4 trekking panoramici vicino a Milano da fare in primavera

23 aprile 2026 - 9:08

Anche vicino a Milano è possibile immergersi nella natura che rifiorisce a primavera: ecco quattro itinerari panoramici tra laghi, foreste, montagne e tradizioni

Primavera da camminare: 4 trekking panoramici vicino a Milano

La primavera è il momento ideale per tornare a camminare vicino a Milano: giornate più lunghe, temperaturemiti e una natura che riparte rendono ogni uscita più piacevole.

Tra le Prealpi lecchesi e varesine, non mancano itinerari ottimi per una gita di giornata.

Ecco quattro trekking panoramici da fare in primavera a pochi chilometri dal capoluogo della Lombardia.

1 – Monte Barro dal sentiero delle creste: vista sull’acqua

Il Monte Barro, pur con un’altitudine contenuta di 922 metri, è una delle cime più panoramiche tra il lecchese e la Brianza.

La sua posizione isolata, tra la città di Lecco e i laghi brianzoli, regala una vista sorprendentemente ampia.

Da un lato le Prealpi lecchesi, dall’altro un mosaico di specchi d’acqua e colline.

Il percorso che sale da Galbiate lungo il sentiero 305 percorre la cresta sud ed è parte di quello che viene comunemente chiamato “sentiero delle creste”.

Ph: Gettyimages/Daniele-Novati

L’itinerario prende avvio dalle vie alte del paese, in zona Via dell’Oliva, dove termina l’asfalto e inizia una traccia sterrata che introduce al Parco Regionale del Monte Barro.

Dopo un primo tratto quasi pianeggiante si incontra una fontanella – l’unico punto d’acqua – e un bivio dove si svolta decisamente a sinistra.

Da qui la salita cambia subito carattere.

Il sentiero si impenna nel bosco con pendenze costanti e sostenute, senza veri momenti di tregua.

Man mano che si guadagna quota, la vegetazione si dirada e il tracciato si avvicina alla linea di cresta, lasciando spazio a scorci sempre più aperti.

Usciti dal bosco, il terreno diventa più aspro e roccioso: si affronta una serie di tornanti ripidi che conducono al primo dei cosiddetti “corni”, rilievi secondari che caratterizzano questa cresta.

Da qui in avanti il percorso assume un andamento mosso, alternando brevi discese e risalite su terreno misto, tra terra, roccette e tratti più esposti, mai tecnici in senso alpinistico ma comunque da affrontare con passo sicuro.

Superati i tre corni, si raggiunge la Sella della Pila, un piccolo snodo di sentieri da cui la cima appare ormai vicina.

È proprio nel tratto finale che si concentra la difficoltà maggiore.

Alcune balze rocciose richiedono l’uso delle mani per progredire, in un passaggio breve ma deciso che può mettere alla prova chi non è abituato a muoversi su terreno ripido.

Una volta superato questo salto, il percorso si addolcisce e in pochi minuti si arriva alla croce di vetta.

La salita complessiva è relativamente rapida, intorno all’ora e mezza, ma intensa: il dislivello è concentrato e le pendenze non concedono sconti.

Proprio per questo, nonostante la quota modesta, è un’escursione da affrontare con equipaggiamento adeguato e un minimo di esperienza su sentieri ripidi e a tratti esposti.

La discesa può avvenire lungo lo stesso itinerario.

_La descrizione dettagliata con fotografie del Sentiero delle Creste

 

2 – Valle dell’Oro e Cornizzolo: camminare tra storia e panorami

L’itinerario che attraversa la Valle dell’Oro e sale fino al Monte Cornizzolo è una proposta estremamente varia, capace di unire ambienti naturali, testimonianze storiche e ampi orizzonti panoramici.

Si sviluppa sopra Civate, piccolo centro ai piedi delle Prealpi lecchesi, e segue antiche vie di collegamento che per secoli hanno messo in comunicazione il fondovalle con gli insediamenti in quota.

Ph: Gettyimages/BellaniAlessandro

La prima parte del percorso si svolge lungo un tracciato facile e progressivo, ideale anche per chi cerca una camminata tranquilla. Dalla zona del paese si imbocca una strada che si inoltra tra le ultime case e poi lascia spazio a una traccia quasi pianeggiante, che conduce senza sforzo verso la Cascina dell’Oro.

