Legge 24/2026: rilancio dei cammini senza perdere l’anima
La Legge 24/2026 rilancia i cammini italiani con fondi, cabina di regia e standard di qualità. Ma il vero nodo è culturale: come valorizzare i percorsi storici senza trasformarli in prodotti di consumo? Le riflessioni di Luca Gianotti offrono una bussola concreta
Con la Legge 24/2026, l’Italia sceglie di rallentare. La norma per la promozione e la valorizzazione dei cammini nazionali trasforma il turismo lento da nicchia persognatori a pilastro strategico di sviluppo, tutela ambientale e rinascita delle aree interne.
Ma dietro la cornice istituzionale si nasconde un rischio sottile: trasformare i sentieri storici in prodotti di consumo svuotati di significato.
Le riflessioni di Luca Gianotti sul “cammino profondo” e un caso esemplare siciliano, il Cammino dell’Anima tra i Monti Peloritani, indicano la direzione.
La Legge 24/2026 e il cambio di paradigma
Nel dettaglio, la normativa istituisce una cabina di regia nazionale, stanzia fondi dedicati alla promozione e fissa standard di qualità per i percorsi storici, culturali e spirituali d’Italia.
L’obiettivo dichiarato è nobile: distribuire i flussi turistici lontano dalle città d’arte ormai sature, portando ossigeno economico ai piccoli borghi.
Eppure la legge, da sola, è un contenitore freddo. I
l rischio di applicare logiche aziendali a percorsi nati storicamente per devozione, penitenza o necessità è concreto. Il legislatore fornisce l’infrastruttura. Ma chi fornisce l’anima?
La visione di Luca Gianotti: il cammino come resistenza
Per rispondere a questa domanda occorre richiamare la filosofia di Luca Gianotti, fondatore della Compagnia dei Cammini e teorico del Deep Walking.
Gianotti ricorda che camminare è un atto di resistenza, uno “scarto e sberleffo alla modernità” dominata dall’utile e dal profitto.
Un cammino autentico, secondo questa visione, si regge su tre pilastri:
- un impegno interiore che ne fa un veicolo di trasformazione personale,
- una connessione profonda con la natura e le comunità locali senza filtri o eccessive comodità turistiche,
- una lentezza consapevole per cui il viaggio conta più della meta.
Se un percorso viene eccessivamente addomesticato, asfaltato, riempito di distributori automatici e merchandising, perde la sua sostanza. Diventa un tapis roulant all’aperto.
La vera sfida della Legge 24/2026 è proprio questa: valorizzare senza snaturare.
Il Cammino dell’Anima: 125 chilometri fra due santuari
Incastonato nella Sicilia nord-orientale, il Cammino dell’Anima è un trekking di circa 125 chilometri suddiviso in sei o sette tappe. Non è un percorso per chi cerca la vetrina o il timbro facile sul passaporto del pellegrino.
È un viaggio aspro, meraviglioso e autentico che incarna insieme l’ideale di Gianotti e gli obiettivi della nuova legge.
Il tracciato parte dal Santuario di Dinnammare, a 1127 metri di altitudine, dove lo sguardo abbraccia lo Stretto di Messina, e si snoda lungo l’impegnativa dorsale dei Monti Peloritani.
Il Santuario Dinnammare – Foto Getty Images
Attraversa crinali boscosi, valloni segnati da frane e rinascite naturali come il Vallone di Misitano, e tocca piccoli comuni custodi di tradizioni secolari: Fiumedinisi, Mandanici, Antillo, Novara di Sicilia, Tripi.
Infine scende dolcemente verso la costa tirrenica, offrendo la vista sui laghetti di Marinello prima di concludersi al Santuario della Madonna di Tindari.
L’identità del percorso si regge su tre elementi.
- Il primo è la sacralità: unisce due santuari mariani storici, restituendo al camminatore il senso ancestrale del pellegrinaggio, dove lo sforzo fisico diventa preghiera o meditazione laica.
- Il secondo è la sfida morfologica: i dislivelli importanti, come la vista sotto la maestosa Rocca Salvatesta (1340 metri), richiedono sudore e determinazione. È una via che non regala nulla, ma costringe a stare nel momento presente.
- Il terzo è il tessuto umano: attraversare i borghi dei Peloritani significa incontrare un’Italia minore, dove l’accoglienza non è un servizio alberghiero ma uno scambio genuino.
Perché è un prototipo esportabile
Il Cammino dell’Anima si candida a banco di prova ideale della Legge 24/2026, dimostrando che è possibile creare valore senza distruggere l’identità dei luoghi.
Promuove un’economia circolare nei borghi come Antillo e Mandanici, portando piccoli gruppi di camminatori rispettosi: esattamente ciò che la legge auspica per combattere lo spopolamento.
Tiene in vita i sentieri attraverso l’uso, trasformando chi cammina in una sentinella del territorio che presidia boschi e crinali.
È naturalmente impermeabile al turismo “mordi e fuggi”, perché richiede tempo, preparazione e volontà, selezionando un pubblico affine ai principi del deep walking.
Si presta a essere percorso in primavera o in autunno, alleggerendo la pressione estiva sulle coste siciliane.
Il futuro a passo d’uomo
La Legge 24/2026 consegna al Paese gli strumenti legali ed economici per fare dell’Italia la capitale mondiale dei cammini. Ma gli strumenti, da soli, servono a poco senza una visione che li orienti.
Le riflessioni di Gianotti ricordano che un cammino è prima di tutto uno spazio di libertà e di guarigione interiore.
Il percorso da Dinnammare a Tindari insegna che il successo di queste iniziative non si misurerà solo dal numero di presenze registrate dalle cabine di regia, ma dalla qualità del silenzio che i viandanti sapranno trovare lungo i crinali.
Se Regioni e Stato sapranno assumere questo itinerario come prototipo, proteggendone la natura ruvida, sostenendo l’ospitalità autentica delle comunità locali e rifuggendo la tentazione dei grandi numeri, la legge non avrà soltanto prodotto un sistema turistico: avrà tracciato una via per l’anima del Paese.