Come vestirsi per il trekking: le regole base che non puoi ignorare

23 ottobre 2026 - 11:26

Dalla maglia intima fino al berretto, l’abbigliamento tecnico è fondamentale per essere comodi e sicuri sul sentiero. Ecco come applicare la regola della cipolla e scegliere calzature, calze e accessori adatti a ogni stagione.

Come bisogna vestirsi per affrontare un trekking?

È la domanda che si pone chiunque stia per mettere piede su un sentiero, e la risposta parte da una certezza: i vestitidella palestra o del tempo libero non bastano.

In montagna servono capi tecnici, realizzati con materiali studiati per l’outdoor. Ecco come orientarsi, strato dopo strato, dalle scarpe fino al berretto.

Leggerezza, traspirabilità, impermeabilità: le tre qualità dei capi moderni

Il tempo dei maglioni di lana, delle camicie di flanella e dei calzettoni della nonna è finito da un pezzo, con buona pace dei nostalgici del vintage.

Oggi fibre, tessuti e membrane garantiscono un comfort che i nostri padri e i nostri nonni potevano solo immaginare.

Per arrivarci, le case produttrici hanno lavorato su tre qualità fondamentali. La prima è la traspirabilità.

Vestirsi a strati – Foto Getty Images

Dalla maglietta intima alla giacca impermeabile, passando per gli strati termici intermedi, l’abbigliamento contemporaneo funziona come una filiera: porta verso l’esterno l’umidità che il corpo produce durante il movimento.

La seconda è la leggerezza. A parità di prestazioni, peso e volume dei capi di oggi sono molto più ridotti rispetto a quelli che si usavano anche solo 15 o 20 anni fa.

La terza è l’impermeabilità. Softshell o hardshell che siano, i gusci moderni proteggono in modo eccellente da pioggia e vento, lasciando però il corpo libero di respirare invece di annegare nel sudore.

_ Per approfondire: tessuti per l’abbigliamento da trekking

 

Vestirsi a cipolla: tre strati, tre compiti diversi

La prima regola la conoscono tutti: vestirsi a cipolla.

Meno noto è che ogni strato ha un compito preciso e una caratteristica prevalente.

E che il più importante, forse, è proprio il primo, quello a contatto con la pelle.

Il primo strato: perché la maglietta di cotone è un errore

L’abbigliamento intimo, chiamato base layer, deve essere prima di tutto traspirante.

La sua funzione è allontanare dalla pelle l’umidità prodotta durante il movimento, aiutando così a disperdere il calore in eccesso.

Proprio perché è l’indumento più vicino al corpo, la maglietta va scelta con grande attenzione.

I capi intimi tecnici sono fatti di fibre idrofughe, che non assorbono le goccioline di sudore e asciugano molto rapidamente.

Ed ecco la cattiva notizia per molti: la classica, amatissima T-shirt di cotone non rientra in questa categoria.

Il secondo strato: calore senza peso

Lo strato termico, il mid layer, può essere composto da uno o più capi, ma ha una sola parola d’ordine: leggerezza.

Al posto di flanella e lana, oggi l’effetto termoisolante si ottiene con un buon pile da 400 grammi, o addirittura da 350.

Il merito è delle fibre in poliestere e affini, che formano uno strato soffice, morbido e voluminoso ma molto comprimibile.

Al suo interno si creano piccoli cuscinetti d’aria che fanno da isolante termico.

Il vantaggio in più? Anche questi capi sono idrofughi: se si bagnano non si inzuppano, non aumentano di peso e asciugano in poco tempo.

Il pile: le caratteristiche da cercare

Dopo la maglietta della salute, il pile è il secondo capo da indossare.

Deve essere leggero, compatto, caldo e traspirante, smerigliato oppure no. Meglio ancora se resiste al vento, così da poter tenere la giacca nello zaino più a lungo.

Il pile – Foto Getty Images

Anche qui l’evoluzione di materiali e tecnologie ha ridotto spessore e peso, a tutto vantaggio dello zaino e della schiena.

Da preferire i modelli con zip completa, per regolare l’apertura in base al calore corporeo e alle condizioni esterne, con collo rialzato e tasche laterali e sul petto per gli oggetti di uso frequente.

Ultimo requisito, ma fondamentale: la libertà di movimento.

_ Leggi anche: l’abbigliamento termico per il trekking

 

Il guscio: impermeabile sì, ma non a tenuta stagna

Il guscio, o outer layer, è lo strato più esterno e la sua qualità principale è l’impermeabilità. Che però non significa tenuta stagna.

Un buon guscio deve essere impermeabile in un solo verso, dall’esterno verso l’interno, bloccando acqua e aria fredda.

Nel senso opposto serve invece la massima traspirabilità: il sudore deve poter attraversare il tessuto e disperdersi fuori. Altrimenti la cipolla si trasforma in una micidiale pentola a pressione.

Questa doppia funzione è affidata alle membrane che rivestono i gusci moderni.

La giacca impermeabile: un investimento che dura

Indispensabile, immancabile, imprescindibile.

La giacca ideale offre la miglior barriera contro le intemperie insieme al massimo comfort e alla traspirabilità.

È anche il capo destinato a durare di più: per questo, anche se la spesa è importante, il nostro consiglio è puntare su modelli dalle prestazioni elevate.

Una giacca impermeabile e traspirante per uso tecnico alpino, del resto, si usa tutto l’anno e non solo d’inverno.

Gli aspetti da valutare sono molti: robustezza, impermeabilità, traspirazione, isolamento dal vento, doppio o triplo strato di Gore-Tex, un cappuccio che possa contenere all’occorrenza il caschetto, maniche ergonomiche che non ostacolino l’arrampicata.

