Abruzzo, 5 borghi bellissimi e freschi da visitare a luglio
Un itinerario tra i borghi medievali più iconici d’Abruzzo, tra architetture in pietra, fortezze, altopiani e scenari naturali spettacolari.
Abruzzo, 5 borghi segreti al fresco da visitare a luglio
L’Abruzzo custodisce uno dei patrimoni di borghi medievali più densi e meno conosciuti d’Italia,distribuiti tra le pendici della Majella, gli altopiani del Gran Sasso e le gole scavate dai fiumi appenninici.
Sono luoghi che hanno conservato nei secoli un rapporto diretto con la montagna, fatto di pietra, pastorizia e isolamento, ma che custodiscono anche storie di raffinatezza artigianale, resistenza militare e bellezza naturalistica capaci di sorprendere chi li attraversa per la prima volta.
Ecco 5 borghi bellissimi e segreti da visitare a luglio in Abruzzo.
1 – Pacentro, perla d’Abruzzo sulla Majella
Adagiato sulle pendici della Majella, a pochi chilometri da Sulmona, Pacentro si presenta come un presepe di pietra che si arrampica lungo il fianco della montagna.
Fino a incontrare le rovine del Castello Caldora, riconoscibile dalle sue tre torri merlate ancora ben visibili da lontano: la Torre Quadra, la Torre Cilindrica e la Torre dell’Orologio, quest’ultima divenuta nel tempo il simbolo stesso del paese.
Ph: Gettyimages/Photon-Photos
Il borgo conserva un impianto medievale quasi intatto, fatto di vicoli stretti, scalinate ripide e portali in pietra lavorata che testimoniano l’antica vocazione pastorale e contadina della comunità, legata per secoli alla transumanza verso il Tavoliere delle Puglie.
Le case si addensano attorno alla Chiesa di Santa Maria Maggiore, che custodisce al suo interno un organo settecentesco di pregevole fattura, mentre poco distante la Chiesa di San Marcello Papa conserva tracce di affreschi e un impianto architettonico più sobrio.
Passeggiando tra le vie del centro si incontrano ancora i portali in pietra scolpita appartenuti alle famiglie più antiche del paese, alcuni datati e decorati con simboli arcaici, segno di un’identità comunitaria fortemente radicata.
È un punto di partenza naturale per chi vuole avvicinarsi ai sentieri della Majella, sia verso i valloni che si inerpicano sul versante orientale del massiccio, sia verso i percorsi più dolci che attraversano i boschi di faggio alle quote più basse.
_ Tutto quello che c’è da sapere su Pacentro
2 – Pescocostanzo, panorami unici
Diverso per carattere rispetto agli altri borghi abruzzesi, Pescocostanzo si distingue per un’eleganza quasi urbana, frutto dei traffici commerciali che nei secoli passati collegavano la zona a Napoli attraverso la Via Sacra Longobarda.
Il centro storico, pavimentato in pietra bianca squadrata, custodisce palazzi nobiliari, balconi in ferro battuto e la basilica di Santa Maria del Colle, con il suo soffitto a cassettoni dorati che colpisce per la ricchezza decorativa.
Ph: Gettyimages/ItalyDrones
Qui la tradizione del tombolo, ovvero il merletto a fuselli, resta un’eredità artigianale viva, trasmessa di generazione in generazione e ancora visibile nelle botteghe del paese.
Circondato dagli altopiani maggiori d’Abruzzo, Pescocostanzo si presta a un racconto che unisce raffinatezza architettonica e artigianato, in un contesto montano altrimenti più rustico.
3 – Santo Stefano di Sessanio, natura e storia
Sospeso sull’altopiano del Voltigno, ai piedi del Gran Sasso, Santo Stefano di Sessanio è uno dei borghi più iconici dell’intero Appennino centrale.
La sua immagine è legata alla torre medievale, danneggiata dal terremoto del 2009, che domina un agglomerato di case in pietra scura, archi e passaggi coperti che si rincorrono in un dedalo compatto.
