Perdersi in montagna: prevenzione e metodo Stop per il ritorno
Anche gli escursionisti esperti possono smarrirsi lungo i sentieri. Pianificazione, equipaggiamento giusto e tecniche di orientamento sono gli alleati per affrontare con lucidità ogni imprevisto in montagna
Perdersi lungo un sentiero è un rischio reale e non riguarda solo i principianti.
Un cambio improvviso del meteo, un Gps che smette di funzionare o una segnaletica lettamale possono mettere in difficoltà anche chi ha molta esperienza.
La differenza la fanno la calma, una buona preparazione e la conoscenza di poche regole essenziali.
Un rischio che si tende a sottovalutare
Spesso si crede che smarrirsi sia impossibile, soprattutto sulle montagne più frequentate.
In realtà è una possibilità concreta, che può coinvolgere escursionisti di ogni livello, per ragioni molto diverse tra loro.
Il cambio repentino delle condizioni meteo, un dispositivo Gps che non funziona a dovere per la mancanza di segnale in alta quota, l’interpretazione errata della segnaletica locale: sono tutti fattori che possono far perdere la traccia dell’itinerario.
Ph.: Gettyimages/TFILM
In queste situazioni la cosa più importante è non farsi prendere dal panico e mantenere la calma.
Prima di prendere decisioni affrettate conviene analizzare la situazione e valutare le possibili alternative, formulando sempre un piano d’azione.
Trovarsi in difficoltà, del resto, dipende spesso anche da una mancata preparazione: la prevenzione resta il primo passo per un’escursione senza intoppi.
Pianificazione e prevenzione
Pianificare un’escursione significa prima di tutto documentarsi sul percorso e valutarne con attenzione le potenziali difficoltà. Si può scegliere una guida, una mappa fisica oppure una delle app dedicate ai sentieri come Wikiloc.
È poi fondamentale consultare il bollettino meteo, perché nubi e nebbia sono tra le cause principali di smarrimento.
Ph.: Gettyimages/Julian Dewert
Altrettanto importante è conoscere lunghezza e dislivello complessivi dell’escursione, così da non trovarsi in difficoltà fisica, e individuare la posizione dei rifugi di emergenza dove ripararsi in caso di necessità.
Un approccio utile è segnarsi tutti i punti cruciali che si incontreranno lungo il tragitto: ponti, valici, cime, tratti in pendenza e in salita, guadi, strade interrotte, creste esposte o punti di caduta massi.
L’equipaggiamento adeguato
Avere l’attrezzatura giusta è un obbligo imprescindibile per affrontare condizioni avverse e potenzialmente pericolose.
Meglio optare per scarpe da trekking robuste, abbigliamento adatto a temperature e clima, un kit di pronto soccorso, cibo e acqua sufficienti.
Non vanno dimenticati una mappa topografica, una bussola e un dispositivo Gps: lo smartphone non è sempre affidabile al 100%, sia per la precisione delle rilevazioni sia per la scarsa durata della batteria.
È inoltre necessario conoscere la segnaletica del sentiero, perché non è raro trovarne più segnali sovrapposti o disposti in modo confuso.
Infine, soprattutto se si cammina da soli, conviene sempre informare qualcuno del proprio itinerario e degli orari previsti.
In caso di ritardi o emergenze questa informazione può essere preziosa per allertare i soccorritori.
Cosa fare quando ci si perde: il metodo STOP
Quando ci si perde, la prima cosa da fare è non lasciarsi prendere dal panico e cercare la soluzione migliore per uscire dall’emergenza.
Esiste un metodo chiamato “S.T.O.P.”: un acronimo che aiuta a tenere a mente quattro passaggi fondamentali nelle situazioni incerte, pericolose o di forte stress.
- Siediti (Sit): fermarsi immediatamente per evitare di peggiorare la situazione.
- Pensa (Think): analizzare con calma la situazione, ricordando gli ultimi punti noti e valutando le possibili cause dello smarrimento.
- Osserva (Observe): esaminare l’ambiente circostante alla ricerca di punti di riferimento o segni del sentiero.
- Pianifica (Plan): stabilire un piano d’azione basato sulle informazioni raccolte, considerando opzioni e risorse a disposizione.
Orientarsi e chiedere aiuto in modo efficace
I dispositivi Gps e i localizzatori consentono quasi sempre di indicare la propria posizione attuale, avvisare i soccorsi e inviare le coordinate precise per un eventuale recupero.
Esistono anche app particolarmente utili in caso di emergenza come Where are You, What3Words o GeoresQ, quest’ultima interamente gestita dal soccorso alpino e speleologico (Cnsas), che monitora i segnali e invia aiuti quando qualcuno lancia l’Sos.
Ph.: Gettyimages/Prostock-Studios
Bisogna però fare attenzione a non sopravvalutare la tecnologia affidandosi solo ad essa, perché ha pur sempre dei limiti legati all’altitudine, alle temperature basse o alte e alla mancanza di segnale.
Una buona pratica è servirsi dei punti di riferimento naturali e avere con sé un supporto cartaceo, oppure cartografie digitali offline scaricate in anticipo sul dispositivo, come le Tabacco, da consultare quando la tecnologia viene meno.
Se questi strumenti non risultano efficaci, è bene rendersi visibili e udibili.
Può essere utile appendere un indumento dai colori vivaci su un ramo ben visibile oppure disporre tre pietre, rami o altro materiale in forma triangolare, dato che si tratta di un segnale internazionale di emergenza.
Un’alternativa è accendere un fuoco oppure usare la superficie di uno specchietto o di un dispositivo per riflettere la luce solare e attirare l’attenzione.
Per farsi sentire, un fischietto può rivelarsi vitale: il segnale internazionale di soccorso prevede tre fischi brevi ripetuti a intervalli regolari.
Se i soccorsi tardano ad arrivare conviene conservare cibo e acqua, servirsi di un telo termico, trovare un riparo o costruirne uno con rami e foglie per proteggersi dagli elementi.
In ogni caso è meglio non camminare in notturna.
Se nessuno arriva nell’arco di qualche ora, conviene cercare segni di passaggio umano (tracce, rifiuti, ponti, pali elettrici) e muoversi con cautela, evitando zone pericolose come dirupi, fiumi impetuosi e boschi troppo fitti.
Sapersi orientare non è una questione di paura, ma di consapevolezza.
Conoscere in anticipo i propri limiti, il percorso e le tecniche di emergenza trasforma un imprevisto potenzialmente grave in una difficoltà gestibile, e permette di vivere la montagna con la serenità che merita.
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