Abruzzo: 5 borghi del gusto da assaporare in primavera

22 aprile 2026 - 9:46

La primavera è la stagione ideale per esplorare i borghi dell'entroterra abruzzese: tra le montagne del Gran Sasso e la Majella, ecco cinque paesi di pietra che regalano panorami unici e tradizioni gastronomiche antiche

Abruzzo: 5 borghi del gusto da non perdere in primavera

La primavera trasforma l’Abruzzo in un palcoscenico di rara bellezza: i prati si riempiono di fiori selvatici,i borghi di pietra tra Gran Sasso e Majella tornano a vivere dopo il silenzio invernale, e le trattorie riaprono i battenti con i primi prodotti della stagione.

È il momento ideale per esplorare questa regione ancora autentica, dove il cibo non è solo nutrimento ma identità e memoria.

Ecco cinque borghi che meritano un viaggio del gusto in Abruzzo, tra sapori antichi, botteghe genuine e una natura che in aprile e maggio è semplicemente irresistibile.

Abbateggio, olio extravergine di oliva e pecorino

Aggrappato a uno sperone roccioso nel cuore del Parco Nazionale della Majella, Abbateggio è uno di quei borghi che si scoprono quasi per caso, imboccando una strada secondaria e ritrovandosi davanti a un panorama che toglie il fiato.

Il paese conta poche centinaia di abitanti, vicoli stretti in pietra calcarea e una quiete rara anche per gli standard abruzzesi.

Ph: Gettyimages/e55evu

In primavera il suo punto di forza più straordinario è la Valle Giumentina, raggiungibile a piedi con un anello di circa cinque chilometri.

Un percorso facile e accessibile a tutti che attraversa pascoli fioriti, boschi di cerro e ruscelli ancora gonfi di acqua di scioglimento, con la parete imponente della Majella sempre sullo sfondo.

Dal punto di vista gastronomico, Abbateggio è territorio di olio extravergine d’oliva di grande qualità, pecorino stagionato nei casolari della montagna e agnello della Majella allevato allo stato brado.

Le sagre primaverili locali sono l’occasione perfetta per assaggiare i piatti della tradizione direttamente nei vicoli del paese.

_Abbateggio tra i Borghi più belli d’Italia

2 – Pacentro, sagne e fagioli

Pochi chilometri da Sulmona, Pacentro si annuncia da lontano con le tre torri medievali del Castello Cantelmo-Caldora che si stagliano contro il profilo della Majella.

È uno dei borghi più belli d’Italia a pieno titolo, con un centro storico perfettamente conservato, scalinate in pietra, archi e piazzette che invitano a perdersi…

La primavera è la stagione migliore per visitarlo: i prati ai piedi del castello si colorano di anemoni e ginestre, e l’aria fresca di montagna ha ancora il profumo del bosco umido.

Ph: Gettyimages/e55evu

Salire sulle torri del castello costa appena due euro e regala una vista che abbraccia l’intera Valle Peligna fino all’orizzonte.

Pacentro ha anche curiosità storica, non solo per l’Abruzzo.

Si tratta del paese delle origini della famiglia Ciccone, ovvero di Madonna, fatto che gli ha portato una discreta fama internazionale senza però snaturarne l’identità.

A tavola si mangia come vuole la tradizione peligna: sagne e fagioli, agnello alla brace, formaggi di pecora e, nella stagione giusta, tartufo nero della Majella.

Il mercato settimanale di Sulmona, a pochi minuti, completa perfettamente la visita con una sosta tra banchi di confetti, zafferano e prodotti locali.

_Tutto quello che c’è da sapere su Pacentro

3 – Rocca Calascio, lenticchie e pecorino

A 1.460 metri di quota, Rocca Calascio è uno degli scenari più evocativi dell’intera Italia centrale.

Il castello medievale, set cinematografico di Lady Hawk e di altri film internazionali, domina una distesa di pascoli d’alta quota con il Gran Sasso sullo sfondo e la Piana di Campo Imperatore che si apre in tutta la sua vastità.