Questo tratto iniziale è immerso nel verde e offre già alcuni scorci interessanti sul Lago di Annone e sui rilievi circostanti, tra cui il Monte Barro e il Resegone.

Superata la cascina, il percorso cambia decisamente carattere: la mulattiera acciottolata entra nel bosco e inizia a salire con maggiore decisione.

La pendenza si alterna tra tratti più dolci e altri più sostenuti, ma resta sempre regolare e ben percorribile.

In circa un’ora si raggiunge uno dei punti più affascinanti dell’intero itinerario, il complesso di San Pietro al Monte, capolavoro del romanico lombardo.

Il monastero sorge su un ampio pianoro erboso e domina la Brianza dall’alto, offrendo una vista aperta e luminosa.

Quando è possibile visitare l’interno, gli affreschi e le decorazioni testimoniano l’importanza storica e artistica del sito.

Per chi desidera proseguire, l’itinerario continua in direzione della dorsale che porta al Cornizzolo.

Il sentiero, sempre ben segnalato, attraversa nuovamente il bosco e raggiunge il Rifugio Marisa Consiglieri, punto di appoggio intermedio.

Da qui la salita finale si sviluppa su terreno più aperto e conduce in vetta, dove una grande croce segna il punto culminante.

Dalla cima il panorama è ampio e spettacolare.

Si distinguono chiaramente le Grigne, i Corni di Canzo e le creste del Resegone sopra il Lago di Como, mentre verso sud lo sguardo si allunga sulla pianura padana.

Nelle giornate limpide, la visibilità si estende fino all’orizzonte appenninico, offrendo una prospettiva davvero ampia e appagante.

Il rientro avviene lungo lo stesso percorso di salita, permettendo di ripercorrere con calma gli ambienti attraversati e di godere nuovamente dei passaggi più suggestivi.

_Tutti i dettagli del trekking a San Pietro al Monte

 

3 – Dal Sacro Monte al Forte di Orino, torri e foreste

L’itinerario che segue il sentiero 1/301 nel Parco Regionale Campo dei Fiori è una lunga traversata in ambiente prealpino che unisce storia, natura e panorami ampi, collegando la località Prima Cappella al Forte di Orino.

Si tratta di un percorso di circa 9 chilometri con sviluppo prevalentemente in quota, che richiede tempo e continuità di passo più che difficoltà tecniche, attraversando alcuni dei luoghi più significativi del massiccio.

Ph: Gettyimages/Massimo-De-Candido

La partenza avviene alle porte di Varese, in corrispondenza dell’inizio della Via Sacra del Sacro Monte di Varese, riconoscibile dall’Arco del Rosario.

Questo è uno dei contesti più suggestivi dell’intero itinerario.

La strada acciottolata e le cappelle seicentesche che salgono verso Santa Maria del Monte accompagnano i primi passi.

Dopo i primi tratti, il percorso devia verso la zona dell’ex funicolare e del complesso del Grande Albergo Campo dei Fiori, elegante testimonianza dell’architettura Liberty lombarda.

Nei dintorni si incontra anche la Grotta Marelli, una delle cavità carsiche più rilevanti dell’area, segno della natura calcarea del massiccio.

Proseguendo, il sentiero si addentra nel bosco e sale verso ambienti più freschi e ombreggiati, alternando tratti su mulattiera a passaggi su sentiero più stretto.

Raggiunta la zona del Monte Tre Croci, il percorso offre un primo vero affaccio panoramico.

Le grandi croci monumentali, visibili da lontano, segnano un punto simbolico e panoramico, da cui lo sguardo si apre sulle valli circostanti.

Da qui si continua lungo il crinale, incontrando il Piazzale della Batteria, testimonianza della Linea Cadorna, con resti militari e ampie visuali sulle Prealpi varesine.

Il tracciato prosegue poi su strada asfaltata e successivamente sterrata.

Si incontra il Piazzale Belvedere, uno dei punti panoramici più ampi dell’itinerario.

Affacciato sulla pianura e sui laghi varesini è la porta d’accesso alla Cittadella di Scienze della Natura che comprende anche l’Osservatorio Astronomico G.V. Schiaparelli.

