Volterra, l’Ecomuseo dell’Alabastro: tradizioni antiche e natura
Nel cuore di Volterra, l’Ecomuseo dell’Alabastro racconta oltre duemila anni di storia, dagli Etruschi alle botteghe contemporanee, attraverso tecniche, opere e tradizioni legate alla celebre pietra volterrana
Ecomuseo dell’Alabastro di Volterra: un viaggio nella “pietra di luce” dagli Etruschi a oggi
A Volterra l’alabastro è un vero simbolo della tradizione.
È partedella storia della città, delle sue botteghe e della sua economia, tanto da averne accompagnato lo sviluppo per oltre duemila anni.
Per conoscerne origini, tecniche e trasformazioni il punto di partenza è l’Ecomuseo dell’Alabastro, nel centro storico, a pochi passi da Piazza dei Priori.
Il percorso attraversa secoli di artigianato e arte, dagli Etruschi fino ai designer contemporanei, raccontando anche il lavoro degli artigiani che hanno reso Volterra uno dei luoghi italiani più strettamente legati a questa pietra.
Una pietra lavorata a Volterra da oltre duemila anni
L’alabastro lavorato a Volterra è una varietà gessosa, più tenera del marmo e quindi particolarmente adatta alla realizzazione di decorazioni, piccoli oggetti e sculture ricche di dettagli.
La sua caratteristica più evidente è però la luce. Alcune varietà sono così traslucide da lasciarsi attraversare dall’illuminazione, producendo quelle sfumature lattiginose e calde che hanno contribuito a renderlo famoso.
Ph.: Gettyimages/Laurent JAMIN
La storia volterrana dell’alabastro comincia già con gli Etruschi, che lo utilizzavano soprattutto per realizzare urne funerarie decorate.
La lavorazione non scomparve nei secoli successivi, ma conobbe fasi molto diverse. La vera crescita su scala produttiva arrivò a partire dal Settecento.
Un passaggio decisivo avvenne nel 1792, quando Marcello Inghirami Fei organizzò un’officina con circa 120 artigiani specializzati.
Nacque così quella che sarebbe diventata nota come Scuola Volterrana, capace di attirare maestri della scultura, dell’ornato e della decorazione.
Nell’Ottocento le opere in alabastro di Volterra cominciarono a viaggiare sempre più lontano.
Commercianti e artigiani portarono manufatti e sculture sui mercati internazionali, facendo conoscere la produzione locale fuori dalla Toscana e trasformando l’alabastro in uno dei settori più importanti dell’economia cittadina.
Dentro l’Ecomuseo: dalla bottega etrusca al design contemporaneo
L’Ecomuseo è ospitato nella medievale casa-torre Minucci, all’interno di Palazzo Minucci Solaini, e segue un percorso cronologico che accompagna il visitatore dalle origini della lavorazione fino ai giorni nostri.
La visita è articolata in tre sezioni.
Ph.: Gettyimages/eZeePics Studio
La prima è dedicata alla materia e alle tecniche di lavorazione. Qui si può capire come l’alabastro veniva estratto, selezionato e trasformato, osservando anche la ricostruzione di una vecchia bottega con gli antichi torni a pertica utilizzati dagli artigiani.
La seconda sezione attraversa la storia vera e propria dell’alabastro volterrano.
Si passa dalle urne etrusche a due rari capitelli medievali, fino ai vasi, alle decorazioni e alle sculture realizzate tra Settecento e Ottocento, quando la produzione raggiunse uno dei momenti di maggiore fortuna.
L’ultima parte arriva invece al Novecento e al presente, mettendo al centro il rapporto tra lavorazione tradizionale, arte e design contemporaneo.
È proprio questo passaggio a rendere interessante il museo anche per chi non è particolarmente appassionato di arti decorative.
L’alabastro viene raccontato come un materiale vivo: cambiano le forme, gli strumenti e i gusti, ma rimane la manualità necessaria per trasformare una pietra apparentemente semplice in un oggetto estremamente elaborato.
L’alabastro continua fuori dal museo, nelle strade di Volterra
La visita non finisce uscendo dall’Ecomuseo.
L’alabastro è ancora oggi uno degli elementi che caratterizzano Volterra e basta camminare per il centro storico per incontrare botteghe e laboratori nei quali questa tradizione continua.
La produzione non ha più il peso economico raggiunto nei secoli passati, ma resta una componente importante dell’identità culturale della città.
Ph.: Gettyimages/Manfred Zajac
Per approfondire le origini più antiche si può raggiungere il Museo Etrusco Guarnacci, dove la produzione in alabastro dialoga con una delle più importanti collezioni etrusche italiane.
Un’altra tappa interessante è Palazzo Viti, dimora storica che conserva testimonianze della stagione in cui l’alabastro volterrano raggiunse mercati lontani e contribuì alla fortuna di alcune famiglie cittadine.
C’è poi la Volterra di oggi.
Gli artigiani continuano a lavorare la pietra nelle botteghe, affiancando agli oggetti tradizionali forme e progetti più contemporanei.
Un sapere manuale che parte dagli Etruschi ma continua a cambiare, senza trasformarsi semplicemente in una memoria da museo.
Ed è forse questo l’aspetto più interessante della visita: capire che a Volterra l’alabastro non appartiene soltanto al passato, ma continua a essere parte della città.
Informazioni utili
L’Ecomuseo dell’Alabastro si trova in via dei Sarti 1, nel centro storico di Volterra.
Il museo è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18.30 dal 9 marzo al 1° novembre. Nel periodo dal 2 novembre all’8 marzo osserva orari ridotti ed è chiuso il martedì.
Orari e tariffe possono cambiare, quindi è sempre consigliabile verificarli prima della visita.
Il museo fa parte del circuito della Volterra Card, che consente l’accesso a diversi musei e siti archeologici cittadini.
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