Pericolo zecche sui sentieri: prevenzione, rimozione e malattie da morso
Piccole, mimetiche e potenzialmente pericolose: le zecche sono il vero nemico nascosto di chi cammina nella natura. Una guida pratica per prevenire il morso, rimuovere il parassita in sicurezza e riconoscere i sintomi delle malattie che possono trasmettere.
Quando si pensa ai pericoli del trekking, l’immaginazione corre subito ai grandi mammiferi come lupi e orsi. I
n realtà, l’incontro ravvicinato con questi animaliè piuttosto raro e nella maggior parte dei casi sono loro stessi ad avere tutto l’interesse a tenersi alla larga dall’uomo.
Il vero rischio per chi cammina nella natura ha dimensioni ben più piccole: le zecche, parassiti diffusi in molti ambienti naturali e con cui gli escursionisti si trovano sempre più spesso a fare i conti.
Cosa sono le zecche
Le zecche appartengono alla famiglia degli acari. Ne esistono circa 870 specie conosciute, delle quali quaranta sono presenti anche in Italia.
Gran parte di loro poco interessano agli escursionisti, ma ve ne sono almeno un paio di cui dobbiamo occuparci e preoccuparci, perché nel loro menù ci siamo anche noi.
La zecca – Foto Getty Images
Il ciclo vitale di questi parassiti dura attorno ai due anni, nel corso dei quali attraversano tre stadi di sviluppo: da larva a ninfa e da ninfa alla forma adulta.
Il passaggio da uno stadio al successivo richiede un pasto a base di sangue, e per effettuarlo le zecche devono cercarsi un ospite temporaneo.
Spesso si tratta di animali appartenenti alla fauna selvatica, come piccoli roditori, lepri, conigli, volpi, uccelli e ungulati.
Ma gli acari assetati di sangue non sono di gusti particolarmente difficili: non disdegnano di aggredire anche gli animali domestici e l’uomo.
Dove si incontrano
Nelle aree urbane le zecche sono rare, ma chi si inoltra in zone incolte, prevalentemente al di sotto dei 1500 metri di quota, rischia di farne la sgradita conoscenza.
Particolarmente esposti sono i luoghi umidi come le rive dei corsi d’acqua, ricchi di vegetazione e frequentati dalla fauna selvatica.
Le zecche si attaccano agli abiti – Foto Getty Images
Grandi poco più di una capocchia di spillo, e quindi estremamente difficili da individuare, le zecche vivono a terra e si mimetizzano facilmente fra erba e fogliame.
Al contrario di quello che molte leggende metropolitane raccontano, non volano, non saltano e non compiono particolari peripezie.
Al passaggio di un potenziale ospite si aggrappano e camminano fino a trovare un punto adatto dove bucare la pelle e cominciare a succhiare il sangue.
Una volta concluso il pasto, si lasciano cadere a terra.
Le malattie trasmesse dalle zecche
Ci si può domandare perché tanta preoccupazione per il morso indolore di un esserino quasi microscopico.
Il vero problema è che la puntura di zecca può trasmettere all’uomo malattie molto pericolose, in significativo aumento negli ultimi anni in molte aree del territorio italiano proprio a causa del morso di questi parassiti.
Durante il pasto, infatti, le zecche possono contagiare l’ospite con diversi agenti patogeni, virus e batteri, responsabili di infezioni che, se non riconosciute e curate in tempo, possono avere conseguenze anche gravi.
Tra le più note ci sono la malattia di Lyme e la TBE, ovvero la meningoencefalite trasmessa da zecche.
Come difendersi durante l’escursione
Per prevenire il contagio è importantissimo prima di tutto evitare il morso.
E se questo dovesse comunque avvenire, la regola è rimuovere la zecca il prima possibile: più il pasto si prolunga, più aumentano le possibilità di trasmissione di agenti patogeni.
Repellente per zecca – Foto Getty Images
Il primo accorgimento è guardarsi intorno durante l’escursione, cercando di capire quanto l’ambiente che si sta attraversando sia favorevole alla proliferazione delle zecche.
Una camminata in zona di pascolo, fra ruscelletti, cespugli d’erba e vegetazione incolta dovrebbe far scattare qualche campanello d’allarme.
Ecco i comportamenti che riducono il rischio:
- Tenere conto della stagione: le zecche sono attive soprattutto dalla primavera all’autunno.
- Indossare indumenti di colore chiaro, che facilitano l’individuazione del parassita.
- Usare abbigliamento che copra il più possibile il corpo, con magliette a manica lunga, pantaloni lunghi e calzini sopra i pantaloni: non sarà elegantissimo, ma lascia alle zecche meno spiragli per raggiungere la pelle.
- Nelle zone dove l’infestazione è accertata, utilizzare gli appositi prodotti repellenti acquistabili in farmacia, da applicare sugli abiti o sulle parti scoperte seguendo scrupolosamente le avvertenze d’uso.
- Durante la camminata restare il più possibile sui sentieri, evitando il contatto con erba e cespugli.
- Al rientro dall’escursione, spazzolare con cura i vestiti e ispezionare il corpo.
Le zecche scelgono con cura il luogo del pasto e prediligono le zone dove la pelle è più sottile e irrorata, come l’inguine, le ascelle, l’addome e il cuoio capelluto. Il controllo va fatto in maniera accurata su tutto il corpo, possibilmente con l’assistenza di un’altra persona.
Come rimuovere correttamente una zecca
Se nonostante le precauzioni una zecca arriva ad attaccarsi, occorre provvedere a rimuoverla il prima possibile.
Il pasto del parassita dura dalle 48 alle 72 ore, e proprio alla fine di questo intervallo la zecca rigurgita gli scarti, immettendo nell’ospite, se infetta, gli agenti patogeni.
_ Cosa non fare: vanno evitati i tanti rimedi suggeriti “dall’amico dell’amico”, come alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, fiammiferi e sigarette.
Tutte cose che possono andare bene se l’intenzione è vendicarsi torturando il parassita, ma che si rivelano pericolosissime: il malessere provocato alla zecca può causare un rigurgito e quindi aumentare il rischio di infezione.
_ Il metodo corretto: per asportare la zecca occorre afferrarla quanto più vicino alla pelle, con un paio di pinzette a punta fine o con gli appositi strumenti in commercio.
Bisogna staccarla con una trazione lieve e decisa, facendo sempre attenzione a non schiacciare il corpo dell’insetto durante l’operazione.
Il punto del morso va poi disinfettato, evitando prodotti che colorano la pelle come la tintura di iodio: questo per consentire la verifica di eventuali arrossamenti nelle ore successive alla rimozione.
I controlli nei giorni successivi
Dopo aver asportato il parassita è buona norma annotare la data della rimozione e attendere un periodo di 30-40 giorni per verificare la comparsa di eventuali segni di infezione.
Un arrossamento in corrispondenza del morso, oppure sintomi simili a quelli di un’influenza come febbre, stanchezza e dolori muscolari, devono mettere in allarme.
Sintomi del morso di zecca – Foto Getty Images
In presenza di questi segnali è necessario contattare il medico, segnalando di aver subito un morso di zecca. Una diagnosi tempestiva fa la differenza nella gestione delle malattie trasmesse da questi parassiti.
Conoscere le zecche e i loro comportamenti è uno degli strumenti più efficaci per chi cammina nella natura.
Non si tratta di rinunciare alle escursioni nei boschi e nei prati, ma di affrontarle con la consapevolezza che la prevenzione, l’attenzione all’ambiente e una rapida risposta in caso di morso restano le armi migliori per vivere la montagna in sicurezza.
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