Montagne Walser in primavera: 4 itinerari panoramici vista Rosa

28 aprile 2026 - 8:14

La primavera risveglia la natura sulle montagne dei Walser: ecco quattro itinerari panoramici e spettacolari tra Valsesia e Valle Antigorio con vista sul Monte Rosa

Camminare sulle montagne dei Walser: 4 itinerari panoramici

Popolazioni di origine germanica migrate nel Medioevo dal Vallese, i Walser hanno colonizzato valli alte eisolate tra Piemonte e Valle d’Aosta.

Hanno lasciato un’impronta ancora evidente nell’architettura in legno, nella lingua, nelle tradizioni e nell’organizzazione degli alpeggi.

Sono paesaggi modellati nei secoli da questa presenza.

Antiche mulattiere, villaggi in pietra e legno, pascoli d’alta quota e una cultura della montagna fatta di autosufficienza e adattamento.

Ecco quattro trekking panoramici per camminare nel mondo Walser, una delle culture alpine più affascinanti e meglio conservate dell’arco alpino.

1 – Rifugio Alpe Campo, il balcone panoramico sul Monte Rosa

L’itinerario per l’Alpe Campo, in Valsesia, è una camminata breve ma appagante.

Regala uno dei colpi d’occhio più ampi sul massiccio del Monte Rosa.

La partenza è dalla frazione Ronco di Alagna Valsesia, a 1254 metri di quota, dove si imbocca il sentiero segnalato con il numero 208 in direzione del Colle Mud.

Ph: Gettyimages/tanukiphoto

Dopo un primo tratto in cui si costeggia il torrente mantenendosi sulla sinistra orografica, si devia presto sul tracciato 209, che si inoltra verso l’alpeggio.

Il percorso attraversa il piccolo nucleo di Wittwosma e prosegue con pendenza regolare all’interno di un bosco giovane, caratterizzato da vegetazione pioniera.

La salita è costante ma mai eccessiva.

Conduce gradualmente a un cambio netto di ambiente.

Lasciata la copertura forestale, si raggiunge l’ampia conca prativa dell’Alpe Campo, uno spazio aperto e luminoso che sorprende per la sua armonia.

Questo alpeggio è considerato uno dei punti panoramici più suggestivi sull’intero gruppo del Monte Rosa.

Le cime si dispongono di fronte come un anfiteatro e, nelle giornate limpide, si riflettono nelle acque tranquille del piccolo lago poco sopra le baite.

A dominare la scena è il Monte Tagliaferro, che si impone con la sua cresta settentrionale, una linea elegante e ariosa molto apprezzata in ambito alpinistico.

L’insediamento, composto da poche costruzioni in pietra adagiate sui prati, conserva un’atmosfera autentica ed è raccolto attorno alla cappella dedicata a Sant’Uberto.

Ogni anno, il 3 novembre, questo luogo diventa punto di ritrovo per una celebrazione tradizionale durante la quale vengono benedetti cani e strumenti da caccia.

La cappella custodisce inoltre un elemento di particolare valore storico: la porta lignea proviene infatti dalla prima Capanna Margherita, inaugurata nel 1893.

La rinascita dell’Alpe Campo in epoca recente è legata all’iniziativa di Gilberto Negri.

A partire dagli anni Novanta ha recuperato un’antica baita trasformandola nella struttura della sottosezione del CAI locale.

Oggi l’edificio è un piccolo rifugio accogliente che rappresenta un punto di appoggio e un luogo di memoria per chi frequenta questi versanti.

L’escursione si sviluppa con un dislivello complessivo di circa 669 metri.

Richiede mediamente un’ora e mezza di cammino.

2 – Salecchio, viaggio nel tempo tra i villaggi Walser dell’Antigorio

L’escursione ai nuclei di Salecchio Superiore e Salecchio Inferiore è un itinerario che unisce interesse storico e paesaggio, seguendo le tracce dell’antica viabilità che collegava gli alpeggi ai piedi del Pizzo Pojala.

Ci si trova in Valle Antigorio, laterale della più ampia Val d’Ossola, dove il tempo sembra aver lasciato intatti segni profondi della cultura walser.

