Escursioni da non perdere nel cuore della meravigliosa Valle Maira

25 agosto 2026 - 17:52

Dalle spettacolari pareti di Rocca la Meja ai selvaggi Laghi di Roure: quattro itinerari per scoprire alcuni degli angoli più suggestivi e selvaggi della meravigliosa Valle Maira

In cammino nella natura selvaggia della Valle Maira

Tra altopiani d’alta quota, cime dalle forme spettacolari, laghi alpini e antiche borgate, questi quattro itineraripermettono di scoprirne alcuni degli ambienti più suggestivi, dalle celebri pareti di Rocca la Meja al selvaggio confine con la Francia.

1 – Anello di Rocca la Meja, nelle “Dolomiti del Piemonte”

Partendo dalla Borgata Preit di Canosio, in Valle Maira, l’itinerario compie un ampio anello attorno a Rocca la Meja, una delle montagne più caratteristiche delle Alpi cuneesi.

Ph.: Gettyimages/Alessandro Giamello

Il percorso attraversa gli spettacolari altipiani della Gardetta, della Margherina e della Bandia, alternando strade sterrate e sentieri d’alta quota, con ampie vedute sulle montagne circostanti.

La partenza è a circa 1.666 metri, presso la Grangia Selvest, dove si imbocca il tracciato Gino Gertosio.

Dopo un primo tratto nel bosco di larici, il sentiero conduce verso la Lapide degli Alpini e quindi si apre sui vasti pascoli dell’altopiano della Gardetta, habitat ideale per marmotte e altra fauna alpina.

Poco dopo compare la spettacolare parete meridionale di Rocca la Meja, che accompagna il cammino fino al Colle della Margherina.

L’itinerario prosegue verso il Colle d’Ancoccia, dove sono ancora visibili i resti delle fortificazioni militari, e raggiunge quindi il Colle del Mulo. Da qui il terreno diventa più selvaggio e, a inizio stagione, è possibile incontrare alcuni nevai.

Si arriva infine al Passo della Valletta, a 2.536 metri, il punto più elevato del giro, da cui si apre la vista sulla parete settentrionale di Rocca la Meja.

La discesa conduce attraverso pascoli e zone rocciose fino a una grangia e successivamente sulla strada sterrata che riporta alla Grangia Selvest, completando l’anello.

Una possibile variante permette di salire anche sulla vetta di Rocca la Meja, a 2.831 metri, attraverso un percorso ripido su roccia, in parte attrezzato con catene: si tratta però di una salita più impegnativa e da affrontare con condizioni favorevoli.

Rocca la Meja deve il suo aspetto particolare alla natura dolomitica delle sue rocce, formatesi da antichi depositi marini e ricche di fossili.

Per la morfologia e i colori delle sue pareti, insieme agli altipiani che la circondano, è considerata una delle “Dolomiti del Piemonte”.

 

2 – Il Colle Greguri, al cospetto del gruppo Castello Provenzale

Questo itinerario nella Valle Maira permette di seguire un panoramico anello ai piedi del suggestivo Gruppo Castello Provenzale, partendo dal parcheggio situato a monte di Ponte Souttan, a 1.664 metri.

Ph: Gettyimages/Peos

Il sentiero sale inizialmente nel bosco seguendo il segnavia T12, per poi uscire progressivamente dalla vegetazione e attraversare i pendii erbosi dominati dalla Rocca Provenzale.

La salita prosegue tra prati e detriti fino a raggiungere il Colle Greguri, a 2.309 metri, dove sono ancora visibili le tracce delle fortificazioni del Vallo Alpino.

Da qui il panorama si apre sui rilievi della Valle Maira e sulle spettacolari pareti del gruppo Castello Provenzale.

Dal colle inizia la discesa sul versante opposto, attraverso ampi pascoli punteggiati dalle caratteristiche grange alpine.

Il sentiero passa nei pressi delle Grange Rivero e della Cappella di San Francesco, quindi raggiunge il Rio del Maurin e le Grange Collet, a 1.996 metri.

Da questo punto il percorso continua in discesa alternando mulattiere, sentieri e strade sterrate, con un bel punto panoramico sul gruppo roccioso.

