Gli incredibili vulcani di fango che sembrano di un altro pianeta
A pochi chilometri da Modena, le Salse di Nirano creano un paesaggio unico fatto di coni di fango, argille e piccole emissioni di gas. Una riserva naturale dove la geologia emerge letteralmente dal terreno.
Un paesaggio che non ti aspetti
A pochi chilometri dalla pianura di Modena, là dove il paesaggio comincia lentamente a diventare montuoso, verso l’Appennino, esisteun luogo che sembra appartenere a un pianeta diverso.
Le colline si aprono in una conca, il verde dei prati lascia spazio a superfici grigie e argillose e dal terreno emergono piccoli coni di fango, alcuni appena accennati, altri più alti e ben definiti.
Ph: Gettyimages/Giorez
Dai loro crateri arrivano gorgoglii, bolle e lente colate che si spostano sulla superficie.
Sono le Salse di Nirano, nel territorio di Fiorano Modenese, uno dei fenomeni geologici più particolari dell’Emilia-Romagna.
Non sono vulcani e non hanno nulla a che vedere con il magma: quello che sale dal sottosuolo è soprattutto metano, accompagnato da acqua salata e argilla che, mescolandosi, forma il fango.
Il risultato è un paesaggio insolito, mutevole e difficile da associare alla tranquilla campagna modenese.
La riserva naturale regionale, istituita nel 1982, protegge oggi circa 200 ettari di questo territorio.
Il terreno che ribolle
Avvicinandosi ai coni, la prima cosa che colpisce non è tanto la loro dimensione quanto il movimento.
Alcuni sembrano quasi immobili, altri mostrano piccoli crateri dai quali il fango continua a fuoriuscire.
Ph: Gettyimages/Claudio Caridi
In certi punti si vedono pozze torbide dove le bolle di gas risalgono regolarmente verso la superficie, rompendosi con un rumore leggero e continuo.
Il termine “salse” deriva proprio dalla caratteristica salinità delle emissioni. Sotto la superficie sono presenti depositi di idrocarburi, soprattutto gas, formatisi dalla decomposizione anaerobica di materiale organico.
La pressione dei gas spinge verso l’alto acqua e materiali attraverso fratture profonde della roccia.
Quando queste acque attraversano le argille, le stemperano e le trasformano in una fanghiglia che raggiunge la superficie.
È un processo lento, ma tutt’altro che statico. I coni cambiano forma nel tempo, si abbassano, si allargano, possono diventare temporaneamente inattivi oppure aumentare la propria attività.
Anche la pioggia contribuisce a modificarne continuamente l’aspetto, dilavando il materiale che si deposita intorno alle bocche.
Per questo le Salse di Nirano non sono semplicemente qualcosa da guardare: sono un fenomeno ancora in corso.
Miniature di vulcani
L’aspetto può trarre in inganno. Alcuni coni hanno un cratere centrale e piccoli rivoli di fango che scendono lungo i fianchi, proprio come miniature di vulcani.
Anche il termine “vulcanetti di fango”, utilizzato comunemente per descriverli, contribuisce a creare questa associazione.
Dal punto di vista geologico, però, il fenomeno è completamente diverso.
Ph: Riserva Naturale delle Salse di Nirano
Le Salse appartengono ai cosiddetti vulcani di fango, manifestazioni legate alla risalita di gas e fluidi dal sottosuolo e non all’attività magmatica.
Non c’è quindi una camera vulcanica e non c’è magma che risale: il materiale che costruisce lentamente i coni è costituito principalmente da argilla e acqua, trasportate verso la superficie dalla pressione dei gas.
La differenza è importante anche per capire il paesaggio. Quello che sembra un piccolo vulcano è in realtà una struttura costruita dal basso, strato dopo strato, dalla fuoriuscita del fango.
Una volta arrivato all’esterno, il materiale si accumula attorno alla bocca e forma il cono.
La pioggia, contemporaneamente, lo erode. La forma che osserviamo è quindi il risultato di queste due forze opposte.
Una terra che viene dal mare
C’è un altro dettaglio che rende le Salse ancora più interessanti.
