ACQUA: Crisi idrica e siccità nella Valle del Ticino

18 marzo 2020 - 3:26

Una delle aree agricole e naturali che sta risentendo maggiormente di questo inverno anomalo è la Valle del Ticino che racchiude un patrimonio immenso e ha ottenuto nel2014 il riconoscimento di Riserva della Biosfera nell’ambito del Programma Man and Biosphere (MAB) dell’Unesco.

La crisi idrica sta compromettendo non solo un’ambiente dalla grande biodiversità – quindi danni a flora e fauna – ma anche le attività produttive di più di settemila imprese agricole. Le previsioni sono tutt’altro che ottimistiche, il problema nasce da una annata povera di neve, infatti è lei a rappresentare la vera scorta d’acqua per laghi, fiumi e falde freatiche.

Primavera, estate, autunno, inverno! Queste sono le quattro stagioni. Ora potete disporle nell’ordine che più preferite. Il calendario non conta, è un detto comune “non ci sono più le mezze stagioni”, infatti solo l’inverno cede il passo all’estate, con alterne vicende; quest’anno, addirittura, non abbiamo quasi avvertito il passaggio dal caldo al freddo.

Siamo abituati ad associare la primavera al risveglio della Natura, ma da ottobre a oggi le zanzare hanno continuato a volare qua e là, le margherite hanno “spintonato” i crocus sbocciando prematuramente sui prati normalmente ricoperti dal candido manto nevoso, addirittura la pioggia che puntualmente rovina i nostri fine settimana quest’anno si è fatta attendere. La verità è che all’atmosfera non interessa il nostro calendario gregoriano, lei fa il suo corso, a volte anche i capricci con buona pace di chi protesta perché salta la settimana bianca, oppure perché l’acqua dei rubinetti di casa viene razionata.

Per l’inverno 2016 ai media è venuto a mancare il loro motto prediletto, “Italia stretta nella morsa del gelo”, magari tra pochi mesi la frase ricorrente sarà “non si ricorda un caldo simile a memoria d’uomo”. E chi lo sa! A dirla tutta, se il tempo non fosse capriccioso perderemmo uno dei principali spunti di conversazione per attaccare bottone, al bar o sul bus dovremmo affrontare argomenti ben più impegnativi e seriosi.

Ben vengano allora le stagioni ballerine… ma con moderazione. Il 2016 sarà ricordato probabilmente per la crisi idrica che iniziamo già ad avvertire. Speriamo, naturalmente, di essere cattivi profeti. Ad oggi non piove abbastanza e ancor peggio non nevica, stiamo soffrendo ora ciò che di norma soffriamo in estate sui fiumi.

La stagione “fredda”, che ha già messo a dura prova gli impianti dei comprensori sciistici (niente fiocchi = maestri di sci e rifugi fermi), rischia di avere nei prossimi mesi delle ripercussioni altrettanto gravi sulle coltivazioni, sulla produzione di energia e sul razionamento dell’acqua nei centri urbani. Ormai per la neve è tardi, quando è tardiva non fa in tempo a gelare, compattarsi e costituire così la nostra scorta d’acqua per l’estate.

In Piemonte si registra la situazione più critica, in particolare la Valle del Ticino, una delle aree più densamente popolate d’Italia, al tempo stesso l’ultimo grande scrigno di biodiversità tra la campagna e le grandi città. Oltre alle migliaia di imprese e aziende agricole, anche il consorzio che gestisce il Parco del Ticino, primo parco regionale d’Italia (1974) nato per tutelare lo stupendo ambiente naturale prossimo alle industrie e ad una urbanizzazione sempre più invasiva, è preoccupato per la crisi idrica in vista dell’estate.

Il Ticino ha risentito pesantemente della prolungata stagione secca, qui il bilancio per gli agricoltori si fa sempre più gravoso di conseguenze. Oltre al Ticino, anche i Naviglio e la rete di canali irrigui, preziosi incubatori di vita, sono al collasso (ad esempio, l’impossibilità di rilasciare il deflusso minimo vitale comporta la moria di pesci nei canali); le conseguenze per la prossima estate potrebbero essere drammatiche.

