Toscana, 6 trekking di primavera tra Appennino, coste e isole selvagge
Dai crinali selvaggi dell’Alpe della Luna alle praterie d’alta quota del Corno alle Scale, fino ai paesaggi vulcanici di Capraia, sei percorsi da non perdere in Toscana
Meravigliosi itinerari primaverili in Toscana
I panorami della Toscana non sono fatti solo da colline morbide e borghi iconici, ma c’è molto altro che un appassionatodi outdoor e natura può scoprire, soprattutto in primavera.
Infatti, questa regione, è sorprendentemente varia dal punto di vista paesaggistico, in poche decine di chilometri si può passare dai verdi e boscosi crinali appenninici alle isole vulcaniche, dalle vette dell’Appennino alle alture dell’Amiata.
In questo articolo abbiamo selezionato sei trekking che rappresentano un invito a scoprire una Toscana più selvaggia e autentica, da vivere passo dopo passo.
1 – Alpe della Luna, tra storia, boschi e crinali selvaggi
L’itinerario ad anello sul versante meridionale dell’Alpe della Luna, con partenza dalle frazioni di Sansepolcro, è un percorso lungo e articolato, circa 19 km con 850 metri di dislivello, adatto a escursionisti allenati.
Il cammino inizia da La Montagna, piccolo borgo in pietra, e si sviluppa inizialmente su strade secondarie che diventano presto sentieri, accompagnati dagli impluvi che alimentano il Torrente Afra.
Dopo un primo tratto relativamente dolce, si entra sul sentiero Hinton-Brown, legato alle vicende della Seconda Guerra Mondiale. Qui la salita si fa più decisa e il terreno più vario, tra roccia levigata, tratti umidi e passaggi che richiedono attenzione.
Il bosco cambia progressivamente aspetto, passando da querceti a faggete, con radure luminose dove compaiono asfodeli e ginestre.
Superata l’area del rifugio Pampiglione, il percorso alterna saliscendi tra bosco e spazi aperti, con scorci sui rilievi circostanti e, nelle giornate limpide, fino al Monte Carpegna.
Ph: Rifugio La Spinella
Alcuni tratti risultano più esposti e richiedono passo sicuro. Raggiunta la dorsale, si toccano punti chiave come Monte dei Frati e Monte Cucco, in un’area segnata anche dalla presenza storica della Linea Gotica, con ampie vedute sul Lago di Montedoglio e sulla valle.
La discesa segue i sentieri CAI 808 e 806, attraversando più volte il letto del torrente, che può risultare asciutto oppure più impegnativo dopo piogge, a causa del fondo irregolare.
Nel rientro si raggiunge il Rifugio La Spinella, punto panoramico e area di sosta, prima di chiudere l’anello tornando verso la partenza.
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2 – Corno alle Scale e Lago Scaffaiolo: crinali e praterie d’alta quota
Questo itinerario ad anello nel Parco del Corno alle Scale offre un percorso non troppo impegnativo ma estremamente scenografico, ideale per esplorare uno dei tratti più spettacolari dell’Appennino settentrionale.
Con poco più di 9 chilometri di lunghezza e un dislivello contenuto attorno ai 500 metri, l’escursione si svolge su terreni vari ma sempre ben percorribili, raggiungendo quote prossime ai 1.900 metri che permettono di osservare meravigliose viste panoramiche sul territorio circostante.
La partenza avviene dalla zona della Doganaccia, da cui si prende quota in direzione del Passo della Porticciola.
Il sentiero sale con pendenza regolare attraversando ambienti aperti e pascoli, fino a raggiungere la cresta che introduce alle prime elevazioni panoramiche.
Da qui si prosegue verso Punta Sofia e quindi verso la cima principale, il Corno alle Scale, che con i suoi 1944 metri rappresenta il punto più alto dell’Appennino bolognese.
La dorsale è ampia e ariosa, con visuali che si aprono in tutte le direzioni: nelle giornate limpide lo sguardo spazia dalle valli emiliane fino ai rilievi toscani, offrendo una percezione piena dello spartiacque appenninico.
Ph.: Gettyimages/Manuela Finetti
Si prosegue lungo il crinale toccando anche Punta Giorgina e attraversando il Passo dello Strofinatoio, punto di passaggio tra versanti che introduce a una zona più dolce e ondulata.
