Piemonte: tutti i percorsi e gli itinerari di trekking!

4 maggio 2020 - 5:00

Piemonte: trekking per tutti i gusti

 

Il Piemonte, grazie alla sua splendida corona di cime e alla vasta rete di sentieri adatti ad ogni tipo di escursionista,è la meta ideale per chi ama l’outdoor e la vita all’aria aperta.

Una ricca rete sentieristica consente di scoprire valli, parchi naturali, incantevoli laghi di montagna, tracce di arte e di cultura, tra fortezze, sacri monti e borghi alpini.

Compito nostro farvi riscoprire, passo dopo passo, la suggestione di una delle regioni più belle d’Italia, dove 153 anni fa è nato il Club Alpino Italiano e che ospita il Museo Nazionale della Montagna.

Piemonte: in montagna, in collina, al lago

A sud il sistema alpino si salda a quello appenninico, dove antiche vie del sale valicano lo spartiacque ligure offrendo accesso al mare.

Questa è una montagna meno spettacolare, non si annoverano cime dalla severa bellezza, però è qui che camminando si viene a contatto con identità perdute, con ritmi regolati dalle stagioni, con frammenti di vita rurale caduti in disuso.

La genesi d’ambienti architettonici tipici – dai nuclei abitati fortificati alle case sparse, dalle cascine alle strutture rurali minori – è il frutto di una logica fatta di sottigliezze, praticità, convenienza, dell’evolversi delle condizioni di vita delle comunità montane.

Ma la storia della cultura piemontese parte anche dal “grande fiume”, il Po, che ha le sue sorgenti ai piedi di sua maestà il Monviso, una delle vette più famose al mondo insieme al Gran Paradiso e al Monte Rosa, indiscusso “signore” della Valsesia.

Il Po nel suo lungo viaggio attraversa un gradevole paesaggio collinare che fa da cerniera tra la catena delle Alpi e la pianura, un paesaggio punteggiato da isolate chiesette, case coloniche, borghi medioevali, un paesaggio “disegnato” dall’uomo con i suoi vigneti, gli alberi da frutto, campi coltivati e delimitati da piccoli corsi d’acqua, pioppi e alti salici.

Piemonte: i grandi sentieri

Per chi ama la sfida, una classica tra le lunghe escursioni è la GTA: la Grande Traversata delle Alpi, inaugurata negli anni Settanta, si snoda dai monti di Domodossola fino alle Alpi Liguri, attraverso l’arco alpino occidentale, dalla Valle Tanaro fino all’Ossola, per circa 1.000 km, toccando i ghiacciai del Monte Rosa, i 4000 del Gran Paradiso, divenuti leggende dei pionieri dell’alpinismo, e il “gigante di pietra” Monviso dove si trovano le sorgenti del fiume Po.

Grazie ai tanti itinerari di raccordo che scendono a fondovalle non bisogna necessariamente percorrere tutte le tappe (5 – 8 ore di marcia ciascuna). Il percorso è identificato da segnaletica bianca e rossa con scritta GTA.

 

L’Anello del Monviso è un anello che tocca le tre valli che si dipanano ai piedi del re delle Alpi Cozie: la Valle del Po, la Valle Varaita e la francese Valle del Guil.

Il giro classico può essere portato a termine in cinque giorni partendo da Castello di Pontechinale per la Val Varaita, o Pian del Re e Oncino per la Valle Po.

I punti di appoggio sono rappresentati dai rifugi Alpetto, Giacoletti, Mont Viso, Quintino Sella e Vallanta.

Molto interessante è anche il Tour del Monte Rosa: nove tappe che toccano 6 diverse valli, da quote minime come i 1600 metri di Zermatt (potenziale punto di partenza/arrivo), fino ai 3317 metri del Passo del Teodulo (attraversamento di un tratto di ghiacciaio). Segnavia giallo dai contorni neri, al cui interno è riportata la sigla TMR in color nero.

I Percorsi Occitani si snodano ad anello attraverso l’intera Valle Maira, inizialmente tortuosa ma di più ampio respiro verso i bacini glaciali di Acceglio e Chiappera. Sono 16 tappe lungo le quali s’incontrano locande, rifugi, aziende agrituristiche che offrono ospitalità come posti tappa. Il sentiero è segnalato da tacche gialle e cartelli con la dicitura P.O.

Tra la Valle Susa e Torre del Colle si snoda invece il Sentiero Balcone che deve il suo nome alle splendide vedute panoramiche sia sulle cime sia sulla sottostante pianura. Sono 5 tappe con apposita segnaletica, alcune impegnative per il dislivello. La partenza è da Monpantero (frazione di San Giuseppe), il sentiero fa tappa poi a Rio Rocciamelone, Pavaglione, Maffiotto, Pratobotile ed infine giunge a Sant’Ambrogio.

Importante è il tratto piemontese della Via Alpina, sistema che percorre l’intero arco alpino dalla Slovenia al Principato di Monaco, attraverso 5 percorsi e oltre 300 tappe, con veri e propri itinerari tematici sulla storia e i sapori tipici.

I sentieri della Via Alpina non presentano mai difficoltà alpinistiche, ma sono pensati per accompagnare il trekker in una straordinaria scenografia naturale. Nel Cuneese si sviluppano 25 tappe, per buona parte sul GTA: il percorso rosso da Col Maurin (Alta Valle Maira) a Col di Nava, il percorso blu da Pian della Regina a Chiappera attraversando le Valli del Po, la Val Varaita e la Val Maira.

Insieme al Passo del San Bernardo, la Valle di Susa è una delle due porte di accesso della Via Francigena verso l’Italia.

Gli itinerari che ripercorrono il famoso tracciato religioso sono due. Il primo parte da Olux, prosegue oltre Torino e da Chieri transita nel Monferrato, nell’Astigiano, fino a Voltaggio in Alta Val Lemme. Il secondo itinerario comprende le zone del Canavese e del Vercellese, con partenza da Settimo Vittone e arrivo a Vercelli.

Camminare nelle montagne DOC e valli di confine

Non lontano dalla città, in un susseguirsi di singolari scenografie, il profilo urbano dell’elegante Torino lascia spazio alle Montagne Doc.

Al confine con il territorio francese queste valli alpine sono le custodi della cultura occitana che, dalle Alpi ai Pirenei, conserva una lingua antica, un’architettura immutata nei suoi borghi arroccati così come feste e tradizioni, mai dimenticate.

  • Val di Susa, Val Sangone, Val Cenischia

Lungo le strade della Val di Susa, i pellegrini provenienti dal Nord Europa hanno camminato per secoli lasciando tracce indelebili dei loro passaggi: sul monte di Pirchiriano svetta austera la Sacra di San Michele, prolungamento esatto della montagna, là dove la roccia si fonde con il ciclopico basamento e l’ardito disegno di linee ed archi della chiesa.

Nel cuore della valle si trova invece l’abbazia di Novalesa, fondata nel 726, ed importante centro per il restauro di libri antichi, curati nei preziosi dettagli dai monaci benedettini.

Da Susa a Torre del Colle il sentiero Balcone regala una straordinaria vista sulle cime e sulla pianura sottostante. Rimanendo in bassa Val di Susa è possibile scoprirne un interessante ramo laterale, la Val Cenischia.

Saliamo adesso nella parte più alta della Val di Susa le cui bianche cime si stagliano nella stagione fredda contro il cielo e consentono, agli amanti degli sport invernali, di sciare sulle piste della famosa “Via Lattea”.

Montagne spesso oltre i tremila metri, boschi e pascoli dalle ammalianti tonalità di verde e acque cristalline sono la massima espressione di questo ambiente alpino che non tralascia l’impronta millenaria della storia, rappresentata dal forte di Exilles, un gigante a sentinella della valle che ospitò la misteriosa “Maschera di Ferro”.

Sulla destra della Valle di Susa, il Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand costituisce un importantissimo patrimonio ambientale grazie ai suoi 700 ettari di foresta.

