Kungsleden a piedi: il Cammino del Re in Lapponia svedese
Più di 100 km a nord del Circolo polare artico si snoda il Kungsleden, uno dei trekking più suggestivi d'Europa. Il racconto in prima persona di sei giorni di cammino tra renne al pascolo, capanne di legno e l'orizzonte sconfinato della wilderness lappone
La corteccia di betulla è un innesco infallibile per il fuoco: lo scoprimmo quando il fornello a benzina fece cilecca, accampati lungo il fiume Visttasjohka, più di centochilometri a nord del Circolo polare artico.
Era la nostra ultima notte sul Kungsleden, il Cammino del Re: oltre 400 chilometri di trekking nella Lapponia svedese, in uno degli ultimi lembi di wilderness del vecchio continente.
Quando il fornello fa cilecca, c’è la betulla
Pregustavamo già il pasto serale quando il fornello a benzina decise di tacere.
Il timore di cenare con minestra liofilizzata cruda, annegata in acqua di fiume gelata, stimolò lo spirito di sopravvivenza.
Corteccia umida, rametti verdi, qualche pezzo di legno più grosso (più marcio che secco), molta pazienza e, in barba a ogni pronostico, mezz’ora più tardi guardavamo la nostra cena bollire su un fuoco di legna, nel bel mezzo della Lapponia svedese.
Un sentiero curato nel cuore della wilderness europea
Lungo il fiume Visttasjohka ci preparavamo a trascorrere l’ultima notte fra le montagne, dopo aver percorso un tratto del Kungsleden.
Il “Cammino del Re” è uno splendido trekking che si snoda lungo la catena montuosa al confine fra Svezia e Norvegia, considerata una delle ultime aree di wilderness d’Europa.
Trekker in cammino nel Kungsleden – Foto Getty Images
Un territorio fatto di grandi spazi quasi disabitati, dove gli elementi dominanti del paesaggio sono boschi di betulle, praterie, laghi, torrenti, acquitrini e montagne dai profili dolci a perdita d’occhio.
Wilderness, ma non troppo: chi può camminare sul Kungsleden
Raccontata così la nostra vacanza sembra una cosa fin troppo seria, ma è meglio mettere le cose in chiaro: il nord della Svezia non è la taiga siberiana e noi non siamo esploratori polari.
Camminare lungo il Kungsleden non è un’impresa da superuomini.
Servono un minimo di preparazione fisica e la giusta attrezzatura, ma quasi tutti i percorsi, almeno quelli più frequentati, sono pensati per i trekker.
Ci sono segnavia nei punti strategici, ponti e passerelle di legno per superare fiumi e zone paludose, e posti tappa a intervalli regolari.
Capanne, store e dormitori lungo il percorso
Più che l’aria dell’avventura, lungo il Kungsleden si respira uno straordinario senso di libertà.
La libertà di muoversi in un luogo dove tutto e tutti sono in sintonia col ritmo lento del camminare, e dove gli unici “impegni” della giornata sono raggiungere la propria meta, prepararsi il cibo e trovare un posto per la notte.
Le poche concessioni alla civiltà sono studiate con attenzione, per non disturbare quest’armonia.
La maggior parte dei posti-tappa che si incontrano lungo il percorso non sono altro che capanne di legno, con un piccolo “store” per fare rifornimento di cibo, un dormitorio con cucina e una legnaia.
I bivacchi lungo il cammino – Foto Getty Images
Pagando una ventina di euro si possono utilizzare i servizi messi a disposizione dalla struttura: posto letto con coperte, pentole e stoviglie, legna per riscaldare l’ambiente e cucinare.
A ciascuno spetta il compito di riordinare tutto ciò che utilizza, oltre a lasciare ai posteri la cassetta della legna ben fornita e i secchi pieni d’acqua raccolta al fiume.
La tendina, le nuvole e l’incontro con le renne
Se non avete paura di caricarvi troppo peso sulle spalle, il consiglio di chiunque abbia fatto escursioni da quelle parti è di non lasciare mai a casa la tenda.
Non perché sia indispensabile alla sopravvivenza: semplicemente, potrebbe capitarvi di essere soli sul sentiero, in un posto così meraviglioso da decidere che per quel giorno il vostro cammino finisce proprio lì.
Dormire in mezzo alla natura – Foto Getty Images
Tutto quello di cui avete bisogno è starvene spaparanzati a guardare le nuvole rincorrersi nel cielo sempre mutevole della Lapponia.
Magari, come è accaduto a noi, la mattina successiva sarete svegliati da strani rumori di passi non umani.
Aprendo la tenda, troverete a darvi il buongiorno i placidi faccioni di un branco di renne che pascolano a pochi metri da voi.
