Val d’Orcia in autunno: 5 borghi deliziosi tra sapori e botteghe
In autunno la Val d’Orcia svela il suo volto più autentico: tra colline dorate, borghi di pietra e botteghe aperte, un itinerario alla scoperta di pecorini, Brunello, olio nuovo e specialità della tradizione toscana.
Val d’Orcia d’autunno: 5 borghi tra botteghe e sapori
In autunno in Val d’Orcia il paesaggio è emozionante.
Le colline di argilla si piegano in curvelente, i filari di cipressi salgono ai poderi isolati, le crete grigie cambiano colore a ogni ora del giorno.
È un territorio riconosciuto dall’UNESCO, e anche chi ci arriva per la prima volta ha la sensazione di averlo già visto.
Poi si scende dall’auto e si scopre che dietro quella cartolina c’è una tavola vera, fatta di formaggi, vini, olio e pane sciocco, di cacciagione e di zuppe di stagione.
Ecco 5 borghi da visitare in autunno tra sapori e tradizioni.
1 – Pienza, la città ideale e il suo pecorino
Pienza nasce da un’idea di Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II.
A metà Quattrocento volle trasformare il suo villaggio natale in una piccola capitale rinascimentale e ne affidò il disegno a Bernardo Rossellino.
Ph: Gettyimages/frankix
Il risultato è una piazza armoniosa, con il duomo, il palazzo Piccolomini e il palazzo comunale a fare da quinte, e un centro che si attraversa in pochi minuti ma si lascia solo a fatica.
Il pecorino è la sua cifra gastronomica.
Le botteghe di via del Corso e dei vicoli laterali espongono forme fresche, semistagionate e stagionate, alcune affinate nelle foglie di noce, altre nella cenere o in grotta.
In autunno, quando il latte delle pecore è più ricco, è il momento di assaggiarli con il miele e le marmellate di pere e di fichi.
E di prendere la strada panoramica che da Pienza scende verso la pieve di Corsignano, tra i campi arati.
_ Pienza sul sito dell’Ente turismo
Montalcino, il Brunello e la Sagra del Tordo
Montalcino sta in cima a una collina dominata dalla fortezza trecentesca, e a ogni angolo le vetrine delle enoteche ricordano che questo è il paese del Brunello.
Il vino nasce dal Sangiovese in purezza e richiede anni di attesa.
L’uscita sul mercato avviene a partire dal quinto anno dopo la vendemmia, dopo un lungo affinamento in botte e in bottiglia.
Ph: Gettyimages/Donyanedomam
Accanto al fratello maggiore c’è il Rosso di Montalcino, più immediato e più adatto a una cena di tutti i giorni.
Molte cantine accettano visite su prenotazione, e il periodo post-vendemmia è quello in cui chi lavora il vino ha più tempo per raccontarlo.
L’ultimo fine settimana di ottobre il paese si anima con la Sagra del Tordo, che mette in scena una gara di tiro con l’arco tra i quattro quartieri e, intorno, banchi e tavolate che riempiono le vie.
_ Tutto quello che c’è da sapere sul borgo
San Quirico d’Orcia, olio e pietra
San Quirico è un borgo di strada, nato lungo la Via Francigena, e conserva la geometria raccolta di chi si è sempre occupato di accogliere i viandanti.
Ph: Gettyimages/antoerre
La collegiata romanica, con i portali scolpiti, è il suo pezzo più prezioso.
L’altra sorpresa sono gli Horti Leonini, un giardino all’italiana cinquecentesco che si apre quasi dietro un angolo, con le siepi di bosso e i viali ordinati.
Le colline intorno sono punteggiate di olivi.
In autunno i frantoi del territorio producono l’olio nuovo, verde e pungente, che a San Quirico si assaggia nel modo più semplice, su una fetta di pane toscano e un pizzico di sale.
Chi vuole completare il giro può spingersi nei dintorni, dove il paesaggio delle crete offre le scene più riconoscibili della valle.
_ Scopri di più su San Quirico d’Orcia
Castiglione d’Orcia, castagne e rocche
Castiglione d’Orcia è il borgo più appartato e più verticale del gruppo.
La piazza dedicata al Vecchietta, pittore e scultore senese nato da queste parti, è un salotto raccolto da cui si domina la valle.
Ph: Gettyimages/ermess
Poco sopra, a Rocca d’Orcia, la rocca a Tentennano controlla da secoli le strade che portavano verso Siena, e dall’alto si capisce quanto la geografia abbia disegnato anche la cucina.
Qui la Val d’Orcia incontra l’Amiata: i castagneti salgono sui versanti, e a ottobre la castagna diventa ingrediente di zuppe, farine, dolci poveri e polente.
I vini dell’Orcia, nati sui terreni argillosi tra queste colline, sono la bevanda che completa il quadro e che molti produttori locali portano ancora in tavola con orgoglio discreto.
_ Cosa vedere a Castiglione d’Orcia
Radicofani, la fortezza sulla Francigena e la cinta senese
Radicofani è il borgo che chiude la Val d’Orcia a sud, dove la valle smette di essere dolce e diventa frontiera.
Sta a oltre ottocento metri, su un rilievo di roccia scura dominato da una fortezza che per secoli ha controllato il passaggio tra la Toscana e il Lazio.
Ph: Gettyimages/EvgenyShmulev
È il castello legato al nome di Ghino di Tacco, il brigante gentiluomo di Dante.
Lo cita nel Purgatorio e che Boccaccio rese protagonista di una novella.
E ancora oggi si sale sulla torre per vedere l’intera valle distendersi fino al profilo dell’Amiata.
Il borgo si raccoglie ai piedi della rocca.
Con vicoli stretti, case di pietra e chiese romaniche, e la Via Francigena lo attraversa da sempre, portando con sé pellegrini e, oggi, camminatori con lo zaino in spalla.
La cucina è di altura, quella di chi ha vissuto d’inverno con poco e ha imparato a farlo bastare.
Il protagonista è la cinta senese, il maiale dal mantello scuro attraversato da una fascia chiara, allevato allo stato semibrado e trasformato in salumi, prosciutti e arrosti dal sapore pieno.
Accanto stanno i pici, la pasta tirata a mano che in queste trattorie arriva condita con ragù, aglione o semplicemente con olio nuovo e pepe.
In autunno, quando l’aria in quota si fa pungente, i camini sono accesi.
La tavola si riempie di zuppe di legumi, funghi e castagne dell’Amiata.
_ Il sito ufficiale Visit Radicofani
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