Camminare con la pioggia: gli errori da evitare per rovinarsi la giornata
Autunno e primavera portano acquazzoni anche sui sentieri più frequentati. Rinunciare non serve: basta accettare che un po' d'acqua passerà sempre e prepararsi bene, dagli strati tecnici alla scelta del percorso, per evitare freddo, vesciche e brutte sorprese
Arriva l’autunno, il cielo si chiude e la tentazione è restare a casa.
Eppure camminare sotto la pioggia si può, e il maltempo non deve fermare né spaventare chifa trekking.
Serve però la giusta preparazione: ecco come scegliere l’abbigliamento, cosa non deve mancare nello zaino e quali sentieri evitare quando il cielo non promette nulla di buono.
Due verità da accettare prima di partire
Capita durante i trekking autunnali o primaverili, quando si sceglie di esplorare le piovosissime, e bellissime, regioni del nord Europa, oppure semplicemente perché camminare sotto l’acqua ci piace.
Qualunque sia il motivo, ci sono due certezze.
La prima: se cammini con la pioggia, non ne esci indenne. La seconda: per quanta acqua venga giù, c’è sempre un modo per limitare i danni.
Il primo assioma è semplice.
Puoi avere gli scarponi migliori e le membrane impermeabili e traspiranti più evolute, ma in un modo o nell’altro, tanto o poco, finirai per bagnarti.
Non è un’ammissione di impotenza: è una presa di consapevolezza indispensabile per affrontare le intemperie con lo spirito giusto.
Nessuno finisce un percorso sotto la pioggia nelle stesse condizioni in cui l’ha iniziato.
Se lo pretendi, ogni goccia che supera lo strato impermeabile ti metterà in ansia e il minimo accumulo di condensa diventerà un fastidio insopportabile.
Se invece sai che tutto questo è tanto inevitabile quanto innocuo, puoi camminare tranquillo e perfino felice.
Gran parte di quella serenità nasce dal secondo assioma: con l’attrezzatura giusta e i giusti accorgimenti, la situazione resta sotto controllo.
L’attrezzatura non ti tiene asciutto, ma ti protegge dal freddo
L’equipaggiamento antipioggia, per quanto di qualità e usato correttamente, non ti terrà mai perfettamente asciutto. Però eviterà che ti inzuppi dalla testa ai piedi.
Soprattutto, darà un contributo fondamentale per evitare che il corpo vada incontro all’ipotermia.
Chiarita questa premessa, metodologica e un po’ filosofica, passiamo ai consigli pratici.
Escursioni in giornata: giacca, copri-zaino e strati tecnici
Per un’uscita di un giorno l’attrezzatura da pioggia si riduce a giacca impermeabile e copri-zaino, più un cambio di biancheria intima e di vestiti da lasciare in auto per il rientro.
Ricorda però che quando arriva la pioggia le temperature possono calare parecchio e che gli indumenti umidi perdono parte del loro potere isolante.
Per questo al guscio antipioggia vanno sempre abbinati capi tecnici adeguati anche per l’intimo e lo strato intermedio.
In sostanza: se sali in Dolomiti con il solo guscio impermeabile sopra una T-shirt di cotone, quando ti sorprende il classico temporale pomeridiano stai fresco, per usare un eufemismo.
Come intimo scegli sempre qualcosa di traspirante e idrofugo, e nello zaino trova sempre posto per il pile.
Scarpe leggere con membrana: il compromesso che funziona
Sugli scarponi c’è poco da discutere: qualunque modello tu scelga, un po’ d’acqua dal colletto superiore finirà comunque per entrare.
Per gli itinerari giornalieri l’ideale è una scarpa leggera ma dotata di membrana impermeabile.
Se la pioggia è scarsa, o se è bagnato solo il terreno, il piede resta asciutto.
In caso di acquazzone, invece, la tomaia leggera favorisce il drenaggio dell’acqua e l’asciugatura una volta finita la doccia.
Ombrello e mantella: la questione che divide gli escursionisti
Conviene affrontare subito il dilemma che da sempre spacca in due la comunità dei camminatori.
C’è chi non userebbe ombrello e mantella nemmeno sotto minaccia di tortura e chi se li porterebbe anche in vetta al Bianco.
La mantella in Pvc ha i suoi pregi: si mette e si toglie in un attimo e copre te, quasi fino ai piedi, e il tuo zaino con uno strato di plastica da cui faticano a passare perfino le radiazioni.
Su un sentiero non troppo lungo né faticoso è una soluzione pratica, economica ed efficace.
Il problema arriva con la fatica. Appena cominci a produrre vapore acqueo, la mantella rischia di farti fare un bagno nel sudore.
Contano anche le caratteristiche del percorso.
Su un sentiero facile e ampio va tutto bene, ma la mantella spesso impedisce di vedere dove metti i piedi e limita i movimenti: su un tracciato sconnesso e impegnativo questo può complicare parecchio le cose.
