Trafitto da un bastoncino a 3.900 metri, rifiuta l’elicottero e scende a piedi
David Cifaldi, infermiere del Montana, si è trafitto il torace con un bastoncino da trekking a causa di una caduta mentre era sul sentieri. Invece di farsi evacuare, ha percorso 16 km con il bastoncino ancora conficcato. La sua formazione medica ha fatto la differenza
Quando il “cervello da infermiere” prende il controllo
Mancavano solo tre chilometri alla vetta. Poi un passo sbagliato su una roccia ha trasformato l’ascesaal Granite Peak, una montagna di oltre 3.900 metri nel cuore del Montana (Stati Uniti), in una delle discese più assurde e dolorose che le cronache di montagna possano raccontare
Il 20 luglio 2026 David Cifaldi, infermiere americano di trentadue anni, stava camminando con i suoi bastoncini da trekking verso la cima della montagna quando, a causa di un appoggio sbagliato, è scivolato.
“Sono semplicemente scivolato su una roccia”, racconta Cifaldi al magazine americano Backpacker.
Dopo la caduta, si è voltato nel tentativo di rialzarsi e ha notato che ha terra c’era solo un bastoncino. L’altro, invece, gli era rimasto conficcato in un fianco, attraversandogli il busto da parte a parte.
“Credo che il mio cervello da infermiere si sia acceso piuttosto in fretta, riuscivo a sentire il bastoncino attraverso la pelle” ha raccontato il trekker.
Cifaldi ha fatto alcuni respiri profondi per valutare la ferita e ha capito che l’asta non aveva perforato il polmone.
I compagni di escursione hanno fotografato la ferita per aiutarlo a fare una diagnosi migliore: “Ero abbastanza sicuro che fosse solo una lesione dei tessuti molli” ha dichiarato.
Dopo che i compagni lo hanno aiutato a rimettersi in piedi, Cifaldi ha provato a fare qualche passo per accertarsi di non avere capogiri o vertigini.
Uno degli amici ha usato un dispositivo Garmin GPS per mettersi in contatto con il Soccorso alpino, ma Cifaldi era convinto di poter scendere a valle senza solo con l’aiuto dei compagni: “A quel punto ero già in movimento, ho iniziato a camminare ed ero abbastanza sicuro di poter continuare”.
Sedici chilometri con la racchetta ancora infilzata
Per non provocare ulteriori lesioni, l’infermiere ha deciso di lasciare il bastoncino in posizione, usando la fascia elastica del suo gilet da trekking come una sorta di tutore.
Poi, con un amico davanti e l’altro dietro a controllare eventuali perdite di sangue, il gruppo ha iniziato la discesa di circa 16 chilometri, verso l’auto.
Molti escursionisti affrontano la salita al Granite Peak, alto 3.901 metri, in più tappe. Ma le previsioni meteo avevano spinto il gruppo di Cifaldi a tentarlo in giornata.
Cifaldi durante la salita – Foto David Cifaldi
Si tratta della vetta più alta del Montana, il percorso più battuto prevede un andata e ritorno di circa trentotto chilometri con quasi 2.400 metri di dislivello.
Tornare all’auto non è stato semplice: “Ci sono volute circa sei ore” racconta Cifaldi. Lungo il tragitto il gruppo ha attraversato nevai, pietraie e un famoso tratto del sentiero che si snoda in trentasei tornanti.
L’ironia e la calma aiutano
A circa sei chilometri e mezzo dal punto di partenza, il gruppo si è fermato per rifocillarsi.
“È lì che abbiamo iniziato a fare battute sugli spiedini”, ammette Cifaldi “Credo che in quel momento tutti sapevamo che ce l’avremmo fatta”.
Cifaldi all’ospedale – Foto David Cifaldi
Cifaldi ha attribuito alla propria esperienza sanitaria il merito di essere rimasto lucido durante la discesa. “Ho passato molto tempo al pronto soccorso come infermiere” ha spiegato.
Oggi lavora in una clinica, ma ha conservato quella freddezza che aiuta ad affrontare le situazioni di stress.
L’insegnamento più importante, per lui, è assicurarsi sempre di poter raggiungere i servizi di emergenza: i soccorritori sono riusciti a chiamare in anticipo l’ospedale per avvertirlo dell’arrivo imminente e hanno mantenuto il contatto durante tutta la discesa, per garantire che le sue condizioni non peggiorassero.
Un caso limite ed una esperienza assolutamente da non prendere come esempio. In caso di incidenti e infortuni sui sentieri l’unica cosa sicura da fare è chiamare i soccorsi e chiedere il loro intervento.
Anche se, come nel caso di David, si hanno esperienze mediche, è sempre opportuno richiedere l’intervento di soccorritori esperti per evitare che le conseguenze di un infortunio possano diventare peggiori.
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