La colpa è di un inverno senza pioggia né neve, che ci porta alla mente le siccità storiche del 2003, 2007 e 2012, catastrofiche per le attività produttive e i campi coltivati. Difficoltà quasi insormontabili per l’agricoltura, ma anche per la fauna e la flora, a grandissimo rischio dopo la sospensione del cosiddetto “deflusso minimo vitale” delle acque dal Verbano, che ne prevedeva la regolazione a 1.50 metri sopra lo zero idrometrico (portata poi dal Ministero dell’Ambiente a 1,25 metri nel 2012), quantità minima vitale per garantire la vita biologica del Parco più ammirato d’Europa e per non compromettere la produttività di circa 7000 aziende agricole. Il provvedimento, DMV, nato in via sperimentale nel 2010, si basava sulla garanzia di una quantità minima di acqua da far fluire lungo il Ticino per assicurare la sopravvivenza naturale e produttiva delle realtà che insistono sul corso d’acqua.

In sostanza, il Consorzio del Ticino, l’ente regolatore delle acque, dietro precisa indicazione del Ministero dell’Ambiente, non può più garantire i 18 metri cubi di acqua al secondo che dovevano fluire dal Lago Maggiore al Ticino perché il bacino naturale è sotto alla soglia del metro e mezzo. Infatti, il bianco delle Prealpi innevate che fa da cornice alle sponde del Verbano, in una situazione normale avrebbe garantito una riserva idrica adeguata.

Non è andata così, è caduta poca neve, quindi al Lago Maggiore mancano ben 330 miliardi di litri d’acqua e la siccità prolungata sta mettendo a forte rischio l’intera valle del Ticino. Anche il Po, alimentato dal Ticino e non solo, è al 25 per cento della portata media. Il problema non si ripercuote unicamente al settore agrario e alle biodiversità da salvaguardare, ma anche alle centrali idroelettriche, alla balneabilità turistica e all’alimentazione delle falde idriche che servono i rubinetti delle nostre case.

Acqua, diamo i numeri

L’acqua investe molti aspetti della nostra vita, non solo nell’uso domestico, dove possiamo intervenire in prima persona prestando la massima attenzione ed evitare qualsiasi spreco per non determinare ulteriori condizioni di criticità al sistema di distribuzione idrico pubblico, ma anche per l’impiego nell’agricoltura e nella pesca, nei progetti d’urbanizzazione e nella produzione di energia.

La mancanza d’acqua per queste attività è un concetto relativo, poiché può riferirsi sia alla mancanza assoluta d’acqua, sia alla difficoltà d’accesso a delle riserve idriche sicure e pulite. Diamo due numeri a livello globale: il 60% delle riserve mondiali si concentra solamente in dieci Paesi (il Brasile è il più ricco, con il 14%, seguito da Russia e Canada), mentre alcuni stati, ad esempio lo Yemen, hanno a disposizione solo 200 metri cubi di acqua all’anno. Possiamo dire, quindi, che esiste un divario molto forte.

Anche in Italia il sistema di distribuzione delle risorse idriche è variegato, vincolato dal clima diverso da Nord a Sud, ma anche a fronte dell’inquinamento e delle carenze di natura infrastrutturale (ad esempio nel cuore della Sicilia dalla rete di distribuzione va perso più del 60% di acqua). Il 70% dell’acqua potabile a livello globale è impiegato per l’agricoltura, percentuale che si alza al 95% per alcuni Paesi in via di sviluppo.

Sono numeri sempre in via di aggiornamento, sono comunque dati allarmanti, siamo già prossimi al limite di sostenibilità, infatti l’aumento demografico mondiale, pari a 8 miliardi entro il 2030, comporterà una maggiore domanda idrica per soddisfare le necessità igienico-sanitarie primarie, le coltivazioni indispensabile a soddisfare un fabbisogno alimentare sempre maggiore, la produzione di energia e un crescente uso domestico legato all’espansione delle aree urbane.

Dati alla mano, negli ultimi 100 anni si è avuto un aumento del 600% dei suoli agrari irrigati necessari per far fronte alle crescenti esigenze alimentari, facile immaginare la crisi idrica dei nostri giorni. Il consumo d’acqua nel mondo è cresciuto con un ritmo più che doppio rispetto al tasso di crescita della popolazione.

La legislazione italiana

  • Tutte le acque superficiali e sotterranee anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà.
  • Qualsiasi uso delle acqua è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fluire di un integro patrimonio ambientale.
  • Gli usi delle acque sono indirizzate al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici. Viene inoltre affermato che il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi, ma è sancito che la priorità immediatamente successiva deve essere assegnata all’uso dell’agricoltura.

ITINERARIO: A piedi lungo il greto del Ticino di Trecate: il percorso TT 10

 

Testo di Enrico Bottino