Partendo da Monfol è possibile entrare nel cuore del bosco grazie ad un percorso ad anello completamente immerso tra esemplari di abete bianco e di abete rosso, di larice e di cembro, fino a specie arboree uniche nel panorama piemontese.

Il ghiacciaio che anticamente scendeva dalla Valle di Susa ha lasciato in eredità un interessante mondo lacustre fatto di specchi d’acqua, canneti e ninfee, tutelato con il nome di Parco Naturale Regionale dei Laghi di Avigliana a partire dal 1980.

Altro ricordo dei ghiacci è il Parco Naturale Orsiera Rocciavrè che deve il nome alle due cime più importanti del suo territorio.

L’enorme varietà di ambienti naturali, la ricca fauna e i suoi laghi alpini ne fanno un’ambita meta per gli amanti degli ambienti montani autentici.

 

Montagne Doc: la Val Cenischia e il Monte Malamot

Montagne Doc: Val Sangone, il Monte Salancia

Montagne Doc: Alta Val Susa, il Gran Bosco di Salbertrand

Montagne Doc: Alta Valle di Susa, il Monte Rotta

Montagne Doc: Alta Val Susa, il Lago Verde e il Monte Thabor

CAMMINARE NELLE VALLI VALDESI

Percorsi tra storia, natura e l’antica memoria di un popolo. Gente orgogliosa, i valdesi. Orgogliosa, ma non chiusa nella propria tradizione.

Anzi, l’aria che si respira non è per nulla provinciale ma aperta, plurilingue, europea.

In queste valli i Valdesi si rifugiarono dalle persecuzioni e ancora oggi Torre Pellice è la sede di un raffinato centro culturale, una Fondazione e un Museo Storico ed Etnografico. Tutt’intorno, l’incanto delle valli.

 

  • LE VALLI PELLICE, CHISONE E GERMANASCA

La Val Pellice è la più meridionale: sale dolcemente di quota, ricca di itinerari affascinanti come il Giro dei tre rifugi o l’ascesa al Monte Granero.

Oltre ai centri valdesi, non dimentichiamo di visitare l’Ecomuseo della Pietra a Rorà, che evoca la dura vita degli antichi cavatori locali, attivi nell’estrazione della cosiddetta Pietra di Luserna.

La Val Chisone si caratterizza nella parte bassa per piccoli borghi, la suggestione della gola di Malanaggio e il Percorso verdeacqua presso San Germano. Villar Perosa, antico centro di cultura valdese, possiede lo splendore della Chiesa di San Pietro in Vincoli. La parte alta della Valle, più selvaggia e alpina, è un salto nel tempo.

Sentieri, baite, alpeggi ci ricordano che il caos della moderna urbanità è alle nostre spalle: Usseaux è uno dei borghi più antichi, da vedere la miniera del Beth, ma non si può tralasciare Fenestrelle, con il suo celebre forte che dal borgo si innalza per 635 metri di dislivello di muraglia, con la scala coperta più alta d’Europa.

La Val Germanasca, l’antica Valle Nigra, è la più varia: boschi fittissimi, montagne impervie, piccole valli laterali all’interno della conca di Prali. Traverse, San Martino, Perrero sono i pittoreschi borghi che la punteggiano. Innumerevoli le occasioni di outdoor, dagli anelli di fondo alla seggiovia dei Tredici laghi, agli itinerari del Gran Comprensorio delle Alpi.

Le aree protette di queste valli fanno del territorio uno dei propri punti di forza. L’Oasi faunistica del Barant in Val Pellice è destinata alla protezione di caprioli e stambecchi, mentre il Giardino Botanico alpino Bruno Peyronel tutela più di 300 specie endemiche della valle. In Val Chisone vengono valorizzate le attività produttive tradizionali grazie al Parco Naturale della Val Troncea.

Il trekking trova luoghi d’eccellenza nel Parco Naturale Orsiera Rocciavrè, soprattutto con l’itinerario all’Orsiera (m 2890); sempre dal punto di vista naturalistico ed escursionistico il Gran Bosco di Salbertrand presenta un percorso ad anello immerso tra abeti rossi e bianchi, larici e cembri.

Ma anche la gola vuole la sua parte, e allora non si può rinunciare alla Toma vaccina in Val Troncea, prodotta da due soli allevatori locali; il Seirass del Fen, una deliziosa ricotta; la mustardela delle valli valdesi, sanguinaccio di origine povera nato per non sprecare nessuna parte del maiale; le curiose cagliette, fatte di pane ammollato nel latte o di patate, arricchito con un soffritto di porri, prosciutto e salame cotto.

Senza dimenticare la zuppa tradizionale che accomuna le tre valli: la supa barbetta, con grissini, brodo di carne e cannella, che prende il nome dai predicatori valdesi, chiamati barbet. Il tutto in abbinamento con vini preziosi anche se poco noti come lo Chatus, il Doux d’Henry e l’Avarengo.

Le Valli Valdesi – Bric Ghinivert e le Miniere del Bet

Le Valli Valdesi – Il forte di Fenestrelle

Camminare nelle Alpi Marittime

 

  • LA VALLE GESSO: CAMMINARE SUI SENTIERI DEL RE

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime si trova per la quasi totalità in Valle Gesso, percorsa da curatissimi sentieri che uniscono numerosi rifugi, consentendo così una visione ravvicinata delle cime più severe delle Alpi del Sole, roccaforti di roccia invalicabili e punto fermo del Vallo Alpino Occidentale nella Seconda Guerra Mondiale.

Le vie del sale percorse per scavalcare l’impervia catena alpina cuneese, le mulattiere usate da Vittorio Emanuele II durante le battute di caccia nell’antica Riserva reale, chilometri di carrarecce militari che agevolavano lo spostamento di truppe sono oggi percorse dagli escursionisti. In uno scenario di rara bellezza si possono compiere gite, anche di più giorni, trovando in Entracque (interessante in inverno il circuito del Centro Fondo Gelas: Entracque, primi passi sull’Oltre Gesso),(L’ITINERARIO – Entracque, primi passi sull’Oltre Gesso).

Sant’Anna di Valdieri e Terme di Valdieri i punti di partenza ideali per salire verso la regina delle Marittime, l’Argentera, oppure per ammirare il lago del Chiotas, la suggestiva Serra dell’Argentera e i laghi della Fremamorta.

Il Pian del Valasco è uno dei luoghi più suggestivi del Parco delle Alpi Marittime: risalire la rotabile militare verso il Rifugio Questa consente di ammirare gli splendidi specchi d’acqua della Valscura, del Claus e delle Portette (L’ITINERARIO – Val di Gesso: il vallone del Valasco)

Una vasta rete di sentieri si riscontra anche nei territori vicini alla Val Gesso: a nord ovest la Valle Stura di Demonte, incastonata fra le rocciose cime che separano le Alpi Marittime dalle Cozie, ad est la Valle Vermagna, delimitata dal Colle di Tenda.

Dal valico passa un suggestivo itinerario (L’ITINERARIO – Il tour dei forti: le Alpi Marittime in MTB)  che ricalca nella prima parte la “Strada Reale” che da Torino passando per Cuneo collegava il Piemonte con Ventimiglia e il mare. Presso Colle di Tenda, frequentato fin dall’antichità, Limone e i suoi impianti sciistici attirano appassionati di sport invernali da tutta la regione e dalla vicina Liguria.

Nel periodo primaverile-estivo un percorso da non perdere è quello che si sviluppa tra il vallone di Limonetto, dolce e pascolivo, e l’alto vallone di Palanfrè, dirupato e roccioso. (L’ITINERARIO – Valle Vermenagna: Passo Ciotto Mieu)L’ITINERARIO – Entracque, primi passi sull’Oltre Gesso

  • LA VALLE PESIO: QUI LA NATURA È PROTAGONISTA

Il Pesio ha inciso profondi canaloni prima di confluire nel Tanaro, creando paesaggi infinitamente diversi tra loro, arricchiti da splendidi panorami che si allargano fino al mare.

