Trekking in Salento: 4 sentieri tra falesie, grotte e mare

2 maggio 2026 - 9:00

Da Santa Maria di Leuca a Otranto, fino al parco Costa Otranto-Santa Maria di Leuca, 4 itinerari per scoprire la Puglia più selvaggia. Falesie, fiordi mediterranei, grotte preistoriche e calette caraibiche: il tacco d'Italia si rivela meglio camminando

Le coste del Salento sono una meta ideale da scoprire a piedi nella bella stagione, dove si mostrano la visitatore in tutta la loro bellezza.

Tra falesie a picco sul mare,grotte carsiche modellate dai secoli e calette di sabbia bianca, il tacco d’Italia custodisce un patrimonio naturalistico e culturale che soltanto il passo lento permette di assaporare.

Quattro itinerari, da Santa Maria di Leuca al parco naturale regionale Costa Otranto, raccontano questa Puglia autentica.

Quando andare: primavera e autunno, le stagioni ideali

Le terre salentine danno il meglio di sé soprattutto in primavera, quando i fiori sbocciano in tutta la loro bellezza.

In questa parte d’Italia il clima ha un peso decisivo e percorrere i sentieri quando le temperature sono troppo alte può diventare poco piacevole.

Per questo conviene approfittare delle stagioni più tiepide, soprattutto primavera e autunno, per godersi al meglio queste terre selvagge.

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Il Salento è una delle zone dell’Italia meridionale dove meglio si esprime il connubio tutto mediterraneo di bellezze naturalistiche e artistico-culturali.

Oltre al capoluogo Lecce, vera chicca del Barocco con i suoi ciottolati di pietra bianca, sono molti i borghi e i paesi ricchi di edifici storici.

Tutto intorno, masserie silenziose riposano tra uliveti secolari. Oltre ancora, un litorale da cartolina, dove scogliere e calette si alternano a lunghi spiaggioni di sabbia bianca.

È per questo che un viaggio a passo lento rappresenta una modalità ideale per visitare questa parte di Puglia.

Il Sentiero delle Cipolliane, dal Ponte Ciolo a Novaglie

Iniziamo dalla fine: Santa Maria di Leuca, ossia l’ultimo lembo di terra prima che il mare si estenda fino a oltre l’orizzonte. Le coste sono celebri per i loro costoni rocciosi e le falesie a picco sull’acqua.

Nei pressi di Ponte Ciolo, un ponte stradale alto circa 40 metri diventato meta per gli amanti dei tuffi estremi, si apre un vero e proprio fiordo mediterraneo.

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A pochi passi da questo canyon naturale, formato nei secoli dall’erosione di acqua e vento, si trovano le omonime grotte. Quelle visitabili sono in realtà una piccola parte: tutta l’area è ricca di cavità marine raggiungibili solo dal mare.

Tra queste, la Grotta Grande è la più famosa e ospita anche un laghetto di acqua dolce, mentre la Grotta delle Prazziche è un sito archeologico dove sono stati ritrovati manufatti del neolitico.

Il Sentiero delle Cipolliane offre un punto di accesso panoramico a queste località.

Era un’antica stradina utilizzata da pescatori e contadini: in circa 2,5 chilometri l’itinerario si sviluppa fino al parcheggio di Porto Vecchio a Novaglie.

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Lungo il percorso si vedono tutti gli elementi più caratteristici della campagna salentina, dai muri a secco agli arbusti di macchia mediterranea, fino ai sentieri di terra battuta.

E sempre lungo questo tracciato si possono raggiungere le Grotte Cipolliane, cavità nella pietra accessibili dalle diramazioni del cammino.

Dalla Grotta della Poesia ai Caraibi del Salento

Nella zona di Otranto un trekking parte da una delle piscine naturali più suggestive d’Europa.

Si chiama Grotta della Poesia ed è stata menzionata anche dal National Geographic per la sua bellezza.

