Emilia da camminare a maggio: lo spettacolare Monte Cusna
Il Monte Cusna è uno dei più bei punti panoramici dell'Emilia, una meta che richiama gli appassionati di trekking soprattutto in primavera, quando la natura si risveglia
A piedi sul Monte Cusna, l’anima dell’Appennino tosco-emiliano
L’Appennino tosco-emiliano ha un paesaggio di montagna vera: lunghi crinali, faggete, praterie sommitali,valloni incisi dall’acqua e una fascia d’alta quota che, intorno ai duemila metri, concentra una parte importante della biodiversità del Parco Nazionale.
Il Monte Cusna, con i suoi 2120 metri, è la cima più alta della provincia di Reggio Emilia, la vetta più elevata del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e la seconda dell’Appennino settentrionale dopo il Cimone.
Ph.: Gettyimages/Patrizia Molinari
Il suo profilo massiccio è riconoscibile anche da lontano.
Nel territorio reggiano viene chiamato da tempo “Uomo Morto”, “Uomo che Dorme” o “Gigante”, perché la dorsale ricorda il corpo di una figura distesa.
È un’immagine che appartiene alla tradizione locale e che continua a spiegare bene l’impressione che il Cusna dà quando lo si guarda dalla Val d’Asta o dai versanti più aperti del crinale.
Uno dei modi più completi per salire in vetta è l’anello che parte da Roncopianigi, borgata montana poco oltre Febbio, nel comune di Villa Minozzo.
Il Parco lo indica come il versante classico da nord, con partenza a 1093 metri, dislivello di 1100 metri, tempo medio di 5 ore e 30 minuti, difficoltà escursionistica e segnavia 609, 623A, 623, 625 e 619.
La primavera è il momento ideale per godersi i panorami e la natura del Monte Cusna.
L’itinerario: la salita al Monte Cusna da Roncopianigi
La salita comincia a Roncopianigi, piccolo nucleo della Val d’Asta raccolto intorno a un oratorio seicentesco.
Superate le case, si segue il CAI 609 in direzione Monteorsaro: il primo tratto scende leggermente verso il Fosso della Fusina, poi riprende quota sul versante opposto e raggiunge il borgo di Monteorsaro, che il Parco descrive come il centro abitato tradizionale più elevato della valle.
Qui l’ambiente è ancora quello dei paesi di montagna dell’Appennino reggiano, con case in pietra, pascoli e tracce di una lunga economia pastorale.
Ph.: Gettyimages/Patrizia Molinari
Oltre Monteorsaro il percorso entra in una fascia di bosco che dà alla salita il suo primo carattere forte. La faggeta occupa gran parte dei versanti montani del Cusna e accompagna a lungo il cammino.
Dal primo tornante della strada forestale si imbocca il 623A, che taglia i tornanti e risale un’antica mulattiera per i pascoli alti.
È qui che il tracciato si fa più continuo, senza difficoltà tecniche particolari ma con una progressione costante, fino al momento in cui il bosco si apre e lascia il posto agli spazi più alti della montagna.
Poco sopra quota 1685 metri si lascia a destra la carraia che porta ai Prati di Sara e si continua sul 623 verso la Sella delle Prese.
Camminare verso la vetta del Monte Cusna
Da questo punto in poi il Cusna cambia aspetto: la copertura forestale finisce, entrano in scena praterie d’alta quota e rocce, cioè gli ambienti che caratterizzano la parte più alta del sito Natura 2000 “Val d’Ozola, Monte Cusna”.
La salita segue il crinale spartiacque tra la Val d’Ozola e la Val d’Asta, su un terreno che alterna pendii erbosi, gradoni naturali e tratti più sassosi ma sempre ben percorribili.
Alla Sella delle Prese si imbocca il CAI 625, il tratto più aperto e più bello dell’intero itinerario.
La dorsale del Cusna si sviluppa su praterie modellate dal pascolo e dall’erosione, con versanti che mostrano bene l’alternanza di arenarie, marne e argilliti.
Il paesaggio qui è ampio e molto tipico dell’alta montagna appenninica: niente pareti verticali, ma una lunga costruzione di creste, dossi, selle e pendii che permette di leggere bene la forma del monte.
Nelle giornate limpide dalla vetta la vista si allarga sulle cime dell’Appennino tosco-emiliano, sulle Alpi Apuane e, in condizioni particolarmente favorevoli, fino al mare Tirreno.
La cima del Monte Cusna, con la croce eretta nel 1948, è una delle più frequentate di tutto questo settore dell’Appennino.
La discesa avviene lungo il sentiero 619, sul crinale nord-est. Anche qui il percorso resta escursionistico, ma richiede attenzione, soprattutto con vento, nebbia o terreno bagnato.
Dopo il bivio con i sentieri 607A e 617 si continua a perdere quota guardando verso il vallone glaciale della Borra e il circo sospeso ai piedi del Sasso del Morto.
Più in basso si entra di nuovo nella faggeta, si passa in prossimità del Ricovero Rio Grande e si raggiunge l’incrocio con il 609.
Da qui si prosegue sul 619 fino alla Peschiera Zamboni, storico punto d’appoggio del versante nord, e infine si rientra a Roncopianigi.
Informazioni utili
L’itinerario è un anello di montagna molto completo: unisce borghi alti dell’Appennino reggiano, bosco di faggio, dorsali erbose, ambienti di crinale e una vetta che resta tra le più rappresentative dell’intero parco.
La salita al Cusna va affrontata senza sottovalutare dislivello e variabilità del tempo, ma è una delle camminate più belle per capire davvero l’alta montagna dell’Appennino tosco-emiliano.
_Il percorso completo con tutti i dettagli
Il sito ufficiale dell’Appennino tosco-emiliano, per saperne di più sui vari percorsi del territorio
La pagina ufficiale del Rifugio Monte Orsaro, punto d’appoggio lungo il percorso
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