Ph: Gettyimages/kippiss

La partenza è dalla frazione Passo, da cui si risale lungo ciò che resta dell’antica mulattiera selciata, un tempo unica via di collegamento con questi insediamenti sospesi sopra la valle.

Oggi il tracciato alterna brevi segmenti originali a una pista sterrata carrabile, che in parte ne ha ricalcato l’andamento.

L’itinerario può seguire entrambi i percorsi, con la possibilità di attraversare anche una breve galleria, per la quale è utile avere una luce frontale o una torcia.

La salita si sviluppa con continuità, guadagnando quota tra boschi e scorci sempre più aperti sulla valle sottostante.

Fino a raggiungere Salecchio Inferiore, primo nucleo abitato.

Da qui si prosegue su sentiero entrando nuovamente nel bosco, in un ambiente più raccolto e silenzioso, fino a salire a Salecchio Superiore, dove si trova anche il rifugio Zum Gora.

L’intero insediamento di Salecchio, chiamato Saley nella lingua locale, si sviluppa su un terrazzo naturale ben esposto al sole, affacciato con decisione sulla valle.

La posizione consente una vista che spazia verso la piana ossolana e verso i rilievi oltre i quali si trova Bosco Gurin, uno dei pochi centri di lingua tedesca ancora attivi sul versante svizzero.

La struttura del villaggio riflette l’organizzazione tipica delle colonie walser, con piccoli gruppi di abitazioni distribuiti tra i due nuclei principali e alcune borgate minori come Morando e Case Francoli.

Per secoli la comunità ha vissuto in condizioni di forte isolamento.

Lontana dalle principali vie di transito, sviluppando un’economia basata quasi esclusivamente sull’autosufficienza.

Pastorizia e agricoltura di sussistenza, con coltivazioni di segale, orzo e patate, erano alla base della vita quotidiana, in un contesto dove ogni appezzamento di terra veniva sfruttato con attenzione.

Questo isolamento ha contribuito a preservare nel tempo lingua, tradizioni e pratiche antiche, rimaste sorprendentemente intatte fino al Novecento.

Curioso, ad esempio, il sistema con cui veniva scandito il tempo.

Al calare della sera il sagrestano suonava le campane e da quel momento iniziava simbolicamente la notte, fissando le “dodici” in un orario variabile a seconda della stagione.

Un modo di vivere profondamente legato ai ritmi naturali, oggi quasi scomparso.

L’escursione, lunga circa 9,5 chilometri tra andata e ritorno, presenta un dislivello di circa 750 metri e richiede mediamente tre ore e mezza di cammino.

Si tratta di un percorso accessibile ma ricco di contenuti, ideale per chi cerca un itinerario che unisca ambiente alpino, memoria storica e identità culturale ancora leggibile nel paesaggio.

3 – Alpe Larecchio, tra lariceti e acque tranquille sopra Riva Valdobbia

L’itinerario che sale all’Alpe Larecchio da Riva Valdobbia, in particolare dalla frazione Sant’Antonio, è una delle varianti più piacevoli lungo l’antica via che conduce al Colle Valdobbia.

Si tratta di un’escursione di difficoltà medio-facile.

Lo sviluppo è contenuto ma ricco di elementi paesaggistici, che culmina in uno degli alpeggi più suggestivi della Valsesia.

Ph: Gettyimages/kippiss

Per raggiungere il punto di partenza si risale in auto la strada da Riva Valdobbia fino a Ca’ di Janzo.

Si prosegue poi verso Sant’Antonio, dove si può lasciare il veicolo.

Da qui si continua a piedi lungo la pista sterrata che supera le ultime case e una piccola chiesa, imboccando il tracciato segnalato con il numero 201, parte dell’antico collegamento verso la Valle d’Aosta.

Terminato il tratto carrabile, si entra nel piccolo abitato di Peccia, riconoscibile per le tipiche costruzioni in legno e pietra e per il grazioso laghetto che lo affianca.

Il sentiero prosegue sulla destra passando accanto all’oratorio dedicato a San Grato e poco oltre consente di superare un antico ponte risalente all’epoca napoleonica.