Risalendo verso il massiccio del Marguareis il paesaggio cambia lentamente: alle colline del Monregalese prende il sopravvento il più importante sistema carsico alpino del Piemonte, paradiso per gli appassionati e gli studiosi di speleologia grazie a chilometri di grotte profonde anche 1000 metri, ma anche per i naturalisti affascinati dalle impetuose cascate che si possono ammirare tra i magici boschi di abete bianco, dove il lupo (LUPO: Lo spirito della foresta) ha fatto recentemente e spontaneamente la sua ricomparsa.

La vicinanza al Mar Ligure del Parco Naturale Regionale del Marguareis, influisce sul clima e su un’eccezionale varietà botanica dove coesistono specie alpine continentali e mediterranee. Alla ricchezza di animali selvatici e ad una flora esclusiva, vanno registrate le tante testimonianze storico-culturali: dai borghi montani ai centri religiosi dove si avverte ancora un’intensa spiritualità.

Un esempio su tutti è la Certosa di Pesio, complesso monastico imponente (la prima costruzione risale al 1173 con l’insediamento dei monaci certosini) da dove si sviluppa un percorso naturalistico facile, attrezzato con pannelli di divulgazione naturalistica. Indubbiamente, l’itinerario più entusiasmante è la entusiasmante salita al Rifugio Garelli, straordinario balcone sul Marguareis (m 2651), cima di aspetto tipicamente dolomitico (L’ITINERARIO – Val Pesio: anello del vallone del Marguareis)
L’ITINERARIO – Val Pesio: anello del vallone del Marguareis

  • VALLE STURA DI DEMONTE: RIAPPROPRIARSI DI AMBIENTI INCONTAMINATI

Lungo la tortuosa strada che risale la Valle Stura di Demonte, da Borgo San Dalmazzo al Colle della Maddalena, limite nord delle Alpi Marittime, si staccano strette conche laterali solcate da piccoli affluenti del torrente Stura, come il Rio Freddo, il Corborant, il Kant e il Sant’Anna, interessate da piacevoli passeggiate tra boschi di abete bianco, abete rosso, Larice  e Pino Cembro, oppure, a quote maggiori, lungo pianori alla scoperta dei laghi di Roburent, dei laghetti di Vens e altri splendidi specchi d’acqua.

In questi paesaggi incastonati fra le rocciose cime che separano le Alpi Marittime dalle Cozie, non mancano siti d’interesse storico-culturale e artistico, come la Chiesa parrocchiale di S. Dalmazzo, o quella di S. Donato a Demonte, paese incantevole grazie anche ai suoi portici.

A quote maggiori tracce di tradizione alpina si intravedono nei borghi montani di San Bernolfo, Neraissa, Ferriere e non solo. Proprio da Ferriere inizia un bellissimo itinerario (L’ITINERARIO – Valle Stura di Demonte: l’Arche de Tortisse)  che sale al Colle del Ferro, importante valico tra la valle della Tinèe e la valle Stura, e all’arco di Tortisse, spettacolare formazione ad arco creata dall’erosione nella tenera roccia calcarea, già in territorio francese (L’ITINERARIO – Colle del Ferro e Arco di Tortisse)

Straordinari sono anche gli esempi di architetture militari tipiche dell’arco alpino, dalle fortezze alle batterie disseminate in tutta la valle, all’esempio più imponente, il Forte di Vinadio, costruito per volere di Carlo Alberto di Savoia e oggi luogo dove si svolgono manifestazioni di grande fascino. Da non perdere il santuario più alto d’Europa, Sant’Anna di Vinadio, a 2010 metri sul livello del mare, immerso in un anfiteatro alpino davvero unico per suggestione e bellezza.
L’ITINERARIO – Valle Stura di Demonte: l’Arche de Tortisse

 CAMMINARE NELLE TERRE DEL MARCHESATO

Le incisioni rupestri del Roccerè, risalenti all’Età del Ferro, sono la testimonianza più antica dell’epopea umana nel Saluzzese. I secoli a seguire hanno riservato a queste valli altre eccellenze. Alcune si perdono nella leggenda, come la storia di Griselda, pastorella divenuta principessa, ripresa da Boccaccio nella X Novella del Decameron.

Altre lasciarono segni profondi, come il Marchesato, che per cinque secoli visse tra delicati equilibri con Francia e Savoia. Nato nel 1135 con Manfredo I, che chiamò i Cistercensi a fondare l’Abbazia di Staffarda, vide signori come Tommaso III, autore del poema “Le chevalier errant”, e Ludovico II, sotto il quale il Marchesato raggiunse il culmine dello splendore.

Valle del Po, Monviso

 

Tra le testimonianze di quel tempo restano gli affreschi della sala Baronale del castello della Manta (1416-1426), che raffigurano proprio vicende del poema di Tommaso III.

Ugualmente suggestiva la parrocchiale di Elva (val Maira), che custodisce gli affreschi di Hans Clemer: dipinti tra il ‘400 e il ‘500, raffigurano storie della Vergine e del bambin Gesù (pareti) e della Crocefissione (abside).

Anche Saluzzo conserva tesori di quegli anni, come la Casa Cavassa. Da ricordare infine la Repubblica degli Escartons, una straordinaria esperienza democratica che interessò le alte valli Varaita, Susa e Chisone, il Queyras e Briançon: ogni comunità eleggeva rappresentanti all’Assemblée de l’Escarton ed ogni Escarton inviava delegati all’Escarton General.

La repubblica durò dal 1343 al 1713, quando il Trattato di Utrecht la divise tra Francia e Piemonte.

 

  • LE VALLI CHE FECERO LA STORIA DEL MARCHESATO: VAL GRANA, VAL MAIRA, VAL VARAITA E VALLE DEL PO

Le valli che fecero la storia del Marchesato sono oggi meta di un turismo che privilegia genuinità e tranquillità. La Val Grana è nota per il santuario di San Magno; la chiesetta di Sancto Lucio de Coumboscuro rappresenta inoltre un riferimento per gli Occitani di Provenza e Piemonte, che ogni anno si incontrano in occasione del Roumiage per far rivivere la lingua d’Oc.

Qui l’attenzione cade inevitabilmente sul Castelmagno, prelibato e ricercato formaggio DOP. Una delle escursioni più interessanti della Val Grana accompagna i trekker “sul monte Tibert”  che offre un ampio panorama verso i tremila delle Marittime. L’ITINERARIO – Sul monte Tibert

La Val Maira ha nella bellezza delle montagne una delle principali attrattive: spettacolari sono la dolomitica Rocca La Meja e la grande lama della Rocca Provenzale. Il “Sentiero dei Ciclamini”  è il percorso ideale per chi vuole avvicinarsi in modo “soft” alla selvaggia bellezza della valle, altrimenti l’itinerario più coinvolgente è rappresentato dai “Percorsi Occitani” che si snoda attraverso l’intera valle; delle 16 tappe suggeriamo sicuramente quella “Da Elva a San Martino Inferiore” che porta alla scoperta di borgate tradizionali, chiese e cappelle che si incontrano lungo il percorso.

Un’altra tappa altrettanto bella è quella “Da San Martino a Macra” , sempre lungo i Percorsi Occitani segnati dall’inconfondibile segnavia di colore giallo. Anche l’inverno consente escursioni interessanti con le ciaspole o gli sci ai piedi (L’ITINERARIO: Sci di fondo nelle valli occitane)

Ai tesori naturali si affiancano quelli dell’arte, come i già citati affreschi del Maestro d’Elva. Vere opere d’arte di Madre Natura sono gli insoliti “ciciu ‘d pera” di Villar S.Costanzo, grossi massi in punta a torrioni di detriti, forme generate dall’erosione pluviale, sembrano guerrieri pronti a scagliarsi contro Sauron.

