Frasassi sacra: eremi nella roccia e leggende dei Templari
Nel parco della Gola della Rossa e di Frasassi la spiritualità millenaria si intreccia con la natura selvaggia. Eremi scavati nella montagna, abbazie romaniche e antichi cammini di pellegrinaggio raccontano santi, monaci e cavalieri.
Eremi scavati nella roccia, monasteri che custodiscono storie di santi e pellegrini, chiese dove riaffiorano le tracce dei Templari.
Nel cuore delle Marche, il Parco Naturaledella Gola della Rossa e di Frasassi conserva una geografia dello spirito costruita in oltre mille anni di fede, ascesi e cammino.
Una storia millenaria di fede tra le rocce
La natura selvaggia a un passo dai centri urbani, le grotte, gli ambienti ideali alla meditazione: tutto fece di questo territorio un luogo di elezione per eremiti e monaci medievali.
Tanto più in un’area, quella marchigiana, tra le prime a ospitare il monachesimo, già con le fondazioni benedettine del VII secolo.
Il territorio dell’attuale Parco fu vissuto da due grandi riformatori della vita monastica: il marchigiano Silvestro Guzzolini da Osimo e Romualdo, nato a Ravenna.
San Silvestro diede origine nella Gola della Rossa a un nuovo ordine, di cui restano testimonianze negli eremi e nell’Abbazia di Monte Fano.
Romualdo fu sepolto a San Salvatore di Valdicastro; le sue spoglie sono poi passate a Fabriano, nella Chiesa di San Biagio e San Romualdo, mentre la reliquia di un omero e custodita nel Duomo di Jesi.
Facciamo allora un viaggio nel tempo, alla scoperta di chi scelse di vivere qui la propria spiritualità: alcuni in solitudine, come eremiti, altri dando vita a vere comunità monastiche, in simbiosi con la natura circostante.
L’Abbazia di San Salvatore di Valdicastro, il rifugio di San Romualdo
Nel 1042 San Pier Damiani, biografo di Romualdo, non lascia dubbi: San Salvatore fu una delle tre abbazie fondate per volontà del santo ravennate, che gia prima vi aveva costruito alcune celle per se e per i discepoli.
Romualdo vi torno due volte: nel 1012, per rimproverare l’abate allontanatosi dall’Eremo fuori dai casi raccomandati, e poco prima di morire.
Il 19 giugno 1027 si spense nella cella di San Biagiolo, a circa 2 chilometri dal monastero, dove i suoi resti, oggi divisi tra Fabriano e Jesi, riposarono per secoli.
In posizione strategica lungo le vie di pellegrinaggio riunite sotto il nome di Via Francigena, l’Abbazia fu protagonista della vita religiosa e civile, non senza conflitti con potentati e citta.
Fu il caso delle controversie con Fabriano e con l’Abbazia di San Vittore alle Chiuse, dalla quale nel 1176 aveva ottenuto il Castello di Civitella.
Esercito la propria influenza fino alla meta del Trecento, quando lotte politiche, carestie ed epidemie ne determinarono la decadenza; nei secoli seguenti si alternarono ordini e congregazioni.
Ancora oggi racconta queste vicende con le pietre antiche, la cripta con 35 colonne ornate da capitelli, 24 dei quali originali, il chiostro silenzioso e il Museo d’Arte Sacra, che custodisce il Cofanetto Scoto-Irlandese, reliquiario dell’VIII secolo, una copia della Bibbia Amiatina databile tra IX e X secolo, la Casula e il Reliquiario di San Marco Papa.
L’Eremo di Grottafucile e il santo marchigiano Silvestro
Uno dei luoghi più affascinanti del Parco e legato a Silvestro Guzzolini.
Nato a Osimo intorno al 1177 dall’aristocrazia ghibellina, studio diritto a Bologna e teologia a Padova, poi fu ammesso tra i canonici del Duomo. Il suo animo rigoroso lo porto in conflitto con il vescovo Sinibaldo e, a 50 anni, nel 1227, scelse la vita eremitica.
