Come preparare il kit di soccorso per il trekking: 8 cose da portare
Sul sentiero anche un piccolo imprevisto può diventare complicato se ci si trova lontani da rifugi o centri abitati. Per questo vale la pena preparare con criterio il proprio kit di primo soccorso, senza riempire inutilmente lo zaino
Kit di primo soccorso per il trekking: 8 cose da portare sempre nello zaino
Una vescica può rovinare una giornata.
Una caduta, un taglio o una distorsione possono invecetrasformare una normale escursione in un problema serio, soprattutto quando siamo lontani da una strada o da un rifugio.
Per questo un piccolo kit di primo soccorso dovrebbe trovare posto nello zaino anche nelle uscite apparentemente più semplici.
Non serve portarsi dietro mezza farmacia.
Meglio una dotazione compatta, protetta dall’acqua e composta soprattutto da materiali che sappiamo realmente utilizzare.
Il contenuto va poi adattato alla durata dell’uscita, al numero di persone, alla stagione e all’isolamento dell’itinerario.
Ecco 8 cose da portare sempre con sé durante un trekking per camminare tranquilli.
1 – Garze, cerotti e nastro adesivo sono la base
Una pietra appuntita, un ramo o una semplice scivolata possono provocare escoriazioni e piccoli tagli.
Nel kit conviene quindi avere garze sterili di diverse dimensioni, cerotti pronti all’uso e un rotolo di nastro adesivo medicale.
Ph.: Gettyimages/Zbynek Pospisil
Le garze servono a proteggere una ferita dopo la pulizia, evitando di ricorrere a fazzoletti, tessuti o altri materiali non adatti.
Il nastro permette di fissarle e può tornare utile anche per rinforzare una medicazione durante il rientro.
Meglio scegliere poche misure realmente utili invece di riempire lo zaino con grandi quantità di materiale che probabilmente non useremo.
Se invece una ferita è profonda, molto sporca, continua a sanguinare o deriva da un trauma importante, il piccolo kit personale non sostituisce una valutazione sanitaria.
2 – Soluzione salina, antisettico e guanti per gestire una piccola ferita
Prima di coprire una ferita superficiale bisogna poter eliminare terra e altri residui visibili.
Per questo è utile avere alcune confezioni di soluzione salina, preferibilmente monodose o comunque di dimensioni compatibili con lo zaino.
Nel kit può trovare posto anche un antisettico adatto alla medicazione, da utilizzare secondo le indicazioni riportate sul prodotto.
Non bisogna invece improvvisare versando sulla ferita sostanze aggressive che abbiamo casualmente a disposizione.
Almeno un paio di guanti monouso in nitrile sono particolarmente utili quando dobbiamo aiutare un’altra persona, perché limitano il contatto diretto con sangue e altri fluidi.
Può essere utile anche un piccolo flacone di gel per le mani, da utilizzare prima e dopo la medicazione quando le condizioni lo consentono.
3 – Non dimenticare i cerotti per le vesciche
Non tutti i problemi sul sentiero richiedono un vero intervento di primo soccorso.
A volte basta una vescica sul tallone per trasformare gli ultimi chilometri dell’escursione in una lunga sofferenza.
I cerotti specifici per le vesciche occupano pochissimo spazio e sono quindi tra gli oggetti più utili da aggiungere al kit di chi cammina.
Conviene intervenire già quando compare uno sfregamento insistente o il classico bruciore, senza aspettare che la situazione peggiori.
Naturalmente la prima difesa rimane la prevenzione: scarpe della misura corretta, calze adatte e soprattutto calzature già provate prima di affrontare un trekking lungo.
Il sentiero non è il posto ideale per inaugurare scarponi appena usciti dalla scatola.
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4 – Una benda elastica può essere utile, ma bisogna sapere come usarla
Una storta alla caviglia è uno degli inconvenienti più comuni durante un’escursione.
Radici, pietre instabili e terreno sconnesso mettono continuamente alla prova l’appoggio anche su percorsi relativamente semplici.
Ph.: Gettyimages/sorn340
Nel kit può quindi trovare posto una benda elastica, eventualmente accompagnata da una benda coesiva.
Può servire a proteggere temporaneamente una zona dolorante, ma non bisogna improvvisare bendaggi molto stretti o immobilizzazioni se non si sa come eseguirli correttamente.
