Dolomiti venete spettacolari: 5 rifugi per rilassarsi ad agosto
Le Dolomiti venete regalano ad agosto fresco e rifugi dove si intrecciano storia dell’alpinismo, memoria della Grande Guerra e cultura della montagna: eccone 5 per rilassarsi d'estate
Dolomiti spettacolari: 5 rifugi per rilassarsi al fresco ad agosto
Le Dolomiti venete in agosto offrono un riapro dal caldo torrido.
Ma regalano anche un patrimonio dirifugi che racconta, meglio di qualsiasi libro di storia, l’evoluzione dell’alpinismo tra Ottocento e Novecento.
Dalle prime capanne finanziate da nobili convalescenti alle strutture nate per l’arrampicata sportiva, fino ai piccoli avamposti ricavati da antiche casère di pastori.
Ecco 5 rifugi panoramici dove godersi il fresco delle Dolomiti venete in agosto.
1 – Rifugio Scoiattoli, lo spettacolo delle 5 torri
Il Rifugio Scoiattoli sorge a 2255 metri, proprio di fronte alle guglie delle Cinque Torri, nel cuore della conca ampezzana.
Fu costruito nel 1969 dalla guida alpina Lorenzo Lorenzi ed è tuttora gestito dalla stessa famiglia, che ne ha fatto un punto di riferimento per arrampicatori e sciatori.
Ph: Rifugio Scoiattoli
La sua posizione, direttamente sulle piste del comprensorio Dolomiti Superski e raggiungibile con la seggiovia delle Cinque Torri, lo rende insolitamente comodo da raggiungere anche in inverno.
D’estate il rifugio mostra il suo volto migliore: dalla terrazza si osservano gli scalatori muoversi sulle pareti della celebre palestra di roccia, mentre alle spalle si stagliano la Tofana di Rozes e il Lagazuoi.
Dalle sale da pranzo interne lo sguardo cambia direzione e si posa sul Nuvolau e sull’Averau, così che ogni angolo della struttura racconta un pezzo diverso di panorama.
Il rifugio fa parte del circuito del Super8 Ski Tour e del Giro della Grande Guerra, ed è aperto da luglio a settembre e poi da dicembre a Pasqua, con quarantadue posti letto per chi vuole fermarsi oltre il pranzo.
In cucina si ritrovano i piatti della tradizione ampezzana, rivisitati senza stravolgerli.
Curiosità che pochi si aspettano da un rifugio di montagna è la vasca in legno d’abete riscaldata a legna, dove ci si può immergere osservando il cielo stellato d’alta quota.
A pochi passi si trova infine il museo all’aperto della Grande Guerra, un percorso di trincee e postazioni restaurate che testimonia come questo angolo di Dolomiti fosse, un secolo fa, prima linea del fronte.
2 – Rifugio Tissi, vista sul Civetta
Il Rifugio Tissi, a 2250 metri sul Col Reàn, nel comune di Alleghe, si affaccia direttamente sulla parete nord-ovest del Civetta, la leggendaria “parete delle pareti” che ha segnato la storia dell’alpinismo dolomitico.
Inaugurato nel 1963 dalla sezione CAI di Belluno, tuttora proprietaria della struttura, è dedicato ad Attilio Tissi (1900-1959), figura di spicco dell’alpinismo agordino e partigiano.
Ph: Rifugio Tissi
Tissi legò il proprio nome soprattutto al gruppo del Civetta, compiendo la prima ripetizione italiana della celebre via Solleder-Lettenbauer, una delle pagine fondamentali dell’arrampicata dolomitica.
La memoria dei grandi protagonisti della montagna è ancora viva tra queste mura: nel rifugio è custodito anche il calice in legno utilizzato dal forte alpinista georgiano Mikhail Khergiani, scomparso proprio sul Civetta nel 1969, per i brindisi nelle occasioni più importanti.
Punto di riferimento per gli alpinisti diretti verso alcuni dei più celebri itinerari della zona, il Tissi offre un panorama straordinario che abbraccia il lago di Alleghe, la Marmolada, il gruppo del Sella e il Lagazuoi.