Trovo una grotta naturale, Grottafucile, affacciata sulla Gola della Rossa: il nome le veniva dalle pietre focaie del terreno.
Silvestro non resto solo a lungo, e i religiosi divennero cosi numerosi da richiamare Papa Gregorio IX, che lo convinse a confluire con i confratelli nell’Ordine Benedettino.
Da una piccola grotta nacque un eremo diffuso: le cavita divennero celle e lo spiazzo davanti all’ingresso un cortile con pozzo centrale.
Non più sufficiente ad accogliere i religiosi, l’eremo spinse Silvestro a individuare un altro luogo vicino Fabriano, dove sorse l’Abbazia di Monte Fano.
Li il santo si spense nel 1267 e li e sepolto. A proclamarlo santo nel 1589 fu un altro marchigiano, papa Clemente VIII.
Grottafucile fu trasformato in monastero, con la chiesa di Santa Maria di Grottafucile, in funzione anche dopo l’abbandono del monastero a meta del XV secolo.
Santa Maria infra Saxa, l’eremo scavato nella roccia
Sul versante sinistro della Gola di Frasassi si apre uno dei luoghi piu noti del Parco.
L’Eremo di Santa Maria infra Saxa nacque come piccolo oratorio ed e gia citato in documenti del 1029 come centro monacale femminile benedettino, il Monasterium S. Mariae Bucca Sassorum.
E l’esempio perfetto della simbiosi tra monaci e natura: letteralmente scavato nella montagna, con una parete della cappella che e la roccia stessa. Ogni Natale un presepe vivente fa rivivere questo luogo magico.
Poco distante sorge il Tempio del Valadier, dal nome dell’architetto che lo progetto su indicazione di Leone XII nel 1828.
E una piccola chiesa ottagonale che custodisce una copia di una Madonna col Bambino della bottega di Antonio Canova, il cui originale e esposto al Museo di Arte Sacra di Genga.
San Vittore alle Chiuse, gioiello romanico nel cuore del Parco
Vicino alle Grotte di Frasassi, a San Vittorio Terme nel Comune di Genga, l’omonima Abbazia e un gioiello di arte romanica.
Ne resta una parte di un complesso documentato dal 1007, che nel XIII secolo esercitava giurisdizione su 42 chiese e vasti territori.
Dopo una lunga decadenza, nel XV secolo l’abbazia fu soppressa.
Costruita in pietra calcarea e protetta dalle rocce di Frasassi, sorge sopra il fiume Sentino, che conserva ancora un ponte romano, in armonia con l’ambiente.
La possente torre del borgo richiama una cittadella medievale fortificata, dove scorse la vita di monaci dediti al lavoro e alla preghiera secondo la regola benedettina.
La Chiesa di Sant’Ansovino, dai Longobardi alle leggende templari
Dedicata ad Ansovino, vescovo a Camerino e li nato nel IX secolo, questa piccola chiesa sorge in un fondovalle di Avacelli, frazione di Arcevia, e spicca con le sue pietre antiche contro il verde dei boschi.
Di origine longobarda e in posizione strategica sui traffici dell’epoca, fu fondata tra il X e l’XI secolo.
Fino al XII secolo dipese dall’Abbazia di Sant’Elena dell’Esino, poi passo a un ordine cavalleresco tuttora ignoto.
Sant’Ansovino Church. Avacelli – Foto Getty Images
Giunta ai Templari di Pian dell’Ospedale, perse importanza dopo l’inquisizione dell’Ordine da parte di Clemente V nel 1308, eseguita dai Vescovi di Jesi e Fano.
La facciata e ancora l’originale, con il piccolo portale e una nicchia che ospita una lastra scolpita con la croce astile circondata da sei sfere, memoria dell’epoca templare.
La cripta, coi capitelli decorati da figure regali, evoca la tradizione longobarda, mentre all’interno un affresco del XV-XVI secolo raffigura la Madonna con il Bambino, di scuola umbro-marchigiana.
