I forti di Genova: le sentinelle della Superba

20 maggio 2019 - 20:08

I forti ottocenteschi sono uno dei simboli della città di Genova. Eppure le loro massicce moli di pietra, alla sommità dei colli erbosi dell'entroterra, sembrano "un altro mondo" rispetto a quello mediterraneo della vicina riviera, che si abbraccia con un unico colpo d'occhio, o a quello metropolitano delle strade e delle case, che ribolle fino alle pendici delle alture...

Questo itinerario inizia e termina nel centro città, fra treni, traffico e musei, ma per gran parte del suo percorso attraversa un ambiente naturale e culturale che è altrettantogenovese del centro storico, delle Strade Nuove Patrimonio dell’Umanità UNESCO e dei grattacieli in vetro e cemento, ma è profondamente diverso nell’aspetto e nella sostanza, talmente diverso che chi non lo conosce fatica a immaginare che possa esistere a così breve distanza – meglio: in così intima unione – con una città di quasi 600.000 abitanti, storicamente ed economicamente legata al mare.

L’Area Naturale Protetta d’interesse locale Parco delle Mura con le sue lunghe, grandi Mura Nuove seicentesche e i suoi forti ottocenteschi, è un mondo profondamente diverso dalla città che si stende ai suoi piedi; città che è emotivamente lontanissima ma geograficamente molto vicina, e il vento che soffia tra i forti porta dal basso il brusio del suo traffico autostradale e la luce notturna delle sue strade.

Le colline intorno alle Mura e i crinali su cui sorgono i forti sono un mondo fatto di erba – verdissima e fioritissima dopo le piogge primaverili, gialla e secca nelle altre stagioni – fatto di farfalle, di alberi sparsi e bassi, di roccia sferzata dalle raffiche gelide della tramontana o soffocata dall’umidità marina dello scirocco.

Un mondo popolato dalle massicce pietrose forme immobili dei forti militari sabaudi, e da qualche solitario appassionato che abbandona il remescio della città per salire quassù in bici, con le scarpette da jogging, con un cane da far correre libero… o con le pecore da portare al pascolo.

Sotto il sole limpido della primavera o con la cappa grigia delle nuvole portate dalle perturbazioni atlantiche non fa differenza, questo è un paesaggio deserto, onirico, silenzioso, i cui rumori propri sono il frusciare del vento sull’erba, i rari cinguettii d’uccelli, il grugnire notturno dei cinghiali.

È un ambiente affascinante in ogni momento dell’anno ma ancor di più lo è sotto la luce bluastra della luna piena, quando si può camminare – e anche leggere, volendo – senza l’aiuto di luci artificiali, ché la luna illumina quanto basta. “Come cambia le cose, la luce della luna; come cambia i colori qui, la luce della luna” canta il genovese Ivano Fossati…

In primavera i prati e i sentieri sono zeppi di farfalle di vari colori che svolazzano di fiore in fiore – come le farfalle è giusto che facciano – e questo è un ulteriore motivo di soddisfazione per trovarsi lì.

Il passaggio dalla Città alla Natura e viceversa è mediato da tre mezzi di trasporto pubblico che sono molto, molto, molto genovesi: il “trenino di Casella” è una meravigliosa ferrovia a scartamento ridotto che collega Genova con diverse località del suo immediato entroterra con vagoni sferraglianti che volteggiano fra vallette e gallerie in un paesaggio di prati e boschi.

La funicolare Zecca-Righi è la più famosa, la più frequentata e la più interessante dei tre impianti a fune che salgono dalle basse quote del centro ai quartieri di collina residenziali o rurali, sempre panoramici. Il “traslatore orizzontale-verticale” di Montegalletto (ma potete chiamarlo ascensore) è il più curioso fra la decina di ascensori pubblici genovesi. Funicolari e ascensori, mezzi di spostamento verticale indispensabili in questa città obliqua in cui uno solo dei 25 quartieri storici è totalmente pianeggiante.