Il cammino continua verso il Passo Tre Termini e quindi verso il Lago Scaffaiolo, uno degli specchi d’acqua più iconici dell’Appennino. Situato poco sotto il crinale, il lago appare incastonato tra praterie e rilievi morbidi, creando un ambiente suggestivo e spesso battuto dal vento.
A breve distanza si trova il Rifugio Duca degli Abruzzi, punto di sosta storico e panoramico.
Il rientro completa l’anello mantenendosi in quota per un tratto e poi scendendo progressivamente verso il punto di partenza, alternando tratti di prateria a passaggi più protetti.
Il verde primaverile del Corno alle Scale – Foto Getty Images
L’intero percorso si sviluppa in un ambiente molto vario, dove si alternano pascoli d’altitudine, crinali aperti e lembi di faggeta, tipici di un’area che, pur essendo appenninica, presenta in quota caratteristiche quasi alpine.
Il parco che ospita questo itinerario si estende per circa 5000 ettari e conserva una notevole biodiversità: non è raro avvistare ungulati come caprioli e daini, mentre tra i cieli può comparire l’aquila reale.
L’escursione, classificata di difficoltà media, non presenta particolari criticità tecniche ma richiede comunque un minimo di allenamento e attenzione alle condizioni meteo, data l’esposizione dei tratti di cresta.
In cambio offre un’esperienza completa e appagante, tra i panorami più ampi e riconoscibili dell’Appennino.
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3 – Capraia selvaggia: anello dello Zenobito
L’anello che attraversa la parte centro-meridionale dell’isola di Capraia è un itinerario di grande fascino, capace di unire paesaggi vulcanici, macchia mediterranea e affacci spettacolari sul mare.
Con uno sviluppo di circa 16,5 chilometri e un dislivello vicino agli 800 metri, si tratta di un percorso di difficoltà media, reso più impegnativo dalla lunghezza e da alcuni tratti su fondo irregolare.
Capraia, terza per estensione dell’Arcipelago Toscano, è l’unica isola dell’arcipelago di origine vulcanica.
La sua formazione è legata a due principali fasi eruttive che hanno modellato un territorio fatto di rocce basaltiche, colate di andesite e depositi tufacei, ben visibili nella zona dello Zenobito, dove il paesaggio assume tonalità rossastre e forme aspre.
L’escursione prende avvio dal centro del paese, in piazza Milano, nei pressi della chiesa di San Nicola. Da qui si imbocca Via del Semaforo seguendo il sentiero CAI 406, prima su fondo cementato e poi su sterrato, attraversando ambienti dominati dalla macchia mediterranea.
Lungo la salita si incontrano deviazioni verso Cala dello Zurletto e il sentiero delle Tighielle, con le sue antiche strutture legate alla produzione vinicola.
Proseguendo sul percorso principale si raggiunge la località Il Piano, da cui si continua su una vecchia mulattiera selciata fino alla sella di Monte delle Cancelle, dove si devia verso la vetta del Monte Arpagna.
Sulla sommità sono ancora visibili i resti di una struttura di avvistamento del traffico marittimo nel Canale di Corsica, testimonianza della funzione strategica dell’isola.
Dalla vetta inizia la lunga discesa verso la Piana dello Zenobito, il tratto più tecnico dell’anello: sentiero ripido su fondo sconnesso tra pietre e brecciolino, che richiede attenzione e passo sicuro.
Raggiunta la piana, il paesaggio si apre con le sue colorazioni rossastre verso il mare.
Si arriva così nei pressi della Torre dello Zenobito, costruzione difensiva oggi non più accessibile, sotto la quale si apre la spettacolare Cala Rossa, una delle insenature più suggestive dell’isola, con scogliere scure e mare intenso.
La torre dello Zenobito sopra la Cala Rossa – Foto Getty Images
Il ritorno avviene lungo il sentiero CAI 401, attraverso ambienti più selvaggi e solitari, con piccoli impluvi e tratti rocciosi.
Si passa nei pressi della Pieve di Santo Stefano, immersa nella vegetazione, per poi rientrare verso Il Piano e riprendere il percorso dell’andata fino al paese.