Nel bosco fitto, poi, il rischio che resti impigliata a qualche ramo non è affatto remoto.
Per l’ombrello vale un discorso simile: va bene per una passeggiata, anche lunga, ma appena serve un po’ di agilità è subito fuori gioco.
E non è detto che la pioggia cada sempre dall’alto verso il basso.
Se si alza il venticello giusto, ombrello e mantella più che ripararti rischiano di farti prendere il volo.
Trekking di più giorni: bagnarsi meno, asciugarsi prima
Quando l’itinerario dura più giorni, attrezzatura e tecnica antipioggia si complicano.
Non si tratta più solo di affrontare l’acquazzone, ma di gestirne le conseguenze: bagnarsi il meno possibile e trovare il modo di asciugarsi in fretta.
Il primo passo è rafforzare il vestiario.
Se cammini in ambienti dove la pioggia è molto frequente, devi proteggere anche la parte inferiore del corpo con pantaloni impermeabili.
Utilissime anche le ghette, che limitano l’ingresso di fango e acqua negli scarponi.
In ambiente alpino, dove soprattutto d’estate la pioggia è meno frequente, si può fare a meno di pantaloni impermeabili e ghette.
Nello zaino serve però un paio di pantaloni da trekking di ricambio, per sostituire quelli bagnati.
A proposito di ricambi: per non tenerti addosso vestiti umidi, porta un cambio di intimo e almeno due capi per lo strato intermedio.
Lo zaino all’asciutto: perché il copri-zaino non basta
Proteggere il contenuto dello zaino è fondamentale, e il copri-zaino da solo può non essere una barriera sufficiente.
Meglio riporre gli indumenti di ricambio in sacchetti di plastica.
Vanno bene i normali sacchi per la spazzatura oppure gli appositi sacchi a chiusura stagna che si trovano nei negozi di articoli sportivi.
Lo stesso vale per i dispositivi tecnologici, come telefono e Gps, e, nei trekking con bivacco, per il sacco a pelo.
Piedi, il punto debole dopo una giornata sotto l’acqua
Prendersi cura dei piedi è decisivo.
Una giornata passata negli scarponi umidi può indebolire la pelle, con il rischio di vesciche o ferite capaci di compromettere il resto dell’escursione.
Appena arrivi al rifugio o al punto scelto per il bivacco, togli gli scarponi, anche per favorirne l’asciugatura, e lascia respirare i piedi all’aria aperta.
In questi momenti un paio di sandali leggeri è un alleato prezioso.
Dove non andare quando piove
Se parti sapendo che il rischio di pioggia è alto, scegli l’itinerario pensando ai disagi e ai pericoli che potresti incontrare.
Stai alla larga dai sentieri con guadi: la piena di un torrente può lasciarti bloccato, o peggio.
Da evitare anche i percorsi che si inerpicano su zone molto impervie, risalendo canaloni o passando sotto le pareti, perché con la pioggia arriva anche il pericolo di smottamenti e scariche di sassi.
I terreni escursionistici difficili, come le creste, resi scivolosi dall’acqua diventano ancora più ostici. Meglio girare al largo.
Anche il troppo piano può tradire.
Prati e radure si trasformano facilmente in acquitrini dove il piede sprofonda tra erba e fango.
Quando piove conviene cercare sentieri nel bosco, dove gli alberi attenuano le precipitazioni e il terreno assorbe meglio l’acqua.
Sorpresi dal temporale: via dai punti esposti
Se invece vieni sorpreso da un maltempo violento, come un temporale improvviso, la cosa migliore è mettere le gambe in spalla.
Allontanati il prima possibile dalle zone appena descritte, in particolare dai punti esposti come creste, cime e crinali, dove i fulmini si scaricano più facilmente.
Fiuto, previsioni e tempismo
Camminare sotto la pioggia è anche questione di fiuto e di tempismo.
A ogni trekker esperto piace pensare che con il tempo si sviluppi una specie di sesto senso: annusare l’aria e mettersi in cammino al momento giusto, facendo lo slalom tra gli scrosci più intensi.
Forse è solo superstizione, ma è un’illusione bella e innocua, e ce la teniamo stretta.
Chi preferisce non affidarsi all’istinto può contare su un’occhiata alle previsioni e su un po’ di studio dei tempi della tappa: strumenti utili per non prendersela tutta, fino all’ultima goccia.
Il primo raggio di sole è quello buono
Quando la pioggia l’hai già presa, cogli al volo ogni occasione per rimediare.
Se nello zaino o addosso hai roba umida e all’orizzonte della giornata non c’è la stufa di un rifugio, il primo spiraglio di sole è quello giusto per stendere il bucato, anche a costo di un quarto d’ora di sosta forzata e di un piccolo ritardo sulla tabella di marcia.
In fondo è questo lo spirito del camminare con il maltempo: accettare di bagnarsi, prepararsi con cura e saper leggere il momento. Così la pioggia smette di essere un nemico e diventa parte del cammino.
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