Descrizione:

Si esce dalla stazione Brignole, la seconda grande stazione ferroviaria di Genova, e girando a destra e poi ancora a destra oltre il piccolo parcheggio, si raggiunge il pedonale Passo Borgo Incrociati che sottopassa la ferrovia; si sbuca nella piccola Piazza Raggi che dà inizio al popolare Borgo Incrociati, uno dei pochi nuclei urbani medievali “fuori mura” sopravvissuti allo sviluppo edilizio e urbanistico del XX secolo, interessante proprio per questa sua caratteristica di borgo antico circondato dal centro moderno.

Si attraversa il borgo lungo Via Borgo Incrociati (scarsa fantasia nei nomi, eh?!), fra botteghe di antichità e trattorie popolari sino ad arrivare al fondo di Corso Montegrappa, una delle vie della città collinare ottocentesca; risalendolo brevemente verso sinistra si trova sul lato monte, a destra, una lunga scalinata che taglia i tornanti del corso sin presso i Giardini G.Palatucci.

Qui si prende in salita sulla destra Via Monte Cengio, poi un tornante a sinistra immette in Mura dello Zerbino – un tratto delle Mura Nuove del XVII secolo, panoramiche sui quartieri della val Bisagno – indi si attraversa la pianeggiante Piazza dello Zerbino, poi a sinistra per Via Bartolomeo Arecco e si arriva sotto ai grandi alberi di Piazza Manin, dove ha inizio la Circonvallazione a Monte, elegante e sinuosa successione di viali alti sul centro città, con bei palazzi alto borghesi di fine XIX secolo.

Tenendosi sulla destra si percorre il lato orientale di Piazza Manin, si attraversa la strada e accanto al distributore della Esso si imbocca, sulla destra, una scalinata che conduce alla stazione della Ferrovia Genova-Casella.

Chi volesse evitarsi la salita da Borgo Incrociati, può prendere il bus 49 in fondo a Corso Montegrappa e scendere in Largo Gaetano Giardino. Qui trova sulla destra, sul lato a monte del Largo, una scalinata con un’indicazione per salire alla stazione ferroviaria, dove si aspetta la partenza del trenino che è un curioso, anacronistico, affascinante, divertente, utilissimo mezzo di trasporto pubblico che unisce il centro di Genova al suo immediato entroterra agricolo e pendolare.

Scesi che si sia alla piccola stazione di Campi in piena campagna, un sentierino di fronte alla stazione sale nel bosco e raggiunge una strada sterrata segnata con un segnavia X da seguire verso destra sino all’incrocio con la provinciale che collega la val Polcevera con la val Bisagno attraverso il borgo di Trensasco. Attraversata quella, si incontra la trattoria Baita del Diamante, tipica osteria da pranzi domenicali in compagnia.

Da qui la strada sterrata prosegue in piano fra gli alberi verso il Righi col nome di Via delle Baracche, ma non è lei che interessa; subito dopo la trattoria c’è un sentiero – privo di segnavia ma ben visibile – che sale a destra fra alberi bassi ed erbe; salendo, il panorama sulle due valli genovesi e sui monti retrostanti si apre sempre di più, e oltre i crinali montani appaiono le lontane Alpi piemontesi.

Da una piccola sella appare il forte Diamante, alto e solitario, maestoso e suggestivo, il “re” dei forti militari ottocenteschi che circondano Genova.

L’ultimo tratto della salita al forte è ripida e quasi rettilinea lungo il fianco orientale del cocuzzolo. Ma quando si è lassù, a 660 metri sul mare, il panorama a 360°, il silenzio e l’ambiente naturale selvaggio ben ripagano della fatica. Dopo un po’ di riposo accanto alle mura del forte si scende lungo il sentiero che percorre a zigzag il versante sud del cocuzzolo sino a una sella erbosa.

Ora il segnavia da seguire è un cerchio rosso vuoto che invita a percorrere una comoda sterrata che procede verso sud, in direzione mare, sul versante della val Bisagno in prossimità del crinale.

