Emilia, 5 trekking d’estate al fresco tra laghi e panorami

10 giugno 2026 - 9:00

In estate l’Appennino emiliano è un vero paradiso per gli escursionisti che amano la natura, lontano dalle folle di turisti e dal caldo: ecco 5 itinerari panoramici tra vette, creste e laghi e tanto fresco

Emilia, 5 trekking panoramici al fresco da fare in estate

L’Emilia e il suo Appennino sono un vero paradiso dell’outdoor.

Anche in estate, quando la quotaregala itinerari bellissimi per godere di fresco e panorami indimenticabili.

I sentieri regalano viste da cartolina, con lo sguardo che si spinge dalle Alpi Apuane fino alla Pianura Padana.

Per orientarsi tra i diversi itinerari e valutarne lunghezza, dislivello e difficoltà può essere utile cercare e seguire le tracce sull’app Wikiloc, dove ogni percorso è accompagnato da mappa e punti di interesse.

Ecco cinque itinerari panoramici e al fresco per scoprire l’Appennino emiliano in estate.

 

1 – Il grande anello delle creste del Cerreto

Tra gli itinerari più spettacolari dell’Appennino in Emilia

Il percorso che collega Monte Alto, Alpe di Succiso e Monte Casarola regala una lunga giornata di cammino tra creste panoramiche, passaggi rocciosi e alcune delle vedute più ampie dell’intero crinale reggiano.

Partendo dal Passo del Cerreto, questo anello di oltre 13 chilometri supera i mille metri di dislivello.

Attraversa ambienti molto diversi tra loro, alternando boschi, praterie d’alta quota e affilate dorsali modellate dal vento.

Ph.: Gettyimages/Patrizia Molinari

L’escursione prende avvio direttamente nei pressi del passo, seguendo un sentiero che si inoltra nel bosco con andamento dolce e rilassato.

Il primo tratto conduce al Passo dell’Ospedalaccio senza particolari fatiche.

Il paesaggio cambia rapidamente: lasciata la copertura degli alberi, il crinale si apre e mostra le cime che caratterizzeranno la giornata.

La salita verso il Monte Alto rappresenta il tratto più impegnativo dell’intero itinerario.

Il sentiero si restringe e guadagna quota con decisione lungo pendii sempre più ripidi.

Nella parte superiore il terreno diventa roccioso e in alcuni punti è necessario aiutarsi con le mani: l’ultimo tratto segue una cresta affilata, dove l’esposizione richiede attenzione ma regala scorci straordinari.

Dopo il passaggio nei pressi del Tecchio dei Corvi, caratteristico punto di riferimento del crinale, si raggiunge infine la vetta del Monte Alto, balcone naturale affacciato sulle cime dell’Appennino settentrionale.

Da qui inizia uno dei segmenti più affascinanti dell’escursione. Il percorso prosegue infatti lungo la cresta che conduce all’Alpe di Succiso, attraversando una serie di rilievi rocciosi che emergono come denti di pietra lungo il filo del crinale.

I passaggi più esposti sono attrezzati con cavi metallici che facilitano la progressione e aumentano la sicurezza, pur senza presentare vere difficoltà alpinistiche.

Questo tratto, dinamico e divertente, aggiunge un pizzico di avventura alla traversata e permette di vivere da vicino l’ambiente più selvaggio del massiccio.

Superato il Passo di Pietratagliata, legato a una curiosa leggenda che richiama il passaggio dell’imperatore Federico Barbarossa in Emilia, il sentiero riprende a salire verso la cima dell’Alpe di Succiso.

La presenza della statua della Madonna e degli ometti di pietra che punteggiano la sommità contribuisce a rendere l’ambiente particolarmente suggestivo.

Da quassù il panorama si apre in ogni direzione, abbracciando le vallate dell’Emilia, i rilievi toscani e le grandi montagne che delimitano il confine tra le due regioni.

La traversata continua poi verso il vicino Monte Casarola, raggiunto attraverso una sella erbosa che collega le due cime.

Il rientro avviene lungo il versante che scende verso le sorgenti del Secchia.