Il percorso del Kungsleden: 400 km da Abisko a Hemavan
Il Kungsleden è un trekking di oltre 400 chilometri che si snoda in un territorio montuoso da Abisko fino a Hemavan, nella Lapponia svedese.
L’itinerario è scandito da tappe giornaliere di circa 20 chilometri di media e può essere suddiviso almeno in tre o quattro trekking più brevi, sfruttando come punti di arrivo e partenza le apposite “stazioni turistiche”, collegate con autobus o treno alle vicine città.
Noi abbiamo percorso il primo di questi tratti, quello più a nord.
Da Abisko, sede dell’omonimo parco nazionale e collegata con la linea ferroviaria alla città di Kiruna, abbiamo seguito il tracciato principale del Kungsleden fino ad Alesjaure, per poi deviare nella valle di Visttas e raggiungere Nikkaluokta.
Da qui si può prendere la linea di autobus che riporta a Kiruna.
Per completare il percorso, della lunghezza complessiva di circa 90 chilometri, abbiamo impiegato sei giorni in totale, effettuando due tappe intermedie nei tratti di più lunga percorrenza.
Ambiente e clima: cosa aspettarsi sul Cammino del Re
La catena montuosa attraversata dal Kungsleden è caratterizzata da cime che difficilmente superano i 2000 metri di quota.
Il percorso generalmente segue il fondo valle, a un’altezza media sul livello del mare compresa fra i 700 e i 900 metri, e raramente offre dislivelli notevoli o tratti ripidi.
In cammino nel Kungsleden – Foto Getty Images
L’ostacolo maggiore per gli escursionisti è rappresentato dalle piogge frequenti e dall’attraversamento delle zone acquitrinose.
Il periodo ideale per il trekking va da maggio a settembre, quando le giornate sono più lunghe e le temperature generalmente comprese fra i 15 e i 20 gradi, con un’escursione termica minima fra il giorno e la notte.
Preparazione e attrezzatura: cosa mettere nello zaino
Per affrontare un trekking sul Kungsleden non serve una preparazione specifica.
È sufficiente un buon allenamento escursionistico, unito all’abitudine a trasportare zaini non proprio leggeri.
Anche l’attrezzatura non richiede materiali “estremi”: viste le temperature relativamente miti, è inutile esagerare con i capi di abbigliamento termico.
Quello su cui non si può transigere è invece la protezione dall’acqua.
È indispensabile avere appresso giacca e pantaloni impermeabili, scarponi da trekking, ghette, copri zaino e sacchetti stagni per tenere all’asciutto gli indumenti di ricambio.
Non caricatevi eccessivamente di scorte alimentari: presso quasi tutti i punti-tappa del Kungsleden si trovano dei piccoli “store” ben attrezzati per il rifornimento di cibo. Il fornello a gas è utile solo se avete intenzione di fare del campeggio libero.
Prima di partire, il punto di riferimento indispensabile è il sito internet dell’Stf, lo Svenska Turistföreningen, l’associazione che ha “creato” il Kungsleden e che gestisce tutti i posti tappa e le stazioni turistiche posizionate sul percorso.
Una volta a destinazione, presso le stazioni turistiche dell’Stf potrete rivolgervi al servizio informazioni, dove troverete anche mappe escursionistiche, brochure e guide.
I Sámi, il popolo originario di Sápmi
Le montagne attraversate dal Kungsleden sono la terra dei Sámi, i primi abitanti della Penisola scandinava: un popolo di circa 70 mila persone, che abita i territori al confine fra Svezia, Norvegia e Finlandia.
Perpetuando una tradizione millenaria, ancora oggi i Sámi continuano ad allevare le renne fra le montagne.
Nella stagione estiva non è raro incontrare le loro greggi al pascolo e i loro accampamenti lungo i sentieri.
Sámi è il nome che essi stessi si sono dati e Sápmi è il nome originario della loro terra.
Il tracciato del percorso – Foto Getty Images
Furono le popolazioni giunte dal sud, nei secoli passati, a chiamare questo territorio Lapponia e lapponi i suoi abitanti, non certo con l’intenzione di far loro un complimento: in lingua sámi, lappone significa letteralmente “straccione”.
Tornare a sud, dopo sei giorni sul Kungsleden, significa portarsi dentro un ritmo diverso.
Quello dei passi, del cielo che cambia ogni quarto d’ora, della corteccia di betulla che accende il fuoco quando il fornello tace.
In Lapponia, la wilderness non chiede di essere conquistata: chiede solo di essere attraversata con rispetto, lasciando dietro di sé la cassetta della legna piena e i secchi pieni d’acqua, perché qualcun altro possa trovarli dopo di noi.
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