Divorzio alpino: quando il partner ti abbandona in montagna

27 marzo 2026 - 12:56

Dai social alle cronache giudiziarie, il fenomeno dell'alpine divorce racconta storie di donne lasciate sole durante escursioni e trekking. Dietro questi episodi dinamiche di genere, ego e mancanza di comunicazione

Tra storie virali sui social e una storica condanna per omicido: il fenomeno dell’alpine divorce

Si chiama “alpine divorce” e su TikTok ha raggiuntonumeri impressionanti.

Un video girato da una donna in lacrime che cammina sola lungo un itinerario negli Stati Uniti, dopo essere stata abbandonata dal partner durante un’escursione, ha superato i 4,2 milioni di like.

“Mi ha lasciata sola, non sarei mai dovuta venire con lui”, singhiozza la protagonista del filmato e nei commenti si sono moltiplicare le testimonianze di persone che hanno vissuto esperienze simili.

Il termine descrive ciò che accade quando, durante un’escursione o un’avventura all’aperto in coppia, uno dei due partner abbandona l’altro.

Può succedere perché cammina troppo veloce senza aspettare, perché una lite sul sentiero lo porta ad allontanarsi, o perché i suoi obiettivi per la giornata non coincidono con quelli della compagna.

@everafteriya #venting ♬ levitation – Aaron Hibell & Felsmann + Tiley

Nelle decine di commenti al filmato molte donne hanno condiviso esperienze simili: sole e in diffficoltà sul sentiero, spesso aiutate da sconosciuti, con attrezzatura insufficiente o senza conoscenza del percorso.

Molte delle persone coinvolte si sono trovare in difficoltà perchè sprovviste delle giuste scorte di acqua e cibo o per scarsa conoscenza del percorso, il che le ha rese particolarmente vulnerabili.

Il fenomeno è esploso a tal punto che, soprattutto negli Stati Uniti, esistono gruppi di supporto online per donne che hanno vissuto questa esperienza.

L’esperienza di chi è stata lasciata sul sentiero

In un articolo che il The Guardian, ha dedicato a questo tema, sono riportate le testimonianze di molte donne americane che hanno vissuto questa traumatica esperienza.

MJ, 38 anni, lavora nelle pubbliche relazioni. Cinque anni fa è partita col fidanzato per un’avventura nello Zion National Park, in Utah. Durante la salita all’Angel’s Landing, l’uomo ha iniziato a camminare sempre più veloce. “Capivo che il mio passo lento lo innervosiva”, ha raccontato. “Gli ho detto di andare avanti.”

Una donna in difficoltà senza acqua sul sentiero – Foto Getty Images

Lui lo ha fatto senza esitare. In cima si sono ritrovati per una foto, poi l’uomo è ridisceso con una donna conosciuta lungo il sentiero, lasciando MJ sola. La relazione è finita poco dopo.

Naomi, 46 anni, educatrice e membro della Wine Hiking Society, un’organizzazione femminile che promuove l’esplorazione outdoor, racconta un episodio simile avvenuto circa vent’anni fa sul Deseret Peak (3.363 m), vicino a Salt Lake City.

Durante la salita, iniziò a sentirsi disorientata per il mal di montagna, ma il suo compagno di escursione non volle fermarsi: “Mi ha lasciata durante la salita. Sapevo che non sarebbe tornato indietro. Sono arrivata in cima con grande difficoltà e completamente esausta”.

Quando ha visto il dibattito sull’alpine divorce su TikTok, Naomi non si è stupita: “È come un’altra versione di una storia #MeToo. La mia reazione è stata: beh, certo che succede”.

La tragedia in Austria: la morte di Kerstin Gurtner

Il fenomeno dell’alpine divorce non riguarda solo disagi emotivi o relazioni finite. Il caso più grave si è verificato in Austria e si è concluso nelle aule di tribunale con una sentenza che potrebbe fare giurisprudenza a livello internazionale.

Il tribunale di Innsbruck ha riconosciuto Thomas Plamberger, 37 anni, colpevole di omicidio colposo per negligenza grave in relazione alla morte della compagna Kerstin Gurtner, 33 anni, avvenuta il 18 gennaio 2025 sul Grossglockner (3.798 m), la montagna più alta dell’Austria.