L’intero anello si svolge su sentieri ben segnalati ma esposti al sole e privi di punti d’acqua: una buona scorta idrica è fondamentale. Un itinerario che restituisce un’immagine autentica e selvaggia di Capraia, dove la natura vulcanica si intreccia con la storia e la bellezza aspra del paesaggio mediterraneo.
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4 – Riserva dell’Acquerino, nel cuore della foresta
All’interno della Riserva Naturale Statale Acquerino, questo itinerario ad anello rappresenta una proposta semplice ma estremamente suggestiva, immersa in uno dei contesti forestali meglio conservati dell’Appennino.
Con circa 10 chilometri di sviluppo e un dislivello contenuto intorno ai 330 metri, il percorso è accessibile e adatto a chi cerca un’escursione tranquilla, ma ricca di atmosfera.
La partenza avviene nei pressi del Centro di Educazione Ambientale dell’Acquerino, nel territorio di Sambuca Pistoiese.
Il sentiero si imbocca subito nei pressi del parcheggio, iniziando con alcuni gradini e dirigendosi verso il Rifugio Faggione delle Valli.
Dopo i primi metri il tracciato si allarga, diventando più comodo e regolare, ma poco oltre si abbandona la pista principale per seguire una deviazione su sentiero più stretto.
L’ambiente è dominato da una vegetazione rigogliosa: felci alte bordano il percorso mentre le faggete lasciano progressivamente spazio a tratti con abeti, creando un’alternanza tipica di queste quote.
Il tracciato è ben segnato ma richiede attenzione nei vari incroci, dove si susseguono cambi di direzione seguendo la segnaletica CAI.
Si sale con gradualità passando nei pressi di Poggio di Chiusoli e raggiungendo il punto più elevato dell’anello, poco sotto i 1200 metri di quota.
Da qui il percorso cambia carattere e si sviluppa in discesa, prima su sentiero e poi su una carrareccia più ampia e scorrevole, fino a raggiungere il rifugio.
Ph: Gettyimages/StevanZZ
L’area del rifugio Faggione delle Valli si apre in una radura accogliente, dove si trova anche una sorgente di acqua fresca, la Fonte del Pero, punto di riferimento per chi percorre questi boschi.
Il rientro avviene completando l’anello lungo piste forestali e sentieri che riportano gradualmente verso il punto di partenza.
L’intero itinerario si svolge in un ambiente silenzioso e poco antropizzato, dove il bosco è protagonista assoluto: faggi, abeti e radure si alternano creando scorci sempre diversi, accompagnati dai suoni della fauna selvatica.
Nel complesso è un’escursione semplice dal punto di vista tecnico, ma capace di offrire un’esperienza immersiva nella natura dell’Appennino, ideale per chi desidera camminare senza difficoltà elevate ma con un forte contatto con l’ambiente forestale.
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5 – Abbadia e Piancastagnaio, tra boschi e borghi medievali sull’Amiata
Questo itinerario ad anello si sviluppa tra Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio, nel margine meridionale della Val d’Orcia, offrendo una camminata semplice ma ricca di spunti storici e paesaggistici.
Con una lunghezza di poco inferiore ai 12 chilometri e un dislivello contenuto, il percorso è adatto a chi cerca un’escursione accessibile, tra ambienti naturali e testimonianze del passato.
La partenza avviene dalla zona periferica di Abbadia, nei pressi di via Sant’Andrea, dove si imbocca un sentiero che entra subito in un bosco aperto, caratterizzato da vegetazione non troppo fitta e da un terreno generalmente agevole.
Il tracciato si sviluppa con andamento dolce, attraversando aree rurali e piccoli rilievi fino a raggiungere la località di Cerro del Tasca, da cui si prosegue in direzione di Piancastagnaio.
L’arrivo nel borgo rappresenta uno dei momenti più interessanti dell’itinerario: Piancastagnaio conserva un impianto urbanistico di origine medievale, con strade strette e architetture in pietra che raccontano una lunga storia fatta di dominazioni e contese.
Il paese, sviluppatosi attorno a un primo nucleo fortificato già nel XII secolo, fu legato per secoli alle vicende dell’abbazia di San Salvatore e successivamente ai poteri locali che si alternarono tra Siena e Orvieto, fino all’ingresso nella sfera della Repubblica di Siena.