Attorno alla chiesa, come spesso accade per i possedimenti templari, sono fiorite leggende: la piu nota e ricordata in dialetto, “Vale piu Sant’Ansuino de’ fossi che San Pietro”, allusione a un tesoro nascosto dai cavalieri e mai ritrovato.
L’Eremo di Santa Maria dell’Acquarella
L’Eremo dell’Acquarella, dal nome della valle vicino al borgo medievale di Albacina, ha grande importanza storica.
Fu costruito su un antico insediamento voluto da Romualdo, alla Romitella, altro nome del complesso, nel 1529 ospito il primo capitolo generale dell’Ordine dei Cappuccini, che elesse ministro padre Matteo da Bascio, poi sostituito, dopo la rinuncia, da Ludovico da Fossombrone.
Qui i primi esponenti dell’Ordine compilarono le prime Costituzioni, con regole ancora piu vicine all’ideale francescano.
Cripta Abbazia Valdicastro
Oggi restano la chiesa del 1441, ben conservata, due locali attigui e una torre a due piani, probabilmente piu antica e parte del sistema difensivo di Albacina. Negli anni l’eremo fu abbandonato dai monaci, trasferitisi a Fabriano.
Ebbe rilievo anche perche posto lungo le direttrici dei pellegrinaggi per Loreto.
Una leggenda molto nota vuole che proprio qui si fermasse la Santa Casa e che la Madonna si dissetasse alla sorgente dell’Acquarella, scolpendo col mantello la piccola conca immersa tra i pioppi.
Ogni 3 maggio, per la festa della Santa Croce, gli albacinesi salgono all’eremo in pellegrinaggio con i frati Cappuccini, tramandando l’antico legame con l’Acquarella.
Itinerario: trekking ad anello all’Eremo dell’Acquarella
Il percorso ad anello e di difficolta escursionistica, con 840 metri di dislivello per circa 11 chilometri, da percorrere in 4 ore.
Si parte dal borgo medievale di Albacina, alle falde del Monte della Sporta, arroccato alla confluenza dei fiumi Esino e Giano, sorto un tempo a difesa delle vie da Fabriano e Matelica.
Dai giardini Aristide Merloni si sale a sinistra fino alla porta bastionata del castello.
Si prosegue diritto, poi al primo tornante a destra sul sentiero 116 su carrareccia fino al bivio con il 116A; da qui a destra, in salita sul 116, finche la carrareccia diventa sentiero nel bosco di lecci. Superato uno sperone calcareo si scende, si attraversa un fosso e si risale.
Da un terrazzo si scorge in basso l’Eremo di Santa Maria dell’Acquarella.
Eremo di Santa Maria dell’Acquarella
Scesi tra gli edifici immersi nel bosco, si ritrova il primo insediamento dell’XI secolo voluto da San Romualdo, con la chiesetta del 1441 e la torre a due piani, probabile torre di guardia sulla valle del Giano. Sulla porta della chiesa lo stemma testimonia l’appartenenza alla Basilica di San Giovanni in Laterano.
La tradizione lega il luogo al passaggio della Santa Casa verso Loreto e all’antico percorso lauretano che, dall’antica via romana di Tuficum, valicava qui la dorsale appenninica verso Loreto e la Valle del Musone.
Terminata la sosta si risale sul sentiero 116 fino a un prato cespugliato e, seguendo una traccia evidente, alla sella della Caprareccia (980 m) tra il Monte Maltempo e il Monte Cipollara.
Si prende a sinistra il sentiero 111 fino a una pineta, si scende su strada bianca alla Sella della Casetta, di fronte al Monte della Sporta, quindi si imbocca il 116A, lasciando a destra la sterrata per Poggio S. Romualdo.
La carrareccia scende ripida nella Valle della Vite; si rientra nel bosco di lecci fino al sentiero 116, per tornare al punto di partenza.
Informazioni Utili
_ Indirizzo: via Marcellini, 5 60048 Serra San Quirico (AN)
_ Infoline sempre operativa: 349 9090348 (anche What’s App)
_ Portale Turismo: www.turismo.parcogolarossa.it
_ Sito web: www.parcogolarossa.it
_ Email: info@turismo.parcogolarossa.it