Escursionismo, tutti gli sbagli che ti costano caro (e come evitarli)
Partire in jeans, scordare la torcia, fidarsi ciecamente del GPS o di una scorciatoia. Dalla preparazione dello zaino all'alimentazione, ecco gli sbagli più comuni di chi cammina e come prevenirli per rientrare a valle asciutti, in salute e senza vesciche
Tutti sbagliano, anche chi cammina da anni.
Nell’elenco delle disavventure in cui si può incorrere durante un trekking ci sono abbigliamento sbagliato per la stagione,sentieri non adatti alla propria preparazione, scarpe troppo strette e molti altri errori “rovina escursione”.
Il punto è che in montagna alcuni sbagli costano più di altri: c’è sempre il rischio di farsi male, quindi meglio essere preparati e correttamente equipaggiati.
In questo articolo abbiamo stilato una lista dei 35 errori più comuni che un trekker può fare, dalla preparazione dello zaino all’alimentazione, che spesso accadono anche ai più esperti.
Con l’autunno e le giornate che si accorciano, molti di questi consigli diventano ancora più attuali. Il buio arriva prima del previsto e il freddo può sorprendere durante la giornata.
In questo articolo:
- Prima di partire: pianificazione e zaino
- Sul sentiero: abbigliamento, meteo e passo
- Orientamento: carte, GPS e scorciatoie
- Salute: piedi, ginocchia e primo soccorso
- Acqua, cibo e fornello
Prima di partire: gli errori di pianificazione e nello zaino
1. Seppellire acqua e snack in fondo allo zaino. Quando abbiamo un calo di zuccheri o la sete si fa sentire, dobbiamo avere le provviste essenziali a portata di mano.
Per questo motivo sempre meglio tenere la borraccia (o una bottiglietta d’acqua) e qualche snack nelle tasche esterne dello zaino, pronti da prendere in caso di necessità.
2. Non isolare cibo e liquidi. Lasciare bottigliette, succhi di frutta e altro cibo sparso nello zaino, è un rischio. Basta un contatto tra una confezione poco resistente e un oggetto appuntito per bagnare il carico dello zaino. Meglio utilizzare delle piccole bustine di plastica per sigillare tutto.
3. Peccare di presunzione. I dati annuali forniti dal soccorso alpino mostrano chiaramente che la stragrande maggioranza delle situazioni di emergenza sono provocate da stanchezza, buio e attrezzatura insufficiente.
Sono incidenti che nascono quasi sempre da una pianificazione avventata. Meglio fissare obiettivi ragionevoli e stimare onestamente la propria andatura e capacità di affrontare dislivelli.
4. Non fissare un orario di rientro. È la ricetta perfetta per un bivacco non programmato. Se all’ora stabilita non hai raggiunto la meta, torna indietro comunque. La discesa richiede spesso la metà del tempo della salita, ma molto dipende dal terreno.
5. Preparare male lo zaino. Ogni tipo di uscita richiede una lista specifica di attrezzature e abbigliamento da mettere nello zaino pensata per le caratteristiche del percorso e della stagione. Neve, alta quota, zone piovose, sentieri esposti: ogni condizione ha il suo zaino ideale.
Una regola però vale sempre: non seppellire in fondo ciò che ti servirà a portata di mano.
Sul sentiero: gli errori di abbigliamento, meteo e passo
6. Vestirsi nel modo sbagliato. Quante storie di escursionisti soccorsi contengono la frase “indossava jeans e scarpe da ginnastica”? Un altro dato fornito dal soccorso alpino è che l’abbigliamento inadeguato contribuisce ad una considerevole percentuale dei soccorsi.
Gli errori da evitare sono quattro: 1) Il primo è indossare cotone: una volta umido resta bagnato e sottrae calore al corpo. Meglio strati regolabili di tessuti traspiranti, in quest’ordine: maglia a maniche lunghe o t-shirt, pile, piumino e/o guscio impermeabile. Berretto e guanti servono per le piccole regolazioni rapide.
