Piemonte a tavola: 5 borghi dove il paesaggio si beve e si mangia

31 agosto 2026 - 18:24

Dal Barbaresco di Neive al Carema, passando per le nocciole delle Langhe, le Cattedrali Sotterranee di Canelli e il Ruchè del Monferrato: 5 borghi piemontesi dove i piatti delle tradizione racconta la storia del territorio

Paesi ideali per un visita culinaria

In Piemonte il paesaggio racconta spesso la stessa storia che ritroviamo a tavola: quella di una terra modellata dal lavoro dell’uomo,dalle caratteristiche del suolo, dal clima e da tradizioni agricole che si sono tramandate per generazioni.

Qui il cibo non è soltanto una conseguenza del territorio, ma una delle sue espressioni più evidenti.

Le colline coperte di vigneti, i noccioleti, i pascoli delle vallate alpine, i terrazzamenti costruiti sui versanti raccontano infatti la nascita di prodotti che nel tempo sono diventati simboli del Piemonte.

In questo itinerario, ecco cinque luoghi dove ciò che arriva nel bicchiere o nel piatto è inseparabile dalla terra che lo ha prodotto.

1 – Neive, tra noccioleti e grandi vini

Adagiato su una collina delle Langhe, Neive sembra osservare dall’alto il paesaggio che lo ha reso celebre.

Il centro storico, raccolto e compatto, conserva l’impronta del borgo medievale, mentre tutt’intorno le colline si susseguono in una geometria ordinata di vigne, noccioleti e boschi.

Ph: Gettyimages/StevanZZ

Neive è uno dei luoghi storici del Barbaresco, il grande vino piemontese prodotto con uve Nebbiolo.

Le vigne occupano i versanti meglio esposti e seguono la conformazione delle colline, mentre le strade rurali permettono di attraversare lentamente questo territorio.

Accanto alla vite c’è però un’altra coltura profondamente legata alle Langhe: il nocciolo.

La Nocciola Piemonte IGP, ottenuta dalla varietà Tonda Gentile Trilobata, è diventata uno degli ingredienti più riconoscibili della tradizione gastronomica regionale.

A Neive, dunque, vino e nocciola raccontano due aspetti della stessa terra.

Per comprenderlo basta allontanarsi dal centro del paese e seguire le strade che attraversano la campagna.

Il borgo rimane alle spalle, mentre davanti si apre un paesaggio nel quale ogni collina sembra avere una destinazione precisa.

_ Neive tra i Borghi più belli d’Italia

 

2 – Canelli, il borgo immersi tra i vigneti

A Canelli il rapporto tra paesaggio e vino assume una dimensione particolare, perché non si ferma alla superficie della terra.

La cittadina astigiana è circondata dalle colline del Monferrato, dove i vigneti del Moscato disegnano versanti morbidi e luminosi, ma una parte importante della storia del vino si trova anche sotto il livello delle strade.

Ph: Gettyimages/StefyMorelli

Canelli è infatti uno dei luoghi simbolo dell’Asti e del Moscato d’Asti.

Il vitigno Moscato bianco trova sulle colline circostanti condizioni particolarmente favorevoli e la sua coltivazione ha contribuito a costruire nei secoli un paesaggio fortemente caratterizzato dalla presenza della vite.

La collina, però, non è soltanto quella che si vede.

Nel sottosuolo si trovano le Cattedrali Sotterranee, imponenti gallerie scavate nel tufo e utilizzate dalle storiche case spumantiere per la produzione, la conservazione e l’affinamento dei vini.

Un mondo sotterraneo fatto di corridoi, volte e grandi ambienti, che testimonia il profondo legame tra la città e la cultura del vino.

Anche per questo Canelli si presta a essere scoperta lentamente.

Il centro abitato può essere il punto di partenza per raggiungere le colline circostanti, seguendo strade e percorsi che permettono di osservare da vicino il rapporto tra i vigneti e questo territorio unico.

_ Tutto quello che c’è da sapere su Canelli

 

3 – Bra, dove il formaggio racconta le colline del Roero

Bra si trova in una posizione particolare, al confine tra paesaggi diversi.

Da una parte la pianura cuneese, dall’altra le colline del Roero, con i loro boschi, vigneti, frutteti e profondi valloni.

