Veneto, primavera: 4 passeggiate rilassanti che non dimenticherai
Il Veneto regala in primavera angoli bellissimi, tra panorami e tradizioni antiche: ecco 4 itinerari per godersi una bella giornata camminando tra montagne, laghi e malghe
Veneto a passo lento in primavera: 4 camminate rilassanti
C’è un momento nella primavera del Veneto in cui la montagna e la collina smettono di essere scenografiae tornano a essere luoghi da vivere.
Le giornate si allungano, l’aria ha ancora quella freschezza che rende il cammino piacevole.
E i paesaggi si tingono di colori che l’estate finirà presto per sbiadire.
Abbiamo scelto quattro itinerari nel cuore del Veneto, accomunati da una stessa filosofia: non serve essere alpinisti per godersi panorami straordinari.
Si tratta di percorsi pensati per chi vuole camminare senza stress, portarsi i bambini o il cane, e tornare a casa con qualcosa di più di una foto sul telefono.
Malghe, laghi e panorami da guadagnare con pochi sforzi e tanta soddisfazione: scopriamoli insieme.
1 – Lago di Mosigo, una pausa dolce nel cuore delle Dolomiti
Poco distante dal centro di San Vito di Cadore, nascosto tra il verde che caratterizza questa parte delle Dolomiti, il Lago di Mosigo è uno di quei posti che si trovano quasi per caso e poi si fa fatica a lasciare.
Piccolo, raccolto, con le montagne che si riflettono nell’acqua ferma, l’Antelao in testa, seconda vetta delle Dolomiti per altezza dopo la Marmolada.
Ph.: Gettyimages/Giorez
Venne ricavato nel 1929 dalla bonifica di un’area paludosa, e da allora è diventato un punto di riferimento per chi visita questa zona.
Non essendo balneabile, la sua vocazione è altra: un luogo dove rallentare, guardarsi intorno, respirare.
Questa meta si può raggiungere anche in auto, ma a piedi il discorso è più interessante.
Si parte dalla Statale 51, nel tratto che attraversa San Vito nei pressi di Via Sentinella, dove inizia un sentiero segnato e senza difficoltà tecniche.
Una volta raggiunto il lago, vale la pena percorrerne l’intero perimetro.
Il riflesso delle montagne cambia a ogni curva del tracciato, e il giro completo non richiede sforzo.
Prima di chiudere l’anello, una breve deviazione porta verso un campo da golf e poi sulla sponda del torrente Boite.
In tutto, dall’abitato al lago, si cammina una decina di minuti, ma con la deviazione ci si può prendere tutto il tempo che si vuole.
Chi ha familiarità con la fiction italiana potrebbe riconoscere questi scorci.
Il lago di Mosigo è stato infatti scelto come location per alcune scene della sesta stagione di Un passo dal cielo, la serie Rai ambientata tra le Dolomiti.
Il lago è ideale per le famiglie.
I bambini trovano un parco giochi interamente in legno dove muoversi liberi sull’erba, con la frescura degli alberi a fare da riparo nelle ore più calde.
Accanto c’è un’area barbecue con tavoli e punti fuoco, per trasformare il pomeriggio in una grigliata conviviale.
_Tutto quello che c’è da sapere sul Lago di Mosigo
2 – Rifugio Laresei e Col Margherita, una finestra sulle Dolomiti del Veneto
C’è qualcosa di raro in questa escursione: la fatica è poca, ma quello che si guadagna in cima è moltissimo.
Il Col Margherita, a 2550 metri, offre un panorama su alcuni dei gruppi dolomitici più famosi delle Alpi orientali.
Il punto di partenza è Passo Valles, a 2031 metri, raggiungibile da Falcade, da San Martino di Castrozza o da Predazzo in Val di Fiemme.
Ph: Rifugio Laresei
Il percorso è classificato come facile, e la definizione è onesta.
Si cammina per 11,5 chilometri su strade sterrate ampie e con pendenza mai severa, accumulando 450 metri di dislivello positivo in circa tre ore e mezza.
La segnaletica è ottima lungo tutto il tracciato.
C’è però un dettaglio da tenere a mente.
Il percorso è quasi completamente privo di ombra, il che nella bella stagione significa camminare a lungo sotto al sole.
Cappello, crema solare e acqua a sufficienza non sono optional.
Da segnalare anche l’assenza di punti d’acqua lungo il cammino, quindi conviene partire ben riforniti.
Dal parcheggio del passo si segue il segnavia 658 in direzione rifugio Laresei, imboccando una carrareccia che sale con calma attraverso i prati aperti del gruppo Lusia Bocche, punteggiati dal caratteristico ciottolame di porfido.
Dopo tre quarti d’ora abbondante si arriva a un bivio.
Da qui si vede già la stazione di arrivo della funivia che risale dal Passo San Pellegrino.
Tenendo la sinistra e puntando verso l’alto, si raggiunge il Col Margherita in meno di due ore dalla partenza.
Qui si trova il Rifugio In Alto, una sosta meritata prima di godersi il panorama.
