Il nemico invisibile delle escursioni in quota ha un nome: wind chill
Un po' di vento in quota basta a cambiare radicalmente la sensazione di freddo. Capire come funziona il wind chill aiuta a scegliere l'abbigliamento giusto da mettere addosso e nello zaino per camminare in sicurezza in autunno e inverno
Con l’autunno le escursioni in quota cambiano volto: il sole scalda ancora, ma basta un crinale esposto perché l’aria diventi tagliente.
Nelle giornate stabili e caldesi può camminare in maglietta, con un guscio leggero nello zaino per sicurezza.
Salendo di quota, però, uno strato termico più corposo diventa indispensabile. Il motivo ha un nome preciso: wind chill.
Pochi chilometri orari di vento, molti gradi in meno
I numeri chiariscono subito la questione.
Quando il termometro scende sotto i 20 gradi, l’effetto wind chill, cioè la differenza tra la temperatura reale dell’aria e quella percepita dal corpo in presenza di vento, inizia a farsi sentire.
Con 15 gradi e una brezza vivace, tra i 20 e i 28 km/h, la temperatura percepita può scendere sotto i 10 gradi: abbastanza da voler indossare subito una giacca.
A 5 gradi, con lo stesso vento, la sensazione scivola già sotto lo zero.
Per capire perché, bisogna partire da una premessa che sorprende molti escursionisti.
La temperatura percepita, in realtà, non esiste
Dal punto di vista fisico la temperatura percepita non esiste.
Non c’è un’aria a 5 gradi e, contemporaneamente, una pelle a -1 o -2 gradi.
Per la fisica esistono grandezze misurabili: la temperatura dell’aria, per esempio 5 gradi, la velocità del vento tra 20 e 28 km/h e un certo grado di umidità.
Nella tabella di calcolo del wind chill presa qui come riferimento, l’umidità è fissata per convenzione al 70%.
Poi c’è un corpo umano che, esposto a queste condizioni, perde calore “come se” si trovasse a -1 o -2 gradi in assenza di vento. Tutto si gioca in quel “come se”.
Come il corpo cede calore all’aria
Quando due corpi a temperatura diversa entrano in contatto, tra loro si avvia uno scambio di calore: il più caldo si raffredda, il più freddo si scalda, fino a raggiungere un equilibrio in cui entrambi hanno la stessa temperatura in ogni parte.
Lo stesso accade tra noi e l’aria che ci circonda. All’aperto si crea un flusso costante di calore che dal corpo si disperde verso l’esterno.
Il metabolismo lavora senza sosta per mantenere la temperatura corporea intorno ai 37 gradi, ma il calore prodotto finisce nell’atmosfera.
Più l’aria è fredda, più la dispersione è rapida e più il metabolismo deve faticare per produrne di nuovo.
Il cuscinetto invisibile che il vento porta via
La dispersione non è istantanea, ma graduale.
Il calore passa prima alle molecole d’aria più vicine alla pelle e poi, via via, a quelle più lontane.
Intorno al corpo si forma così un sottile strato d’aria più calda che fa da cuscinetto isolante e rallenta la perdita di calore.
Il vento rompe questo equilibrio: spazza via le molecole d’aria riscaldata e le sostituisce con altre più fredde.
E il processo ricomincia da capo.
Più il vento corre, più il corpo si raffredda
Maggiore è la velocità del vento, più incisiva è questa azione e più rapido diventa lo scambio termico.
A parità di temperatura, il calore corporeo si disperde tanto più in fretta quanto più il vento è forte.
È qui che entra in gioco l’abbigliamento: ci tiene caldi proprio perché ostacola l’azione del vento sullo strato d’aria che ci avvolge.
Negli anni il rapporto tra velocità del vento e dispersione del calore è stato descritto con diversi algoritmi, da cui derivano le tabelle del wind chill.
Il principio resta lo stesso, mentre i valori attribuiti cambiano leggermente da una tabella all’altra.
Cosa dice davvero un wind chill di -2 a chi cammina
I valori riportati nelle tabelle, chiamati in inglese apparent temperature, non sono temperature in senso stretto: infatti non sono accompagnati dal simbolo dei gradi Celsius o Fahrenheit.
Sono piuttosto indicazioni su come avviene la dispersione del calore.
Un wind chill di -2 significa che il corpo perde calore “come se” ci fossero -2 gradi.
Ph.: Gettyimages/yanik88
Per l’escursionista, però, quel “come se” è un’informazione preziosa, decisiva per comfort e sicurezza.
Con una previsione di wind chill a -2 sappiamo che, anche se l’aria è ben più mite, dovremo equipaggiarci come se ci fossero -2 gradi, ci affaticheremo come se ci fossero -2 gradi e il metabolismo consumerà energie come se ci fossero -2 gradi.
Leggere il termometro, insomma, è solo metà del lavoro.
In montagna conta quello che il corpo vive davvero, minuto dopo minuto, su una cresta battuta dall’aria o in una sella esposta.
Ragionare in termini di wind chill significa guardare il vento con occhi diversi e scegliere cosa mettere nello zaino non in base ai gradi, ma alle condizioni che ci aspettano lassù.
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