere con calma, partendo da percorsi brevi di cui si conoscono le caratteristiche del terreno.
Quando le doti di scalzista saranno affinate e si potranno affrontare percorsi sulle lunghe distanze, il consiglio è di evitare di caricarsi con zaini pesanti.
Ph.: Gettyimages/ Jacob Ammentorp Lund
La camminata senza calzature è la più originaria e naturale, ma muscoli, tendini e articolazioni non sono stati “progettati” per portarsi sulle spalle il fardello di uno zaino da trekking pesante.
Quando lo si fa, è meglio avere il supporto di una scarpa in grado di scaricare il peso grazie all’ammortizzazione dell’intersuola e di sostenere la caviglia.
Scarpe barefoot: l’alternativa per chi non rinuncia alla protezione
L’adesione alla filosofia del barefooting non deve essere per forza assoluta e integralista. C’è chi non se la sente di esporsi completamente ai pericoli che si possono incontrare camminando scalzi sui sentieri.
Oggi esistono calzature appositamente pensate per consentire una camminata il più possibile naturale.
Le aziende specializzate in calzature per running, trail running e hiking hanno messo a punto modelli che rispondono a queste esigenze.
Quello che caratterizza questa famiglia di scarpe è l’altezza estremamente ridotta dell’intersuola, la parte della calzatura che funge da ammortizzatore.
L’altro elemento distintivo è l’estrema semplicità costruttiva, che non prevede artefatti tecnologici pensati per modificare o controllare l’appoggio del piede.
Una caratteristica essenziale è anche il ridotto differenziale fra la parte dell’intersuola dove appoggia il tallone e quella dell’avampiede.
Camminare a piedi nudi non è solo una pratica fisica.
È un modo diverso di percepire il territorio, di sentire la terra sotto i piedi e di riscoprire un rapporto con la natura che le suole delle nostre scarpe, per quanto tecnologiche, non potranno mai restituirci del tutto.
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