Il terreno sul quale si sviluppano appartiene alle argille azzurre plioceniche, depositatesi milioni di anni fa quando quest’area faceva parte di un ambiente marino.
Le argille che oggi appaiono nel cuore dell’Appennino sono quindi una traccia di un passato molto diverso da quello che suggerisce il paesaggio attuale.
Ph: Gettyimages/Claudio Caridi
La conca delle Salse si trova a circa 200 metri di quota ed è circondata da rilievi argillosi e calanchi.
La presenza contemporanea di queste formazioni e degli apparati di fango crea un paesaggio particolarmente leggibile: basta osservare il terreno per capire che qui la geologia non è qualcosa di nascosto sotto i piedi, ma emerge direttamente in superficie.
Anche i calanchi contribuiscono all’aspetto quasi extraterrestre della zona.
Le loro superfici spoglie e modellate dall’erosione interrompono il verde della vegetazione e danno alla conca un aspetto molto diverso da quello delle colline emiliane più conosciute.
Un fenomeno studiato da secoli
Le Salse di Nirano non sono una scoperta recente.
Il fenomeno era conosciuto già nell’antichità e compare persino nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, che descrive fenomeni analoghi di emissioni naturali nella zona.
Nei secoli successivi attirò l’attenzione di naturalisti e viaggiatori, che cercarono di spiegare quelle strane emissioni di fango con le conoscenze scientifiche disponibili all’epoca.
Ph: Gettyimages/Samuele-Bertoli
Per molto tempo, però, il rapporto con le Salse è stato anche molto più pratico.
I coni venivano in parte spianati per recuperare terreno agricolo e il fango più fluido veniva raccolto e utilizzato anche a fini terapeutici nelle terme locali.
Le attività agricole e il pascolo contribuirono a modificare profondamente l’ambiente circostante.
La situazione cambiò nel Novecento, quando divenne evidente il valore scientifico e naturalistico del fenomeno.
Nel 1982 l’area venne finalmente tutelata con l’istituzione della Riserva Naturale Regionale, la prima riserva regionale istituita in Emilia-Romagna.
Una piccola isola di natura particolare
La parte più sorprendente della Riserva non riguarda soltanto il fango.
Intorno ai coni si è sviluppato un ambiente nel quale la vegetazione deve fare i conti con condizioni tutt’altro che normali.
Ph: Gettyimages/Claudio Caridi
Il terreno è argilloso, arido e soprattutto ricco di sali.
Non tutte le piante riescono quindi a sopravvivere vicino alle bocche di emissione. La vegetazione cambia gradualmente allontanandosi dai coni.
Nelle zone più salate la copertura è rada e alcune specie mostrano adattamenti particolari; più lontano, dove le condizioni diventano meno estreme, prendono il sopravvento le praterie e la vegetazione tipica delle colline circostanti.
È un dettaglio che spesso passa inosservato durante una visita, ma aiuta a capire quanto il fenomeno geologico influenzi l’intero ecosistema.
Non sono soltanto le forme del terreno a essere diverse: anche ciò che riesce a crescere sopra quel terreno è il risultato delle condizioni create dalle Salse.
Camminare nella conca
La Riserva si può visitare liberamente durante tutto l’anno, seguendo i percorsi che attraversano la conca e permettono di osservare gli apparati lutivomi senza entrare nelle aree più delicate.
Ph: Gettyimages/Giorez
L’esperienza cambia parecchio a seconda della stagione. In estate il contrasto tra il verde delle colline e il grigio delle argille è particolarmente netto, ma la conca è molto esposta al sole: per questo è preferibile evitare le ore più calde.
Dopo le piogge, invece, il terreno argilloso può diventare particolarmente difficile da percorrere.
Una sosta al Centro Visitatori di Cà Tassi può aggiungere una parte più divulgativa alla visita, mentre l’area delle Salse rimane il punto in cui il fenomeno si comprende davvero, soprattutto quando ci si ferma abbastanza a lungo da distinguere i diversi rumori e movimenti provenienti dal terreno.
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