Ph: Gettyimages/Francesco-Marzovillo

La città è conosciuta anche per il legame con Slow Food, nato proprio qui nel 1986.

Ma prima ancora di diventare un punto di riferimento internazionale per la cultura del cibo, Bra era parte di un territorio nel quale allevamento, agricoltura e trasformazione dei prodotti erano strettamente collegati.

Il simbolo più evidente di questa tradizione è il formaggio Bra, prodotto nelle versioni tenera e dura e riconosciuto con la denominazione di origine protetta.

La sua storia affonda nella tradizione casearia delle vallate cuneesi e della pianura, in un sistema agricolo nel quale il latte rappresentava una risorsa fondamentale.

Il paesaggio intorno alla città permette di comprendere questa relazione.

Lasciando il centro di Bra e dirigendosi verso il Roero, le strade attraversano un territorio nel quale le coltivazioni si alternano ai boschi e alle vigne.

Le colline non hanno la regolarità delle Langhe più conosciute e conservano una maggiore varietà di ambienti, con valloni e versanti spesso ricoperti di vegetazione.

È proprio questa varietà a rendere interessante il territorio per chi viaggia a piedi.

Camminare significa passare continuamente da un ambiente agricolo a uno più selvatico, incontrare piccoli nuclei abitati e cascine, osservare i vigneti e i boschi e comprendere come la produzione alimentare sia sempre stata condizionata dalla conformazione del territorio.

_ Il sito ufficiale dell’Ecomuseo

 

4 – Castagnole Monferrato, sulle colline del Ruchè

Il Monferrato ha un paesaggio diverso da quello delle Langhe.

Ph: Gettyimages/muri30

Le colline sono più morbide, spesso interrotte da boschi e piccoli appezzamenti agricoli, e i paesi sembrano inseguirsi sui crinali, dominando un territorio nel quale la presenza dell’uomo è evidente ma non cancella quella della natura.

In questo scenario si trova Castagnole Monferrato, piccolo centro dell’Astigiano legato a uno dei vini più particolari del Piemonte: il Ruchè.

La zona di produzione del Ruchè è relativamente ristretta e proprio questa dimensione contribuisce a renderlo profondamente legato al territorio.

Il vitigno, autoctono piemontese, è coltivato sulle colline intorno a Castagnole Monferrato e nei comuni vicini, dove ha trovato condizioni favorevoli per sviluppare le sue caratteristiche aromatiche.

Il vino è diventato negli ultimi decenni uno dei simboli della rinascita di questo angolo del Monferrato.

Una storia che non riguarda soltanto le cantine, ma anche il recupero di un paesaggio agricolo nel quale la viticoltura rappresenta una presenza fondamentale.

Qui il vino non rappresenta soltanto qualcosa da bere, ma il risultato visibile di un modo particolare di coltivare queste colline.

_ Scopri di più sul borgo

 

5 – Carema, dove il Nebbiolo sale verso le Alpi

A Carema il Piemonte cambia ancora volto.

Le dolci colline delle Langhe e del Monferrato lasciano spazio ai primi rilievi alpini e la vite deve confrontarsi con un ambiente decisamente più difficile.

Ph: Gettyimages/astronomia

Il paese si trova all’imbocco della Valle d’Aosta, nel Canavese, in una posizione nella quale la viticoltura sembra quasi una sfida alla montagna.

Qui il Nebbiolo viene coltivato su versanti terrazzati, sostenuti da muri a secco e organizzati attraverso caratteristiche pergole che permettono alle viti di sfruttare al meglio l’esposizione.

Il vino prodotto in questo piccolo territorio è il Carema DOC, ottenuto da uve Nebbiolo.

Ma prima ancora di arrivare al bicchiere bisogna comprendere la quantità di lavoro che si nasconde dietro ogni filare.

Coltivare la vite su questi pendii significa infatti mantenere muri, curare terrazzamenti, lavorare in spazi difficili e affrontare condizioni molto diverse da quelle delle grandi aree vitivinicole di pianura.

La viticoltura di Carema è quindi anche una forma di conservazione del paesaggio.

_ Carema tra i Presidi Slow Food

 

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