Vesciche ai piedi: gli errori che ti rovinano il trekking
Sfregamento, umidità e una calzatura sbagliata bastano a trasformare un’escursione in un supplizio. Dalle cause alla prevenzione, fino a cosa fare (e non fare) quando la pelle si è già sollevata: i consigli per proteggere i piedi su ogni sentiero
Bastano pochi chilometri e uno sfregamento insistente nel punto sbagliato per trasformare la più bella delle escursioni in una marcia a denti stretti.
Le vesciche sonol’incubo di trekker e camminatori, ma non sono una condanna: capire perché si formano è il primo passo per evitarle, e sapere cosa fare quando compaiono evita di peggiorare le cose.
Piedi d’amianto: un privilegio di pochi
Chissà, forse tra chi legge c’è qualche escursionista fortunato che, parafrasando uno dei tormentoni pubblicitari più noti degli anni Ottanta, può permettersi di dire: “Mai avuto vesciche in vita mia”.
Per tutti gli altri comuni mortali, evidentemente sprovvisti di piedi d’amianto, qualche consiglio su come prevenirle e trattarle può fare la differenza tra un’uscita ricordata per il panorama e una ricordata per il dolore.
Perché si formano le vesciche
Cominciamo dalle cause.
La vescica non è altro che una reazione di autodifesa della pelle.
Quando un attrito eccessivo e ripetuto rischia di danneggiarla, l’epidermide risponde accumulando fluidi nella zona sollecitata.
Si crea così una “borsa” morbida che attutisce lo sfregamento e protegge gli strati più profondi della pelle dal contatto con batteri e altri agenti infettivi.
Un meccanismo intelligente, che però ha un prezzo: la sacca di siero esercita una forte pressione sulle aree circostanti dell’epidermide, ed è da qui che nascono il fastidio e, spesso, il dolore.
La scarpa giusta è il primo scudo
Prevenire significa, in sostanza, ridurre al minimo lo sfregamento tra piede e scarpa.
E tutto parte dalla scelta della calzatura “giusta” per il proprio piede.
Giusta vuol dire non troppo stretta ma neppure troppo larga: il piede non deve essere “pressurizzato”, ma nemmeno “ballare” dentro la scarpa.
Gli elementi da valutare in una scelta così cruciale non si fermano alla lunghezza della suola, e per questo alla scelta della scarpa da trekking abbiamo dedicato un approfondimento a parte.
Le calze, il mediatore silenzioso
Un ruolo fondamentale lo giocano le calze: sono il principale “mediatore” tra la scarpa e la pelle del piede e vanno scelte con altrettanta cura.
Una calza morbida contribuisce egregiamente a ridurre gli attriti, ma contano anche lo spessore e il materiale con cui è realizzata.
Le calze devono soprattutto mantenere il piede asciutto, allontanando dalla pelle l’umidità che si genera durante il movimento: l’umidità ammorbidisce la pelle e accentua lo sfregamento, cioè crea le condizioni ideali perché una vescica si formi.
Anche a uso e caratteristiche delle calze da escursionismo abbiamo dedicato un articolo specifico.
I chilometri costruiscono la “suola naturale”
Poi occorre mettere un po’ di chilometri sotto i piedi.
Il corpo è progettato per reagire e adattarsi agli stimoli esterni: è probabile, anzi certo, che dopo gli arrossamenti e le vesciche delle prime escursioni anche i vostri piedi si doteranno di un paio di “suole naturali”.
Infatti qualche callo rinforzerà il piede nei punti giusti e lo renderà capace di reggere le uscite più lunghe e impegnative senza troppi patemi.
Creme e cerotti nei punti deboli
Chi conosce i propri piedi e i loro punti deboli, e conosce le proprie scarpe da trekking e i loro difetti, sa già dove le vesciche tendono a formarsi.
In quelle aree si può giocare d’anticipo applicando creme antisfregamento e appositi cerotti, reperibili in farmacia o nei negozi sportivi specializzati.
Come “curare” le vesciche, e perché il verbo è improprio
Il titolo è decisamente improprio: le vesciche non si devono curare, o meglio, se proprio occorre intervenire va fatto con le conoscenze necessarie, gli strumenti appropriati e le condizioni igieniche corrette.
La regola generale è lasciare che le vesciche normali se ne vadano da sole, seguendo il naturale processo di riassorbimento dei fluidi corporei.
In breve tempo la vescica e il dolore svaniranno e la pelle ne uscirà rinforzata.
Quando la vescica è grande, o contiene sangue
Per le vesciche più grandi e fastidiose, l’incisione per far uscire il liquido va condotta solo con strumenti sterili, seguita da un’adeguata disinfezione e da una medicazione.
Una volta bucata, la pelle espone gli strati più interni e delicati al rischio di infezioni, con complicazioni che possono rivelarsi spiacevoli e pericolose.
Per le vesciche che contengono sangue e per quelle sotto le unghie il rischio è ancora più alto: il loro trattamento va lasciato esclusivamente a personale medico.
Se invece la vescica si rompe da sola lungo il sentiero, la priorità è applicare subito un disinfettante e bendare con garze sterili.
Le vesciche raccontano, in fondo, una cosa semplice: il piede e la scarpa devono imparare a conoscersi.
Scarpe della misura giusta, calze che lavorano per voi, un po’ di pazienza nelle prime uscite e la capacità di intervenire senza improvvisare sono il bagaglio più leggero, e più utile, che un camminatore possa portare con sé.
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