Oltre il limite: Gabriel, l’alpinista ipovedente che sfida l’alta quota

15 novembre 2022 - 4:16

Gabriel Tschurtschenthaler, un ragazzo ipovedente con una visione ridotta al 10%, ha scalato l'Ortles e il Cerro Torre, tra le vette più difficili al mondo. La sua storia dimostra che la fiducia, la disciplina, il coraggio e la passione possono davvero smuovere le montagne

La straordinaria storia di Gabriel, l’alpinista ipovedente che ha conquistato Ortles e Cerro Torre

Il Cerro Torre, una montagna di 3102 metri, con ripide paretidi ghiaccio battute dai venti della Patagonia, è stata a lungo soprannominata “la montagna impossibile”.

Una vetta che ha reso difficile la vita ai più grandi nomi della storia dell’Alpinismo.

Tra questi Cesare Maestri, che nel 1959 ha scalato la montagna della Patagonia insieme al suo compagno Toni Egger, che perse la vita su quei ghiacci.

Proprio il Cerro Torre è stata una delle più grandi imprese di Gabriel Tschurtschenthaler, che l’ha affrontata nel 2021.

Una sfida che già basterebbe a fare entrare Gabriel nella lista dei grandi alpinisti, ma c’è un particolare.

Gabriel ha 35 anni, una volontà di ferro, una forma eccezionale ma una capacità visiva ridotta del 90% a causa di una patologia che lo affligge fin dalla nascita.

Un alpinista ipovedente, che affronta ambienti naturali meravigliosi ma spietati, duri, che richiedono una preparazione eccezionale e grandi doti fisiche.

Gabriel ha tutto questo e anche di più, grazie alla sua volontà di ferro.

Un amore e una dedizione alla montagna perfettamente testimoniati dal film documentario che Salewa ha dedicato ad una delle prime grandi imprese dell’alpinista altoatesino: la salita dell’Ortles che, con i suoi 3905 metri, è la vetta più alta dell’Alto Adige.

Le immagini mostrano Gabriel Tschurtschenthaler progredire con determinazione e costanza, salendo in quota fiducioso e felice, in compagnia dei suoi amici e compagni di cordata Vittorio Messini e Matthias Wurzer, guide alpine professioniste.

 

La montagna per Gabriel: un gioco di luci e ombre

Gabriel è nato con questo problema agli occhi, nel corso della crescita ha poi avuto due cali improvvisi della vista, uno nell’adolescenza e l’altro intorno ai vent’anni.

Oggi riesce a vedere al massimo al 10%.

Gabriel si trova meglio nella luce soffusa, come quella che precede l’alba o segue il tramonto, una luce morbida che disegna i profili delle montagne.

La sua vista peggiora invece quando deve affrontare il sole verticale di mezzogiorno.

Per questo ama scalare all’alba, specialmente in quei luoghi dove il crepuscolo dura più a lungo, come il Cerro Torre, in Patagonia.

 

Preparazione e disciplina

Nato nel cuore delle Dolomiti, Gabriel ha iniziato ad andare in montagna fin da piccolo. Ha scoperto la bellezza della montagna grazie ai trekking fatti durante l’adolescenza.

Proprio la lontananza dalle valli alpine, dovuta al suo trasferimento a Vienna, ha fatto crescere il lui la voglia di scalare quelle vette.

Inizia così a seguire dei corsi di arrampicata e, nel 2015, affronta la sua prima scalata, sulla parete nord della Cima Piccola, nel gruppo delle Tre Cime di Lavaredo.

Da li in avanti il suo legame con l’alpinismo diventa indissolubile. Dopo la roccia, arriva il momento dell’arrampicata su ghiaccio. Il feeling con quegli ambienti è immediato.

Gabriel capisce che quel tipo di arrampicata gli permette di essere più libero e tranquillo, sul ghiaccio riesce a progredire più facilmente.

La montagna richiede però preparazione fisica e disciplina, soprattutto per Gabriel, che in cammino consuma più energie rispetto ai compagni, poiché deve rimanere sempre concentrato sulla progressione.

Una resistenza che ottiene grazie all’allenamento quotidiano e alla disciplina imparata nel Jujitsu, che pratica da diversi anni e che gli consente di rimanere concentrato sui suoi obiettivi.

Poi c’è l’amicizia, quella di Vittorio e Matthias, suoi compagni d’avventura che gli donano sicurezza sulle pareti verticali.

 

La forza dell’amicizia e della fiducia in quota

Quando si affrontano ambienti estremi e condizioni difficili come quelli dell’alta montagna, i compagni di cordata sono una seconda famiglia.

Quando Gabriel ha affrontato la salita del Cerro Torre, ha passato più di un mese insieme a Matthias e Vittorio, per pianificare ogni aspetto della scalata.

L’amicizia con Vittorio è nata durante un corso di arrampicata su ghiaccio, mentre Matthias è un amico di vecchia data, che si è unito al gruppo per questo progetto.

Grazie al loro supporto Gabriel è riuscito a fare cose che altrimenti sarebbero impossibili. Grazie a lui, loro, hanno imparato a percepire la montagna e l’alpinismo attraverso tutti i sensi.

 

La sfida di Gabriel sulla vetta dell’Ortles

La vetta dell’Ortles domina le Alpi Retiche orientali, il suo imponente profilo è immediatamente riconoscibile e dalla sua cima si può ammirare la distesa di montagne imbiancate.

