Veneto, Valpolicella in autunno: 5 borghi deliziosi tra vino e sapori
Quattro borghi nel cuore della Valpolicella, tra vigneti, pievi romaniche, antiche cave, Amarone e i sapori dell'autunno veronese.
Veneto, Valpolicella: 5 borghi del gusto da assaporare in autunno
C’è un momento, tra la metà di settembre e i primi giorni di novembre, in cui la Valpolicellasmette di essere soltanto una zona di produzione e diventa un paesaggio da attraversare lentamente.
Le colline che salgono dai sobborghi di Verona verso i Monti Lessini si riempiono di rossi e di ocra.
I muretti a secco (le marogne, costruite pietra su pietra per contenere i terrazzamenti) emergono dai filari spogliati.
E nell’aria resta quell’odore dolce e un po’ polveroso che arriva dai fruttai, i locali arieggiati dove le uve corvina, corvinone e rondinella riposano appese o distese per settimane, perdendo acqua e concentrando zuccheri…
È l’appassimento, il gesto tecnico e quasi rituale che sta alla base dell’Amarone e del Recioto, e che fa della Valpolicella un territorio dove il tempo lavora come un ingrediente.
Visitare queste valli in autunno significa arrivare quando il lavoro grosso è appena finito e le cantine tornano ad aprirsi.
La vendemmia si è chiusa, le botti grandi di rovere di Slavonia sono piene, e chi produce ha di nuovo il tempo di raccontare.
Nei borghi, intanto, la cucina cambia registro: compaiono il risotto all’Amarone, la pastissada de caval che chiede pane e un bicchiere strutturato, i formaggi Monte Veronese d’allevo nelle stagionature più lunghe, le castagne dei Lessini, l’olio extravergine appena franto della Valpolicella DOP, verde e amaro, e la pearà servita col bollito quando le sere si accorciano davvero.
Dalla Valpolicella classica — il cuore storico, quello delle valli di Negrar, Marano e Fumane — si passa da un paese all’altro in pochi chilometri, con strade che salgono e scendono tra vigneti, ciliegi e macchie di bosco, e con la possibilità di camminare su sentieri segnati che collegano pievi romaniche, cave di marmo e belvedere aperti sulla pianura fino al Garda.
Ecco 4 borghi da visitare in autunno in Valpolicella tra vino, sapori e cucina.
1 – Negrar di Valpolicella, le ville e il cuore del vino
Negrar è il borgo che dà il nome alla valle più vocata della Valpolicella classica, quella dove le esposizioni e i suoli calcarei hanno costruito la reputazione dell’Amarone molto prima che il vino diventasse un fenomeno internazionale.
Il centro conserva un impianto raccolto.
La parrocchiale e le corti rurali si aprono improvvisamente sui vigneti, mentre le frazioni — Prun, Torbe, Mazzano, San Vito — salgono verso la quota dove il lastame di pietra locale copre ancora tetti e cortili.
Ph: Comune di Negrar
La visita più significativa è nella località Novare.
Villa Mosconi Bertani domina un parco romantico di primo Ottocento. Qui il laghetto, le statue e i viali alberati in autunno valgono il viaggio da soli.
La villa, di impianto settecentesco e severa eleganza neoclassica, ospitò un salotto letterario frequentato anche da Ippolito Pindemonte.
Oggi unisce alla dimensione storica quella produttiva: le cantine sotterranee, le grandi botti, la degustazione condotta tra le sale affrescate.
È uno dei pochi luoghi dove il legame tra aristocrazia veronese, agricoltura e vino si legge tutto insieme, senza mediazioni.
Attorno, le trattorie della valle propongono in questa stagione il risotto all’Amarone e i bolliti con la pearà, piatti che chiedono un tavolo e nessuna fretta.
_ Negrar sul sito dell’Ente turismo
2 – Marano di Valpolicella, tra archeologia e cru
Marano occupa il ramo centrale della valle, quello più stretto e ombroso, con i suoi terrazzamenti che sembrano appoggiati alle pareti rocciose.
Le frazioni di Valgatara, Purano e Prognol raccontano un’agricoltura di montagna adattata al vino.