Al sopraggiungere della stagione invernale si possono indossare gli sci a partire dalla borgata Ponte Maira e seguire la pista che attraversa una splendida pineta sulla destra orografica del Maira, giungendo a Borgata Saretto nei pressi del lago artificiale (L’ITINERARIO Sci di fondo nelle valli occitane) 

In Val Maira, tra i mestieri itineranti, custoditi nella memoria dei vecchi e tramandati verbalmente di padre in figlio, vi era quello dell’acciugaio al quale noi di TREKKING&Outdoor abbiamo dedicato un interessante approfondimento: la Via degli Acciugai.L’ITINERARIO – Sci di fondo nelle valli occitane

La Val Varaita è la più turistica; nella parte alta della valle non mancano case tipiche, con ampio uso del legno e tetti in losa. Abbondanti licheni rendono inquietante il bosco dell’Alevè, un rarissimo caso di bosco puro di cembro, con esemplari secolari.

Numerosi percorsi escursionistici salgono al cospetto del Viso o a passi che si affacciano sull’Alta Provenza e sul Queyras, mentre i ciclisti possono salire al Colle dell’Agnello, già palcoscenico del Giro e del Tour.

La Valle Po è il Monviso: sale in pochi chilometri da Saluzzo fino a Pian del Re, su cui incombe il Gigante di Pietra con i suoi 3841 metri, spettacolare per forma ed eleganza, circondato da una natura aspra, spesso avvolto in vapori che ne esaltano l’aspetto leggendario. La principessa degli Elfi pare uscire dalle nebbie che avvolgono le sorgenti del grande fiume, all’ombra del Re di Pietra.

Il Viso Mozzo rappresenta la meta di un’escursione (L’ITINERARIO)  impegnativa in un ambiente selvaggio, tra pietraie e splendidi laghi, che regala una visione ravvicinata del versante est del Monviso, che incombe con la sua forma severa e autorevole.
L’ITINERARIO – L’Itinerario – il Viso Mozzo

Monviso: sulla cima del re di Pietra per la via Normale

 CAMMINARE NELLE MONTAGNE REALI

Nel cuore delle Alpi Graie, tra le più imponenti e selvagge catene montuose si aprono valloni profondi e boscosi che invitano all’esplorazione, tra ruscelli di acqua fresca e purissima.

I boschi hanno rappresentato per secoli l’unica fonte di sostentamento per le popolazioni montane, e quello del boscaiolo era uno dei mestieri più comuni in questi luoghi. Dai castagni ai faggi della bassa valle fino ai lariceti il territorio muta e affascina il camminatore.

L’eco dell’antica parlata patois risuona tra i borghi di pietra e legno, sotto i tetti orditi da lastre di scisto, le cosiddette lose. Sono le valli selvagge, memoria dell’antica età di questa terra, la vera attrazione per gli escursionisti.

 

  • NEL CUORE DELLE ALPI GRAIE: VALLI DI LANZO, VAL CERONDA E CASTERNONE

La Val di Viù innanzitutto, che da Usseglio si biforca ancora nel vallone d’Arnas, dove si allineano le cime più elevate, tra cui il Rocciamelone (L’ITINERARIO: Il Rocciamelone: Al cospetto del Re delle Alpi) con il pittoresco borgo che dà il nome alla valle, e le belle frazioni di Villa Forno e Lernie, con i sentieri per il Colle del Lys e la Madonna della Bassa.Sempre in Val di Viù, la prima elevazione di rilievo dello spartiacque con la Valle Susa, la Punta Imperatoria (L’ITINERARIO: Monte Civrari – Punta Imperatoria) offre un itinerario panoramico sull’Appennino Ligure e le Alpi Orientali, Torino e la sua collina, la pianura, il Monferrato, le Langhe. Un altro itinerario interessante sale alla Costa Fenera (L’ITINERARIO – Costa Fenera), che mostra un ampio panorama sul Rocciamelone e durante la salita si passa accanto all’ameno lago Nero.

La Val d’Ala, una delle prime mete turistiche grazie alla costruzione della ferrovia nel 1916, un vero paradiso per gli escursionisti da dove prendono il via alcuni dei più importanti itinerari, in particolare dal fiorito Pian della Mussa. Da non perdere Voragno, con gli affreschi cinquecenteschi della Cappella di San Fabiano.

In Val Grande l’arroccato Santuario di Santa Cristina a Cantoira, il presepe meccanico di Vrù, le miniere di talco di Brunetta ci riportano alla tradizionale vita di queste terre. Vallo, Varisella, Val della Torre e Fiano, insieme a La Cassa e Givoletto, sono punti di partenza di altrettanti interessanti itinerari tra boschi e panorami indimenticabili.

Preserva l’ambiente delle valli Ceronda e Casternone, con i bei borghi di Fiano, Cafasse, Monasterolo e Robassomero, la Riserva naturale di Monte Lera dove si trova anche la rarissima specie di Euphorbia gibelliana.

Lo storico Parco Regionale della Mandria, tra laghi e splendide dimore reali volute da Vittorio Emanuele II contribuisce a rinsaldare il connubio tra la l’uomo e la natura, testimoniato anche dai prodotti di queste terre, a partire dalla toma di Lanzo, prodotta da latte vaccino in forme stagionate tre mesi, e che si può gustare da sola o accompagnata con funghi porcini.
L’ITINERARIO – Il Rocciamelone: Al cospetto del Re delle Alpi

 CAMMINARE NEI PARADISI INVIOLATI

In viaggio tra le meraviglie dell’Alto Canavese, della Valle Orco e della Valle Soana, territori caratterizzati da montagne che proteggono un mondo rurale fatto di sapori e mestieri antichi.

Trovare un ambiente naturalisticamente intatto e di bellezza selvaggia a pochi chilometri da una delle aree urbane più importanti e industrializzate del nostro paese è un sogno inseguito, quasi sempre invano, dagli appassionati di outdoor.

Fantasia che però sembra realizzarsi alle porte di Torino, risalendo dalla pianura alle dolci colline di Pertusio, di Forno Canavese, di Levone e Cuorgnè, per addentrarsi nel paesaggio schiettamente alpino di Canischio, Pratiglione, San Colombano Belmonte e Prascorsano.

  • I MILLE SENTIERI DEL CANAVESE E IL GRAN PARADISO TRA NATURA E STORIA

L’Alto Canavese, delimitato a sud dal Rocciamelone (L’ITINERARIO: Il Rocciamelone, Al cospetto del Re delle Alpi) e a nord dal Gran Paradiso, consente di salire in breve da quota zero alla montagna vera e selvaggia, avvicinando lo sguardo ai 4000 metri di uno dei massicci più spettacolari d’Europa.

Il Gran Paradiso è uno dei simboli delle Alpi; il suo omonimo Parco Nazionale è la più antica area protetta d’Italia, risalente addirittura al 1856, quando i Savoia la istituirono come Riserva Reale per proteggere dall’estinzione lo stambecco. Le fitte foreste, la roccia nuda della montagna che sale di quota, i panorami indimenticabili, i torrenti d’acqua purissima e la fauna miracolosamente preservata rendono questo territorio protetto una delle più note mete del turismo naturalistico.

Una zona particolarmente ricca di laghi è quella del Nivolet (L’ITINERARIO: Parco Gran Paradiso: Colle del Nivolet) senza dubbio alcuno, tra le più suggestive dell’intero arco alpino.

Il lavoro millenario dei ghiacciai e dei torrenti ha modellato col tempo le montagne e le valli dando vita alla Valle Orco, che digrada oltre le valli laterali del Roc, di Ribordone e l’altopiano del Nivolet, nella Val Soana, popolata di camosci e sorvolata dall’aquila reale, ma dove ci sono anche siti da non perdere per l’interesse monumentale, come il Santuario di San Besso.

Alto tra valle dell’Orco e pianura canavesana, il Soglio è visibile da Castellamonte ed offre un panorama che spazia dall’Appennino alle Alpi Lepontine, passando per il Gran Paradiso.

