Foreste Casentinesi in primavera: 4 trekking tra laghi e borghi
Quattro percorsi a piedi per vivere la primavera nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tra laghi, montagne, borghi e tradizioni antiche
Toscana, Foreste Casentinesi: 4 itinerari a piedi da fare in primavera
Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è uno dei patrimoni naturalipiù integri dell’Appennino tosco-romagnolo: una distesa di boschi antichi, crinali panoramici e vallate silenziose a cavallo del confine tra Toscana ed Emilia-Romagna.
In primavera percorrerne i tanti itinerari è un’esperienza bellissima: eccone 4 da non perdere, tra natura e borghi.
1 – L’anello di Monte Falterona
Il punto di partenza di questa bella escursione ad anello, interamente compresa nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, è la Fonte del Borbotto (1210 m).
Da qui si imbocca il sentiero CAI 8 lungo la strada forestale in direzione di Piancancelli; dopo circa 500 metri, sulla destra, si stacca il sentiero 16, noto come “la Diretta”, che sale deciso tra i faggi con pendenza sostenuta fino alla sommità del Monte Falterona (1.654 m).
Ph: Gettyimages/phbcz
Si prosegue quindi attraversando una faggeta rigogliosa che porta in breve al Monte Falco (1.658 m), quota massima dell’intero percorso.
Una panchina posizionata su un terrazzo naturale regala un panorama eccezionale: di fronte le Balze delle Rondinaie, a nord-est la Romagna, a nord-ovest il Mugello.
Abbandonato il sentiero principale per una deviazione a sinistra sulla strada militare, si scende dolcemente fino a Fangacci (1.483 m).
Si supera il Rifugio La Capanna, dopodichè si lascia nuovamente il sentiero svoltando a destra su una pista forestale che scende verso il Rifugio Le Fontanelle.
Dal rifugio si riparte verso il Passo Tre Faggi e dopo circa 500 metri, prima che il tracciato inizi a scendere con decisione, si segue una deviazione a sinistra su traccia non ufficialmente segnata in direzione delle Balze delle Rondinaie.
Tornati al Rifugio Le Fontanelle, si svolta a destra sul Sentiero degli Alpini, che risale ampio e piacevole il bosco di Pian delle Fontanelle fino al Passo di Piancancelli (1488 m).
Da qui si riprende la pista forestale e, in breve, si conclude l’anello.
_Tutto quello che c’è da sapere su Monte Falterona e Foresta di Campiglia
2 – Da Abbadia San Salvatore a Piancastagnaio
Questo itinerario collega due borghi dal forte carattere storico. Abbadia San Salvatore deve il proprio nome all’abbazia benedettina fondata nel 743 dal re longobardo Rachis.
Piancastagnaio affonda le radici nell’VIII secolo, quando il suo territorio faceva parte dei possedimenti dell’abbazia di San Salvatore.
Ph: Gettyimages/clodio
Le vicende politiche del borgo rispecchiano la turbolenta storia medievale della Toscana meridionale.
Si tratta di un percorso di circa 6 km, che si snoda su asfalto, sterrato e sentieri boschivi immersi in fitti castagneti che regalano una piacevole ombra.
Dall’ufficio dell’Ente turismo di Abbadia San Salvatore, si svolta subito a sinistra e si attraversa via Gorizia, proseguendo in salita lungo via Adua fino a un piccolo lago.
Poco prima dello specchio d’acqua, dietro una casa bianca, un ponte consente di raggiungere l’altra sponda, dove si sbuca in via Asmara: qui si gira a sinistra.
Si salgono le scale di fronte al civico 28 fino a un incrocio, dove si imbocca via Piscinello.
Superato l’Hotel Aurora si svolta a sinistra in via Fosso Canali, che termina davanti a un grande edificio privo di intonaco: a questo punto si piega a destra in via Sant’Andrea, da percorrere interamente.
