Altopiano di Asiago ad agosto: 4 itinerari tra fresco e storia
Tra gallerie e trincee, quattro itinerari che raccontano la storia della Grande Guerra e permettono di scoprire alcuni degli angoli più spettacolari dell'Altopiano di Asiago.
Veneto ad agosto: 4 trekking sull’Altopiano di Asiago tra fresco e storia
Quando l’estate appiattisce la pianura veneta sotto una cappa di caldo umido, l’Altopianodei Sette Comuni diventa un rifugio naturale.
Non è solo una questione di quota — i mille e più metri che separano Asiago dal fondo valle bastano a rinfrescare l’aria — ma di geografia: pascoli sconfinati, faggete ombrose, creste calcaree che si sfilano una dopo l’altra verso nord…
È un territorio che si presta al cammino lento, dove ogni sentiero sembra raccontare una storia più antica dell’ultimo secolo, ma anche segnata profondamente da quel secolo.
Perché tra il 1916 e il 1918 queste stesse montagne furono trasformate in una fortezza: trincee, gallerie, mulattiere scavate nella roccia, teleferiche e postazioni d’artiglieria ne segnarono il volto in modo indelebile.
Ancora oggi, camminando tra i faggi o lungo le cenge a strapiombo sulla Val d’Astico, si incontrano i resti di quella guerra — non come reperti di museo, ma come cicatrici vive nel paesaggio.
1 – Monte Cengio, il sentiero delle gallerie
Questo itinerario si sviluppa sul margine meridionale dell’Altopiano dei Sette Comuni, seguendo le antiche opere militari realizzate durante la Prima Guerra Mondiale.
Ph: Gettyimages/giocalde
L’itinerario prende avvio dal Piazzale Principe di Piemonte e segue il sentiero CAI 651, inizialmente all’interno di una fresca faggeta.
Dopo pochi minuti compaiono le prime testimonianze del fronte: una cannoniera con le postazioni d’artiglieria e, poco oltre, le gallerie che conducono verso il celebre percorso scavato nella parete.
Il tratto più spettacolare dell’escursione è proprio quello che corre a mezza costa lungo le falesie del Monte Cengio.
Protetto da parapetti, il sentiero offre viste continue sulla Val d’Astico e sulle montagne circostanti, alternando passaggi all’aperto a gallerie scavate nella roccia che permettevano ai soldati di muoversi al riparo dal fuoco nemico.
Lungo il percorso si incontra anche il Salto del Granatiere, luogo simbolo della resistenza italiana durante la battaglia del Monte Cengio.
Raggiunto il Piazzale Pennella, una breve salita conduce all’Area Sacra del Monte Cengio, posta sulla sommità del rilievo.
Il monumento commemorativo, la grande croce e i numerosi cippi dedicati ai reparti che combatterono su queste montagne trasformano la vetta in un luogo di raccoglimento, oltre che in un eccellente punto panoramico.
Per il rientro si passa accanto alla Chiesetta dei Granatieri e al vicino Rifugio Al Granatiere, quindi si ritorna comodamente al parcheggio lungo la strada che chiude l’anello.
2 – Monte Zebio, la fortezza naturale
L’itinerario ufficiale parte dalla località Val Giardini, a nord dell’aeroporto di Asiago.
Da qui si prosegue su una splendida mulattiera costruita dai soldati italiani, che conduce al cimitero della Brigata Sassari e alla cima di Scalambron.
Ph: Gettyimages/ChiccoDodiFC
Proseguendo verso Malga Zebio, ai piedi del caposaldo austriaco, si raggiunge l’area di Crocetta di Zebio, dove sono percorribili trincee e postazioni per mitragliatrici legate al sistema difensivo austro-ungarico.
Intorno, le tracce del conflitto si infittiscono: resti di baraccamenti, arrivo della teleferica, gallerie non tutte agibili, ricoveri scavati nella roccia…
Quel sistema difensivo, sviluppato tra l’estate del 1916 e l’autunno del 1918, trasformò lo Zebio in una vera e propria fortezza naturale, articolata in trincee, gallerie e postazioni in caverna, descritta come inespugnabile.
La quota di arrivo è di 1.708 metri. Il percorso, segnato dai sentieri CAI 832 e 832b, è lungo 18 km con 700 metri di dislivello.
Tra giugno e settembre, presso Malga Zebio, i malghesi producono un ottimo formaggio d’alpeggio: da non perdere!
3 – Anello Cima Larici–Cima Portule, le creste del nord
La partenza è da Malga Larici di Sotto, a 1.600 metri, raggiungibile da Asiago percorrendo la SP349 verso il Passo di Vezzena e imboccando la strada per gli impianti sciistici dei Larici.
Ph.: Gettyimages/FashionAnatomy
Da qui il sentiero CAI 826 compie un anello di 14,5 chilometri e circa 750 metri di dislivello, che tocca Bocchetta Portule, Cima Portule (2.308 m), Porta Renzola e i pressi di Cima Larici prima di tornare al punto di partenza.
La scelta del verso conta. Se percorso in senso orario, infatti, questo itinerario permette di salire alla cima in circa due ore per 5 chilometri di sentiero, con un tratto iniziale di cresta che si fa via via più panoramico, e di rientrare lungo un percorso più dolce di 9 chilometri che richiede circa tre ore.
In senso antiorario, la discesa dalla cima sarebbe invece ripida e faticosa. C’è un tratto un po’ esposto lungo la cresta, ma la segnaletica è ottima.
La dorsale di Cima Portule fa da confine tra Veneto e Trentino-Alto Adige, e dalla cima lo sguardo spazia con una ampiezza rara: verso sud, tutto l’Altopiano di Asiago si stende come un tavolo; verso nord, la Valsugana si srotola verso est con i laghi di Levico e Caldonazzo subito sotto, e oltre si alzano i Lagorai con Cima d’Asta e le Pale di San Martino. Nelle giornate più limpide si arriva a scorgere la laguna veneta.
4 – Monte Lisser e Forte Lisser, il “Leone” dell’Altopiano
L’ultimo itinerario si sposta nel settore orientale dell’Altopiano. Qui, sulla sommità del Monte Lisser (1.633 m), si trova il Forte Lisser, l’opera corazzata oggi meglio conservata dell’Altopiano.
Si posteggia presso la Casera Tombal, a pochi km da Enego, dove un tabellone indica il sentiero CAI 865 verso il forte.
Ph: Fortelisser.it
Da qui si sale lungo una stradina forestale in direzione sud, con andamento costante e dolce.
La pendenza è così minima che quasi non ci si accorge di salire: ci vogliono circa 1-2 ore per raggiungere la cima e il forte.
Per il rientro, invece, si può scegliere il sentiero diretto che in circa 40 minuti riporta alla malga.
L’intero anello è di 7 chilometri con 350 metri di dislivello. Il Forte Lisser fu costruito tra la fine del 1911 e il 1914 come parte dello sbarramento Brenta-Cismon, con il compito di chiudere l’accesso alla Valsugana orientale e impedire aggiramenti della piana di Marcesina.
Il panorama dalla vetta è uno dei più belli dell’intero Altopiano, spaziando dalla Piana di Marcesina al massiccio del Monte Grappa e all’Ortigara.
In primavera, nei pascoli fioriscono diverse specie di orchidee, e nelle giornate calde di tarda primavera e d’estate è frequente avvistare gheppi e poiane in cerca di prede.
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