Superata questa zona, il sentiero diventa una vera e propria traversata in quota lungo la strada militare che conduce al Forte di Orino.

Si cammina tra boschi misti, alternando tratti in faggeta a zone di conifere, con continui saliscendi leggeri e numerosi incroci con altri sentieri che scendono verso i paesi circostanti.

L’ambiente è vario e silenzioso, tipicamente prealpino, e mantiene un andamento regolare fino agli ultimi tornanti.

L’arrivo al Forte di Orino rappresenta il culmine dell’escursione: la struttura militare, costruita anch’essa nell’ambito della Linea Cadorna, domina un ampio settore del territorio circostante.

Da qui la vista spazia dalle Prealpi alle Alpi centrali, fino al Lago Maggiore e alla pianura lombarda occidentale.

_Una bella descrizione con foto dell’itinerario

4 – L’anello dei Corni di Canzo: montagne affascinanti

L’anello che da Valmadrera conduce a Pianezzo e ai Corni di Canzo è una delle escursioni più complete del territorio lecchese.

Un itinerario lungo e appagante, che si sviluppa quasi interamente nel bosco ma culmina in ambienti aperti e panoramici.

Il dislivello è importante (960 m) e richiede un buon allenamento, ma il tracciato rimane sempre evidente e non presenta passaggi tecnici rilevanti, risultando quindi accessibile a escursionisti abituati a salite continue.

Ph: Gettyimages/EyeEm-Mobile-GmbH

La partenza avviene nella parte alta del paese, in località Belvedere (290 m), punto di accesso a numerosi sentieri della zona. Dopo i primi metri su strada, il percorso segue una comoda mulattiera che si inoltra nel bosco, guadagnando quota in modo progressivo.

Superata una piccola cappella votiva, si abbandona la traccia principale per imboccare un sentiero più stretto, ben segnalato, che rappresenta l’itinerario di salita verso Pianezzo.

Il cammino prosegue all’interno di un ambiente forestale continuo, senza particolari esposizioni ma con uno sviluppo costante.

Dopo circa un’ora si raggiunge la località Sambrosera, dove si incontra una sorgente e un importante bivio: qui si resta sul tracciato principale, evitando le deviazioni laterali, e si riprende a salire con pendenze via via più marcate.

Il sentiero aggira le pendici del Corno Rat e, con un ultimo tratto più deciso, porta fuori dal bosco in prossimità della Bocchetta di Moregge, valico naturale tra il gruppo dei Corni e il Moregallo.

Da questo punto il paesaggio cambia: il terreno si apre e, con un traverso quasi pianeggiante, si raggiungono in breve tempo i prati di Pianezzo, dove sorge il Rifugio SEV.

La posizione è particolarmente suggestiva, con ampie vedute sul Lago di Como e sulle montagne circostanti, ed è un ottimo punto di sosta prima dell’ultima salita.

Dal rifugio si riprende il cammino entrando nuovamente nel bosco e dirigendosi verso la base dei Corni. Il sentiero attraversa un ghiaione e conduce alla Bocchetta di Luera, dove si diramano i percorsi per le diverse cime.

Il Corno orientale (1232 m), il più accessibile dei tre, si raggiunge in pochi minuti lungo una traccia evidente tra roccette facili.

La vetta, segnata da una croce, offre un panorama ampio che spazia su Lecco, sul Monte Barro e sui rilievi circostanti, mentre alle spalle si stagliano le pareti più imponenti del Corno centrale.

Per il rientro si prosegue ad anello senza ripercorrere la via di salita. Dalla bocchetta si scende verso Acqua del Fò, altra zona caratterizzata dalla presenza di una sorgente e da un importante crocevia di sentieri.

Il percorso continua poi in direzione di San Tomaso, mantenendosi nel bosco con un andamento più dolce e rilassato rispetto alla salita. In circa quaranta minuti si raggiunge la piana erbosa dove sorge la piccola chiesa di San Tomaso, luogo molto frequentato e ideale per una pausa.

L’ultima parte dell’itinerario segue una larga mulattiera che riporta gradualmente verso valle, chiudendo l’anello e tornando al punto di partenza.

 

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