Val Formazza bellissima con le ciaspole tra laghi, rifugi e montagne
Una ciaspolata panoramica in Alta Val Formazza conduce dal villaggio walser di Riale, ai laghi d’alta quota e al Passo San Giacomo, seguendo strade storiche coperte dalla neve, una vera favola d'inverno per gli appassionati di racchette da neve
Piemonte, ciaspolare in Val Formazza tra panorami e montaagne
L’Alta Val Formazza è una delle zone alpine del Piemonte dove l’inverno offre condizioni ideali perle escursioni con le ciaspole.
L’itinerario che dal villaggio walser di Riale risale verso i laghi dell’Alta Val Formazza e il Passo San Giacomo è uno dei più belli.
Sfrutta le strade costruite nel Novecento per la realizzazione delle dighe, oggi trasformate in tracciati comodi e con pendenze costanti.
L’assenza di passaggi esposti o tecnicamente complessi consente una progressione regolare, adatta anche a gruppi eterogenei, purché dotati dell’equipaggiamento invernale adeguato.
Uno degli elementi di maggior interesse dell’escursione è la continuità del panorama: salendo di quota, lo sguardo spazia sui prati innevati attorno a Riale, sul Lago di Morasco e sulle cime che circondano la testata della valle, creando una sensazione di ampiezza rara per un itinerario così accessibile.
Il Rifugio Maria Luisa, situato in posizione centrale, rappresenta un punto di appoggio fondamentale e permette di modulare l’escursione, scegliendo se fermarsi ai laghi d’alta quota o proseguire fino al Passo San Giacomo, storico valico di confine con la Svizzera.
Riale, ultimo villaggio della valle
Il punto di partenza è Riale, a 1.728 metri di quota, ultimo nucleo abitato della Val Formazza e uno dei villaggi walser meglio conservati del Piemonte.
Le case in legno e pietra, compatte e funzionali, raccontano una lunga storia di adattamento a un ambiente severo. In inverno il paese è spesso circondato da un manto nevoso abbondante, che consente la pratica dello sci di fondo nei dintorni dell’abitato e offre un terreno ideale per ciaspole e scialpinismo.
Tra gli elementi più riconoscibili del villaggio spicca la chiesetta di colore giallo, costruita dopo la realizzazione del bacino artificiale di Morasco.
Ph.: Gettyimages/Nicola Colombo
La vecchia chiesa e parte dell’antico abitato furono sommersi dalle acque del lago, un destino condiviso da altri luoghi della valle, profondamente trasformata nel Novecento dalla costruzione dei grandi impianti idroelettrici.
Interventi che hanno modificato il paesaggio, ma senza intaccarne la forza estetica e la dimensione alpina.
Attorno a Riale lo sguardo è catturato da un anfiteatro di cime severe: sopra il paese si innalza il gruppo di Ban, con il Corno di Ban (3.027 m), affiancato dalla Punta del Vallone e dalla Punta della Sabbia. Sul versante opposto domina invece il massiccio del Basodino, che segna il confine con la Svizzera.
L’itinerario verso il Rifugio Maria Luisa
Dai parcheggi all’ingresso di Riale si intercettano i cartelli gialli, ben visibili anche in inverno, che indicano la direzione del Rifugio Maria Luisa.
Il percorso segue inizialmente una strada interpoderale, spesso battuta e ben tracciata, che sale con ampi tornanti lungo il versante.
È possibile scegliere se rimanere sulla carrozzabile, più lunga ma con pendenza costante, oppure seguire i sentieri che tagliano i tornanti, più diretti e leggermente più impegnativi.
Questo primo tratto concentra la maggior parte del dislivello dell’escursione. Salendo di quota, il panorama si apre progressivamente sulla piana di Riale e sulle superfici ghiacciate del Lago di Morasco, incorniciate dalle cime che chiudono la testata della valle.
Ph: Rifugio Maria Luisa
La sensazione è quella di muoversi in uno spazio ampio e ordinato, dove l’intervento umano ha tracciato linee nette senza spezzare l’equilibrio complessivo del paesaggio.
Superato il crinale, l’itinerario prosegue con un andamento più dolce, tra lievi saliscendi, fino a raggiungere il Rifugio Maria Luisa, a quota 2.157 metri.
Questo edificio ha una storia strettamente legata allo sviluppo idroelettrico della valle: nato come alloggio per gli operai impegnati nella costruzione della diga di Valtoggia, fu acquistato nel 1937 dal CAI di Busto Arsizio e trasformato in rifugio alpino.
I laghi d’alta quota e il Passo San Giacomo
Dal rifugio si aprono diverse possibilità di escursione. In pochi minuti si raggiunge il Lago Toggia, a 2.191 metri, un ampio bacino incastonato in un contesto severo e luminoso, particolarmente suggestivo con la neve.
Costeggiando il lago sul lato occidentale, si entra in Val Toggia, seguendo l’ampia mulattiera estiva, che in inverno diventa un percorso ideale per ciaspolatori.
Il tracciato presenta pendenze moderate e regolari, con un dislivello contenuto ma uno sviluppo piuttosto lungo. Solo nel tratto finale la salita si fa leggermente più sostenuta, conducendo al Passo San Giacomo, a quota 2.315 metri.
Questo valico segna il confine tra l’Italia e la Svizzera ed è da secoli un punto di collegamento tra la Val Formazza, la zona di Domodossola e il versante del Gottardo.
Prima dell’apertura delle grandi vie di comunicazione moderne, il Passo San Giacomo era frequentato per motivi commerciali e di scambio, come testimoniano le tracce della viabilità storica.
Ph: Gettyimages/kippiss
Con i suoi circa 585 metri di dislivello e uno sviluppo che impegna per mezza giornata, l’itinerario si presta a essere percorso senza fretta, seguendo il ritmo della salita e lasciando spazio alle soste e allo sguardo.
Il tracciato, in genere ben battuto, non presenta difficoltà tecniche particolari e accompagna progressivamente verso l’alta quota, risultando adatto a chi ha già una minima familiarità con l’escursionismo invernale.
È nel pieno dell’inverno, infatti, che questa ciaspolata trova la sua dimensione migliore: quando la neve è continua, le linee del paesaggio si semplificano e il cammino verso i laghi e il Passo San Giacomo diventa un percorso affascinante, da gustare fino al confine.
Informazioni utili
_ La pagina ufficiale del Rifugio Maria Luisa
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