L’ultima parte dell’anello si sviluppa prevalentemente su una strada sterrata che attraversa la Piana di Stroppia e conduce nuovamente verso Ponte Souttan.

Il Gruppo Castello Provenzale, formato dalle imponenti Rocca Castello, Torre Castello, Punta Figari e Rocca Provenzale, è senza dubbio uno degli scenari più spettacolari della Valle Maira.

Le sue pareti sono costituite da resistente quarzite e costituiscono una delle zone alpinistiche più importanti della valle.

 

3 – Al Rifugio Gardetta, tra marmotte e fioriture alpine

L’altopiano della Gardetta offre uno degli ambienti d’alta quota più suggestivi delle Alpi piemontesi, caratterizzato da ampie praterie circondate da montagne dalle forme dolomitiche.

L’escursione al Rifugio Gardetta, a 2.335 metri, è un itinerario semplice e adatto anche alle famiglie, con un dislivello contenuto e una salita graduale.

Ph: Rifugio Gardetta

Il percorso parte dal Colle del Preit, a circa 2.050 metri, e segue una comoda strada sterrata che attraversa i vasti pascoli dell’altopiano.

La salita è dolce e permette di godersi senza fretta il paesaggio: durante la bella stagione i prati si riempiono di fioriture alpine e non è raro incontrare le marmotte, facilmente riconoscibili dai loro caratteristici fischi.

Man mano che si procede, il panorama diventa sempre più ampio.

Alle spalle domina la sagoma di Rocca la Meja, mentre tutt’intorno si susseguono alcune delle principali cime della zona, tra cui Bric Servagno, Monte Bodoira, Rocca Brancia, Punta Eco e Monte Cassorso.

In alcuni periodi dell’anno è inoltre possibile incontrare piccoli specchi d’acqua temporanei che si formano nei punti più depressi dell’altopiano.

L’ultimo tratto conduce al rifugio attraverso i prati, evitando in parte la strada principale.

Si raggiunge così il Rifugio Gardetta, ricavato da un’antica struttura militare e oggi punto di riferimento per escursionisti e ciclisti.

La posizione, al centro dell’altopiano e circondata dalle montagne, rende la destinazione particolarmente panoramica.

È un’escursione ideale per una giornata tranquilla in quota, soprattutto nei periodi di maggiore fioritura.

In piena estate è però consigliabile evitare le giornate festive e i fine settimana, quando l’area può essere molto frequentata.

 

4 – Tra i Laghi di Roure, al confine con la Francia

Nella parte più selvaggia della Valle Maira, questa escursione conduce ai Laghi di Roure, una serie di specchi d’acqua d’alta quota adagiati sul versante occidentale del Monte Maniglia, già in territorio francese.

Un itinerario ad anello dal carattere alpino, che attraversa ambienti solitari e poco frequentati lungo l’antico confine.

Ph.: Gettyimages/Alessandro Giamello

La partenza è dalle Grange Collet (2006 m), raggiungibili mediante la sterrata che sale da Chiappera.

Da qui il sentiero si inoltra tra ampi pendii dominati dal Monte Pertusà e dalla catena che culmina nel Monte Cialancion.

Il percorso procede senza difficoltà particolari fino al piccolo Lago della Sagna, oltre il quale la salita porta al Col Traverse, sul confine tra Italia e Francia.

Da qui il paesaggio cambia: tra grandi blocchi rocciosi si raggiunge il Lago Inferiore di Roure, il primo di una serie di cinque laghi.

Gli altri specchi d’acqua non sono tutti collegati da un sentiero ben definito: per raggiungerli occorre seguire le tracce presenti sul terreno, prestando attenzione all’orientamento e alla conformazione dell’area.

Il ritorno segue un percorso differente, passando dal Colle Maurin per rientrare in territorio italiano e ricongiungersi successivamente con il tracciato dell’andata.

Si chiude così l’anello tornando alle Grange Collet.

Un itinerario consigliato soprattutto in estate, quando le condizioni permettono di affrontare con maggiore sicurezza i tratti d’alta quota e di godere appieno dell’ambiente alpino.

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