Di diversa natura ma non meno interessanti sono la Riserva Naturale speciale dei Monti Pelati e Torre Cives, a occidente delle colline moreniche della storica città d’Ivrea, la Riserva Naturale speciale del Sacro Monte di Belmonte, su di un affioramento granitico, la Riserva Naturale Orientata della Vauda, disseminata di piccoli bacini e laghetti.

Un itinerario storico sulle orme di Arduino ci condurrà invece a visitare il Santuario di Belmonte e il Castello di Valperga, per poi vedere le gesta del sovrano affrescate nelle pareti della cappella di San Grato a Canischio e di San Giorgio a Valperga.

La Comunità Montana ha attrezzato tre differenti reti di sentieri a tema: il Sentiero Balcone, lungo lo spartiacque che chiude a monte la val Gallenca e che parte da Alpette fino al monte Soglio; il Sentiero del Gallo in Val Gallenca; il Sentiero dei Tabernacoli da Valperga a Belmonte.
L’ITINERARIO – Il Rocciamelone: Al cospetto del Re delle Alpi

CAMMINARE NEL BIELLESE

Nella provincia di Biella, in quell’angolo di Piemonte che confina con la Valle d’Aosta, rilassanti colline verdi accolgono chi cerca una dimensione naturale autentica, lontana da contaminazioni esterne.

Dalle finestre dei tipici borghi della Valle Elvo è possibile affacciarsi sulla pianura sottostante oppure abbracciare con gli occhi la cima delle vicine, imponenti montagne valdostane. Tra le colline intorno a Biella, pastori e luoghi di fede, pascoli e borghi convivono da sempre sotto lo sguardo vigile delle cime del Monte Rosa.

Pascoli, piccoli borghi e antichi santuari: ecco le Prealpi biellesi

 

Seguendo le anse del torrente Sessera, da Coggiola fino alla confluenza con il Sesia, scopriamo l’omonima valle fatta di dolci rilievi e piccoli borghi. Se desiderate trascorrere una giornata di totale immersione nella maestosità della natura si può percorrere l’itinerario che porta ai santuari del Cavallero, della Novareia e del Brughiera e la tappa successiva diretta verso il Santuario di San Giovanni d’Andorno  lungo i rilievi collinari della Valle Cervo con un lungo percorso dal dislivello contenuto, inserito in un paesaggio tra borgate, frazioni e paesi e pascoli e prati.

I caseifici di queste valli particolarmente dedite alla pastorizia, producono il macagn, formaggio a latte intero d’origine esclusivamente bovina. Gli uomini che vivono e hanno vissuto la natura selvaggia del Biellese sono, da sempre, legati ad una tradizione religiosa fortemente radicata.

La Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Oropa, custode del Santuario della Madonna di Oropa (L’ITINERARIO:Dal Santuario di Oropa al Santuario di Graglia), è meta di un sentito pellegrinaggio e dove ci sono percorsi interessanti da fare (L’ITINERARIO: Dal Santuario di San Giovanni D’Andorno al Santuario di Oropa).

Ogni anno, in una notte di fine luglio, canti e litanie accompagnano i partecipanti attraverso un suggestivo percorso d’alta quota illuminato dall’affascinante luce delle fiaccole. Per gli escursionisti più allenati consigliamo l’Alta Via delle Alpi Biellesi, un trekking di lunga percorrenza dalle caratteristiche molto varie.

Unendo le località di Piedicavallo e Bagneri, il percorso, perfettamente indicato, si distende per filo di cresta sulle montagne che sovrastano la città di Biella. È necessario essere dotati di imbraco e longe per superare i tratti più impervi.L’ITINERARIO – Da Coggiola al Santuario della Brughiera 

Alpi Biellesi: il Colma di Mombarone

 

  • IL VOLTO AUTENTICO DEL BIELLESE: VALLE SESSERA, VALLE CERVO E L’OASI ZEGNA

Coperta da fitti boschi compatti, la Valle Sessera è stata per molto un’area selvaggia, poco popolata e particolarmente isolata dall’esterno. Negli ultimi due secoli, lo sviluppo del settore tessile ha contribuito a modificare le vie d’accesso e il paesaggio, consentendo nuove opportunità di incontro sociale e culturale.

La protagonista di questa natura nascosta è l’acqua che, dalle cime alpine del gruppo del Rosa, arriva nei fiumi, nei laghi e nelle risaie. Con la sua forza modellatrice ha inoltre scavato due cavità carsiche, la grotta di Bercoveri e quella di Tasseri.

L’anfiteatro collinare intorno a Biella ospita la Valle Cervo, territorio di confine che da sempre ha visto il passaggio di uomini e mandrie diretti verso i mercati di Biella.

Questi incessanti viaggi hanno dato vita ad incontri stimolanti mettendo in relazione molteplici realtà culturali. Segni tangibili dei percorsi delle popolazioni locali sono oggi mulattiere, terrazzamenti, edicole, fontane, abbeveratoi per il bestiame, disseminati tra boschi e pascoli. Ancora nella Provincia di Biella, la Valle Mosso è un verde lenzuolo adagiato sulle colline, ricco di sentieri escursionistici in grado di regalare spettacolari panorami sulle Alpi, come ad esempio quello che da Coggiola  accompagna gli escursionisti al Santuario del Cavallero 

Tra la Valle Cervo e Trivero, percorrendo una bella strada panoramica, si arriva nel cuore dell’Oasi Zegna, considerata un importantissimo laboratorio nella natura in grado di accogliere attività di educazione ambientale e di ricerca. Ai ragazzi vengono raccontati i preziosi segreti della vita di montagna mentre per gli appassionati del settore si tengono lezioni di botanica e micologia.

L’Oasi è meta ambita anche per gli sportivi che qui possono praticare, oltre all’escursionismo e alla mountain bike, l’arrampicata, lo sci, il volo a vela e l’equitazione. Un itinerario breve e alla portata di tutti è il Sentiero dei Rododendri .
L’ITINERARIO – Da Coggiola al Santuario della Brughiera

CAMMINARE NEGLI ALPEGGI DEL VEGLIA E DEVERO

In un ambiente alpino estremamente scenografico, fatto di piccoli alpeggi e grandi morene, ampi pascoli e laghi dove le cime riescono a specchiarsi, i Parchi Naturali Veglia-Devero e Val Grande invitano a sintonizzarsi sui ritmi della natura!

Dal 1990 il Parco naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero tutela i due grandi alpeggi delle Alpi Lepontine Occidentali, mentre il Parco Nazionale della Val Grande è simbolo di un territorio “wilderness”, così come viene definito, privo di insediamenti stabili, strade asfaltate e infrastrutture moderne.

 

  • VEGLIA E DEVERO, TESTIMONIANZE DELL’ECCEZIONALE RAPPORTO UOMO-MONTAGNA

In un ambiente alpino estremamente scenografico, fatto di piccoli alpeggi e grandi morene, ampi pascoli e laghi dove le cime riescono a specchiarsi, i Parchi Naturali Veglia-Devero e Val Grande invitano a sintonizzarsi sui ritmi della natura! Dal 1990 il Parco naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero tutela i due grandi alpeggi delle Alpi Lepontine Occidentali, mentre il Parco Nazionale della Val Grande è simbolo di un territorio “wilderness”, così come viene definito, privo di insediamenti stabili, strade asfaltate e infrastrutture moderne.

Veglia è l’Alpe della luce, protetta da un grande anfiteatro di montagne solitarie e selvagge, sorprende per i suoi ampi pascoli che il sole ama spesso visitare. Ad abbracciare le grandi conche prative pensano i lariceti, fantasia di gnomi nascosti tra i fiori rosa acceso dei rododendri o in mezzo alle piantine punteggiate dal viola scuro dei mirtilli.

