Costiera Amalfitana: cinque borghi dove il cibo racconta il territorio

12 maggio 2026 - 10:50

Ravello con i suoi limoni, Atrani e la cucina marinara, Furore tra vigneti eroici e fiordo, Cetara patria della colatura di alici e Praiano con i suoi aperitivi sul mare: i borghi del gusto della Costiera Amalfitana

Costiera Amalfitana: 5 borghi del gusto da visitare in primavera

La Costiera Amalfitana è molto più dei suoi scenari da cartolina.

Tra Positano e Vietri sul Mare sinasconde una costellazione di borghi che hanno costruito nel tempo un’identità gastronomica precisa, fatta di materie prime locali, tradizioni di pesca e agricoltura, e una cucina che non ha mai cercato di compiacere il turismo di massa.

Ravello, Atrani, Furore, Cetara e Praiano sono cinque di questi luoghi: ognuno con un carattere diverso, ognuno con qualcosa di specifico da mettere in tavola.

Non si tratta di destinazioni gourmet nel senso moderno del termine, ma di posti dove il cibo racconta ancora una storia concreta.

Una storia di pescatori, di contadini, di monaci e di famiglie che hanno tramandato ricette da generazioni.

1 – Ravello, vini e alta cucina tra i giardini

Ravello non è tecnicamente un borgo di mare: si trova a 350 metri di altitudine, aggrappata alla montagna con il golfo di Salerno che si apre ai suoi piedi.

Questa posizione ne ha fatto nei secoli un luogo di villeggiatura per nobili e artisti, e la sua cucina riflette questa storia.

Ph: Gettyimages/Laz@Photo

I ristoranti del paese propongono piatti elaborati ma radicati nel territorio: scialatielli ai frutti di mare, totani ripieni, ravioli al limone con provola affumicata, pesce spada in agrodolce.

La componente enologica è probabilmente la più importante. Ravello ricade nella denominazione Costa d’Amalfi DOC, e i vini prodotti in questa sottozona — in particolare i bianchi ottenuti da uve Biancolella e Falanghina — hanno una mineralità e una freschezza che riflettono il terreno vulcanico e la vicinanza al mare.

Vale la pena cercare i produttori locali invece di limitarsi alle etichette dei ristoranti.

I limoni di Ravello, grandi e molto profumati, entrano in molte preparazioni dolci e salate e sono la base del limoncello artigianale che si trova ancora prodotto in casa da alcune famiglie del posto.

_Cosa vedere a Ravello

 

2 – Atrani, la trattoria più piccola d’Italia

Atrani ha il primato di essere il comune più piccolo d’Italia per superficie: meno di mezzo chilometro quadrato, una spiaggia di ciottoli, qualche vicolo che si stringe fino a diventare un corridoio tra le case.

Sta a due chilometri da Amalfi ma, a differenza della sua vicina celebre, non è stata travolta dal turismo di massa.

Questo ha preservato qualcosa di raro: una vita quotidiana normale, con i residenti che fanno la spesa, i bambini che giocano in piazza, e qualche trattoria che cucina per i locali prima ancora che per i visitatori.

Ph: Gettyimages/Sean-Pavone

La cucina di Atrani è quella povera della tradizione marinara campana. Pasta e fagioli con le cozze, pasta alla genovese di pesce, frittura di paranza fresca acquistata direttamente dai pescatori del paese.

I forni producono ancora pizza a foglio e taralli al pepe, da mangiare in piedi o sulla spiaggia.

Non ci sono ristoranti stellati né menu degustazione: c’è invece la possibilità di mangiare bene spendendo poco, in un contesto che non ha ancora deciso di trasformarsi in un set fotografico.

_Atrani sul sito dell’Ente turismo

 

3 – Furore, il vino del fiordo

Furore è un paese anomalo anche per gli standard già particolari della costiera.

Non ha un centro vero e proprio: le case sono sparse tra i monti, collegate da strade strette, con murales dipinti sulle facciate che rendono ogni angolo un dettaglio inaspettato.

Ph: Gettyimages/Wirestock

Il suo elemento più fotografato è il fiordo — una gola profonda che si apre sulla strada statale, con qualche casa di pescatori in fondo e il mare appena visibile — ma il contributo più duraturo di Furore alla cultura gastronomica della costiera è enologico.

Il territorio produce vini bianchi da vitigni autoctoni quasi dimenticati — Ripoli, Ginestra e Fenile — coltivati su terrazzamenti verticali a picco sul mare.

Le condizioni orografiche sono estreme: vigne inaccessibili, lavorate a mano, in un paesaggio che rende ogni bottiglia il risultato di una fatica concreta.

Il Furore Bianco Fiorduva è il vino che ha messo questo borgo sulla mappa enologica nazionale, riconosciuto come uno dei bianchi più interessanti del Sud Italia.

_Tutto quello che c’è da sapere su Furore

 

4 – Cetara, la colatura e il culto delle alici

Cetara è probabilmente il borgo con l’identità gastronomica più definita dell’intera costiera.

Paese di pescatori da secoli, ha costruito intorno alle alici — e alla loro trasformazione — una vera e propria cultura materiale.

Ph: Gettyimages/font83

Il prodotto simbolo è la colatura di alici: un liquido ambrato e intensissimo, ottenuto dalla lenta maturazione delle alici sotto sale in barili di castagno, con il liquido che cola attraverso la pasta di pesce e viene poi imbottigliato.

È il discendente diretto del garum romano, e si usa con la stessa parsimonia: poche gocce su spaghetti aglio, olio e peperoncino trasformano un piatto semplice in qualcosa di memorabile.

Oltre alla colatura, Cetara produce alici sott’olio di altissima qualità e conserve di tonno pescato nel Tirreno.

Il paese ha ancora una flotta di pescherecci attiva, e nei ristoranti del lungomare il pesce arriva dal mare poche ore prima di finire in tavola.

La pasta cetarese, condita con colatura, capperi, olive e noci, è il piatto locale per eccellenza.

Vale la pena visitare anche i piccoli laboratori artigianali dove la colatura viene ancora prodotta con metodi tradizionali e acquistare direttamente qualche bottiglia da portare a casa.

_Il sito ufficiale di Cetara

 

5 – Praiano: il porto, il limone, l’aperitivo sul mare

Praiano occupa una posizione strategica tra Positano e Amalfi, ma ha il vantaggio di essere rimasta relativamente tranquilla rispetto a entrambe le sue vicine più famose.

Il paese si sviluppa su due livelli: la parte alta, arroccata sul costone, e Marina di Praia, il piccolo porto naturale in fondo a una strada ripida dove i pescatori attraccano e dove si concentra la vita gastronomica più interessante.

Ph: Gettyimages/Xantana

Qui il rituale dell’aperitivo sul mare ha ancora qualcosa di genuino: qualche tavolino davanti al mare, pesce crudo, alici marinate, provola affumicata e un bicchiere di vino bianco locale.

I ristoranti del porto propongono cucina di mare senza fronzoli — spaghetti alle vongole, grigliata di pesce, zuppa di cozze — con il vantaggio di avere il pescato sotto gli occhi.

Il limoncello di Praiano, prodotto con i limoni sfusato amalfitano coltivati sulle terrazze del paese, è tra i migliori della costiera: più secco e meno stucchevole di molte versioni commerciali, con una freschezza che si sente dal primo sorso.

_ Cosa vedere a Praiano

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