Il secondo errore è partire troppo coperti: dopo dieci minuti si suda e bisogna spogliarsi, quindi conviene partire sentendo un po’ di freddo.
Il terzo è non preoccuparsi del sudore, perché l’umidità sulla pelle porta via calore. Il quarto è non coprirsi subito durante le soste: in poco tempo si comincia a tremare.
7. Non controllare le previsioni. Le condizioni meteo in montagna cambiano molto rapidamente, specialmente in autunno e in inverno, per questo è fondamentale consultare previsioni precise per l’itinerario programmato.
Ricorda anche che la temperatura scende di circa mezzo grado ogni 100 metri di dislivello.
8. Ignorare i segnali di temporale. Gli indizi da osservare sono tre: venti da sud, nuvolosità in aumento e un crollo della pressione barometrica.
La pressione si misura con un orologio altimetro e alcuni modelli hanno anche un allarme tempesta. Se il tempo peggiora, scendi verso zone sicure e riparate. I fulmini sono attratti da oggetti isolati e appuntiti come alberi solitari, creste e vette.
9. Dividere il gruppo. Lasciare che i più veloci vadano avanti e i più lenti restino indietro è una ricetta per il disastro. Può arrivare un temporale improvviso, il buio, una svolta sbagliata o un infortunio.
A quel punto comunicare con gli altri diventa difficile o impossibile. Per questo il motto “si parte insieme, si cammina insieme, si arriva insieme” è saggio.
Le strategie sono quattro. Convincere i più veloci a rallentare, mettendo in testa qualcuno che tenga un ritmo moderato. Affidare a una persona affidabile il compito di chiudere la fila.
Spostare parte del peso dagli zaini dei più lenti a quelli dei più veloci. Fermarsi a ogni bivio: allungarsi lungo il sentiero è inevitabile, e così si riduce il rischio che qualcuno sbagli strada.
10. Appendere di tutto allo zaino. Un moschettone o un portachiavi con termometro e bussola è concesso, non di più.
L’attrezzatura che penzola dallo zaino compromette l’equilibrio e tradisce subito il principiante. Infatti è facile che, passando tra alberi e rami, qualcosa si impigli provocando dolorose cadute.
11. Dimenticare la crema solare. I raggi solari che scottano la pelle, soprattutto in estate e in primavera, passano anche attraverso le nuvole. Con il sole o con il cielo grigio, rimetti la crema ogni 2/3 ore.
12. Spingersi oltre i propri limiti. Non sempre si riesce a scendere da dove si è saliti, soprattutto su un terreno ripido, osserva il terreno davanti e alle spalle, così da essere certo di poter tornare per lo stesso sentiero.
Non imboccare mai scorciatoie che non conosci o di cui non vedi la fine. Per molti scendere da un sentiero ripido è più difficile che salire, perché gli appoggi per i piedi si vedono meno e le gambe si stancano.
13. Salire dritti lungo la massima pendenza. Salire a tornanti è più efficiente. L’unica eccezione è la neve dura, dove gradinare costa molta fatica.
14. Affidarsi al coprizaino contro la pioggia. Lascia passare l’acqua. Meglio riporre tutta l’attrezzatura in sacche stagne.
Orientamento: gli errori con carte, GPS e scorciatoie
15. Non verificare la propria posizione. Disorientarsi è facile, dopo ogni svolta controlla la direzione sulla carta, facendoti alcune domande.
Le curve di livello dicono che dovresti salire o scendere? Quella cima dovrebbe essere davanti o dietro di te? Quali punti di riferimento conviene fissare, nella mente o con il telefono? Controlla anche la posizione del sole, a est al mattino e a ovest nel pomeriggio.
Due trappole in particolare sono le cime spoglie e i prati aperti, dove l’incrocio di più itinerari potrebbe generare confusione.