All’Alpe si arriva solo dopo due ore di cammino, lungo la mulattiera del Nembro, ma in inverno l’accesso è negato dalla neve. Grazie alla particolare condizione di isolamento l’alpeggio, con le sue tradizionali case in pietra, si preserva così intatto, insensibile alle alterazioni dello scorrere del tempo.

Devero è conosciuta come l’Alpe del sorriso, per la fantasia delle sue fioriture estive che riempiono di colori i pascoli in quota. Qui sembra avverarsi l’impossibile, circa cinquecento specie sono ospiti di questo grande giardino botanico naturale, molte delle quali prevedono fioriture in periodi differenti dell’anno.

Ma l’Alpe regala agli escursionisti la sua magia: insolite condizioni climatiche rendono possibile una fioritura contemporanea, il sorriso variopinto e festoso di Devero. Lo splendido alpeggio vanta inoltre un eccezionale rapporto uomo-montagna; l’uomo ha bonificato l’area, poi ha iniziato a viverla costruendo piccole baite di pietra e a condurre il proprio bestiame nelle ampie conche, sempre in punta di piedi, facendosi parte della natura, attento a non alterare preesistenti equilibri.

Una bel itinerario inizia da Alpe Devero e accompagna l’escursionista verso l’Alpe della Valle, punto panoramico sulle cime dell’Alpe Devero. Anche il Lago del Bianco e il Rifugio Arona rappresentano una piacevole meta della Val Devero. Anche d’inverno l’Alpe Devero sa essere affasciante, quando la neve copre i pascoli e le cime che circondano la piana. Percorrendo la traccia bianca che sale al Lago Sangiatto sembra di respirare davvero l’aria del grande Nord.

L’ITINERARIO – Alpe Forno e Alpe della Valle

 

  • NATURA SELVAGGIA: IL PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE

Per tutti gli amanti della natura il Parco Nazionale della Val Grande propone una totale immersione nella più vasta area selvaggia delle Alpi. Solo natura, grandi boschi ricoperti dai faggi dove la luce del sole è l’unica intrusa accettata: con il cielo azzurro si fa strada tra i rami per posarsi sulle abbondanti acque dei torrenti che l’accolgono scintillando.

Un tempo la comunità di montagna che qui ha vissuto, ha tenacemente lottato con un territorio difficile e una montagna spesso ostile. Suscitano grande ammirazione gli sforzi di chi ha provato a domare questa natura sviluppata in verticale che rendeva un’impresa coltivare la terra, spostarsi, strappare alla montagna risorse indispensabili come la pietra e il legno.

Come in un grande palcoscenico a spettacolo concluso, il parco presenta le tracce d’una scena ormai abbandonata ma non per questo priva di fascino. Ciclopiche opere di terrazzamento, cisterne in pietra per la raccolta di acqua piovana e una fitta rete di sentieri è l’eredità lasciata dalla gente di montagna.

I pastori di allora erano costretti ad accompagnare un bovino per volta sulle strette tracce che accompagnavano in alta quota, oggi noi possiamo godere delle meraviglie naturali e paesaggistiche della valle ricalcando le orme d’antichi montanari.

L’Alpe Cortenuovo, l’Alpe Sacredi, la selvaggia e solitaria Val Portaiola, l’Alpe Gabbio, l’Alpe Serena e gli alpeggi La Motta e La Piana, sono solo alcuni dei luoghi bellissimi toccati da una lunga traversata, in ambiente selvaggio, che attraversa il Parco Nazionale (L’ITINERARIO). Un altro affascinante itinerario suddiviso in due tappe che attraversa il Parco Nazionale della Val Grande è il seguente: da “Fondo Li Gabbi” a porta a “In La Piana” (L’ITINERARIO) e nella seconda tappa, dall’Alpe In La Piana a Colloro (L’ITINERARIO)L’ITINERARIO – La traversata della Val Grande – Prima Tappa

CAMMINARE IN VALCHIUSELLA

 

Il territorio che dal canavesano si spinge fino alla Valle d’Aosta crea, tra incunearsi di valli e torrenti impetuosi che scendono dalle Alpi, uno degli angoli più interessanti per gli escursionisti che amano non solo camminare ma anche dedicarsi ad attività sportive. Mountain bike, canoa, rafting: qui i trekkers più intrepidi troveranno quello che cercano.

  • ACQUE IMPETUOSE: DALLA DORA BALTEA AL TORRENTE CHIUSELLA

La Dora Baltea, nel suo incedere da nord verso il Po, ha disegnato valli anguste e spettacolari, che si stringono rendendo impervi e affascinanti i passaggi delle strade e dei sentieri. L’impetuoso corso del fiume che si svolge tra conifere nella parte più alta, betulle e frassini, castagni e vigneti nella parte finale, è un invito a percorrerla per gli appassionati di kayak e rafting.

La Valchiusella, nata in questo contesto orografico, s’inerpica stretta, selvaggia e breve tra le pianure del Canavese e la Valle di Champorcher, lungo il corso del torrente da cui prende il nome, dando vita ad angoli suggestivi come la Gola di Garavot, stretta tra le rocce e due bacini d’acqua.

Pur se l’ambiente della valle induce a pensare ad un luogo isolato dal resto del mondo, proprio la sua posizione ne fece fin dal Medioevo un crocevia strategico degli itinerari e delle mulattiere tra il Canavese e la Valle d’Aosta, di grande importanza economica viste le notevoli ricchezze del sottosuolo: il Geoparco Minerario, che racchiude quest’area, evoca l’antico sfruttamento dei giacimenti di magnetite e la produzione di rame, piombo e argento.

Nel Parco, a poca distanza dal borgo di Traversella, è predisposto un percorso interno al pozzo di estrazione fino alla sala macchine di comando. La storia delle vicine miniere di Brosso è invece orgogliosamente ricordata dai brossesi attraverso la Strada delle Vote, le miniere che costeggiando il torrente Assa raggiunge Calea. Vicende ancestrali si possono ripercorrere nel Sentèr dj’ ànime: incisioni rupestri disegnate da mani antiche quanto la Terra si susseguono nel percorso che unisce Traversello alle baite di Piani di Cappia.

Ai graffiti e ai petroglifi (coppelle, cruciformi, antropomorfi) la tradizione popolare associa un origine magica: si racconta che furono incise dagli antichi guerrieri locali morti per difendere la loro terra dall’invasione dei legionari romani.

Qui gli Enti locali hanno collocato pannelli che descrivono i passaggi più interessanti del percorso. Ma questa è anche terra di parchi e di natura preservata e protetta: la Riserva Naturale Speciale dei Monti Pelati e di Torre Cives nei comuni di Baldissero Canavese, Vidracco e Castellamonte, habitat ideale per la cincia mora, la tottavilla, il codirosso spazzacamino; il Parco Naturale di interesse provinciale del Lago di Candia, una tra le più importanti zone umide del nord Italia; l’area del Paraj Auta, tra Ivrea e Pavone Canavese, con i suoi itinerari guidati tra natura ed archeologia e la bella chiesetta medievale di San Grato dove rilassarsi, magari gustando una delle specialità di miele della valle, quello di tiglio, pino mugo e propoli.

Val Chiusella – Il Sentiero delle Anime

Dora Baltea Canavesana – Colma di Mombarone

CAMMINARE VICINO AI LAGHI

Il Verbano è un sogno d’acqua fiorito. Giardini galleggianti, borghi antichi che raccontano la vita della gente del lago, alle spalle il profilo inconfondibile delle Alpi.

All’ombra del bianco eterno dei ghiacciai, la storia geologica plurimillenaria ha dato vita a un miracoloso microclima che rappresenta, per chi viene dal Nord Europa, il primo assaggio d’Italia solare e luminosa, preludio alle atmosfere mediterranee.

Attorno al Lago Maggiore si estende un insieme di bacini – Verbano, Lago d’Orta, Mergozzo – che, seppur separati e ciascuno con una propria identità, sono espressione di un unico ecosistema sorprendente per la varietà di vita, colori e profumi che è riuscito a creare e preservare.