Il percorso di ritorno segue inizialmente un tratto ciclopedonale che collega i due centri, consentendo una camminata più rilassata e lineare.
Dopo alcuni chilometri si abbandona questo tracciato per rientrare su strade secondarie e sentieri che riportano verso Abbadia, chiudendo l’anello.
Ph: Gettyimages/clodio
Abbadia San Salvatore deve il proprio nome alla storica Abbazia di San Salvatore, fondata nell’VIII secolo dal re longobardo Rachis.
Ancora oggi la chiesa e la suggestiva cripta testimoniano l’importanza religiosa e culturale del luogo, che per secoli ha esercitato un forte controllo sul territorio circostante, inclusa la zona di Piancastagnaio.
L’escursione si svolge tra boschi e ambienti collinari tipici dell’Amiata, dove castagneti e formazioni arboree miste si alternano a tratti più aperti.
Non presenta particolari difficoltà tecniche, ma offre una piacevole immersione in un paesaggio che combina natura, storia e architettura, rendendola ideale per una giornata di cammino senza impegno eccessivo ma ricca di contenuti.
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6 – Le Vigne di Palazzone: vigneti, oliveti e borghi di confine
Questo breve itinerario ad anello si sviluppa sulle colline a sud del Monte Cetona, in un paesaggio agricolo di grande armonia al confine tra Toscana e Umbria.
Con poco più di 6 chilometri di lunghezza e un dislivello contenuto, rappresenta una proposta facile e piacevole, ideale per una camminata rilassata tra vigneti, oliveti e piccoli borghi.
Ci si muove nel territorio di San Casciano dei Bagni, in particolare nella frazione di Palazzone, un piccolo nucleo rurale che probabilmente si è sviluppato lungo una viabilità secondaria collegata all’antica Via Cassia, nel tratto tra Orvieto e Chiusi.
L’area comprende diverse borgate storiche, come Cupa, Paganico e Stabbiano, oltre al vicino nucleo di Fighine, dominato da un suggestivo castello.
Il percorso può iniziare nei pressi dell’abitato o poco più in alto, in località Poggetto, da cui si imbocca subito una strada sterrata che attraversa vigneti ordinati e filari di olivi.
L’ambiente è aperto e luminoso, con ampie vedute sulle colline circostanti. Si passa accanto a poderi e aziende agricole, dove la viticoltura rappresenta una presenza importante nel paesaggio.
San Casciano dei Bagni – Foto Getty Images
Dopo un primo tratto su sterrato si raggiunge una strada asfaltata e si inizia una breve discesa che conduce verso la strada provinciale.
Attraversata quest’ultima, si prosegue su un’altra strada bianca che scende verso un piccolo corso d’acqua, superato tramite una passerella o, in alcuni casi, con un semplice guado.
Da qui si risale tra vigneti ben curati, mantenendo sempre la direzione principale del tracciato.
Il percorso continua alternando strade di campagna e brevi tratti asfaltati, toccando la località di Castelrotto e ricollegandosi alla viabilità che conduce nuovamente verso Palazzone.
Nei pressi del paese si può deviare brevemente verso la Chiesa di Santa Maria Assunta, da cui si gode di un bel panorama sulla campagna circostante, oltre a trovare una fontana utile per rifornirsi d’acqua.
Ph: Gettyimages/Danil-Gatilov
Attraversato il borgo, si prosegue lungo la strada che conduce verso Stabbiano, alternando asfalto e fondo naturale. Il paesaggio resta sempre quello tipico delle colline toscane, con campi coltivati, filari e scorci aperti.
Dopo aver superato le ultime case, si rientra su strade sterrate che riportano verso il punto di partenza, attraversando nuovamente ambienti rurali e piccoli impluvi.
L’unica attenzione riguarda il superamento di alcuni fossi: in condizioni normali non presentano difficoltà, ma dopo piogge abbondanti possono risultare più impegnativi.
Nel complesso si tratta di un itinerario semplice e ben segnalato, perfetto per scoprire un angolo meno conosciuto ma autentico della campagna toscana, dove la qualità del paesaggio agricolo si unisce alla tranquillità dei luoghi.
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