Poco sotto la montagna si incontra l’area dove nasce uno dei fiumi più importanti dell’Emilia-Romagna, un luogo semplice e discreto che contrasta con la grandiosità delle creste appena attraversate.

Da qui il percorso torna progressivamente verso il Passo dell’Ospedalaccio e infine al Passo del Cerreto, chiudendo un anello di grande soddisfazione.

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2 – Trekking al Lago Scuro, tra foreste e acque glaciali

Nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, l’anello che collega il Rifugio Lagoni al Lago Scuro è una delle escursioni più piacevoli dell’Emilia.

Ci si immerge in un ambiente naturale ricco di acqua, boschi e testimonianze dell’antica glaciazione che ha modellato queste montagne.

Con poco più di 11 chilometri di sviluppo e un dislivello contenuto, il percorso offre una giornata di cammino varia e appagante, ideale per scoprire uno degli angoli più suggestivi dell’alta Val Parma.

Ph: Rifugio Lagoni

L’escursione prende avvio nei pressi dei Cancelli, lungo la strada forestale che conduce verso i Lagoni. Fin dai primi passi il sentiero si addentra nella faggeta e segue da vicino il corso della Parmetta, il torrente che accompagna gran parte della salita.

Il tracciato attraversa un ambiente fresco e ombroso, dove il bosco domina il paesaggio e crea un’atmosfera particolarmente piacevole durante le giornate estive.

Uno dei punti più affascinanti della prima parte dell’itinerario è rappresentato dalle cascatelle della Parmetta, una successione di piccoli salti d’acqua.

In estate, quando le temperature si fanno più elevate, queste pozze diventano una meta apprezzata anche da chi cerca un momento di refrigerio nella natura.

Raggiunta la zona dei Lagoni, il paesaggio si apre leggermente e consente una sosta presso il rifugio, punto di riferimento per molti escursionisti che frequentano questa parte dell’Appennino parmense.

Da qui il percorso prosegue in direzione del Lago Scuro, seguendo un sentiero che risale il versante tra boschi e radure.

Durante la salita non mancano scorci panoramici sulle montagne circostanti, che compaiono tra gli alberi e accompagnano il cammino.

Il Lago Scuro appare quasi all’improvviso tra i rilievi dell’alta valle.

Le sue acque tranquille occupano una conca modellata dai ghiacciai che, migliaia di anni fa, hanno lasciato in eredità alcuni dei paesaggi più caratteristici dell’Appennino settentrionale.

Circondato da prati, boschi e zone umide, questo piccolo specchio d’acqua rappresenta uno dei luoghi più suggestivi dell’intero itinerario e invita naturalmente a una pausa per godersi il silenzio e l’ambiente montano.

Poco distante si trovano le Capanne del Lago Scuro, antico ricovero pastorale recuperato e trasformato in un accogliente bivacco per escursionisti.

Le zone umide che lo circondano ospitano una ricca biodiversità e contribuiscono a creare un paesaggio diverso rispetto a quello boschivo incontrato nella prima parte dell’escursione.

La discesa attraversa proprio questi ambienti aperti, tra torbiere e prati montani, prima di rientrare nuovamente nella faggeta e tornare verso la conca dei Lagoni.

L’ultimo tratto segue la strada forestale che conduce al punto di partenza, permettendo di chiudere l’anello con una camminata rilassata immersa nel verde.

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3 –  Bellagamba-Monte Libro Aperto, sul crinale dell’Appennino

Tra le montagne che segnano il confine tra Emilia e Toscana, il Monte Libro Aperto è una delle cime più panoramiche dell’Appennino settentrionale.

L’itinerario parte dalla località Bellagamba, nei pressi dell’Abetone.

Permette di raggiungere la vetta attraverso un percorso ad anello di poco più di 10 chilometri che alterna lunghe traversate nel bosco, ripide salite e ampi tratti di crinale affacciati su entrambe le regioni.

Ph: Rifugio Casetta di Lapo

La camminata inizia lungo il sentiero di confine che segue il celebre tracciato CAI 00, una delle grandi direttrici escursionistiche dell’Appennino.