 

VERBANO SPONDA PIEMONTESE / LAGO D’ORTA / VALLE CANNOBINA

Sia nell’area del Verbano che in quella dell’Orta sono stati istituti parchi e riserve. Nelle colline alle spalle di Arona – uno dei principali scali per la navigazione sul lago – il Parco dei Lagoni di Mercurago, adagiato sulle colline moreniche, protegge boschi fittissmi che favoriscono la crescita di funghi e castagne e fioriture delicate di bianchi anemoni e robinie, il cui profumo di miele annuncia l’esplosione della primavera. La vera peculiarità, però, sono le torbiere e gli stagni, oasi di passaggio per gli uccelli che migrano.

Nel Parco sono stati istituiti sentieri tematici che consentono, a piedi o in bicicletta, di apprezzare l’utilizzo che l’uomo ha fatto del bosco per trarne sostentamento.

Una curiosità: è stata rinvenuta una specie di fungo autoctona che esiste solo qui: il Crepidotus roseornatus. La Riserva naturale orientata dei canneti di Bosco Solivo è invece un’oasi umida tra le meglio conservate in Italia: il più importante degli stagni che lo compongono, a nord di Cascina Bassone, custodisce una preziosissima e rara flora palustre oltrechè, nei depositi morenici risalenti al wurmiano, la memoria geologica del Verbano.

La Riserva Naturale speciale dei canneti di Dormelletto comprende il complesso agricolo di Villa Tesio, nel cui allevamento di purosangue si potranno ammirare le fattrici al pascolo con i puledri.

Spostandoci sul Lago d’Orta, troveremo nel Sacro Monte d’Orta (Patrimonio Mondiale dell’Umanità) la Riserva del Sacro Monte Orta – Monte Mesma – Torre Buccione, di grande valore non solo naturalistico ma anche storico, con il percorso delle Cappelle e la Chiesa di San Nicolao, il seicentesco convento francescano sul Mesma con il sagrato da cui godere di una vista su tutta l’area dei laghi e la Torre di Buccione, tutti luoghi uniti da molteplici suggestivi sentieri.

Da non perdere poi il Lago di Mergozzo, vero paradiso di silenzio e acqua cristallina a pochi chilometri da Baveno, e la rete di sentieri in ambiente prealpino tra paesi e alpeggi di media quota della Valle Cannobina, tra Val d’Ossola e il Verbano, che guarda alla sponda occidentale del lago e confina a nord col Canton Ticino.

L’area dei laghi offre all’escursionista non solo percorsi naturalistici tradizionali tra parchi e riserve, ma anche interessanti spunti per conoscere l’antica storia delle genti che con le acque hanno convissuto e le molte cittadine storiche del territorio, in particolare sul Verbano: Belgirate, grazioso borgo che si adagia leggero sulla collina della Motta Rossa; Stresa, ben nota località di villeggiatura, da dove sono possibili escursioni al Mottarone con una panoramica funivia e alle fluttuanti e fiorite isole Borromee.

Villa Taranto, con i suoi sette chilometri di sentieri dove passeggiare perdendosi tra ventimila esemplari botanici; Cannero, che si affaccia su una costa lussureggiante di olivi, magnolie, azalee, bouganville con gli antistanti castelli di Malpaga su due minuscoli isolotti; Maccagno con il bel centro storico; Cannobio, con i balconi e le scalinate in pietra.

Lago Maggiore e Parco Val Grande – Pizzo Marona

Lago di Mergozzo – Il Monte Orfano

Anello del Sacro Monte d’Orta

PEDALANDO LUNGO IL TICINO

La provincia di Novara sembra quasi essere un “territorio di mezzo”, realtà pianeggiante sovrastata dalle Alpi, tra la piramide del Monviso sull’orizzonte occidentale e i vicini, quasi incombenti profili del Monte Rosa e del Sempione a nord.

Le pianure di questo angolo di Piemonte sono comprese tra i fiumi Sesia e Ticino, mentre a sud si estende la Lomellina, terra di tradizioni agricole vocata alla coltivazione del riso. A settentrione il territorio sale docilmente di quota fino alle colline del Vergante, al Mottarone e alle zone del Lago d’Orta e del Lago Maggiore, al confine con il Verbano Cusio Ossola.

Qui agricoltura è soprattutto risicoltura, in un ambiente fortemente antropizzato, ma fascinoso, proprio grazie alle atmosfere “esotiche” delle risaie che, in primavera, rendono il paesaggio spettacolare e riflettono nelle loro acque immobili i crinali delle montagne.

 

Oltre ai coltivi esistono zone naturali interessanti, soprattutto quelle limitrofe ai fiumi Sesia e Ticino dove si trovano ancora i resti dell’antica foresta planiziale che ricopriva la pianura padana.

Questo è un habitat ideale per l’avifauna, in particolare aironi e anatidi, e per molte specie botaniche. Tra le numerose zone protette del territorio novarese, interessanti per l’escursionista sono il parco del Monte Fenera e quello dei Lagoni di Mercurago.

Il primo comprende un ambiente prettamente collinare e si estende anche alla provincia di Vercelli, al limitare della bassa Valsesia. Interessanti i ritrovamenti archeologici ed etnografici.

Il Parco dei Lagoni è invece un insieme di stagni e paludi boscose, a ridosso del territorio del Lago Maggiore. Si contano oltre un centinaio di specie di uccelli, tra nidificanti e svernanti, e una notevole varietà botanica. Compresi nel territorio novarese anche i Canneti di Dormelletto, vicino ad Arona, la Palude di Castelbeltrame, la Torre di Buccione, il Monte Mesma e il Sacro Monte di Orta, riserva nel territorio dell’omonimo lago.

L’area protetta più estesa è, però, il Parco Naturale Valle del Ticino. Il suo territorio è caratterizzato da fontanili, risorgive, ampie zone boscose e lanche, ossia antichi rami del Ticino che il fiume non percorre più, ora trasformate in zone umide dove prospera una variegata biodiversità.

Interessante, tra gli altri, il progetto di reintroduzione della lontra, intrapreso qualche anno fa, con risultati alterni. Oltre a peculiarità naturalistiche il parco annovera tra i suoi interessi anche la conservazione e il recupero di strutture agricole o di interesse storico ed architettonico tra cui il Museo di Oleggio, il Mulino Vecchio di Bellinzago e il castello di Galliate.

Il Parco del Ticino: in bici tra i mulini di Oleggio

A piedi lungo il greto del Ticino di Trecate: il percorso TT 10

SULLE STRADE DEI CAMPIONISSIMI

Due grandi come Fausto Coppi e Costante Girardengo percorrevano le strade del novese per i loro quotidiani allenamenti; i due campioni sono infatti figli di questa terra generosa, che ha segnato il loro carattere semplice e sincero. Chi viene a Novi può rendere omaggio a queste due importanti figure dello sport nazionale visitando il Museo dei Campionissimi.

 

BASSO  PIEMONTE: NOVESE, VAL BORBERA E VALLE SPINTI

Il novese è una terra in cui il paesaggio cambia improvvisamente: la pianura piemontese lascia spazio all’Appennino oltre il quale c’è la Liguria. Una striscia di terra anticamente contesa tra la Repubblica di Genova, il Regno di Sardegna e l’Impero che qui aveva numerosi feudi. Terra di vini, ma anche di dolciumi come il famoso cioccolato e il torrone, di antiche vestigia romane rintracciabili a Libarna e di scorci naturali esaltati nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo.

Nel basso Piemonte si adagia il letto del fiume Borbera che da origine all’omonima valle, una splendida località che beneficia delle vicine correnti provenienti dal mare: le Capanne di Cosola segnano il confine con il vicino capoluogo ligure, con la Lombardia e l’Emilia. Lo scorrere delle acque ha mutato in modo significativo il paesaggio creando una gigantesca forra, ricca di anse e meandri chiamati “Strette”.

