Le cinque Terre – Da Riomaggiore a Monterosso

18 marzo 2020 - 9:58

Da Riomaggiore si sviluppa il sentiero più conosciuto e, indubbiamente, più romantico delle Cinque Terre: la Via dell’Amore. Essendo a ridosso della scogliera, nonsempre le condizioni del mare la rendono agibile; quando però è percorribile si ha una panoramica su una grande varietà di specie esotiche che ben sopportano l’ambiente arido e salmastro di questo tratto di costa, caratterizzato dalla presenza di lineari geometrie delle arenarie zonate di Riomaggiore. Le case di Manarola, a picco sul mare, sorgono alla sinistra del canale del Groppo, rio una volta attraversato da pittoreschi ponticelli. Le case paiono volersi tuffare in mare; in realtà sono ben salde alla roccia natia da dove scrutano l’orizzonte, in cerca dei fantasmi saraceni. Il sentiero 2, trascurando all’altezza di una cappelletta la variante che conduce alle case di Volastra, fende una fitta macchia di lecci e di euforbie arboree che non impediscono la vista sulle pieghe delle argilliti del Complesso di Canetolo, sormontate dal paese di Corniglia.
Passato lo spiaggione artificiale, nato dalla costruzione della vecchia ferrovia, la pista giunge ai piedi del paese, in bilico sul mare. La vicinanza dei vigneti e i tanti, tantissimi scalini che la separano dall’arenile, testimoniano il minor legame col mare di Corniglia rispetto alle altre “quattro” delle Cinque Terre. La struttura del borgo risponde più a quella dei paesi dell’entroterra che non a quella di Vernazza o Manarola; qui le case sono basse, nei carruggi e nelle piazzette il sole fatica a scaldare l’acciottolato dal momento che il verde delle piante glielo impedisce. Oltre il paese la via, dapprima circondata da vigneti, si inoltra nella tipica selva argentea degli oliveti, trascurando la deviazione a destra per Case Pornacchi.
Sorvolando la bellissima spiaggia di Cuvano il sentiero attraversa un terreno geologicamente instabile dove la macchia mediterranea è predominante. A quota 200 l’abitato di Prevo suggerisce una sosta panoramica verso la costa orientale, preludio, da lì a poco, di quella altrettanto suggestiva verso Punta Mesco e Vernazza. Quest’ultima appare come un vascello proteso verso il mare con, come albero maestro, la cilindrica torre di avvistamento del Castello Doria. Anche qui la tipologia costruttiva è la stessa di Riomaggiore e Manarola: il carruggio principale del borgo, nato dalla copertura del rio Vernazzola, scende verso il mare adunando i pittoreschi vicoletti collegati da ripide scalinate, logge, vecchi porticati e portali lavorati. Il cuore del paese è la piazza dove si affaccia, con una bellissima torre campanaria, la chiesa in stile gotico-ligure di Santa Margherita di Antioca. Via Ettore Vernazza guida l’escursionista fuori dal paese; una ripida mulattiera attraversa dapprima oliveti e vigneti e, quando l’incuria dell’uomo inizia a farsi sentire, varca la tipica macchia mediterranea. Ma è una breve parentesi che si chiude nelle vicinanze di Monterosso, dove il sentiero inizia a scendere rapidamente, stretto tra fasce ben curate, verso il bunker di punta Corona. L’ubicazione originaria del nucleo di Monterosso, ai piedi del monte San Cristoforo, era defilata alla vista del mare a causa della costante minaccia dei saraceni; quando però l’abitato rientrò negli interessi della Repubblica di Genova venne adeguatamente fortificato e, divenne insieme a Vernazza, un sicuro rifugio per le galee della Superba, costantemente in lotta contro l’antagonista Repubblica Marinara di Pisa. Ancora oggi esiste una paradossale testimonianza dell’antico sistema difensivo: il campanile merlato della Chiesa di San Giovanni Battista. La torre di guardia, ormai esule dalla sua antica funzione, è stata incorporata all’interno della parrocchiale del 1300; splendido è il rosone in marmo bianco che si apre nella bella facciata gotica, a righe bianche e nere. La quattrocentesca torre genovese, consumata dalla salsedine e dall’irruenza del mare, è un’altro bel esempio di struttura militare genovese. Ma per finire, quello che più di ogni altra cosa affascina il turista è il sole che, attraverso la biancheria sospesa tra i muri delle alte case, inonda di colori cangianti i carruggi, il cuore e l’anima di ogni paese rivierasco che si rispetti.