L’udienza, svoltasi presso il tribunale regionale di Innsbruck, ha attirato l’attenzione della comunità alpinistica internazionale: si tratta di un caso estremamente raro di procedimento penale legato a un incidente in montagna.

Come ricostruito dal tribunale e già raccontato da TREKKING&Outdoor, la tragedia sul Grossglockner è stata il risultato di una serie di decisioni sbagliate che si sono sommate fino a rendere inevitabile l’esito fatale.

Una foto di Kerstin Gurtner e Thomas Plamberger

La coppia aveva iniziato la salita la mattina del 18 gennaio, lungo la cresta sud-ovest della montanga, percorrendo un itinerario molto complicato, con almeno due ore di ritardo sulla tabella di marcia.

Alle 13:30, raggiunto il Frühstücksplatzerl a 3.550 metri, punto considerato di non ritorno, i due decisero di proseguire nonostante l’orario già avanzato per una salita invernale. La situazione precipitò con il calare del buio.

Alle 22:30, dopo nove ore dal punto di sosta, erano ancora in parete con raffiche di vento fino a 75 km/h e temperature percepite di -20°C Kerstin Gurtner era sfinita e non aveva più la forza di proseguire. Plamberger decise allora di lasciarla su una cresta esposta a forti raffiche di vento per scendere a cercare aiuto.

Il punto cruciale emerso nel processo è ciò che l’uomo non fece prima di allontanarsi: non avvolse la compagna nella coperta termica d’emergenza che lei portava nello zaino e non la sistemò nel sacco a pelo.

L’accusa aveva inoltre contestato a Plamberger di non aver inviato un segnale di soccorso quando un elicottero aveva sorvolato la zona tra le 22:30 e le 22:50, un comportamento definito “quasi impossibile da giustificare”.

Secondo gli esperti, la sentenza del tribunale di Innsbruck stabilisce un precedente che potrebbe influenzare gli standard internazionali sulla responsabilità nelle attività sportive in montagna.

Ego, cultura outdoor e obiettivi diversi: le radici del problema

“È una cosa molto comune”, ha affermato Julie Ellison, prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice responsabile della rivista Climbing, oggi fotografa specializzata in lifestyle outdoor.

“Ho sentito tantissime storie di uomini che combinano disastri durante appuntamenti all’aperto. C’è quell’elemento di ego maschile che non è necessariamente maligno o intenzionale, ma che di solito ha un effetto negativo sulla partner che viene lasciata indietro”.

La cultura outdoor, del resto, romanticizza la sfida dei propri limiti e l’esibizione di resistenza. “C’è questa enfasi su forza, indipendenza e stoicismo che è profondamente radicata nel modo in cui ai maschi viene insegnato a dare priorità ai tratti caratteriali”, ha spiegato Doriel Jacov, terapeuta di New York specializzato in dinamiche relazionali.

Jacov non ha dubbi sulla gravità potenziale di questi comportamenti: “Non vedo come lasciare qualcuno in una situazione altamente insicura non possa qualificarsi come una condotta illecita, specialmente se l’uomo è consapevole, almeno in parte, di quello che sta facendo”.

Non tutti gli episodi di alpine divorce nascono da cattive intenzioni. A volte il problema è semplicemente una differenza di aspettative tra i partner, mai comunicata prima della partenza.

David Webb, direttore della rivista canadese Explore, è categorico: “Se inviti qualcuno a fare un’escursione, stai fondamentalmente agendo come la sua guida di fatto. Una guida abbandonerebbe mai i suoi clienti? Ovviamente no. La guida si muove al passo del membro più lento, sempre”.

Un termine con radici letterarie

L’espressione alpine divorce ha origini più antiche di quanto si possa immaginare. Il termine proviene da un racconto breve del 1893 dello scrittore scozzese-canadese Robert Barr, che narra la storia di una coppia infelicemente sposata durante una vacanza nelle Alpi svizzere.

Il marito aveva pianificato di spingere la moglie dalla vetta, ma con un colpo di scena la donna rivela di averlo incastrato per omicidio prima di lanciarsi nel vuoto, tenendolo responsabile.

Un racconto satirico che, oltre un secolo dopo, ha dato il nome a un fenomeno tutt’altro che letterario, con conseguenze che dalla cronaca sono arrivate fino alle aule di tribunale.