In primavera la salita a piedi dal piccolo borgo di Calascio, percorrendo il sentiero selciato tra i prati che si tingono di verde intenso, è un’esperienza che vale il viaggio da sola.

Ph: Gettyimages/Alessio-Panarese

La camminata dura circa venti minuti dalla zona parcheggio ed è alla portata di tutti.

Intorno al borgo si trovano ancora oggi piccoli produttori di lenticchie di Santo Stefano, una varietà microscopica e saporita, presidio Slow Food, e di pecorino di Farindola, uno dei formaggi più particolari d’Abruzzo, prodotto con caglio di maiale secondo una tecnica antichissima unica in Europa.

Qualche trattoria rustica ai piedi della rocca propone menu semplici e autentici: zuppe di legumi, arrosticini di pecora cotti alla brace lunga, pane casereccio.

L’abbinamento tra il silenzio assoluto del paesaggio e la semplicità della cucina locale crea un’atmosfera difficile da dimenticare.

_Il sito ufficiale di Rocca Calascio

4 – Castelvecchio Calvisio, il borgo della cicerchia

A pochi minuti di strada da Rocca Calascio, Castelvecchio Calvisio è il borgo che stupisce chi lo vede per la prima volta.

La sua planimetria è perfettamente ellittica, con le case costruite una accanto all’altra a formare un anello chiuso, le pareti esterne che fungevano da mura di cinta e un unico asse interno che attraversa il paese da un portale all’altro.

Una struttura urbanistica medievale rarissima in Italia, che richiama il sistema romano del cardo e del decumano adattato alla difesa del territorio.

Ph: Gettyimages/e55evu

Oggi Castelvecchio è quasi disabitato, in parte abbandonato dopo i danni dei terremoti, in parte lentamente recuperato da chi ha scelto di tornare o di investire nel borgo.

Non è un paese spettacolarizzato per i turisti: è autentico, silenzioso, a tratti malinconico e proprio per questo affascinante in modo diverso dagli altri.

In primavera, con le rondini che nidificano tra le pietre e i prati intorno che esplodono di colore, è il luogo giusto per chi cerca un’Abruzzo fuori dai circuiti più battuti.

Tra le prelibatezze locali: la cicerchia, legume antico della montagna abruzzese, tornato negli ultimi anni nella cucina locale tra zuppe e piatti contadini.

Ma anche le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, lo zafferano dell’Aquila e i formaggi della zona di Castel del Monte.

_Tutto quello che c’è da sapere su Castelvecchio Calvisio

5 – Santo Stefano di Sessanio, lo zafferano e l’albergo diffuso

A 1.250 metri di quota, con la Torre Medicea che svetta al centro del borgo come un faro di pietra, Santo Stefano di Sessanio è probabilmente il borgo più conosciuto e visitato di questa zona, eppure riesce ancora a sorprendere.

Il merito è in parte del Sextantio, uno dei primissimi alberghi diffusi d’Italia, che ha recuperato le abitazioni abbandonate del borgo trasformandole in camere e spazi comuni senza alterarne l’aspetto originale.

Dormire qui significa essere letteralmente dentro la storia, con i soffitti a botte in pietra e le finestre affacciate sui tetti medievali.

Ph: Gettyimages/Buffy1982

Ma Santo Stefano vale la visita soprattutto per il suo prodotto simbolo: lo zafferano purissimo dell’Aquilano, coltivato nei campi intorno al borgo fin dal Medioevo, quando veniva commerciato su tutto il Mediterraneo.

In primavera i campi non sono ancora in fiore — la fioritura avviene in autunno — ma i piccoli produttori locali vendono lo zafferano essiccato e in stimmi tutto l’anno, e non c’è souvenir più prezioso da portare a casa.

A tavola, lo zafferano entra negli agnolotti, nei risotti e nelle zuppe di legumi con una generosità che nei ristoranti delle città non si trova.

La passeggiata intorno alle mura esterne del borgo al tramonto, con la luce che tinge di rosa la pietra calcarea e le montagne del Gran Sasso sullo sfondo ancora innevate, è uno di quegli istanti che si conservano a lungo.

_ Tutto quello che c’è da sapere sul borgo

 

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