Questo ambiente favorisce attività outdoor come le discese in canoa, nel tratto compreso tra Pertuso e Perti. Tra le località più note ai villeggianti genovesi che ogni anno fuggono dall’afa estiva per venire a rinfrescarsi su queste colline, ci sono Borghetto di Borbera e Vignole. Grazie a un aspetto selvaggio e incontaminato la Val Borbera e l’attigua Valle Spinti sono diventate luogo di ritrovo per escursionisti e cicloturisti che amano cimentarsi su percorsi semplici e rilassanti.

Val Borbera: Reneuzzi, tracce di vita passata

Alta Val Borbera – I sentieri della memoria: da Dova Superiore all’Antola

Novese: il Monte Cavalmurone e il Legnà

PIEMONTE OBERTENGO

Obertengo: già il nome evoca tempi e fasti di un territorio di frontiera, al centro di contese nobiliari e antiche vie commerciali. L’origine del nome con cui si designa questa parte di Piemonte è emblematico delle vicende che hanno attraversato queste terre.

Il conte Oberto, che della famiglia degli Obertenghi era esponente, fu il primo ad avere una “marca”, vale a dire un insieme di terre su cui esercitare il proprio potere. Ma “marca”, per l’appunto, ha il significato originario di terra di confine.

Tortona, centro pulsante di questo territorio, per la sua posizione strategica tra il Genovesato, Torino e il Milanese, fu oggetto di attenzioni non solo piemontesi e lombarde, ma anche francesi, spagnole ed austriache e ancora oggi offre un’identità affascinante al visitatore, con un po’ di Piemonte, un po’ di Lombardia e qualche lontano ma chiaro sapore del Mediterraneo ligure, all’estrema propaggine settentrionale dell’Appennino.

Sin dal 1901, ogni prima domenica di agosto sul monte Giarolo si tiene la festa del Cristo Redentore – Foto di Pierluigi Casanova
  • VALLI CURONE, GRUE E OSSONA

A Sud di Tortona, parallelamente all’area appenninica, l’andamento collinare diventa sempre più pronunciato, dando luogo ad un paesaggio montano e addirittura alpestre a quote maggiori. Abbandonata la pianura tortonese, seguendo il corso sinuoso del torrente Curone, tra dolci colline e frutteti lussureggianti, la vista spazia su vere e proprie montagne dai fianchi coperti da roveri e castagni.

Dalle cime del Giarolo, dell’Ebro e del Chiappo le tante anime di questa terra possono cogliersi in un colpo solo: lo sguardo può spaziare dal Piemonte alla Lombardia, dall’Emilia alla Liguria. Numerose le ragioni per una visita in questa zona, a partire dai resti feudali che gli escursionisti possono incontrare lungo il cammino quali i Castelli di Brignano, di Pozzol Groppo e di San Sebastiano, alle tracce di antichi edifici rinvenibili a Gremiasco e Fabbrica oppure sull’antica Via del Sale a Montebore, a Montacuto, a Garbagna.

Le vicende della rinascita dopo il fatidico anno Mille e le invasioni barbariche sono invece raccontate dalle antiche pietre delle Pievi di Santa Maria a Viguzzolo, di San Pietro a Volpedo, di Fabbrica. E proprio a Volpedo si potrà osservare il dipinto simbolo di Pelizza, il Quarto Stato, mentre più in alto, nell’affascinante borgo di Lunassi, il Museo della Civiltà contadina ci racconta della vita e del duro lavoro svolto per sopravvivere, testimoniato anche dai molti mulini disseminati lungo la valle.

Colline più dolci e quindi anche più adatte per una gita in bicicletta (calcando le strade che furono casa di Fausto Coppi) sono quelle delle Valli Grue e Ossona.

Da percorrere a piedi, a cavallo o appunto su due ruote, il dolce panorama di frutteti e vigneti accompagneranno l’escursionista tra Sarezzano, Mombisaggio, Villaromagnano, Cerreto Grue, Montebello Palenzona, lungo la provinciale che da Tortona conduce al borgo di pietra di Avolasca, immerso in boschi di castagno ricchi di funghi e protetta dalle torri di Sant’Aloisio.

E proprio in uno di questi borghi ci si potrà fermare ed assaggiare una delle specialità locali: dal salame Nobile di Giarola ai tartufi bianchi e neri della Val Curone, dalla Barbera al meno noto e bianco Timorasso, dalla pera Madernassa alla pesca di Volpedo, dal magro Caldirola ai presidi slow food: la“Bella di Garbagna”, deliziosa ciliegia della Val Grue, il formaggio Montebore e il salame crudo delle valli tortonesi.

Giarolo: facile ascesa in Val Curone per un gran panorama

Val Curone: anello del Monte Ebro

Ebro: il monte che sorveglia la Val Curone

L’INCANTATO REGNO DEI CASTELLI

Il Monferrato esalta le passioni degli escursionisti che qui trovano un ambiente fatto di arte, storia e cucina: tre elementi fondamentali che identificano una delle più belle zone del Piemonte. Per la sua posizione strategica sulla strada che collegava Genova a Milano, Casale Monferrato fu al centro di diversi conflitti che videro opposte le principali potenze europee del XVII secolo.

Luigi XIII di Francia, Filippo IV di Spagna, l’imperatore Ferdinando II e il Duca di Savoia Carlo Emanuele I si disputarono la piccola cittadina fino all’ultimo uomo.

  • BASSO MONFERRATO, TERRA DI CONQUISTA E LUOGO DI FEDE

Capitale del Basso Monferrato, la piccola Casale, teatro di guerre e assedi, è oggi un polo di attrazione turistica in continua evoluzione. I suoi antichi portici invitano a passeggiare fermandosi, ogni tanto, davanti a un caffé per degustare uno dei dolci più tipici della zona, i Crumiri.

Le vicende belliche riaffiorano visitando il Castello dei Paleologi caratterizzato da una pianta esagonale con tanto di torrioni e fossato. Appena fuori dal paese si apre un paesaggio dove trionfano i filari di vite e antichi casolari in pietra sede di aziende che producono il Barbera del Monferrato, il Grignolino e la Fresia. Buie e fresche cantine che ospitano imponenti botti di rovere dove il riposa il prezioso nettare noto in tutto il mondo.

Per chi vuole lasciarsi trasportare da sensazioni alternative, più vicine al mistico, suggeriamo una visita al Santuario della Madonna a Serralunga di Crea. Il complesso devozionale del Sacro Monte di Crea è un felice connubio tra natura, arte e storia: da qui parte un sentiero che attraversa boschi di querce e frassini da dove emergono cappelle e piccole chiese che ricordano i misteri del rosario. Crea è stato inserito nel circuito dei Sacri Monti del Piemonte ed è stato dichiarato patrimonio dell’Unesco.

  • ALTO MONFERRATO, UN PAESAGGIO DOC

Più a sud entriamo nell’Alto Monferrato Alessandrino dove, sulle colline di Lerma, Tagliolo e San Cristoforo, si raccolgono le uve che danno un ottimo Dolcetto. Dopo uno stuzzicante peregrinare per cantine è doverosa una visita al centro storico di Ovada, magari nei giorni in cui le strade sono affollate dai banchetti degli antiquari.

L’ovadese comprende anche la Val Lemme e le valli del Gorzente, inoltre gran parte del suo territorio meridionale cade sotto la tutela del Parco Regionale delle Capanne di Marcarolo. Chiude la nostra visita Alessandria, un centro vivo, ricco d’arte e iniziative culturali. La storia della città ruota attorno alcuni avvenimenti chiave come la famosa battaglia di Marengo, tappa obbligata per tutti gli appassionati di storia napoleonica.

Alto Ovadese: escursione al Lago Bruno e i laghi del Gorzente

Monferrato: Il percorso delle erbe aromatiche da Cuccaro a Lu Monferrato

Pessine: escursione nell’incantato regno dei castelli del Monferrato