Dopo breve tratto di cammino si rientra nel comune di Genova – lasciato lungo il tragitto in treno – e nel Parco Urbano delle Mura, area tutelata alle spalle del centro di Genova di grande interesse per l’ambiente naturale “estremo” che lo contraddistingue, fatto di crinali erbosi sbattuti dal vento e popolati da migliaia di farfalle, di panorami immensi, di architettura militare totalmente obsoleta e abbandonata ma interessante dal punto di vista storico e ingegneristico.

Lungo il cammino si incontra a destra la deviazione che in un quarto d’ora porta al Forte Fratello Minore affacciato sulla val Polcevera, un altro dei forti ottocenteschi che dominano la città, vicini ad essa in linea d’aria eppure lontanissimi nell’ambiente naturale e nell’attenzione che i genovesi non dedicano loro quanto essi meriterebbero.

Tornati indietro dal forte si procede ancora sul crinale panoramicissimo – si vedono bene la Riviera di Levante e le Alpi Marittime – che scende verso il poggio su cui sorge l’elegante Forte Puin, l’unico ad avere funzionato come abitazione privata per un po’ di anni nei decenni scorsi.

Da qui inizia il “Sentiero delle Farfalle” che illustra con grandi pannelli le principali specie di farfalle presenti nell’area del Parco delle Mura; il sentiero scende a sinistra, un po’ sconnesso e quasi ripido ma non lungo, verso l’Osteria delle Baracche.

Le Baracche è una tipica, tipicissima osteria da merende primaverili a base di fave, salame e vino bianco, ideale anche per mangiate comunitarie domenicali; da qui si scende sulla Via delle Baracche, sterrata ma carrabile, che in direzione sud-ovest porta alle Mura Nuove lasciando più in alto a destra il maestoso Forte Sperone, a quasi 500 metri di quota, il più imponente, articolato e massiccio fra i grandi forti genovesi, sede talvolta di spettacoli e manifestazioni estive.

Giunti sull’asfalto di Via del Peralto si scende verso sinistra lungo la strada che corre sulle Mura Nuove raggiungendo la Casetta Rossa del Parco, poi l’Ostaia du Richettu al Forte Castellaccio – e siamo alla terza osteria dell’itinerario! – quindi più in basso si arriva alle Mura della Chiappe entrando nell’area urbana del Righi, il più elevato quartiere di Genova, villette e case basse con giardini a 300 metri sul livello del mare.

Magnifico anche qui il panorama. Si passa accanto all’Osservatorio Astronomico del Righi e si scende ancora un poco sino al trivio di Largo Giorgio Caproni; qui si sale sulla rossa Funicolare Zecca-Righi, altra curiosità del trasporto pubblico genovese, che ci porta in ripida discesa sino alla Circonvallazione a Monte.

Si scenda alla fermata San Nicolò passando accanto alla chiesa di origine seicentesca di San Nicola da Tolentino; percorrendo l’elegante Corso Firenze verso ponente – verso destra – con belle vedute sul centro città sottostante, si raggiunge l’inizio di Corso Ugo Bassi.

Qui, sulla sinistra, si trova l’ingresso al castello D’Albertis col suo piccolo parco panoramico e il suo museo etnologico, frutto della vita avvincente e insolita del Capitano Enrico D’Albertis, il “padre” di questo bizzarro edificio, uomo di vasti interessi, grandissimo viaggiatore, costruttore di meridiane e altro ancora…

Terminata la visita al curioso interessantissimo edificio pieno di oggetti esotici, meridiane, strumenti musicali, arredamenti bizzarri, decorazioni murali e chi più ne ha più ne metta, si torna su Corso Ugo Bassi e si attraversa la strada per entrare nel curioso “traslatore verticale-orizzontale” – normalmente detto più semplicemente Ascensore di Montegalletto (un’altra delle tante “meraviglie” della variegata ed eclettica rete di trasporto pubblico genovese).

Con “il traslatore” si scende in Via Balbi là dove essa diventa Piazza Acquaverde, ovvero nei pressi della stazione di Piazza Principe, raggiungibile con breve percorso uscendo dall’ascensore e dirigendosi verso destra.