Contano anche le aperture per l’aerazione, le cerniere e le tasche, che devono essere posizionate tenendo conto dello zaino e dell’imbracatura.

Utili la patta copricerniera, tasche facili da aprire anche con i guanti, tasche interne per il materiale più delicato e polsini chiusi a velcro.

E poi, come sempre, la leggerezza. Oggi esistono giacche così leggere da accartocciarsi in un pugno.

In ogni caso devono essere in tessuto tecnico come Gore-Tex, Polartec o Primaloft, impermeabili, traspiranti, con cappuccio, cuciture termosaldate contro le infiltrazioni di pioggia, antistrappo e con rinforzi nei punti più soggetti a usura, come spalle e gomiti.

I dettagli che fanno la differenza: cappuccio e vita regolabili con cordino, polsini stringibili e tasche con zip termosaldata, meglio se anche sul petto.

_ Leggi anche: consigli per scegliere la giusta giacca impermeabile

_ Leggi anche: gusci tecnici per il trekking e l’alpinismo: tutto quello che bisogna sapere

 

Pantaloni da trekking: i jeans restano a casa

Itinerario e clima pesano molto sulla scelta dei pantaloni.

Una certezza però c’è: i jeans sono banditi da qualsiasi escursione. Servono pantaloni tecnici, pensati per il trekking.

Comodi, versatili e traspiranti, se ne trovano in commercio di molti modelli.

L’importanza dei pantaloni – Foto Getty Images

Per scegliere quello giusto bisogna partire dalle proprie esigenze, dal clima e dall’ambiente, valutando il tipo di tessuto, il fattore UPF (Ultraviolet Protection Factor) e la resistenza ad acqua e vento.

Anche in questo caso vale la pena investire qualcosa in più per un prodotto durevole e di qualità.

_ Leggi anche: pantaloni per il trekking, quali usare e come sceglierli


Scarpe da trekking: la sicurezza comincia dai piedi

Prima ancora che un complemento del look, la calzatura deve sostenere in modo adeguato la complessa macchina fatta di articolazioni e ossa.

Un meccanismo perfetto, che per funzionare bene richiede altrettanta precisione.

Nell’escursionismo, oltre al supporto, servono isolamento dall’ambiente esterno, traspirabilità, tenuta laterale, flessione progressiva e grip.

Le calzature si possono dividere in tre grandi famiglie.

Per trekking leggero, viaggi e tempo libero ci sono scarpe leggere, spesso molto traspiranti e a volte impermeabili grazie a membrane inserite nella fodera.

L’importanza della scarpa – Photo credit: Lowa

Sono ideali per l’escursionismo leggero, le camminate quotidiane e i viaggi, con il massimo comfort.

Per l’escursionismo su tutti i terreni ci sono le mid, perfette per le uscite giornaliere in ogni stagione.

Sono strutturate per dare sostegno e precisione anche su superfici sconnesse e sentieri impegnativi, senza rinunciare al comfort grazie a membrane impermeabili ma traspiranti e a sistemi suola e intersuola che assorbono le asperità.

Per il trekking impegnativo e l’alta quota servono calzature ben strutturate, mid o alte, quasi sempre con tomaia impermeabile.

Qui rientrano anche i modelli da alta quota, con suole compatibili con ramponi automatici o semiautomatici, tenuta termica e impermeabilità per ghiacciai, spedizioni e condizioni più dure.

C’è poi un dettaglio invisibile che spesso viene trascurato: le solette anatomiche.

Se ne parla poco, ma contano molto per la riuscita delle camminate.

_ Leggi anche: scarpe per i trekking estivi

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Calze tecniche: la prima difesa contro le vesciche

Per evitare le vesciche, i piedi devono restare asciutti e non sfregare contro pedule e scarponi.

Ecco perché le calze sono fondamentali per la loro salute.

La scelta dipende dalle temperature e dal tipo di calzatura.

Le calze sono fondamentali – Photo credit: Calze GM

Gli scarponi da alpinismo, per esempio, sono più rigidi e duri: per evitare abrasioni servono calze con rinforzi maggiorati su tallone e punta.

Tra i tessuti, naturali e sintetici, ognuno ha pregi e difetti.

Fibre come Thermolite, Thermax e Thermastat trattengono il calore come la lana, ma resistono meglio allo sfregamento e asciugano più in fretta.

L’asciugatura è un aspetto chiave. Per questo le aziende adottano spessori differenziati, che creano canali d’aria da cui l’umidità evapora ancora più velocemente.

_ Leggi anche: calze da escursionismo: uso e caratteristiche

Guanti e berretti: proteggere le estremità

Le parti periferiche del corpo sono le più sensibili agli sbalzi termici.

Le mani soffrono in particolare il freddo e vanno protette senza perdere agilità e presa su strumenti e attrezzatura. Mani calde significano anche più sicurezza.

La scelta è ampia: guanti da alpinismo con sottoguanto, moffole con copertura delle dita retraibile, comode quando si devono maneggiare le corde o scattare una foto, e moffole integrali per l’alpinismo d’alta quota.

Anche la testa va protetta.

In estate una bandana o un cappellino leggero con frontino riparano dal sole, soprattutto se i capelli non sono folti.

In inverno il berretto diventa ancora più indispensabile.

_ Leggi anche: il cappello da trekking

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Vestirsi per camminare, non per apparire

Scegliere cosa indossare prima di un’escursione non è una questione di stile, ma di ascolto: del proprio corpo, che si scalda e suda, e dell’ambiente che si attraversa.

Ogni strato ha un compito, e quando lavorano insieme il sentiero si vive con la testa libera.

In fondo, la cipolla perfetta è quella di cui ci si dimentica mentre si cammina.

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