Da questo punto la salita riprende con maggiore decisione, toccando prima la località La Montata e poi le baite dell’Alpe Tecchiale, fino a raggiungere una piccola cappella immersa nel bosco.

Il percorso si sviluppa tra radi lariceti, mantenendo sempre una traccia evidente e ben segnalata.

Giunti a un bivio, si abbandona la mulattiera principale che sale verso il colle e si devia a sinistra, continuando all’interno del bosco fino a sbucare sull’ampia conca dell’Alpe Larecchio, a 1895 metri di quota.

Il paesaggio qui si apre improvvisamente.

Un pianoro luminoso attraversato dalle sinuose curve del torrente Valdobbia, che disegna una caratteristica serpentina tra i prati, mentre poco più in alto si trova un piccolo lago incorniciato dai larici.

È proprio la presenza diffusa di questi alberi a dare origine al nome dell’alpeggio.

Uno degli esemplari più imponenti cresce isolato su un masso al centro della conca, offrendo un punto panoramico particolarmente suggestivo.

L’alpe ospita anche una struttura agrituristica e rappresenta una meta molto apprezzata, soprattutto in autunno quando i larici si tingono di giallo e oro.

Possibile continuare oltre fino al Pian del Celletto, dove si ritrova il tracciato principale che conduce all’Ospizio Sottile.

Il percorso presenta un dislivello di circa 515 metri e richiede mediamente due ore di cammino.

4 – Passo del Monte Moro: grande traversata ai piedi del Monte Rosa

L’ascensione al Passo del Monte Moro da Macugnaga, partendo dalla frazione Staffa, è un itinerario lungo e impegnativo.

Ricalca un antico asse di collegamento tra la Valle Anzasca e la Valle di Saas.

Il percorso, oggi segnato anche come Tour del Monte Rosa, conserva ancora il carattere storico della “Stra’ Granda”, la via utilizzata per secoli negli scambi tra i due versanti alpini.

Ph: Rifugio Oberto Maroli

Dall’abitato di Staffa si attraversa il suggestivo Dorf, il nucleo antico di origine walser, seguendo la direzione di Pecetto.

Poco oltre la chiesa vecchia si devia sulla destra, imboccando un sentiero ben tracciato che sale verso l’Alpe Bill.

In questo primo tratto si riconoscono ancora alcuni segmenti dell’antica mulattiera, testimonianza della lunga frequentazione di questi versanti.

Raggiunto l’alpeggio, il tracciato prosegue lungo le piste da sci, guadagnando rapidamente quota fino a superare il limite del bosco.

Da qui in avanti l’ambiente cambia nettamente.

I larici lasciano spazio a praterie d’altitudine e a tratti più severi, dove il sentiero si fa strada tra pietraie e pendii aperti.

La salita è costante e richiede buona resistenza, ma la progressione è sempre evidente e ben segnalata. Dopo una lunga risalita si raggiunge il Rifugio Oberto Maroli, situato in prossimità della stazione di arrivo della funivia.

L’ultimo tratto è breve ma più ripido.

Si svolge su terreno roccioso attrezzato con gradini in legno e corrimano, facilitando l’accesso anche nei punti più esposti. In pochi minuti si arriva alla statua della Madonna posta al valico, a quota 2868 metri.

Da questo punto il panorama è amplissimo.

Abbraccia a perdita d’occhio la Valle di Saas da un lato e l’imponente parete orientale del Monte Rosa dall’altro, offrendo uno dei belvedere più spettacolari dell’intero arco alpino.

L’itinerario presenta uno sviluppo di circa 7 chilometri con un dislivello positivo di oltre 1500 metri e un tempo medio di percorrenza intorno alle cinque ore.

La difficoltà è classificata come escursionistica, senza passaggi tecnici rilevanti, ma l’impegno fisico è significativo e richiede allenamento.

Per chi desidera ridurre la fatica, è possibile utilizzare gli impianti di risalita che collegano Staffa all’Alpe Bill e al passo, accorciando sensibilmente la salita e rendendo l’esperienza più accessibile.

 

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