Siamo nel tratto tra San Foca e Torre dell’Orso, in un’area ricca di ritrovamenti archeologici: anche sulle pareti della grotta sono state ritrovate iscrizioni messapiche, greche e latine.

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Dalla grotta un camminamento conduce verso Torre dell’Orso, da cui si arriva alla Spiaggia delle Due Sorelle.

Dopo un tratto sulla sabbia bianca, un punto panoramico permette di ammirare il paesaggio e di comprendere immediatamente perché quest’area venga chiamata “I Caraibi del Salento”.

Da qui si può proseguire verso sud fino ai Faraglioni di Sant’Andrea, formazioni carsiche dalle geometrie sinuose.

A vederle, sembrano disegnate da un artista: vere opere d’arte modellate dalle intemperie, che spuntano dall’acqua con le loro forme a torri e archi.

 

Sino a Punta Palascìa, il punto più orientale d’Italia

Sempre nell’area di Otranto, un sentiero parte dal porto della cittadina e segue la costa fino al magnifico faro di Punta Palascìa, il punto più orientale d’Italia.

Il percorso è lungo circa 15 chilometri e richiede dalle 5 alle 6 ore di cammino.

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Partendo dal porto e seguendo la riva, si incontra dapprima la Torre del Serpe, antica costruzione di epoca romana che pare fungesse da faro. È oggi il simbolo di Otranto ed è presente anche sullo stemma della città.

Si prosegue in un paesaggio magnifico, dove le zone prative si congiungono al mare fin quasi a toccarlo.

Più avanti l’aspetto cambia ancora, quando si arriva al laghetto della ex cava di bauxite. È un luogo molto scenografico: una pozza d’acqua circondata da terre di un colore rosso vivo.

Era infatti una cava di minerale rimasta in attività fino al 1976, e oggi i suoi colori così intensi le danno l’aspetto di un dipinto.

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L’itinerario prosegue verso sud raggiungendo il Belvedere Fazi e termina al solitario faro di Punta Palascìa. Da qui, nelle giornate più terse, l’Albania si vede a occhio nudo: sono solo un’ottantina i chilometri di mare a separare l’Italia dal paese balcanico.

Costruito nel 1867, il faro ospita oggi il Museo multimediale del Mare ed è uno dei cinque fari del Mediterraneo protetti dalla Commissione Europea.

 

Itinerario Belvedere, da Santa Cesarea Terme a Castro

Chiudiamo con un percorso ben più lungo e impegnativo: i 17 chilometri tra Santa Cesarea Terme e Castro, chiamato Itinerario Belvedere.

Attraversa i paesaggi del parco naturalre regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e bosco di Tricase. Da questi sentieri si ammira una costa frastagliata, ricca di emergenze geologiche e panorami mozzafiato.

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Si comincia percorrendo il Sentiero Torre Miggiano fino al suo porticciolo, per poi seguire le indicazioni del Sentiero Serricella.

Si ritorna verso la costa sul Sentiero Cusarne immergendosi nella macchia mediterranea, e successivamente si giunge a Castro imboccando il Sentiero Montelacquaro.

A Castro si può visitare il centro storico di Castrum Minervae, la storica città romana dove sbarcò Enea dopo la distruzione di Troia, secondo gli scritti di Virgilio. Facendo un balzo in avanti nella storia, è oggi visibile anche il Castello Aragonese.

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Per ritornare al punto di partenza si può chiudere ad anello seguendo il Sentiero delle Mura Aragonesi, con una sosta ristoratrice al punto panoramico di Piazza Perotti.

Seguendo la direzione di Piazzetta Belvedere si arriva alla Grotta Zinzulusa, e si prosegue verso Santa Cesarea imboccando il Sentiero Chiusura Sterna, affacciato sul mare. Infine si ritorna sul Sentiero Cursane, da cui si raggiunge il punto di inizio.

 

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