Da oltre venticinque anni la gestione è affidata alla famiglia Bellenzier, Paola e Valter. Nel 2023 si son celebrati i sessant’anni di storia del rifugio con un ricco calendario di iniziative dedicate alla tradizione alpinistica del luogo.
Negli ultimi anni il CAI di Belluno ha inoltre realizzato importanti lavori di ammodernamento, ampliando la terrazza panoramica affacciata sulla parete del Civetta e potenziando il sistema di raccolta dell’acqua, oggi in grado di garantire un’autonomia della struttura superiore a un mese.
3 – Rifugio Nuvolau, il più antico delle Dolomiti
Il Rifugio Nuvolau, a 2575 metri sulla vetta dell’omonimo monte, è il più antico dei rifugi delle Dolomiti: aprì le porte l’11 agosto 1883, primo ricovero d’alta quota mai costruito nel territorio di Cortina.
La sua nascita si deve alla generosità del colonnello Richard von Meerheimb, barone di Dresda, che guarito da una grave malattia polmonare grazie al soggiorno in Ampezzo, donò il denaro necessario alla sezione locale del Club Alpino tedesco e austriaco.
Ph: Rifugio Nuvolau
Battezzato in origine Sachsendankhütte, “il rifugio del ringraziamento del Sassone”, venne ampliato più volte tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Poi gravemente danneggiato durante la Prima guerra mondiale, quando fu utilizzato come osservatorio dall’artiglieria italiana e finì sotto il tiro di quella austro-tedesca.
Ricostruito e riaperto nel 1930 dalla sezione ampezzana del CAI, che gli diede il nome attuale, per quarantasette anni è stato gestito dalla famiglia Siorpaes, fino al passaggio di consegne nel 2021.
Aperto solo in estate, resta il punto panoramico per eccellenza sulla conca di Cortina, con vista a trecentosessanta gradi già celebrata a fine Ottocento dall’alpinista viennese Paul Grohmann.
4 – Rifugio Bosconero, montagne e tradizioni
Diverso è il racconto del Rifugio Bosconero, o Casera Bosconero, che sorge a 1457 metri in Val di Zoldo, ai piedi della Rocchetta Alta del gruppo del Bosconero, non lontano dal lago di Pontesei.
Nato come casèra, cioè come antico ricovero per malgari e pastori, fu prima trasformato in bivacco grazie al CAI di Venezia e alla fondazione Berti, poi ampliato dal CAI della Valzoldana fino a diventare un vero rifugio nel 1964.
Ph: Rifugio Bosconero
Porta ancora nel nome la memoria di una montagna considerata a lungo impervia e poco frequentata, terra di boscaioli e cacciatori più che di alpinisti.
Oggi il Bosconero, tappa dell’Alta Via numero 3, si distingue tra i rifugi per un primato ambientale: è stato il primo dell’intero arco alpino a realizzare il ciclo completo di recupero delle acque reflue per la produzione di biogas.
Vi si arriva in circa due ore di cammino lungo il sentiero 490, con 650 metri di dislivello dal parcheggio di Pontesei.
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5 – Capanna Trieste, accoglienza di montagna
Chiude il gruppo la Capanna Trieste, il più basso e il più accessibile dei cinque rifugi, a 1135 metri nella Val Corpassa, nel comune di Taibon Agordino.
È l’unico raggiungibile comodamente in auto, percorrendo la strada che parte dall’abitato di Listolade e si inoltra nella valle fino a terminare proprio davanti al rifugio.
Da qui la vista si apre sul gruppo del Civetta e della Moiazza, e da qui parte il sentiero CAI 555 che, attraverso la Mussaia, conduce al Rifugio Vazzoler innestandosi sull’Alta Via numero 1.
Ph: Rifugio Capanna Trieste
Gestita dalla famiglia Dai Prà, la struttura dispone di 18 posti letto distribuiti in cinque camere ed è aperta da aprile a novembre.
Ogni luglio la Capanna Trieste diventa anche crocevia della Transcivetta, la corsa in alta montagna che supera i venti chilometri attraversando l’intera Val Civetta, portando per un giorno l’atmosfera agonistica in un angolo altrimenti silenzioso delle Dolomiti bellunesi.
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