Una montagna suggestiva e ammaliante, ma al tempo stesso difficile da conquistare. L’ascesa deve essere fatta con preparazione e nelle giuste condizioni ambientali.

Gabriel, Matthias e Vittorio hanno preparato a lungo questa sfida e sono arrivati al giorno della scalata perfettamente concentrati.

Per raggiungere la vetta dell’Ortles hanno scelto la via che attraversa la cresta Hintergrat, tra i percorsi più suggestivi per arrivare in cima a questo gigante di roccia e ghiaccio.

Ogni passo verso la vetta era accompagnato dalla piena consapevolezza che ogni centimetro conquistato e ogni minimo dettaglio potevano rivelarsi l’ago della bilancia tra il successo e il fallimento dell’impresa.

Forza, fiducia e coraggio: la salita alla vetta

Lungo il percorso hanno attraversato diversi ambienti. Dai tratti pietrosi, friabili e sconnessi, che impongono massima concentrazione, a parti ghiacciate.

Il gruppo ha affinato un proprio linguaggio, fondamentale per dare a Gabriel indicazioni chiare e veloci.

Vittorio guida la cordata oltre gli ostacoli, seguito con passo fermo e attento da Gabriel che, prontamente, ne accoglie le indicazioni.

A chiudere il gruppo c’è Matthias che guarda le spalle alla cordata, facendo attenzione alla progressione, passo dopo passo, pronto ad intervenire.

Gabriel non può vedere la montagna come i suoi compagni, ma la vive in modo originale e unico, amplificando tutti gli altri sensi.

Ha imparato a distinguere il suono del vento che accarezza le pareti, il suo grande senso dell’equilibrio lo aiuta a capire l’esatto punto in cui va prestata maggiore attenzione nella camminata

Nel corso della sua vita Gabriel ha imparato ad aprirsi e ad affidarsi alle sensazioni del proprio corpo, a fidarsi dei suoi sensi, della sua pelle, delle piante dei piedi e del suo senso dell’equilibrio.

Ha imparato a leggerne i segnali in modo inequivocabile e immediato.

Hintergrat, pareti e creste da superare con tecnica, disciplina e amicizia 

La cresta dell’Hintergrat è un lungo susseguirsi di canaloni e camini di roccia estremamente affilata con tratti ghiacciati e verticali.

Una sfida che il gruppo di amici ha affrontato grazie all’esperienza e alla preparazione,  permettendo a Gabriel di raggiungere un grande traguardo.

La loro è un’amicizia nata grazie all’alpinismo e che, scalata dopo scalata, è diventata ancora più salda.

Un affiatamento che permette loro di avanzare come un unico corpo, che legge e interpreta il percorso, individuando le prese e gli appoggi più adatti per una scalata sicura ed costante.

Nei passaggi ghiacciati, che sono tra i più complicati per l’alpinista, la cordata deve fare affidamento a tutta l’esperienza per piantare piccozza e ramponi con la massima sicurezza e affidabilità.

Tutti questi elementi hanno permesso ai tre alpinisti di conquistare non solo l’Ortles ma, più recentemente, anche alcune delle vette più impegnative della Patagonia come il Cerro Torre.

 

Cerro Torre: preparazione, imparare a vivere insieme

Per preparare la spedizione in Patagonia, Gabriel e i suoi amici hanno affrontato le montagne delle Alpi austriache, hanno seguito un serrato programma di allenamento e si sono abituati a stare insieme in cordata.

Vivere in squadra, abituarsi a vivere la quotidianità in tenda, richiede tempo ed essenziale per mantenere il controllo lungo il percorso di avvicinamento al Cerro Torre.

Più di 40 chilometri di cammino in una terra selvaggia dove è impossibile ogni intervento di soccorso in elicottero.

“Senza l’esperienza di Vittorio e Matthias, nulla sarebbe stato possibile”, ha confidato Gabriel alla stampa tedesca nel maggio 2022.

Per scalare insieme Gabriel, Vittorio e Matthias hanno dovuto imparare a conoscerlo, a capire quando ha bisogno di aiuto, dove invece procede bene e quali sono le sue condizioni ideali.

 

 

L’alpinismo è questione di fiducia: nei compagni e nell’attrezzatura

L’Ortles è la vetta che ha dato il nome alla storica collezione Salewa di abbigliamento per l’alpinismo, i nuovi capi di abbigliamento dell’azienda altoatesina sono stati testati da Gabriel, Vittorio e Matthias in questa scalata.

I tre alpinisti sono arrivati sulla vetta della montagna altoatesina indossato la nuova collezione Ortles.

Hanno potuto testare sul campo le qualità di un’attrezzatura disegnata proprio per rispondere alle esigenze di qualità e sicurezza dell’alpinismo di alto livello.

Per progettare i suoi prodotti Salewa raccoglie i consigli e le testimonianze degli alpinisti e li traduce in soluzioni tecniche che risolvano i problemi in parete.

La fiducia smuove le montagne ed è fondamentale per ogni avventura outdoor. Fiducia in sé stessi, ma anche negli altri e nella propria attrezzatura.

La collezione Ortles è nata per questo, per fare in modo che gli alpinisti possa concentrarsi solo sulla loro progressione.

 

Informazioni utili:

_ Scopri la nuova collezione Salewa Ortles, che ha accompagnato Gabriel nella sua avventura.

_ Vuoi seguire le orme di Gabriel e scalare l’Ortles? Partecipa la concorso “Try to win your Ortles experience”