I primi chilometri scorrono su una comoda strada forestale immersa in fitte faggete, un ambiente ombroso e piacevole che rende la progressione particolarmente gradevole nelle giornate estive.

Il percorso attraversa una delle aree boschive più estese dell’Emilia, tra alberi secolari e silenzi interrotti soltanto dai rumori della natura.

Dopo aver raggiunto una radura attrezzata con fontana e area di sosta, il cammino prosegue verso la Verginetta e il Rifugio Casetta di Lapo, piccolo punto di appoggio immerso nel verde che rappresenta una tappa tradizionale per gli escursionisti diretti alle cime circostanti.

È qui che il paesaggio inizia lentamente a cambiare: il bosco si apre e il sentiero prende decisamente quota in direzione del Monte Libro Aperto.

La salita finale è il tratto più impegnativo dell’intera escursione.

Il sentiero si impenna lungo il versante e richiede un buon allenamento, ma la fatica viene progressivamente ripagata dai panorami che si aprono.

Una volta raggiunta la sommità, il nome della montagna diventa immediatamente comprensibile: la sua caratteristica conformazione, con due cime separate da una sella centrale, ricorda infatti le pagine aperte di un grande libro appoggiato sul crinale.

Dalla vetta lo sguardo può spaziare su gran parte dell’Appennino tosco-emiliano.

Nelle giornate più limpide si distinguono chiaramente le principali cime del comprensorio dell’Abetone.

E anche le montagne modenesi e pistoiesi e, verso nord, le ondulazioni che accompagnano la catena verso il Corno alle Scale.

È un punto panoramico privilegiato, capace di offrire una visione ampia e spettacolare delle montagne che separano la Pianura Padana dalla Toscana.

Per il ritorno si segue il sentiero di crinale del CAI 00, uno dei tratti più suggestivi dell’intero percorso.

Camminare lungo questa dorsale significa alternare continui scorci sui due versanti dell’Appennino, con ampie praterie d’alta quota che si susseguono alle zone boscate.

L’itinerario tocca anche il Monte Maiore, altra cima panoramica che arricchisce ulteriormente la giornata escursionistica prima di iniziare la discesa verso la fontana incontrata all’andata e il successivo rientro al punto di partenza.

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4 – Lago Santo Modenese, Lago Baccio e Finestra del Rondinaio

Nel cuore del settore modenese dell’Appennino tosco-emiliano, questo itinerario ad anello collega alcuni dei paesaggi più iconici del Parco del Frignano.

Si incontrano il Lago Santo, il Lago Baccio e i piccoli ma suggestivi specchi d’acqua del Lago Turchino e del Lago Torbido, fino a spingersi sul crinale del Rondinaio.

Un percorso relativamente breve in termini di chilometri, ma intenso per varietà ambientale e dislivello, che attraversa faggete, torbiere, dorsali panoramiche e ambienti d’alta quota di chiara origine glaciale.

Ph: Gettyimages/Gianluca Simonelli

L’escursione prende avvio direttamente dal Lago Santo Modenese.

Si tratta di uno dei laghi più conosciuti dell’Emilia e dell’Appennino settentrionale, incastonato a oltre 1.450 metri di quota in una conca modellata dai ghiacciai.

Dal suo parcheggio si entra subito nel bosco seguendo il sentiero CAI 523.

Si risale con andamento regolare all’interno di una fitta faggeta. Il percorso, ombroso e piacevole, accompagna l’escursionista in un ambiente che progressivamente si fa sempre più selvaggio e silenzioso.

Dopo circa mezz’ora di cammino si raggiunge il Lago Baccio, il più ampio tra i laghi della zona dopo il Lago Santo.

Le sue acque, spesso calme come uno specchio, riflettono le creste del Monte Giovo e del crinale del Rondinaio, creando un paesaggio di grande impatto visivo.

Prima di arrivare sulle sue sponde si attraversano anche depositi di origine glaciale, testimonianza diretta della storia geologica che ha modellato questa parte di Appennino.

