Processionaria, un pericolo per escursionisti, cani e foreste
I bruchi della processionaria invadono boschi e sentieri con l'arrivo della bella stagione. Ecco come riconoscerli, quali rischi rappresentano per persone e animali domestici e cosa fare in caso di contatto con i loro peli urticanti
Camminare nei boschi italiani in primavera può riservare un incontro tutt’altro che piacevole.
Lunghe file di bruchi che avanzano ordinati, uno dietro l’altro,lungo il terreno o sui tronchi degli alberi: è la processionaria, un insetto che da decenni si sta espandendo nei nostri territori e che rappresenta un rischio concreto per ambienti naturali, escursionisti e animali domestici.
Perché la processionaria è sempre più diffusa
Si tratta di una specie da sempre presente nell’area mediterranea, ma negli ultimi decenni la sua diffusione è cresciuta in modo significativo.
Il responsabile principale è il clima: la processionaria è infatti un insetto termofilo, la cui vitalità dipende strettamente dalla temperatura.
Inverni più miti e temperature medie in aumento ne favoriscono il successo riproduttivo, dilatandone l’areale e accentuandone la voracità. Solo nella sua forma adulta, quando si trasforma in farfalla, l’insetto è del tutto innocuo.
Il pericolo si concentra invece nello stadio larvale.
Il ciclo vitale dei bruchi e i danni alla vegetazione
Con le prime giornate calde dell’anno, i bruchi che hanno trascorso l’inverno nei caratteristici nidi di seta sospesi sui rami degli alberi riprendono la loro attività principale: divorare ogni foglia a portata di mandibole.
Le pietanze più ricercate sono gli aghi di pino, ma il menu si estende facilmente ad altre piante.
La processionaria – Foto Getty Images
Una volta ridotto l’albero a una chioma spoglia, e spesso compromessa in modo irreversibile, le larve scendono in fila indiana alla ricerca di un luogo idoneo dove rifugiarsi sotto terra e trasformarsi in crisalide.
All’inizio dell’autunno riemergono in forma di farfalla, depongono le uova sulle foglie e danno vita alla generazione successiva, pronta a riprendere l’attività distruttrice già prima dell’inverno.
Un flagello per le foreste italiane
È una questione di numeri: poche migliaia di bruchi possono spogliare una pianta, centinaia di migliaia sono in grado di compromettere un’intera foresta.
È quanto sta accadendo in molte aree delle Alpi e degli Appennini, dove la pressione della processionaria è diventata una vera emergenza ambientale.
I sistemi di contrasto sono diversi e vanno dalla rimozione manuale dei nidi alla lotta microbiologica, ma l’estensione del fenomeno rende il contenimento sempre più difficile.
I rischi per gli escursionisti
Oltre al danno ambientale, la processionaria può creare seri problemi anche alla salute di chi frequenta i sentieri.
I bruchi sono ricoperti da una fitta peluria urticante che si stacca con facilità, sia per sfregamento sia sotto la spinta del semplice vento.
Le terminazioni uncinate dei peli aderiscono rapidamente a pelle e mucose, provocando reazioni allergiche di intensità variabile a seconda dell’area del corpo coinvolta.
La processionaria – Foto Getty Images
Il contatto con la cute genera una dolorosa eruzione, mentre negli occhi si traduce in una forte infiammazione e nel rapido sviluppo di congiuntivite.
L’inalazione comporta starnuti, mal di gola e, nei casi più seri, difficoltà respiratorie e broncospasmo. L’ingestione provoca invece salivazione abbondante, nausea e dolori addominali.
In presenza di questi sintomi è opportuno rivolgersi tempestivamente a un medico per valutare le precauzioni più adatte. I capi indossati al momento del contatto vanno lavati ad alta temperatura, così da neutralizzare i peli eventualmente rimasti tra le fibre.
Attenzione anche ai nostri amici a quattro zampe
Anche cani e gatti possono cadere vittime dei peli urticanti, in particolare quando ci accompagnano in escursione.
I cani, spinti dalla curiosità, finiscono talvolta per annusare o leccare le file di bruchi che incontrano lungo il percorso.
I sintomi più frequenti sono salivazione intensa, infiammazione della bocca, ingrossamento della lingua, inappetenza, vomito e debolezza.
La processionaria – Foto Getty Images
Le manifestazioni possono presentarsi in modo così violento da mettere in pericolo la sopravvivenza dell’animale.
Quando si cammina con il proprio cane è quindi fondamentale stare alla larga dalle aree infestate.
In caso di contatto, il primo intervento consiste nel lavare abbondantemente la bocca dell’animale con una soluzione di acqua e bicarbonato, per poi dirigersi senza esitazioni dal veterinario.
Riconoscere per attraversare i boschi con consapevolezza
Imparare a individuare i nidi di seta sui rami, scegliere percorsi alternativi nelle stagioni più critiche e tenere il cane al guinzaglio nelle zone potenzialmente infestate sono le forme di prevenzione più efficaci.
La processionaria fa parte della complessità degli ecosistemi italiani, e il suo equilibrio con l’ambiente che la ospita è oggi alterato dal riscaldamento del clima.
Conoscerne abitudini e rischi è il primo passo per percorrere boschi e pinete con maggiore attenzione, rispettando insieme la natura e la propria sicurezza.
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