16. Farsi sorprendere dal buio. La notte porta freddo e rende difficile orientarsi. Per stimare quanta luce resta, tendi il braccio con il palmo verso di te e conta quante dita stanno tra l’orizzonte e il sole. Ogni dito vale circa 15 minuti.
Se il buio arriva, nessun problema: per questo esiste la lampada frontale. Basta ricordarsi di metterla nello zaino.
17. Prendere scorciatoie. La parola “scorciatoia” dovrebbe sempre far suonare un campanello d’allarme. Il problema è che, se ti perdi o resti immobilizzato lontano da un sentiero noto, i soccorritori ti cercheranno nel posto sbagliato.
Esiste un buon momento per una scorciatoia? Forse sì, ma servono tre condizioni. Devi vedere la destinazione e tutto il terreno in mezzo. Devi avere le capacità per raggiungerla o per tornare indietro. Infine, non devi violare i principi del Leave No Trace, il codice di comportamento del non lasciare traccia.
18. Proseguire alla cieca. Pochi escursionisti che perdono la traccia del sentiero provano a tornare sui propri passi, convinti di ritrovare la via poco più avanti. Invece la cosa più sicura e saggia da fare è tornare all’ultimo punto noto: il modo migliore per ritrovare la strada.
19. Usare male il GPS. Il GPS è uno strumento straordinario, se lo si usa nel modo giusto, per questo è fondamentale esercitarsi ad utilizzarlo correttamente e leggere il manuale del GPS prima di affrontare un’escursione.
Perchè questo dispositivi sia davvero utile per un’uscita outdoor è necessario sapere come importare tracce, segnare waypoint e configurare le impostazioni.
20. Lasciare la carta a casa sui percorsi che conosci. Anche su sentieri percorsi decine di volte si può sbagliare una svolta. Anzi, più un itinerario è familiare, più il cervello tende a spegnersi.
Alcuni ricercatori tedeschi lo hanno verificato con un simulatore di guida. Man mano che i partecipanti ripetevano lo stesso tragitto e lo memorizzavano, le aree cerebrali legate alla consapevolezza della situazione diventavano meno attive.
Più pensi di conoscere un posto, meno ci pensi davvero. Porta sempre una carta topografica, o almeno una fotocopia a colori delle sezioni chiave.
21. Accontentarsi di un segnale scarso. Cielo nuvoloso e pioggia non bloccano il segnale GPS.
Lo bloccano invece la vegetazione fitta, le pareti rocciose e l’acqua sull’antenna. Cerca una radura o un punto elevato, asciuga l’antenna e verifica che il segnale sia forte e la localizzazione precisa
Salute: gli errori che colpiscono piedi, ginocchia e pelle
22. Ignorare i punti di sfregamento. Quando dopo cinque minuti di cammino il tallone comincia a bruciare, continui? Molti escursionisti hanno troppa fretta di continuare salvo poi pentirsi qualche chilometro dopo.
Il punto di sfregamento è un’irritazione della pelle dovuta all’attrito eccessivo. Prima lo tratti, più alte sono le probabilità di chiudere la giornata senza vesciche.
Fermati e pulisci la pelle intorno con un panno umido e pulito. Applica un cerotto adesivo imbottito sulla zona interessata e poi fissalo con strisce di nastro o altri cerotti.
La vera prevenzione però comincia a casa. Non bisogna mai affrontare un sentiero con gli scarponi nuovi, prima è sempre meglio indossarli per un passeggiata di prova, anche nella strada sotto casa.
Se durante il rodaggio compaiono punti di sfregamento, si possono applicare cerotti protettivi in anticipo: con l’uso poi la pelle si irrobustisce e la scarpa si modella sul piede.
23. Maltrattare le ginocchia. Il primo errore è non usare i bastoncini: gli studi di chinesiologia dimostrano che questi attrezzi riducono molti i dolori dopo l’escursione.
Il secondo è regolarli troppo lunghi: i gomiti devono formare un angolo di 90 gradi rispetto al corpo. In discesa, invece, è importante allungali per migliorare l’appoggio e la stabilità della camminat.
