Vestirsi a cipolla in montagna: la regola che quasi tutti sbagliano

16 settembre 2026 - 18:00

Maglioni di lana e magliette di cotone sono fuori gioco. Ecco come funziona davvero il vestiario a cipolla, strato per strato, e come gestirlo tra sudore, vento e pioggia lungo il sentiero

In montagna non conta quanto ti copri, ma come.

L’abbigliamento è la prima cosa a cui prestare attenzione quando si decide di andare sui sentieri, perché nelle attivitàoutdoor un vestiario corretto è ciò che fa la differenza tra un’esperienza piacevole e una giornata passata a patire caldo, freddo o pioggia.

E il sistema resta quello di sempre: vestirsi a cipolla, ovvero a strati.

Il maglione della nonna è fuori gioco da un pezzo

Il tempo dei maglioni di lana, delle camicie di flanella e dei calzettoni della nonna è finito da tempo.

Ormai questi capi potrebbero benissimo entrare a far parte dell’elenco delle cose che l’escursionista non dovrebbe mai indossare.

Oggi la tecnologia ci mette a disposizione fibre, tessuti e membrane che garantiscono un comfort ben più elevato.

L’abbigliamento tecnico contemporaneo ha fatto passi straordinari verso il suo fine ultimo, che potremmo riassumere in una parola: termicità.

Ovvero la capacità di mantenere attorno al nostro corpo una temperatura e un microclima costantemente confortevoli, indipendentemente dallo sforzo fisico che stiamo compiendo e dalle condizioni meteorologiche esterne.

Le tre qualità su cui si gioca tutto

Per raggiungere questo obiettivo le case produttrici hanno lavorato su tre qualità fondamentali.

  1. La traspirabilità, prima di tutto: dalla maglietta intima alla giacca impermeabile, passando per gli strati termici intermedi, tutto l’abbigliamento contemporaneo è pensato come una filiera, che consente di portare verso l’esterno l’umidità che il nostro corpo produce durante il movimento.
  2. La leggerezza: a parità di prestazioni, il peso e pure il volume dei capi odierni sono ben più ridotti rispetto a quelli che si utilizzavano anche solo 15 o 20 anni fa.
  3. L’impermeabilità: softshell o hardshell che siano, le moderne giacche da montagna offrono una protezione eccellente da pioggia e vento, pur consentendo al corpo di respirare e di non annegare in un bagno di sudore.

Semplificando, potremmo dire che ciascuna di queste qualità rappresenta la caratteristica prevalente di uno dei diversi strati del leggendario vestiario a cipolla.

Lo strato intimo: dove il cotone diventa un problema

L’intimo, o base layer, sia che venga utilizzato da solo nei climi caldi sia in abbinamento con altri strati, deve essere prima di tutto traspirante.

La sua funzione primaria è quella di allontanare dalla pelle l’umidità prodotta durante il movimento, aiutando così a disperdere il calore in eccesso.

Per questo i capi intimi vengono fabbricati con fibre idrofughe, che non assorbono le goccioline di sudore e asciugano molto rapidamente.

Ovviamente la classica e amatissima t-shirt in cotone non fa parte di questa categoria.

_ Leggi anche: abbigliamento intimo tecnico o base layer

Lo strato termico: una sola parola d’ordine

Lo strato termico, o mid layer, può essere costituito da uno o più capi a seconda delle condizioni ambientali, ma ha una sola parola d’ordine: leggerezza.

L’effetto termoisolante che un tempo si otteneva con i maglioni di lana, oggi lo si può avere con un buon pile da 400 grammi.

Il pile – Foto Getty Images

Magia delle fibre in poliestere e affini, che creano un tessuto soffice, morbido, voluminoso ma altamente comprimibile, in grado di generare cuscinetti d’aria che fungono da isolante termico.

Il bello è che anche questi capi sono idrofughi, quindi quando si bagnano non si inzuppano e non aumentano di peso.

In più, necessitano di poco tempo per asciugare.

_ Leggi anche: lo strato termico intermedio, pile e maglioni

Il guscio: impermeabile in un senso solo

I gusci, o outer layer, sono lo strato più esterno della cipolla e la loro qualità principe è l’impermeabilità, che non significa però tenuta stagna.

Un buon guscio, infatti, deve essere impermeabile solo in un verso, cioè dall’esterno verso l’interno, bloccando l’intrusione dell’acqua o dell’aria fredda all’interno della nostra cipolla.

L’importanza del guscio – Foto Getty Images

Massima traspirabilità è invece richiesta in senso inverso: le gocce di sudore devono poter attraversare il guscio e disperdersi all’esterno, altrimenti la cipolla si trasformerebbe in una micidiale pentola a pressione.

Questa doppia funzione viene egregiamente svolta dalle membrane con cui vengono rivestiti i gusci moderni.

_ Leggi anche: le migliori giacche per la montagna

Sfogliare la cipolla: come si gestiscono gli strati sul sentiero

La premessa è d’obbligo: se sperate di riuscire a non sudare mai, a non patire mai neppure un po’ di caldo o un po’ di freddo, cambiate attività.

Anche utilizzando i capi di abbigliamento più performanti, tamponare ogni variazione climatica e di sforzo fisico per rimanere sempre in condizioni di perfetto comfort è un’utopia.

Possiamo però adottare qualche accorgimento per gestire al meglio queste fluttuazioni.

Alla partenza dell’escursione non fidatevi della temperatura che percepite appena scesi dall’auto, o comunque provenendo da una condizione di inattività fisica: partite un po’ più leggeri e vedrete che vi basteranno poche decine di metri per entrare in temperatura.

Interpretare il meteo – Foto Getty Images

In cresta o su terreni esposti al vento, anche d’estate, è meglio indossare qualche strato sopra a quello intimo per proteggersi dal wind chill, l’abbassamento della temperatura percepita.

Questo anche a costo di patire un po’ di caldo nei tratti in cui il vento non c’è.

Con la pioggia, prima di indossare il guscio, alleggerite l’abbigliamento termico: meno strati deve attraversare il sudore per arrivare all’esterno, minore sarà l’effetto pentola a pressione.

Infine, organizzate la disposizione dei capi nello zaino. Più velocemente riuscirete a indossare e togliere i diversi strati, minore sarà il disagio per la perdita di calore e di tempo.

Vestirsi a strati, in fondo, non è una questione di attrezzatura ma di attenzione.

È il modo in cui l’escursionista impara ad ascoltare il proprio corpo e a leggere l’ambiente che attraversa, anticipando il vento su una cresta o la pioggia dietro un colle.

La cipolla non elimina la fatica né le variazioni del tempo: insegna a conviverci, sfogliandola e ricomponendola passo dopo passo, finché diventa un gesto automatico quanto allacciarsi gli scarponi.

 

_ Leggi altri articoli con consigli sul trekking e l’outdoor:

 

Seguici sui nostri canali social:
Instagram –  Facebook – Telegram