Dopo una ventina di minuti si lascia il paese alle spalle e inizia un’ampia strada sterrata che attraversa una vegetazione mista.
Si procede sempre dritto lungo la via principale, raggiungendo il torrente Fosso dell’Indivina.
Altri trenta minuti di cammino riportano sull’asfalto, all’ingresso della periferia di Piancastagnaio: a uno stop si gira a sinistra in via Grossetana, che conduce dentro il paese.
Naturalmente una tappa nel borgo medievale di Piancastagnaio è d’obbligo: il paese sorge sulle pendici del Monte Amiata, aggrappato a un ripiano naturale che domina la valle del Paglia e la via Cassia.
Le sue origini risalgono con ogni probabilità al X secolo, quando gli abati dell’Abbazia di San Salvatore vi fondarono un piccolo insediamento rurale.
_La descrizione dell’itinerario nel dettaglio
3 – Il Monte Tiravento
Il nome di questo monte non lascia spazio a interpretazioni: il Tiravento sorge isolato e privo di ripari sulla destra idrografica del Rabbi, sopra Premilcuore, esposto a ogni intemperia.
L’escursione che lo raggiunge abbina un bel crinale panoramico a lunghi tratti nel bosco, con la suggestione aggiuntiva dei ruderi di antiche case coloniche ormai restituite alla vegetazione.
Ph: Gettyimages/robertonencini
Ci troviamo nella Romagna forlivese, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Dal ponte sul fiume Rabbi a Premilcuore (457 m), si raggiunge via Val d’Abete; terminata la strada asfaltata presso l’ultima casa, si entra nel bosco.
Al primo bivio s’imbocca a destra il ripido sentiero CAI 313, che guadagna quota con decisione fino a uscire dal bosco intorno ai 643 metri, dove inizia il crinale panoramico.
Superati i ruderi di Ca’ Monte Arsiccio di Sopra, si raggiunge la vetta del Monte Arsiccio (794 m).
Il sentiero rientra poi nel bosco fitto e raggiunge la forestale CAI 311 che si percorre fino a quota 1107 metri, dopodiché il sentiero scende nel bosco con cartelli ben visibili.
In discesa si incontrano antichi insediamenti rurali abbandonati, come Ca’ Vivaio e Ca’ Ponte Nuovo, caratterizzata da un ponte a schiena d’asino sul Rabbi.
Una piccola croce datata 1921 sul bordo della mulattiera segna quasi la fine del percorso, che rientra a Premilcuore.
_Il trekking sul Monte Tiravento con traccia GPX
4 – Da Ridracoli al Rifugio Cà di Sopra
Un anello di grande soddisfazione, tutto interno al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che prende le mosse da Ridracoli.
Percorre la sponda destra del celebre lago artificiale, uno degli invasi più integri e scenografici dell’Appennino tosco-romagnolo.
Il percorso regala fin da subito un’esperienza non comune: si attraversa infatti la sommità della diga, passaggio che permette di apprezzarne le dimensioni imponenti e di avere una prima visuale d’insieme sull’invaso.
Ph.: Gettyimages/Valerio Bonaretti
Da qui il tracciato si snoda lungo il sentiero 231.
Guadagna quota tra boschi e radure fino a raggiungere il Rifugio Cà di Sopra (1014 m), punto più alto dell’escursione e meta ideale per una sosta.
La discesa tocca le località di Pratalino e I Tagli.
Si attraversa un paesaggio che porta i segni del passato rurale di questa valle.
Vecchi poderi ormai abbandonati, muri diroccati e aree aperte che la vegetazione spontanea sta lentamente riconquistando.
Questi scorci malinconici e selvatici sono tra i momenti più suggestivi dell’intero anello, insieme alle vedute sul lago che il sentiero concede in più punti lungo il percorso.
Il rientro a Ridracoli chiude l’itinerario.
_La pagina dedicata al Rifugio con suggerimenti per camminare
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