Lasciato il Lago Baccio, il sentiero inizia a salire con decisione verso il crinale. È il tratto più impegnativo dell’escursione, esposto al sole e caratterizzato da pendenze costanti.

La fatica viene però ripagata dall’apertura progressiva del panorama, che si amplia a ogni passo fino a raggiungere il Passetto, a quasi 1.900 metri di quota.

Da qui la vista spazia in tutte le direzioni, dalle Alpi Apuane al Monte Cimone, passando per le principali cime del crinale appenninico modenese.

Dal Passetto il percorso si inserisce sul grande crinale di confine e prosegue in direzione del Monte Rondinaio, seguendo il tracciato di dorsale che accompagna l’escursionista lungo un ambiente aperto e fortemente panoramico.

La discesa dal Rondinaio conduce progressivamente alla suggestiva Finestra del Rondinaio, un valico naturale che segna il passaggio tra il crinale e il versante dei laghi.

Da qui il sentiero abbandona la cresta e scende rapidamente lungo un tratto inizialmente più tecnico, dove il fondo instabile richiede attenzione e passo sicuro.

Man mano che si perde quota, il paesaggio si addolcisce e riappaiono gli specchi d’acqua incastonati nella conca glaciale.

Il primo a comparire è il Lago Torbido, seguito poco dopo dal più scenografico Lago Turchino, celebre per il colore intenso delle sue acque, che varia dal verde al blu a seconda della luce.

Da qui il sentiero rientra progressivamente nel bosco, seguendo un tracciato che alterna tratti nel sottobosco a piccoli attraversamenti di corsi d’acqua.

La discesa riporta gradualmente verso la conca del Lago Baccio, chiudendo l’anello lungo il percorso dell’andata.

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5 – Monte Cusna da Monteorsaro: l’ascesa più classica alla vetta dell’Appennino reggiano

Con i suoi 2.121 metri di quota, il Monte Cusna domina il paesaggio dell’Appennino reggiano.

Rappresenta una delle montagne simbolo dell’Emilia e del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano.

L’itinerario ad anello che parte da Monteorsaro è tra i più appaganti per raggiungerne la cima.

Un percorso escursionistico di circa 10 chilometri che alterna boschi di faggio, ampie dorsali e vedute panoramiche.

Ph: Rifugio Monte Orsaro

La partenza avviene nei pressi del Rifugio Monte Orsaro, a poco più di 1.280 metri di altitudine.

I primi tratti si sviluppano all’interno della faggeta, lungo sentieri che risalgono progressivamente il versante della montagna.

Man mano che si guadagna quota, il profilo del Cusna compare davanti agli occhi in tutta la sua imponenza.

Raggiunta la località delle Prese, a circa 1.770 metri, il paesaggio cambia completamente.

La vista si apre sulla Val d’Ozola e il percorso si porta sulla spettacolare cresta nord del Monte Cusna, uno dei tratti più suggestivi dell’escursione.

La dorsale sale con pendenze a tratti sostenute, attraversando versanti segnati da affioramenti argillosi dai colori particolari e offrendo scorci sempre più ampi sull’Appennino settentrionale.

L’arrivo in cima regala uno dei panorami più estesi non solo dell’Emilia ma dell’intera catena appenninica.

Accanto alla grande croce metallica e alla statuetta della Madonna, lo sguardo spazia dal Monte Prado alle Apuane, fino a intercettare, nelle giornate più limpide, una sottile porzione della costa ligure e persino il profilo delle Alpi.

Per il ritorno si segue la più ampia dorsale nord-orientale, scegliendo un itinerario diverso rispetto all’andata.

La discesa permette di osservare il Cusna da prospettive nuove, mettendo in risalto la sua lunga cresta sud-orientale e l’ampiezza dei pendii che scendono verso la valle.

Dopo un lungo tratto il sentiero rientra nella faggeta e raggiunge il Bivacco Rio Grande, piccolo ricovero in pietra immerso nel bosco.

Da qui il percorso prosegue tra radure e tratti alberati, perdendo gradualmente quota fino alle prime abitazioni di Monteorsaro, dove un’ultima breve salita conduce nuovamente al punto di partenza.

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