Camminare rallenta l’invecchiamento: lo dice uno studio italiano

2 marzo 2026 - 17:00

Una ricerca dell'Università di Verona ha identificato nella molecola miR-146b un marcatore chiave dell'invecchiamento. Bastano poche settimane di camminata veloce per ridurne i livelli nel sangue e favorire un invecchiamento più sano

Che camminare faccia bene è qualcosa che si è sempre dato per scontato. Ora, però, è la scienza a confermarlo con dati concreti.

Uno studio condotto all’internodell’azienda ospedaliera e universitaria integrata di Verona ha individuato una molecola specifica legata ai processi di invecchiamento e ha dimostrato che l’attività fisica può inibirne gli effetti.

Una scoperta che dà un fondamento molecolare a ciò che ogni camminatore intuisce da tempo.

La molecola che regola l’invecchiamento

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica International Journal of Molecular Sciences, è stata condotta dal docente universitario Luca Dalle Carbonare e realizzata dall’Uoc di recupero e rieducazione funzionale in collaborazione con la Scuola di specializzazione in medicina dello sport e dell’esercizio fisico dell’Università di Verona.

Al centro dello studio c’è la molecola miR-146b. Secondo i ricercatori, la sua inibizione conduce a quello che viene definito un “invecchiamento sano”.

Lo studio pilota veronese ha evidenziato per la prima volta gli effetti di questa molecola sia sull’invecchiamento sia sui processi degenerativi.

La ricerca dimostra inoltre che l’attività fisica personalizzata rallenta l’attività molecolare di invecchiamento, contrasta i processi degenerativi legati all’età e aumenta l’autoproduzione di cartilagine.

Come è stata identificata la molecola

La domanda di partenza era chiara: come identificare questo marcatore di invecchiamento negli esseri umani?

Per trovare una risposta, i ricercatori hanno esplorato l’attività del miR-146b-5p circolante nel sangue.

Le rilevazioni hanno mostrato che la circolazione di miR-146b tende a essere più elevata nel genere femminile rispetto a quello maschile.

Nei maschi, l’aumento diventa evidente intorno ai 42 anni e successivamente mostra un andamento relativamente costante.

Questo suggerisce che invecchiamento e sesso possono influenzare la presenza di miR-146b nel flusso sanguigno, con una possibile origine da tessuti differenti.

Come restare giovani camminando

La molecola mediatrice dell’invecchiamento produce la senescenza delle cellule e stimola lo stress ossidativo. Tuttavia, questo processo può essere contrastato dal movimento fisico.

Stando all’esperimento condotto dal programma Aoui, il protocollo prevede tre sessioni di camminata veloce settimanali per un totale di quattro settimane.

Ogni sessione è supervisionata da un fisioterapista e comprende 10 minuti di riscaldamento a bassa intensità, 30 minuti di camminata a 6 oppure 8,5 km/h e 5 minuti di defaticamento.

La tecnica corretta di camminata

Per risultare efficace, la camminata deve essere rullata, appoggiando prima il tallone e poi la punta del piede.

Il passo va allungato, il busto proteso leggermente in avanti, senza bastoncini ma con l’avambraccio piegato.

Dettagli tecnici che fanno la differenza tra una semplice passeggiata e un vero strumento di prevenzione.

Perché la sedentarietà accelera l’invecchiamento

La vita sedentaria tende a produrre diverse alterazioni che stanno alla base delle malattie cronico-degenerative. L’attività fisica rappresenta uno strumento fondamentale per la resilienza dell’organismo, capace di contrastare il rischio di queste patologie.

Attraverso metodiche molecolari, i ricercatori hanno osservato una riduzione dei livelli di miR-146b-5p circolanti in seguito al completamento del programma di attività fisica.

Questa riduzione si associa alla diminuzione di cellule adipogeniche e all’aumento della componente cartilaginea.

Tendono a diminuire anche i livelli dei marcatori associati alla degenerazione cartilaginea, sottolineando il ruolo fondamentale del movimento nella prevenzione delle patologie osteoarticolari.

La risposta, in fondo, è semplice e alla portata di tutti: conformarsi a uno stile di vita attivo, proprio come quello testato dal programma veronese.

Camminare non è solo un gesto quotidiano, ma un atto concreto di cura verso il proprio corpo e il proprio futuro.

 

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