Ph: Gettyimages/elifranssens
Parcelle piccole, marogne altissime, cantine di famiglia che qui hanno costruito alcuni dei cru più riconoscibili della denominazione.
Il punto da raggiungere è il Monte Castelon, sopra il paese, dove sorge la chiesa di Santa Maria Valverde.
Il luogo conserva tracce di una frequentazione già antica: sul Monte Castelon è stata individuata un’area archeologica romana, tradizionalmente associata a un tempio di Minerva.
Il santuario attuale, dedicato a Santa Maria Valverde, risale invece al Medioevo, probabilmente al XII secolo.
Dal sagrato lo sguardo copre l’intera valle fino alla pianura, e in autunno la luce bassa del pomeriggio restituisce le geometrie dei vigneti con una nitidezza che d’estate si perde nella foschia.
Nelle osterie di Valgatara la cucina resta contadina nel senso più concreto: gnocchi, carni in umido, formaggi dei Lessini, castagne.
3 – San Giorgio di Valpolicella, la pieve sul crinale
San Giorgio — che i veronesi chiamano ancora San Giorgio Ingannapoltron, perché la salita inganna chi la crede breve — è un borgo di pietra arroccato.
Con poche case, un panorama circolare e una delle chiese più importanti del Veneto romanico.
Ph: Gettyimages/Alberto-Masnovo
La pieve, edificata su un sito di culto antichissimo, conserva un ciborio di epoca longobarda, capitelli scolpiti e un chiostro piccolo e silenzioso.
Accanto, l’Antiquarium raccoglie i materiali che attestano la frequentazione del colle dalla preistoria all’età romana.
Le case mostrano l’uso sistematico del marmo locale negli stipiti, nei pozzi, nelle scale esterne.
Qui la cucina resta quella dell’alta valle, fatta di poche materie prime e cotture lunghe: gli gnocchi di patate conditi con burro fuso e ricotta affumicata, la polenta servita con le lumache in umido o con il baccalà, i bigoli tirati al torchio con il ragù d’anatra.
Sui taglieri arriva il Monte Veronese d’allevo, il formaggio di malga dei Lessini che nelle stagionature oltre l’anno sviluppa una sapidità quasi minerale e che si accompagna al miele di castagno o alla mostarda.
Accanto compaiono la soppressa veronese tagliata a coltello e il pane con l’olio extravergine della Valpolicella DOP, appena franto in questa stagione, dal verde intenso e dall’amaro che pulisce.
L’autunno aggiunge poi le castagne dei Lessini, arrostite o lessate col finocchio, e i primi radicchi.
Nei piccoli locali del borgo e lungo la strada che scende verso le cave e verso Sant’Ambrogio si beve un Valpolicella Ripasso.
Ha la struttura per tenere testa alle carni e la freschezza per non stancare, oppure si chiude con un calice di Recioto della Valpolicella sui dolci secchi, le sbrisolone e i biscotti di mandorle che da queste parti si fanno ancora in casa.
_ San Giorgio tra i Borghi più belli d’Italia
4 – Sant’Ambrogio di Valpolicella, il marmo e Gargagnago
Sant’Ambrogio chiude la valle verso ovest, dove le colline si affacciano sull’Adige e sul corridoio che porta al Garda.
Ph: Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella
In questo borgo l’agricoltura convive da secoli con l’estrazione e la lavorazione delle pietre della Valpolicella, fra cui il Rosso Verona e il celebre ammonitico veronese, utilizzati nell’architettura della città e in numerosi edifici storici.
Le cave ancora attive raccontano un’economia parallela a quella agricola, con laboratori e depositi dove i blocchi aspettano di essere tagliati.
La frazione di Gargagnago aggiunge una nota letteraria: qui la famiglia Serègo Alighieri, discendente di Dante, coltiva vigne da oltre sei secoli, una delle storie vitivinicole più antiche del Veronese.
In autunno l’appuntamento è con l’olio nuovo, con i fruttai visitabili su prenotazione e con le tavole che mettono insieme bollito, pearà e Amarone.
_Tutto quello che c’è da sapere sul borgo
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