Soprattutto, una benda non deve diventare il sistema per continuare a tutti i costi l’escursione.
Se dopo un trauma il dolore è intenso, l’arto appare deformato, compare un gonfiore importante o non si riesce a poggiare il piede, bisogna fermarsi e valutare la richiesta di soccorso.
5 – Pinzette, leva-zecche e forbicine pesano poco e servono molto
Una normale pinzetta può aiutare con una piccola scheggia, mentre nelle zone dove le zecche sono diffuse è molto utile avere uno strumento specifico per la loro rimozione.
In caso di zecca attaccata alla pelle bisogna afferrarla il più vicino possibile alla cute con una pinzetta a punta fine o un apposito leva-zecche e rimuoverla delicatamente.
Non bisogna cercare di staccarla applicando prima olio, alcol, benzina, calore o altre sostanze: il Ministero della Salute sconsiglia espressamente questi sistemi perché possono favorire il rigurgito del parassita.
Dopo la rimozione la zona va disinfettata e nei giorni successivi è bene controllare l’eventuale comparsa di reazioni cutanee insolite o malessere, rivolgendosi al medico se necessario.
Nel kit sono utili anche piccole forbici, preferibilmente con punta arrotondata, per tagliare garze, cerotti e bende.
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6 – La coperta isotermica occupa pochissimo spazio
È uno di quegli oggetti che possiamo portare per anni sperando di non doverlo mai utilizzare.
La coperta isotermica pesa pochissimo e, una volta ripiegata, occupa uno spazio minimo nello zaino.
Può essere importante per limitare la dispersione di calore di una persona costretta a rimanere ferma in attesa dei soccorsi.
Il rischio di raffreddamento non riguarda soltanto l’inverno.
Vento, pioggia, abbigliamento bagnato e immobilità possono far perdere rapidamente calore anche in stagioni relativamente miti, soprattutto in montagna.
La coperta isotermica non sostituisce naturalmente un abbigliamento adeguato, ma rappresenta una protezione d’emergenza semplice da inserire anche nel kit più essenziale.
7 – I farmaci personali sono un’altra cosa
Il kit di primo soccorso non deve trasformarsi in una farmacia.
Diverso è il caso dei medicinali personali prescritti o abitualmente necessari.
Ph.: Gettyimages/Miguel Angel Flores
Chi segue una terapia deve portare con sé ciò di cui ha bisogno, soprattutto durante trekking lunghi o di più giorni, controllando prima della partenza di avere una quantità sufficiente.
Lo stesso vale per eventuali dispositivi prescritti per allergie o altre condizioni conosciute.
È utile conservarli in modo protetto dall’acqua e dalle temperature estreme e, quando una patologia potrebbe creare un’emergenza, informare almeno un compagno di escursione.
Somministrare medicinali ad altre persone senza conoscerne allergie, terapie e condizioni cliniche può invece creare rischi.
8 – Controlla il kit e, soprattutto, impara a usarlo
Preparare il kit una volta e dimenticarlo per anni sul fondo dello zaino serve a poco.
Il materiale dovrebbe essere contenuto in una custodia impermeabile o comunque ben protetta dall’acqua e sistemato in un punto facilmente raggiungibile.
Periodicamente bisogna verificare l’integrità delle confezioni, la sterilità dei materiali, le date di scadenza e lo stato dei prodotti contenuti.
Un controllo del kit ogni sei mesi è raccomandato.
Ma il controllo più importante riguarda chi lo porta.
Avere garze, bende e altri presidi senza sapere quando e come utilizzarli correttamente serve molto meno di quanto immaginiamo. Un corso di primo soccorso può essere uno degli investimenti più utili per chi frequenta abitualmente sentieri e montagne.
Quando l’incidente è serio, il compito del kit non è trasformarci in medici ma permetterci di affrontare i primi minuti in attesa dell’aiuto professionale.
In caso di emergenza bisogna mettere in sicurezza la situazione per quanto possibile, chiedere soccorso e seguire le indicazioni della centrale operativa.
In Italia il riferimento per le emergenze è il 112; il sistema sanitario di emergenza continua inoltre a fare riferimento al 118 secondo l’organizzazione territoriale.
La regola migliore resta semplice: poche cose utili, controllate, facilmente accessibili e che sappiamo utilizzare davvero.
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