Il paese, inserito nel club dei Borghi più belli d’Italia, ha vissuto un percorso di recupero architettonico che ha saputo preservarne l’autenticità senza tradirne il carattere.
Ph: Gettyimages/ValerioMei
Attorno al borgo si estendono i pascoli dove si allevano le pecore da cui si ricava la lenticchia IGP di Santo Stefano, coltivata sugli altipiani circostanti e divenuta presidio gastronomico riconosciuto.
È un borgo che vale la pena visitare, tanto per la sua storia quanto per il legame strettissimo con la pastorizia e la cucina di montagna.
_ Tutto quello che c’è da sapere sul borgo
4 – Civitella del Tronto, il borgo arroccato
Al confine con le Marche, Civitella del Tronto si distingue per la sua imponente fortezza borbonica, una delle più estese d’Europa, che si sviluppa per circa cinquecento metri lungo il crinale roccioso sovrastante il paese, dominando con la sua mole l’intera valle del Tronto.
La fortezza, articolata su più livelli e cinta da poderose mura, ospita oggi un museo delle armi e della vita quotidiana della guarnigione, che permette di ricostruire la quotidianità dei soldati e degli abitanti durante i lunghi periodi di assedio.
Ph.: Gettyimages/clodio
Il borgo sottostante conserva un impianto fortificato coerente con la sua storia di avamposto difensivo, capace di resistere a lunghi assedi nel corso dei secoli, fino al celebre episodio del 1861, quando la guarnigione borbonica, fedele agli ultimi Borbone in esilio, resistette per mesi diventando l’ultima piazzaforte a cedere dopo l’unità d’Italia, in un assedio che si concluse solo a marzo di quell’anno.
La scalinata di San Francesco, che collega il paese alla fortezza con la sua sequenza di gradini in pietra, e le viuzze acciottolate punteggiate da botteghe, locande e piccoli scorci panoramici sulla valle sottostante, contribuiscono a un’atmosfera sospesa tra memoria militare e vita quotidiana di montagna.
Non lontano dal centro merita una menzione anche la Cascata delle Cento Cannelle, una sorgente che sgorga da decine di piccoli getti lungo una parete rocciosa, offrendo un contrappunto naturalistico alla dimensione più marcatamente storica e architettonica del borgo.
_ Civitella sul sito del Parco
5 – Anversa degli Abruzzi tra canyon e medioevo
Anversa degli Abruzzi si affaccia sulle spettacolari Gole del Sagittario, una delle aree naturalistiche più suggestive della regione, dove il fiume scava un canyon tra pareti rocciose a strapiombo che in alcuni punti si stringono fino a pochi metri di distanza l’una dall’altra.
Il borgo, di origini medievali, conserva i resti del Castello Caldoresco, oggi parzialmente in rovina ma ancora capace di dominare visivamente l’abitato sottostante con le sue mura diroccate e i resti delle torri d’avvistamento, un tempo punto strategico di controllo sulla valle del Sagittario.
Ph: Gettyimages/e55evu
Le case in pietra si dispongono lungo un pendio scosceso, con vicoli che si snodano tra piccole piazze e scorci improvvisi sulla valle, mentre la Chiesa di San Marcello, con la sua sobria facciata in pietra, rappresenta il principale punto di riferimento religioso del paese.
Poco distante dal centro abitato si trova anche l’Eremo di San Domenico, incastonato nella roccia proprio all’ingresso delle gole, raggiungibile con una breve passeggiata che introduce già alle atmosfere selvagge del canyon.
La posizione, all’interno della Riserva Naturale Regionale Gole del Sagittario, che ospita anche una colonia di pipistrelli di rilevanza europea protetta all’interno delle grotte della zona, rende Anversa un borgo dal forte carattere ambientale, capace di offrire al visitatore tanto la dimensione del paese di pietra quanto quella, più selvaggia, della natura che lo circonda.
_ Anversa sul sito dell’Ente turismo
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