E il panorama, in effetti, è il motivo per cui vale la pena fare tutto questo.
Verso nord domina la parete sud della Marmolada, affiancata dalla catena del Costabella; alla sua sinistra si riconoscono il Latemar e il Catinaccio, a destra i profili inconfondibili di Pelmo e Civetta.
Girando verso sud si dispiega invece l’intero gruppo delle Pale di San Martino, con il Mulaz, l’Agner e il Cimon della Pala.
In basso, ben visibili, il Passo San Pellegrino con il Rifugio Passo Le Selle e il Rifugio Fuciade.
Dopo essere ridiscesi al bivio, vale la pena fare la breve deviazione al Rifugio Laresei, appena dieci minuti di cammino.
Anche per vedere il lago di Cavia, un piccolo bacino artificiale che giace silenzioso ai piedi della struttura. Il ritorno al passo avviene per lo stesso tracciato dell’andata.
Per chi parte da Falcade, esiste anche una variante più comoda.
Una cabinovia e una seggiovia portano al Rifugio Laresei in un quarto d’ora, rendendo accessibile questo angolo di Dolomiti anche a chi non se la sente di camminare.
_La pagina Facebook del Rifugio Laresei
3 – Altopiano di Asiago, il giro delle malghe di Marcesina
C’è un angolo dell’Altopiano di Asiago che sembra fermo nel tempo.
La piana di Marcesina, con le sue malghe sparse tra i pascoli aperti e i boschi di conifere, offre uno di quei giri escursionistici in cui la semplicità del percorso diventa un pregio, non un limite.
Ph: Gettyimages/nimu1956
Si tratta di un anello di poco più di dieci chilometri, con un dislivello contenuto.
Appena 125 metri tra la quota minima di 1294 e quella massima di 1371 metri sul livello del mare, pensato per chi vuole trascorrere una mezza giornata all’aria aperta senza affrontare difficoltà tecniche particolari.
Il tempo stimato è di circa due ore e mezza a passo tranquillo, il che lo rende adatto anche a famiglie con bambini non troppo piccoli.
Il vero cuore dell’itinerario sono le malghe stesse: edifici rurali tradizionali che nella bella stagione tornano a vivere con il bestiame al pascolo, il profumo del formaggio che stagiona e qualche baita aperta ai viandanti.
Camminare qui significa muoversi in un paesaggio che ha ancora una funzione, non solo un valore estetico — i prati sono curati perché vengono usati, i sentieri sono battuti perché qualcuno li percorre ogni giorno.
L’altitudine garantisce temperature gradevoli anche quando esplode la primavera, e la luce sull’Altopiano ha quella qualità nitida e leggermente rarefatta tipica delle quote intorno ai 1300 metri.
Il percorso non richiede attrezzatura specialistica: è sufficiente un buon paio di scarpe da trekking e, come sempre in montagna, un occhio al meteo prima di partire.
_Tutti gli itinerari a piedi e in bici da percorrere ad Asiago
4 – Pianoro del Mottolone, il belvedere sui Colli Euganei
Chi sale da Arquà Petrarca in direzione di Faedo si ritrova, quasi senza aspettarselo, su un pianoro erboso da cui il mondo sembra aprirsi tutto insieme.
Siamo sul crinale del Mottolone, a un’altitudine sufficiente per abbracciare con un solo sguardo buona parte dei Colli Euganei meridionali.
Ph: Gettyimages/N-Grespi
Il posto è raggiungibile anche in auto, la strada è stretta e a tratti impegnativa.
Ma l’ideale è arrivarci camminando o in sella a una mountain bike, lasciando che il paesaggio si sveli gradualmente lungo la salita.
In cima si trova uno spiazzo sterrato con un pannello informativo, ma è il panorama il vero protagonista.
A sud-ovest si riconoscono i profili familiari dei colli: il Rusta boscoso, il Gemola con la sagoma inconfondibile di Villa Beatrice d’Este in vetta, il Cero punteggiato di antenne, il Castello.
Fra questi ultimi due, in una sella dolce, si alza sottilissimo il campanile di Calaone.
Dall’altra parte, verso nord, fa da padrone il Venda, la cima più alta dell’intero gruppo euganeo veneto, con il Rua che gli fa compagnia e lascia intravedere sui suoi fianchi il profilo quieto del monastero Camaldolese.
Il terreno qui racconta una storia geologica particolare: rocce chiare e friabili, suolo povero e asciutto, un’aridità che però ha favorito un ecosistema sorprendente.
I prati aperti, chiamati localmente vegri, ospitano una flora bassa e tenace, con ginestre, corbezzoli e rose canine che tingono il paesaggio di giallo e rosso a seconda della stagione.
In primavera spuntano le orchidee selvatiche, in quantità e varietà che sorprendono chi non se le aspetta.
Più in basso, dove il suolo diventa più generoso, tornano i filari, viti e olivi, a ricordare che questi colli sono anche terra di produzione e lavoro.
_Tutte le passeggiate e i trekking sui Colli Euganei
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