24. Camminare con le calze bagnate. La pelle umida fa venire le vesciche più in fretta. Appena puoi, cambia le calze con un paio asciutto.
25. Comprare scarponi troppo piccoli. Dopo alcune ore di cammino il piede si gonfia di circa mezza taglia, meglio quindi scegliere uno scarpone che non sia “troppo giusto”.
26. Camminare senza guardare dove si mettono i piedi. I dati forniti annualmente dal soccorso alpino ci raccontano che quasi 2/3 degli infortuni registrati durante il trekking sono distorsioni, stiramenti, abrasioni e ferite alle gambe.
La lezione è semplice: guarda dove metti i piedi. Per evitare di inciampare indossa scarponi alti, usa i bastoncini e fissa bene l’attrezzatura che penzola dallo zaino e ti sbilancia.
Controlla il sentiero per individuare radici che spuntano, foglie umide e zone ghiacciate. Puoi migliorare l’equilibrio con esercizi di propriocezione, cioè la percezione del movimento e della posizione del corpo.
Un esempio è restare su una gamba sola per cinque minuti, meglio ancora a occhi chiusi.
27. Considerare il cellulare un’ancora di salvezza. Il telefono può salvarti, ma può anche spingerti a correre più rischi. Mettilo in una tasca dello zaino e dimenticalo fino a un’eventuale emergenza.
Per una ricezione migliore sali su un punto elevato e tienilo lontano dal corpo, che può schermare il segnale. Se trovi campo, torna nello stesso punto per chiamare: il telefono ricorda la posizione delle antenne.
Per risparmiare batteria tienilo spento e al caldo. Sugli smartphone abbassa anche la luminosità e disattiva sincronizzazioni e app.
28. Non portare il kit di primo soccorso o eccedere. Per un fine settimana basta un kit di primo soccorso grande come un portafoglio, purché tu sappia usarlo. Per uscite più lunghe o gruppi numerosi va bene una pochette da bagno.
Quello che deve sempre esserci sono: cerotti, nastro americano, ibuprofene, cerotti per vesciche, garze sterili, pomata antibiotica, antistaminici, antidiarroici, pinzette, spille da balia, gel igienizzante e zucchero.
29. Bruciare le zecche. Non serve e potrebbe essere controproducente. Il fuoco brucia il corpo ma lascia la testa conficcata nella pelle, e rischi pure di scottarti.
Usa invece una pinzetta aderente alla pelle e afferra la zecca perpendicolarmente all’asse lungo del suo corpo. Poi tira con delicatezza, in linea retta.
Acqua, cibo e fornello: gli errori in cucina e con l’idratazione
30. Portare troppo cibo. L’obiettivo è circa 1,1 kg a persona al giorno, per 4.000 calorie.
31. Restare senz’acqua. Porta almeno tre litri d’acqua per ogni escursione oltre gli 8 km, o quando fa caldo e c’è umidità. Non dare per scontato di trovare acqua lungo il percorso. Verifica le sorgenti affidabili su carte e guide o chiedendo a guide o personale del parco, se ci troviamo in un’area protetta.
32. Usare il coltello come leva. La punta si spezza.
33. Sbagliare l’idratazione. Il primo errore è non portare abbastanza acqua, il secondo è non reintegrare gli elettroliti. Livelli bassi di sodio, che si perde con il sudore, possono causare l’iponatriemia, una condizione a volte fatale. Mangia cibi salati o assumi bevande per sportivi.
Il terzo è disidratarsi. Con il caldo intenso una persona attiva perde due litri d’acqua all’ora, in condizioni temperate circa mezzo litro. Bevi abbastanza da avere un’urina quasi trasparente.
Sbagliare fa parte del cammino di ogni escursionista, ed è spesso così che si impara a conoscere la montagna. L’importante è che la lezione arrivi da una calza bagnata o da una cena insipida, e non da una notte all’addiaccio in attesa dei soccorsi.
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